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MANTOVA Challenge
THIS IS THE RIGHT TIME
FOR THE TREES
Dagli alberi vita nuova
a nuova vita


Gli alberi sono belli, producono ossigeno, filtrano gli inquinanti, abbassano lo stress. Quindi piantiamone di più. C’era bisogno di un meeting internazionale per giungere a tale conclusione che coincide con l’assunto? Si, perché questi concetti una volta connaturati all’uomo, ora non lo sono più. Si, perché il mondo segue una rotta autodistruttiva il cui senso di marcia va assolutamente invertito. Si, perché il problema della riduzione delle risorse indispensabili per mangiare e dell’habitat per respirare e per vivere, necessitava di una presa di coscienza collettiva. Il forum mondiale organizzato dalla FAO ha portato questi temi all’attenzione di tutto il mondo, con voce ferma e autorevole. Greener, healter, happier cities for all.
La domanda di base resta: perché era essenziale condividere queste informazioni? Perché è andato perduto il sapere degli antichi. Si è dimenticata, o colpevolmente trascurata, la sapienza dei nonni. Quella conoscenza che scaturisce dall’esperienza, dal buon senso, dall’ascolto delle esigenze primarie dell’uomo. Per tre giorni, cinque contando anche la data zero e quella conclusiva, esperti giunti a Mantova da tutti i continenti hanno avvalorato studi e ricerche con analisi del suolo, dell’aria, degli arbusti. Facendo in taluni casi “scoperte” che hanno stupito per essere tali. Gli alberi vanno piantati a una certa distanza gli uni dagli altri, vanno curati e innaffiati, e sia che abbiano troppa acqua che troppo poca, muoiono. Lo hanno affermato docenti e amministratori pubblici, architetti ed esperti di vari settori, la maggior parte molto giovani, che il mondo preindustrializzato non l’hanno vissuto nemmeno attraverso i racconti degli avi. Sono nozioni che posseggono tutti coloro che hanno la fortuna di avere un giardino, o un orto, o un balcone fiorito. Grafici e tabelle hanno mostrato le differenze chimiche e organolettiche dei vari terreni. I nostri nonni sapevano se la terra fosse acida o basica, se fertile o argillosa, immergendovi le mani e sfregandola tra i polpastrelli. Puntatori laser hanno mostrato foto di scarafaggi e cavallette, dimostrando inconfutabilmente, senza scusanti, che l’uomo del terzo millennio non distingue un insetto strisciante da uno volante. Men che meno conosce la loro utilità nel ciclo vitale. Un fallimento per l’umanità che si è privata della parte umana. La contraddizione in termini parla da sola e il forum FAO, indirettamente e inconsapevolmente, ha svolto il compito intelligente e temerario di evidenziare le criticità dell’uomo, prima ancora che di ciò che l’uomo ha cagionato all’ambiente.
Peccato che l’inno al vivere all’aria aperta si sia levato al chiuso di aule e teatri. Certo funzionali soprattutto nel clima invernale. Healter? Forse si è persa l’occasione per parlare di natura immersi nella natura, come un prete, un nonno speciale, fece a Barbiana nell’immediato dopoguerra, allestendo la scuola nei campi di camomilla in fiore.
Altre sono state le perdite passate inosservate, come quella della lingua. Il forum si è svolto interamente in inglese e gli interpreti sono intervenuti solo per i pochi che, in Italia, si sono espressi in italiano. È innegabile che fosse l’unico modo per capirsi universalmente ed è inconfutabile che oggigiorno chi non conosca l’inglese sia tagliato fuori dal consorzio civile. Però viene da chiedersi se in futuro sarà organizzato un altro forum per lanciare strali contro la perdita dei caratteri identitari dei popoli, tema anch’esso non nuovo. Fortunatamente le inflessioni che ogni lingua parlata possiede hanno venato il codice espressivo assurto a esperanto, tramutando il total-English in Babel-English, che di ogni idioma ha mantenuto l’originale musicalità. Anche questa è biodiversità da tutelare.
I sindaci delle città grandi e piccole di ogni angolo del mondo hanno esposto le azioni concrete poste in essere per contrastare le alluvioni che inzuppano il terreno e fanno crollare colline e montagne, o per risolvere la siccità delle zone dove piove pochi giorni all’anno e scoppiano incendi, o delle metropoli resilienti che espandono i propri polmoni e tirano respiri sempre più ampi. Ogni esperienza è servita gli altri per confrontarsi e prendere nuove idee per proseguire nel cammino tappezzato di smeraldo.
Il forum FAO ha posto l’accento sugli esempi virtuosi e anche, sempre indirettamente e inconsapevolmente, presunti tali. Emblematico il caso di un comune che al posto di un parcheggio asfaltato ha seminato un prato verde. Bello per l’occhio, ma oltre al cemento sono stati spazzati via gli alberi di alto fusto che sorgevano in mezzo alle auto e che davano ospitalità a uccelli e insetti. Ancora, una scuola infantile dove lo spazio per giocare era un selciato dipinto di verde a fiori. Greener? Un traguardo da portare oltre le apparenze. Il verde è vita e ci dona la vita.
Le conclusioni delle giornate hanno portato sostanzialmente a due tipi di soluzioni pratiche: i grattacieli, o i tetti degli edifici, piantumati e autosufficienti, riservati a una élite, oppure i boschi o gli orti urbani delle municipalità, destinati a tutti. Ambedue i casi affidati alla manutenzione di mani esperte, situazione che sovverte l’auspicato contatto con la natura diretto, che dovrebbe essere esercitato da ogni singola persona.
Il call for action è diventato in un certo qual modo call for non-action. Ossia, con riconquistata saggezza atavica, una chiamata a riappropriarsi di un senso del tempo e dello scorrere della vita di “moderna antichità”, che sia esigenza spontanea di assonanza con la natura. Negli anni settanta un celebre musical inneggiava a the age of Acquarius come a un’era di pace e di serenità. This is the time for the trees.
Come è stato detto nella giornata conclusiva, nei laghi che circondano Mantova si è lanciato un sasso, i cui cerchi nell’acqua si allargheranno a tutto il mondo. Tutti dobbiamo gettare il nostro sasso e aggiungere circonvoluzioni che si propaghino in ogni direzione.
Il concetto dal quale si è partiti è che l’uomo non comandi il pianeta ma debba rispettarlo. Il forum FAO è andato oltre e ha portato a una fondamentale acquisizione di consapevolezza: il pianeta non è la nostra casa. Noi, esseri umani che un etologo ha definito «arroganti», siamo ospiti del pianeta e non viceversa. Happier? Si, grazie

