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TULLIO SERAFIN
l’AFFETTO SENZA EFFETTO
per il TEATRO

Nicola Guerini e Nicla Sguotti
hanno ripercorso la vita
del grande direttore d’orchestra


Tullio Serafin diceva che la musica unita al canto fosse il più grande miracolo in assoluto. Bisogna recuperare la memoria di questi personaggi unici, che hanno fatto la storia del teatro. Senza loro oggi non avremmo dei modelli di perfezione assoluta. Con tali parole il Maestro Nicola Guerini, Presidente del Festival Interazionale Scaligero Maria Callas, ha motivato l’incontro sull’”artigiano delle voci” tenuto a La Feltrinelli di Verona assieme a Nicla Sguotti, autrice del libro “Cinque lire per un biglietto. Tullio Serafin, la musica e l’incanto”.
Si ripercorre tutto il Novecento, scorrendo le tappe della vita di uno dei più grandi direttori d’orchestra del secolo passato, che vantò un repertorio vastissimo, dal barocco al contemporaneo. Iniziò suonando in un’orchestrina jazz per pagarsi gli studi al conservatorio, poi fece da assistente ad Arturo Toscanini. Incontrò Giuseppe Verdi in occasione del debutto di Falstaff, per assistere al quale Serafin risparmiò fino a raggiungere le cinque lire necessarie ad acquistare un biglietto di loggione. Conobbe Strauss, collaborò con Giacomo Puccini per la seconda stesura di Butterfly e salì sul podio quando Mata Hari ballò a La Scala. Franco Zeffirelli afferma di dovergli tutto quanto sappia di regia lirica. Una volta infatti i direttori d’orchestra si occupavano anche dell’allestimento, dei costumi e perfino delle luci: il gesto musicale si sposava con il gesto scenico in una perfetta coesione drammatica.
Quando Luciano Pavarotti andò nella sua casa ai Parioli per farsi sentire, venne accolto con due bottiglie d’acqua. Rimase stupito, però al termine dell’audizione ne chiese una terza, tanto Serafin si rivelò esigente. E Maria Kallas, il cui cognome era ancora scritto con la K, che lavorava come tata e, mentre svolgeva il suo compito, cantava. Serafin la prese sotto la sua ala protettrice resosi conto della voce che definì eccezionale ma da italianizzare, causa il terribile accento di Brooklyn.
Ci fu poi quella volta che Hitler telefonò a Mussolini per impedire l’esecuzione dell’opera proibita Wozzec di Alban Berg. Al Duce che gli chiedeva se avrebbe portato notorietà, Serafin rispose “stia tranquillo: ne parlerà tutto il mondo”. Tuttavia la critica spesso lo trattò con ferocia. Il Corriere della Sera, riguardo i Puritani diretti dal Maestro già diventato un mito, pubblicò: “evviva questi vecchi che senza coscienza si divertono a mandare all’aria l’opera lirica”, e via di seguito su questi toni.
Tornando alla realtà veronese, Nicola Guerini si è soffermato sull’Aida del 1913, che dette il via alle rappresentazioni liriche in Arena. L’anfiteatro per la prima volta fu adibito a palcoscenico e tutto era sperimentale, anche l’acustica. Giovanni Zenatello scelse i collaboratori consoni a questa operazione e un direttore che fosse capace di dirigere all’aperto e di tenere in mano la situazione. Durante la prova generale piovve. L’orchestra se ne andò e il coro rimase sotto gli ombrelli mentre Serafin si coprì con un tabarro. La sera del debutto il comune istituì corse speciali dei tram, che vennero letteralmente presi d’assalto, e obbligò i negozi a tenere illuminate le vetrine tutta la notte e a esporre busti di Verdi. La città da allora cambiò fisionomia. Il pubblico, ventimila persone, era disposto tutt’intorno sulle gradinate e perfino sul palco. In scena c’erano ottocento artisti e cento in buca. Tullio Serafin arrivò con una giacca bianca, senza divismo. Quando si accesero i fari, che allora erano forniti dalla Marina, il pubblico rimase stupefatto. Con la bacchetta alzata per il lungo pianissimo scritto da Verdi, aspettò che si facesse silenzio, e quel silenzio fece epoca, provocò un’esplosione mondiale che dura ancora oggi.
Ci rimane la registrazione dell’ultima Aida da lui diretta in Arena con un cast stellare, mancante dell’ultimo atto perché venne a piovere.
Il Festival Internazionale Scaligero Maria Callas dà appuntamento il 2 agosto 2018 alle ore 17.30 alla sala Casarini dell’Hotel Due Torri a Verona, per la premiazione del grande baritono Renato Bruson, che con Serafin sostenne due prove di Forza del Destino e di Falstaff. Serafin era allora molto anziano e il cantante ne ricorda la compostezza, la capacità di dirigere con gli occhi e con lievi cenni del capo. Tullio Serafin, ha concluso Nicola Guerini, era un personaggio modernissimo, capace di vedere la contemporaneità del teatro con la mitezza di chi sa che l’arte va rispettata, che il teatro va vissuto non con effetto, ma con affetto.

Maria Fleurent

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