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Torna al Teatro Camploy
la rassegna
L’ALTRO TEATRO


altro-teatro-1Giunta quest’anno alla sua tredicesima edizione. In programma, dal 22 novembre al 5 maggio, sette spettacoli di prosa e quattro di danza in abbonamento, e sei di prosa e due di danza fuori abbonamento. Molto contenuti i prezzi degli abbonamenti: 70 euro per i sette spettacoli di prosa (60 per gli under 30) e 40 euro per i quattro di danza (30 per gli under 30), Tra i protagonisti di questa edizione Lella Costa, Marco Baliani, Alessandro Bergonzoni, Giuseppe Battiston, Serra Ylmaz, Danio Manfredini, Babilonia Teatri, la compagnia Rezza-Mastrella, Virgilio Sieni e Roberto Castello

Torna al Teatro Camploy dal 22 novembre al 5 maggio, la rassegna L’Altro Teatro organizzata dal Comune di Verona in collaborazione con Arteven (Circuito Teatrale Regionale), con Ersilia Cooperativa e con EXP – Are We Human. La manifestazione si avvale del sostegno della Regione del Veneto e del MIBACT, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Diciannove (otto dei quali fuori abbonamento) gli appuntamenti che nell’arco di sette mesi proporranno una selezione di spettacoli di teatro e di danza d’innovazione e di ricerca. «Giunta alla sua tredicesima edizione, la rassegna – sottolinea Gianpaolo Savorelli (responsabile artistico per la programmazione teatrale del Comune di Verona) – si è ormai attestata come punto di riferimento nell’offerta teatrale veronese relativa ai linguaggi del contemporaneo. Grandi personaggi del teatro di ricerca italiano, affiancati da giovani compagnie emergenti, hanno calcato in questi anni il palcoscenico del Camploy. Qui, nell’ambito dell’Altro Teatro, sono andati in scena oltre cento spettacoli tra i più innovativi nel panorama nazionale. Marco Paolini, Ascanio Celestini, Giuseppe Battiston, Sandro Lombardi e Federico Tiezzi, Emma Dante, Elio Germano, Maria Paiato, Marco Baliani, Babilonia Teatri, Filippo Timi, Claudio Santamaria, Antonio Rezza, Fanny e Alexander, Ermanna Montanari, l’Aterballetto, Zappalà Danza, la compagnia Abbondanza-Bertoni, quella di Daniel Ezralow, quella di David Parson, il Balletto di Toscana, la Spellbound Dance Company, sono solo alcuni dei nomi che hanno dato lustro alla programmazione di questi anni. Come di consueto la stagione affianca affermati artisti a realtà emergenti, con un’attenzione particolare alle istanze del territorio. Continua nel frattempo la collaborazione con le realtà impegnate nella  promozione e nella diffusione della cultura teatrale: oltre a quella storica e fruttuosa con il circuito multidisciplinare Arteven, si conferma – conclude Savorelli – quella con Ersilia Cooperativa e con EXP – Are We Human, piattaforma nata dalla prolifica esperienza di Interzona».

A inaugurare la sezione prosa dell’edizione 2016-17 il 22 novembre saranno Lella Costa e Marco Baliani con HUMAN su musiche originali di Paolo Fresu. Lo spettacolo è costruito sul tema dello sguardo verso l’Altro. «Dovevamo – dice Baliani che firma la regia – provare a declinare, dell’incontro con l’Altro, ciò che più metteva in crisi le nostre sicurezze, le nostre sedimentate convenzioni, fino a rivelare la nostra fragilità e il nostro smarrimento. Lo spettacolo è declinato dalla presenza di un’umanità profuga e dall’ineludibile confronto che questa presenza genera in questa parte di mondo che chiamiamo Occidente.  È uno spettacolo – prosegue Baliani – che ci interroga su una parola troppo abusata, Umanità, e interroga prima di tutto il gruppo degli attori e attrici, il nostro stare in scena dentro quella parola, con una adesione materica, corporea, al susseguirsi dei cambi di personaggi e situazioni».

