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Festivaletteratura
NIPOTE E NONNO
DIANA BOSNJAK MONAI RACCONTA LA GUERRA BALCANICA
ATTRAVERSO IL DIARIO DI PUNIŠA KALEZIĆ


Nella basilica palatina di Santa Barbara si è ascoltato il racconto “Da Sarajevo con amore. Diario dell’assedio” di Diana Bosnjak Monai, in colloquio con il giornalista Christian Elia. L’autrice, che vive e lavora a Trieste, è nipote dello scrittore giornalista e partigiano Puniša Kalezić, di cui riporta la testimonianza di veterano della guerra balcanica e dell’assedio della città che pochi anni prima, nel 64, ospitò le Olimpiadi.
Il diario del nonno si unisce alla storia personale della donna, che spiega non essere nata come scrittrice ma come architetto. È cresciuta parlando il serbo croato, mentre adesso nel suo Paese d’origine di lingue ce ne sono quattro, perché si sono aggiunti il bosniaco e il montenegrino. Scegliere una lingua voleva dire schierarsi per l’una o per l’altra parte, ha spiegato. Così ha optato per l’italiano. Dal 92 al 95, racconta che ci fu un “urbicidio” terribile, descritto minuziosamente da Puniša Kalezić. Era un ortodosso sposato a una cattolica e rimase in un luogo poi governato dai musulmani. La città aveva il 33% di matrimoni misti e tutta la sua famiglia era mutietnica. Ora il 90% è islamico, bosniaci musulmani. Gli altri si sono trasferiti.
Io a Sarajevo non mi sento più a casa mia, confida Bosnjak Monai, sento di avere perso la mia identità. Sono passati ventotto anni dalle elezioni politiche in cui vinsero i partiti nazionali, da allora sempre rimasti al potere. È una storia fratricida, che nel racconto del nonno inizia nell’agosto 92, con l’incendio della biblioteca nazionale, quando capì che un popolo che brucia i libri, i documenti, la sua storia, è pronto a fare qualsiasi cosa. Puniša Kalezić a Sarajevo ha rivissuto il periodo in cui era stato prigioniero in un campo di concentramento nazista, con la differenza, spiega l’autrice, che in Germania sapeva quali fossero i suoi nemici. A Sarajevo il nemico poteva essere il suo dirimpettaio. Ora la situazione, conclude la scrittrice, è molto precaria anche economicamente. E Sarajevo, ricostruita, non esiste più. Cosa sarà il nostro domani?

Maria Luisa Abate

Visto a Festivaletteratura Mantova il 6 settembre 2018.
Foto MiLùMediA for DeArtes

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