M.L.A.

Mantova, città dei Gonzaga, sito Unesco, Capitale italiana della cultura 2016, cinquantamila abitanti nella Pianura Padana, un nucleo urbano circondato da laghi e da un importante ecosistema, per la seconda volta in cima alla classifica verde di Legambiente, è stata scelta come sede del primo convegno mondiale sulle foreste promosso dalla FAO, organismo che ha lanciato una Call for Action per sensibilizzare tutte le città del mondo sull’importanza di questo tema.
Mantova rappresenta al meglio la realtà italiana, in cui la maggioranza della popolazione vive in centri medio-piccoli, che necessitano di maggior sostegno economico, tecnico e scientifico. Durante il forum verrà lanciato un Mantova Challenge perché le città di tutto il mondo si uniscano e prendano provvedimenti per incrementare il numero di luoghi verdi, sani e felici. Una città che rivestiva un posto di primo piano nell’Europa rinascimentale e che all’Europa ambisce a guardare anche oggi, ha puntualizzato il sindaco Mattia Palazzi, per dare un contributo al risveglio di una politica migliore e sostenibile. Palazzi auspica una sessione permanente presso il Parlamento Europeo per le città che investono nel risparmio energetico e nelle aree alberate, per favorire la cooperazione tra di esse. Chiediamo allo Stato, alla ComunitàEuropea e a chi abbia potere di investimento un piano per aiutarci economicamente.