Il secondo spettacolo, dal titolo NESSI, andrà in scena il 2 dicembre  e avrà per protagonista Alessandro Bergonzoni che è anche l’autore del testo. Sua pure la regia, a quattro mani con Riccardo Rodolfi. Nessi (prodotto da Progetti Dadaumpa) sta per “connessioni” ma può essere inteso anche come “fili tesi e tirati, trame e reti, tessute e intrecciate” per collegarsi con il resto del pianeta. O meglio dell’universo. Con questo quattordicesimo spettacolo Bergonzoni si pone al centro di una cosmogonia comica circondato da una scenografia “prematura”, da lui concepita, alle prese con un testo che tende a essere una candida e poetica confessione esistenziale. Senza per questo rinunciare alla sua dirompente visione stereoscopica che, con una risata, sa trasformare lo stupore in rivelazione.

Il terzo appuntamento con la prosa vedrà in scena, il 24 febbraio, Giuseppe Battiston e Piero Sidoti (sue le musiche dal vivo) in NON C’È PIÙ ACQUA FRESCA, spettacolo, prodotto dal CSS Teatro Stabile di Innovazione del FVG, ispirato alle poesie giovanili in friulano di Pier Paolo Pasolini. Dal verso che dà il titolo alla pièce (A no è aga pí fres-cia che tal me país) e che è riferito a una fontana di Casarsa, è partita l’esplorazione di quel mondo poetico. «Alle liriche della Meglio gioventù – dice Battiston – si sono poi aggiunte quelle della Nuova gioventù riscritte da PPP vent’anni dopo, quando tutto era cambiato. Grazie a quella poesia, scritta o cantata, o sognata, sono stato di nuovo bambino, ho rivisto e visto con occhi nuovi quei luoghi, e anche io attraversando piazze e vie mi sono unito alla sagra del paese, ho cantato e ballato e ho brindato alla vita. Ciò che vorrei fare – conclude l’attore friulano – è trasmettere quelle parole che ho sentito tanto mie».

Sarà la volta, il 7 marzo, di Serra Yilmaz, protagonista della BASTARDA DI ISTANBUL, spettacolo tratto dall’omonimo romanzo di Elif Shafak, campione di vendite in tutto il mondo, tradotto in più di trenta lingue, il cui tema centrale e ancora scottante è quel “buco nero nella coscienza della Turchia” che è  la questione armena.  Con la regia di Angelo Savelli (che ha curato anche la riduzione) sono in scena – accanto alla Yilmaz, celeberrima interprete dei film di Ferzan Özpetek – Valentina Chico, Riccardo Naldini, Monica Bauco,  Marcella Ermini, Fiorella Sciarretta, Diletta Oculisti ed Elisa Vitiello. La bastarda di Istanbul è un’intricata e originale saga familiare multietnica, popolata da meravigliosi personaggi femminili, da storie brucianti e segreti indicibili. Asya, la “bastarda”, è una turca ribelle e nichilista, con una grande e colorata famiglia di donne alle spalle: nonne, madri, zie, sorelle e amiche. «E quando sono le donne a dominare la scena, tutto s’intreccia, si complica e diventa affascinante. Perché le donne sono come le spezie, apparentemente simili, ma in grado di stravolgere il sapore di un piatto, come pure il sapore della vita». La produzione dello spettacolo è di Pupi e Fresedde -Teatro di Rifredi.

Il quinto appuntamento della rassegna, il 17 marzo, è con TRE STUDI PER UNA CROCIFISSIONE di e con Danio Manfredini. Tre studi per una crocifissione prendono il titolo da un’opera pittorica di Francis Bacon: tre dipinti accostati uno all’altro, dove sono raffigurate tre figure che evocano la condizione drammatica di soggetti appartenenti al mondo contemporaneo. «Lontano dal voler riprodurre in maniera pittorica l’opera di Bacon, mi sono proposto – dice il “tre premi Ubu” Manfredini, storico rappresentante della ricerca in Italia – di inventare tre soggetti teatrali che ritraggono la condizione drammatica di tre personaggi del mio tempo. Nel primo studio si tratta di un personaggio che vive in un contesto psichiatrico. Il secondo studio è ispirato a un personaggio del cineasta tedesco Fassbinder: il transessuale Elvira, colto nel bilancio della sua vita prima del gesto tragico che la conclude. Il terzo studio, ispirato a un personaggio del drammaturgo francese Koltès, ritrae un extracomunitario alle prese con una grande città europea». Lo spettacolo è prodotto dalla Corte Ospitale.

