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LA PETITE MESSE
di GIOACCHINO ROSSINI
al FILARMONICO di VERONA
con l’intervento straordinario
di Cecilia Gasdia all’harmonium


Fondazione Arena intende celebrare i 150 anni dalla scomparsa di Gioachino Rossini con una serata speciale, che prevede l’esecuzione da parte del Coro dell’Arena di Verona di uno dei capolavori del grande compositore di Pesaro nella sua versione originale: la “Petite Messe Solennelle” per soli, coro, due pianoforti e harmonium, considerata il suo testamento spirituale, sabato 19 maggio alle ore 20.00 al Teatro Filarmonico di Verona.
Dal podio, dirige  il Maestro del Coro areniano Vito Lombardi. Le parti solistiche sono affidate alle importanti voci di livello internazionale di Francesca Tiburzi (soprano), Alessia Nadin (contralto), Leonardo Ferrando (tenore) e Christian Senn (basso), che cantano insieme al Coro dell’Arena di Verona. Ai pianoforti troviamo due grandi interpreti nati artisticamente a Verona: Edoardo Maria Strabbioli e Vittorio Bresciani che, insieme al Sovrintendente di Fondazione Arena Cecilia Gasdia impegnato all’harmonium, intendono omaggiare la città e gli spettatori del Teatro Filarmonico con l’esecuzione a titolo personale gratuito di questo importante lavoro rossiniano.
Capolavoro della vecchiaia di Gioachino Rossini, ritiratosi a vivere in Francia, la “Petite Messe Solennelle” è tra le composizioni che rompono il silenzio che aveva seguito il “Guillaume Tell” e nasce a Passy nel 1863; viene quindi eseguita per la prima volta in forma privata nella casa degli amici Conte e Contessa Pillet-Will il 14 marzo del 1864, nella versione per due pianoforti e harmonium – che potremo ascoltare al Filarmonico – e che Rossini orchestrerà successivamente nel 1867.
Definita da egli stesso «le dernier Péché mortel de ma vieilesse» (l’ultimo peccato mortale della mia vecchiaia) nella dedica a Dio che accompagna il manoscritto, la composizione si configura tutt’altro che petite, ma come un lavoro sacro di grande impegno e ampie proporzioni, «un canto di grande tensione emotiva e di terrena passionalità», lo descrive Alberto Zedda. L’apparente contraddizione tra petite e solennelle spiega quindi il senso della partitura: da una parte una professione di umiltà nei confronti del divino, come emerge dalla dedica, e il carattere intimo di una religione espressa senza squilli di tromba, che traspare dalla scelta di un organico essenziale, al limite dello scarno; dall’altra l’ambiziosa profondità dei contenuti musicali, che fa supporre che il compositore mirasse a inscrivere la sua Messa tra le grandi opere sacre della tradizione liturgica occidentale.
«La Petite Messe Solennelle – spiega Vito Lombardi che, al Filarmonico, dirigerà la composizione – è un itinerario spirituale nella musica di Rossini, che lascia aperte infinite direzioni senza confini. Rossini, uomo agnostico se non ateo, si lascia intravedere nella sua dicotomica essenza di uomo brillante, acuto, gaudente ma anche ansioso, depresso, ipocondriaco, timoroso del pericolo e della morte. La Petite Messe apre uno squarcio di abissi intimi e profondi a cui si accompagna il sorriso ironico di un uomo quasi sopraffatto dalla celebrità, che cerca la vera pace interiore».
La partitura, inoltre, concilia le modalità antiche della composizione sacra e la musique de l’avenir, unendo in una linea ideale «la tradizione della musica che da Bach sarebbe approdata a Stravinskij», dice Bruno Cagli. Questo emerge prima di tutto nella scelta dell’organico strumentale e nell’impiego dell’harmonium, che ammorbidisce il suono del pianoforte e fornisce colore sacrale a una partitura che, con un richiamo a cadenze popolari, tende a sconfinare nel profano, e in una vocalità che abbandona il virtuosismo belcantistico per prediligere il canto significante. Inoltre, la scrittura di Rossini è notevolmente eterogenea e ogni brano, per le sue caratteristiche formali, ha la necessità di essere contraddistinto da un timbro particolare, che va dalle sonorità più chiare e trasparenti proprie della musica da camera a momenti più operistici.

Contributi fotografici FotoFav e Foto Ennevi, per gentile concessione di Fondazione Arena di Verona

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