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NEL SEGNO
di ČAJKOVSKIJ e DEBUSSY
Il gotha del pianismo mondiale e non solo
al Festival di Brescia
e Bergamo


“Čajkovskij Mon Amour” è il tema della 55ª edizione del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, tra le manifestazioni in assoluto più importanti dedicate al pianoforte, e non solo. Un cartellone straordinario, fitto di concerti evento, dove sul red carpet, dal 18 aprile al 16 giugno, sfila l’élite della grande musica mondiale.
Fondato nel 1964, il Festival – posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e del Presidente del Parlamento Europeo – si svolge al Teatro Grande di Brescia e al Teatro Sociale di Bergamo Alta, gioielli architettonici dal fascino sontuoso. Quest’anno è la Russia, e in particolare lo struggente lirismo e la passionalità di Pëtr Il’ič Čajkovskij, a dominare la scena a partire dalla sera dell’inaugurazione con Romeo e Giulietta, ouverture-fantasia considerata il primo capolavoro del compositore. Spiega il direttore artistico Pier Carlo Orizio che, oltre al noto Concerto n°1, sarà interessante riscoprire alcune pagine pianistiche di rara o rarissima esecuzione, oltre a Le Stagioni e alla Gran Sonata in sol maggiore.
Il Festival, con un doppio debutto, inaugura il 18 aprile a Bergamo e il 19 a Brescia con la Bergen Philharmonic Orchestra e Viktoria Mullova, artista tra i più celebrati al mondo, violinista dalla personalità dirompente e il cui repertorio spazia con straordinaria duttilità dal classico al contemporaneo. Dopo di lei, Martha Argerich, icona del pianismo mondiale, sceglie il Pianistico per tre concerti in residence. Non accadeva da dieci anni. La leggenda vivente il 21 aprile suona con la Filarmonica del Festival, formata da musicisti che, a dispetto della giovane età, hanno già maturato importanti esperienze internazionali sotto la guida di Pier Carlo Orizio.
Difficile individuare i must in calendario, considerato che arrivano Mikhail Pletnev, uno dei maggiori pianisti viventi e poliedrico musicista, Grigory Sokolov, vero oggetto di culto, o il prodigio sedicenne Alexander Malofeev. Ancora, il fenomeno Yuja Wang dalla tecnica strabiliante e pari solo alla sua avvenenza, Daniil Trifonov, un Grammy Award appena conquistato e che suona e compone da quando aveva cinque anni, Nicola Benedetti, la popolare e precocissima violinista italo scozzese. E così via con Alexander Romanovsky, Nikolay Lugansky, Dmitry Shiskkin, Filippo Gorini, Francois-Joel Thiollier, Sergey Krylov, anche Direttore della Lithuanian Chamber Orchestra. Spiccano le presenze della Royal Philarmonic Orchestra e della Royal Scottish National Orchestra. Dopo due mesi, il 10 giugno al Teatro degli Arcimboldi a Milano, unica data fuori del “quartier generale”, chiude il maestro Valery Gergiev, star russa considerato uno dei massimi direttori del nostro tempo, con la Mariinsky Orchestra e Federico Colli al piano. 
La magia della musica esce anche dal contesto teatrale, per coinvolgere il poetico chiostro del museo Diocesano, l’antico teatro Romano, l’Auditorium di San Barnaba e il Conservatorio a Brescia; invece a Bergamo la Cattedrale in Città Alta e il Salone Fellegara nel Conservatorio.
Un sottile e raffinato legame artistico, oltre che biografico con Čajkovskij, sta dietro la scelta di dedicare alle sonorità leggere e crepuscolari di Claude Debussy, nel centenario della morte, la rassegna collaterale “Au clair de la lune”, tra il 1 e l’8 giugno a Brescia nello splendido chiostro del Monastero di San Giuseppe, spazio dall’acustica perfetta in grado di offrire una cornice open air di rara suggestione, complice un ciliegio secolare in piena fioritura: un “Festival nel Festival” per presentare talenti in erba che molto velocemente hanno conquistato la scena internazionale. Gli esordienti sono al centro della sezione “Concerti con i Giovani talenti del Conservatorio di Brescia e Bergamo” durante il mese di maggio e dal 10 al 16 giugno, con nove concerti sul tema Čajkovskij – Debussy. A Bergamo, “Festival e dintorni” invita a cinque date fuori città.
Inoltre, in collaborazione con Musicom.it, la proiezione di un film documentario. Nel 1893, anno della morte di Čajkovskij, debuttò il primo grande successo di Puccini, Manon Lescaut. “Ma l’amor mio non muore” è il racconto dei registi Elvio Annese e Roberto San Pietro, che prende spunto dalla messa in scena al Teatro Regio di Torino del 2017, ripresa dalla Rai per la regia di Ariella Beddini. Infine, sette concerti del Festival verranno trasmessi da Rai Radio 3 e uno sarà visibile in differita su Rai 5.

C.S.M.

www.festivalpianistico.it
Info: 030/293022

 

 

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