Sarà la volta, il 12 aprile, di Babilonia Teatri e ZeroFavole interpreti di PURGATORIO di Enrico Castellani e Valeria Raimondi. «Con Purgatorio – spiegano gli autori – ci chiediamo se è dopo la fine che si comincia a purgare, come ci racconta Dante, o se invece, al contrario, con la fine si mette fine al nostro purgare. Le lumache vanno fatte spurgare da vive. Le vongole da morte. Noi da che parte stiamo? Al termine del processo di espiazione saremo uomini e donne migliori? Cosa stiamo cucinando? Per chi? Quali sono gli altri ingredienti? Chi giudicherà il risultato? Uno chef stellato? Purgatorio svuota l’idea di peccato come il catechismo la insegna e la seppellisce con una risata liberatoria e iconoclasta.

Purgatorio confessa l’inconfessabile e ci racconta le nostre debolezze e fragilità. Le nostre

brutture e la nostra sporcizia. Purgatorio non mette in scena Dante ma ne sposa l’epica. Ci ricorda l’unicità di ogni vita e la sua grandezza. Di ogni vita che abita il palco mostra l’essenza per godere della sua necessaria irripetibilità». Torna dunque nella nostra città, dove l’anno scorso aveva presentato David è morto, il gruppo veronese che dopo numerosi riconoscimenti (tra gli altri il premio Associazione Nazionale Critici di Teatro, premi Ubu, Scenario, e Hystrio), ha vinto il Leone d’argento per il Teatro e l’innovazione teatrale alla Biennale di Venezia 2016.

Il 5 maggio l’ultimo spettacolo della sezione prosa in abbonamento: ANELANTE di Antonio Rezza e Flavia Mastrella.  In scena – accanto ad Antonio Rezza – Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Chiara A. Perrini, ed Enzo Di Norscia.

«In uno spazio privo di volume – scrivono gli autori – il muro piatto chiude alla vista la carne rituale che esplode e si ribella. Non c’è dialogo per chi si parla sotto. Un matematico scrive a voce alta, un lettore parla mentre legge e non capisce ciò che legge ma solo ciò che dice. Con la saggezza senile l’adolescente, completamente in contrasto col buon senso, sguazza nel recinto circondato dalle cospirazioni. Spia, senza essere visto, personaggi che in piena vita si lasciano trasportare dagli eventi, perdizione e delirio lungo il muro. Il silenzio della morte contro l’oratoria patologica, un contrasto tra rumori, graffi e parole risonanti. Il suono stravolge il rimasuglio di un concetto e lo depaupera. Spazio alla logorrea, dissenteria della bocca in avaria, scarico intestinale dalla parte meno congeniale».

Lo spettacolo è prodotto da RezzaMastrella, dalla Fondazione TPE e dalla Fabbrica dell’Attore-Teatro Vascello.

Danza

A inaugurare questa sezione, il 13 gennaio, sarà il Balletto di Torino con IN CHOPIN di Marco de Alteriis su musiche di Frédéric Chopin. In scena i danzatori  Wilma Puentes Linares, Julia Rauch, Viola Scaglione, Marco De Alteriis, Axier Iriarte e Agustin Martinez.

«In Chopin – spiega il coreografo – è una creazione per il Balletto Teatro di Torino diretto da Loredana Furno. Nel creare la coreografia, ho contrapposto alle note di Chopin dolci o suadenti, brillanti o melanconiche, ma sempre classiche, una tecnica contemporanea graffiante, dove i danzatori esprimono il loro sentire attraverso l’ampiezza e la fisicità del movimento, facendosi trasportare in una dimensione immaginaria. La coreografia parla di storie d’amore ma anche di solitudine, voglia di cercarsi e di scoprirsi». Le gonne rosse, indossate sia dai maschi che dalle femmine, dal sapore vagamente sufi, esaltano gli ampi movimenti e riportano al colore della passione, assolutamente predominante nello spettacolo.

