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BRESCIA
Teatro Grande
GIANNI SCHICCHI
E L’HEURE ESPAGNOLE

~ La recensione di De Artes


Da sempre si sperimentano nuovi abbinamenti tra atti unici. Particolarmente azzeccato si è rivelato il dittico che ha debuttato in un nuovo allestimento al Teatro Grande di Brescia nell’ambito di OperaLombardia, e che ha visto L’heure espagnole” di Maurice Ravel accostata a Gianni Schicchi” di Giacomo Puccini. Titoli entrambi basati su divertenti dinamiche famigliari, benché siano ovviamente diversi i presupposti.Inoltre, gli atti unici sono accomunati dalla presenza di una morale conclusiva: Boccaccio e le sue argomentazioni amorose per Ravel, mentre in Puccini il protagonista chiede clemenza al pubblico, invitato a concedere l’“attenuante” di un applauso.

Il disegno registico di Carmelo Rifici ha convertito l’antica commedia dell’arte in chiave futurista per “L’heure espagnole”, dall’elegante minimalismo un po’ noir, vedasi la danza assieme a uno scheletro argenteo, e un po’ Alice nel paese delle meraviglie, vedasi sedie tavoli e una grande clessidra materializzatisi dall’alto. La stanza (scenografia Guido Buganza) vuota e in penombra (luci Valerio Tiberi) si è animata di oggetti fuoriusciti da botole, apertesi nelle pareti tappezzate da numeri per assecondare il tema dell’orologio e del suo moto meccanico, del tempo che nello scorrere scandisce il sottile gioco di seduzione amorosa.

Questa è la trama del libretto, una commedia/farsa ricca di maliziosi doppi sensi di Franc-Nohain. I personaggi, abbigliati e imbellettati in maniera stravagante (costumi Margherita Baldoni) erano automi grotteschi in affascinante bilico tra lo spiritoso e l’inquietante, tra il divertente e il magico come può essere il laboratorio di un orologiaio. Una regia esteticamente bella e soprattutto coerente con il dettato musicale.

Aggraziata la linea stilistica del mezzosoprano francese Antoinette Dennefeld, a proprio agio nelle pagine di agilità risolte con brillantezza; spigliata è stata la sua resa attoriale di una macchina di latta però civettuola come una vera femmina. Bel timbro e sapiente vocalità, andata di pari passo con la robustezza dimostrata dal mulattiere Ramiro, per Valdis Jansons.Nulla meno che ottimo il poeta Gonzalve, il giovane tenore Didier Pieri, il quale ha splendidamente centrato il personaggio e la sua espressività, con squisita raffinatezza nelle fioriture e non solo.Un canto a tratti declamato, una sorta di “recitativo senza esserlo” esattamente come voleva Ravel nella colta interpretazione del basso Andrea Concetti, nelle vesti del ricco banchiere Don Inigo Gomez. Gradevolmente accentuata la caratterizzazione del vecchio orologiaioTorquemada costruita con duttilità vocale dall’altro giovane tenore Jean-François Novelli.

Cambio di registro nella seconda parte riservata a “Gianni Schicchi”, che Puccini scrisse dopo tanti soggetti drammatici «per far ridere questo musone di pubblico», ebbe a dire all’editore Ricordi. Come è noto, il librettista Giovacchino Forzano riprese un passo dell’Inferno (XXX Canto, decima Bolgia, ottavo Cerchio) dove Dante colloca Gianni Schicchi, reo d’aver buggerato i congiunti di Buoso Donati (alla cui casata apparteneva la moglie dell’Alighieri, Gemma). Forzano e Puccini invece si sono schierati dalla parte dello Schicchi, sottolineando la cieca avidità del colorito parentado ed evidenziando il nobile fine dell’imbroglione che, con il denaro e con i beni acquisiti in maniera truffaldina, permette le nozze tra sua figlia Lauretta e Rinuccio.

Il regista ha posposto temporalmente la storia e l’ha collocata nell’atrio di un cinematografo, con un bancone bar e, appesa alla parete, la locandina di un film di Pietro Germi. La vicenda si è dipanata su piani paralleli: il letto con il defunto Buoso era collocato fuori dallo spazio scenico e ciò che vi stava avvenendo attorno era proiettato sullo schermo, sotto forma di film in bianco e nero. Poi i riflettori si sono spenti e il letto è stato spostato nella sala cinematografica, cosicché i parenti hanno assistito alla simulazione messa in atto da Schicchi dalla posizione degli spettatori. Una sovrapposizione tra verità e finzione che ha descritto il personaggio protagonistico per quello che è: un abile attore.

Gianni Schicchi aveva la solidità interpretativa di Sergio Vitale, dal fraseggio accurato,convincente nella costruzione di una figura carismatica, credibile anche nell’imitazione del morto mai caduta in eccessi, sempre entro i limiti del buon gusto. Per un soprano del calibro di Serena Gamberoni il ruolo di Lauretta ha equivalso a un cameo e difatti ha regalato una prova splendida per colori e accenti, un gioiellino di morbidezze e di espressività. Limpido e potente lo squillo di Pietro Adaini, tenore di soli ventisei anni che gli sono serviti per venare Rinuccio del necessario entusiasmo giovanile. Esplosiva la ZitadiAgostina Smimmero dall’emissione scura e tonante. Elegante Simone di Mario Luperi, basso dalla carriera importante, la cui qualità si è notata.Un applauso speciale al piccolo Gherardino, Giorgio Marini alternatosi con Savva Burlacu. Condizione più che altrove necessaria, l’affiatamento tra il cast, completato dai sinergici Didier Pieri, Gherardo; Marta Calcaterra, Nella; Andrea Concetti, Betto di Signa; Valdis Jansons, Marco; Cecilia Bernini, La Ciesca; Nicolò Ceriani, Maestro Spinelloccio/Messer Amantio di Nicolao; Zabulon Salvi, Pinellino; Marco Tomasoni, Guccio

Sul podio, Sergio Alapont ha incarnato lo spirito umoristico e sensuale ma anche fantastico, trasognato, carico di realismo e al contempo surreale di Ravel, il quale indulge a citazioni e inserisce a piene mani suoni e rumori. L’opera di Puccini invece abbina elementi ironici ad altri grotteschi e il direttore si è soffermato su una lettura musicale sensibile alla tragicità di fondo dei rapporti umani, con appropriati slanci poetici e le indispensabili aperture scherzose.

Recensione di Maria Luisa Abate

Contributi fotografici: Newreporter Umberto Favretto
Visto al teatro Grande di Brescia il 29 settembre 2019

Segue la tournée nel circuito OperaLombardia: Teatro Fraschini di Pavia il 4 e 6 ottobre 2019, Teatro Sociale di Como 10 e 12 gennaio 2020, Teatro Ponchielli di Cremona 17 e 19 gennaio 2020. 

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