Il secondo appuntamento, il 27 gennaio, è con l’ultimo spettacolo di  Roberto Castello,

IN GIRUM IMUS NOCTE (ET CONSUMIMUR IGNI) (Andiamo in giro la notte e siamo consumati dal fuoco) interpretato da quattro danzatori della sua compagnia. «Un capolavoro della danza – ha scritto Rodolfo Di Giammarco su la Repubblica – che studia con dinamiche toccanti il corpo umano. Una geniale “macchina teatrale” che colleziona posture di quattro performer continuamente sorpresi in gimnopedie, pose, e figure al limite, sempre in spazi di luce variabili». In girum imus nocte et consumimur igni, enigmatico palindromo latino dalle origini incerte che già fu scelto come titolo da Guy Debord per un film del 1978, va oltre la sua possibile interpretazione di metafora del vivere come infinito consumarsi nei desideri, per

diventare un’esperienza catartica della sua, anche comica, grottesca fatica. Lo spettacolo è prodotto da ALDES con il sostegno del MIBACT e della Regione Toscana.

Sarà la volta, il 3 marzo, della Compagnia Virgilio Sieni che proporrà  CANTICO DEI CANTICI di Virgilio Sieni nell’interpretazione di Claudia Caldarano, Luna Cenere, Giulia Mureddu, Riccardo De Simone, Maurizio Giunti e Davide Valrosso su musiche originali del contrabbassista Daniele Roccato eseguite dal vivo dall’autore.

«Tutto – dice Virgilio Sieni – si origina dal libro conosciuto come Cantico di Salomone, il più sublime tra i cantici, dove confluiscono, a partire dal IV secolo a.C., poemi mesopotamici. Qualcosa accade in una pianura d’oro, tavola dove si svolge l’azione, con corpi che si definiscono attraverso il bagliore della luce che sempre si muove tra notturno e penombra. Lo spettacolo si articola attraverso otto momenti: idilli pastorali, frammenti sull’amore in forma di adiacenza, vicinanza e tattilità. In un silenzio tagliente, “vacuum lucreziano”, la proliferazione continua del gesto tende a creare uno spazio scheggiato dove la danza perduta di uomini e donne, stravolge i corpi che insieme tendono a costruire la fisicità di un luogo primordiale e primitivo. Si odora di origine e una canzone a due voci risuona in tutti i corpi. S’intravede nella penombra un pascolo odoroso di corpi. Momenti che indagano, se è possibile, e se così si può dire, il vuoto sacrale che non nega niente e – conclude Sieni – annuncia qualcosa con le sue membra».

Il quarto appuntamento con la danza è il 31 marzo. Ersiliadanza presenterà LA STESSA SOSTANZA DEI SOGNI di Laura Corradi, spettacolo che ha debuttato lo scorso luglio nell’ambito dell’Estate Teatrale Veronese. Ne sono interpreti Midori Watanabe, Marco Mantovani e Alberto Munarin su musiche di Max Richter, Two Steps from Hell, Antonio Vivaldi, Jed Kurzel, Les Tambours du  Bronx, Olafur Arnalds e Yann Tiersen. Lo spettacolo, che nel titolo richiama una celebre frase della Tempesta di Shakespeare, si “allarga” ad altri capolavori shakespeariani sottolineando le profonde affinità della vita con il teatro. Tra questi, Macbeth di cui la coreografa fa suo un concetto del quinto atto: «La vita non è che un’ombra che cammina, un povero commediante che si pavoneggia e si agita sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più. La vita non è che una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla». E prosegue: «I commedianti arrivano e sbarcano sulla scena, entrano nella storia con passo deciso, come guerrieri pronti a combattere. La storia degli uomini, quella che Shakespeare voleva raccontare e che potrebbe raccontare anche oggi, è sempre tragedia. Odio, rancore, brama di potere, stupidità, gelosia, avidità, paura, incapacità di distinguere il bene dal male, il vero dal falso, la realtà dai fantasmi. La nostra storia è senza senso, come può esserlo un sogno»

Prevendita tramite circuito GETICKET (numero verde sportelli Unicredit Banca abilitati 800323285) e CALL CENTER (tel. 848002008). Biglietti on line su www.geticket.it e su www.arteven.it. Servizio biglietteria anche presso BOX OFFICE (via Pallone 16 tel. 0458011154, www.boxofficelive.it) e al Teatro Camploy dalle ore 20.00 nei giorni di rappresentazione. Abbonamenti in vendita solo in teatro e presso Box Office.

info TEATRO CAMPLOY, via Cantarane 32  tel. 0458008184-0458009549

www.laltroteatro.comune.verona.it

 

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