Il 1st World Forum on Urban Forests, organizzato da Comune di Mantova, Politecnico di Milano e SISEF (Società italiana di Selvicultura ed Ecologia Forestale) si terrà a Mantova dal 28 novembre al 1 dicembre 2018, con un programma di eventi che avrà inizio il 26 novembre. Incontri e tavole rotonde, relazioni, dibattiti, riunioni, discussioni saranno suddivise in tre macro aree: passato, presente e futuro. Gli eventi e gli appuntamenti gratuiti saranno dislocati nei luoghi storici della città, oltre, naturalmente, presso la fondazione Università di Mantova, polo territoriale del Politecnico di Milano. La cittadinanza e i fruitori dell’evento, saranno coinvolti con mostre, installazioni, escursioni e iniziative rivolte ai bambini e alle scuole. Anche concerti – uno di Luigi Einaudi, uno dedicato alla Pastorale di Beethoven – e un Festival cinematografico internazionale sulle foreste. Oltre quattrocento specialisti da più di cinquanta Paesi di cinque Continenti confluiranno nella città lombarda perché la FAO «crede fermamente che riunire esperti di diverse professioni e competenze per scambiare conoscenze e costruire partnership sia il modo migliore per mettere in moto una serie di azioni positive». Significa che alle parole devono seguire i fatti, basati su esempi di buone pratiche di pianificazione, di progettazione e gestione già in essere in alcune città. Non è più possibile procrastinare il rispetto ambientale, e lo si vede ogni giorno con il surriscaldamento del pianeta e i disastri climatici, è stato l’assunto più volte ribadito durante la conferenza stampa di presentazione, tenutasi a Milano, a Palazzo Marino.
Il messaggio, apparentemente semplice, richiede lo sforzo di tutti: la piante ci danno ossigeno e sono capaci di ripulire l’aria dagli inquinanti. Facile a dirsi, meno a farsi. Perciò questo forum non intende limitarsi ad analizzare la situazione, ma si prefigge di arrivare a comprendere come concretamente si possano integrare le infrastrutture verdi e grigie. Sensibilizzatori porteranno a Mantova le proprie esperienze e conoscenze, identificando soluzioni e linee di attuazione, come costruire partnership, ripensare all’urbanistica, aiutare le pratiche di pianificazione mondiali nell’ottica di una aumentata resilienza delle città e della loro sostenibilità socio-ecologica, guardando a una crescita economica sostenibile capace di fronteggiare problemi come l’inquinamento, la povertà, l’insicurezza alimentare e il degrado delle risorse naturali causato dall’aumento di densità della popolazione cittadina. Il primo a prendere la parola a Palazzo Marino è stato Simone Borelli, esperto FAO di questa specifica tematica, il quale ha annunciato che a Mantova si darà il via a una serie di forum che si occuperanno delle foreste e di come gestirle, nella visione di un futuro più verde per noi e per i nostri figli. Eva Müller, direttrice della divisione delle politiche e delle risorse forestali, ha spiegato che la FAO ha finora concentrato il proprio ambito verso i Paesi in via di sviluppo, ma la forte immigrazione ha cambiato la geografia della fame. Le foreste urbane, ovvero la somma di boschi e di singoli alberi, contribuiscono al miglioramento delle condizioni di vita nelle città. Se ben gestite assorbono gli inquinanti, riducono il rumore e abbassano lo stress. Avere a disposizione aree verdi è fondamentale per la salute, favorisce l’esercizio fisico, rende i luoghi più attraenti per abitanti e visitatori e incrementa le occasioni di coesione sociale. Le foreste forniscono acqua di buona qualità e nei paesi meno sviluppati sono fonte di cibo. Il prorettore del Politecnico di Milano Emilio Faroldi si è focalizzato sull’allarmante rapporto sul riscaldamento del pianeta che sta causando fenomeni meteorologici estremi, peggiori di quanto si fosse preventivato e che si ripercuotono sulla popolazione. Le cui previsioni di crescita, nell’intero pianeta, prefigurano 10 miliardi di individui – di cui la metà concentrati nelle metropoli – nel 2050, un futuro assai vicino. Compito delle università non è solo insegnare la tecnica, ma formare i cittadini del domani, facilitando in loro la comprensione del cambiamento, favorendo la costruzione di una visione comune, insegnando come contrastare le fragilità del territorio. Bisogna che l’università crei nuove generazioni di costruttori di consensi, che sappiano prendere la realtà come motore di ricerca.

È necessario promuovere studi e ricerche in grado di progettare le nuove città come luoghi didattici per gli usi, i costumi e le abitudini delle generazioni future, approcciando il tema in modo multidisciplinare, corale e dialogico. Le città sono ospitate dall’ambiente, ha affermato Fabio Salbitano, coordinatore SISEF, e stanno affrontando sfide epocali. La ricerca italiana nell’ambito del verde è leader a livello europeo. Il forum di Mantova non è un punto d’arrivo, ma una piattaforma di partenza per il futuro, perché il giorno successivo alla sua conclusione ci saranno persone che dovranno prendere decisioni e farsi carico di scelte effettive e concrete. I contributi tecnici e le figure rilevanti nell’ambito delle varie discipline porteranno nozioni sullo stato attuale e futuro, sulla salute, sul benessere e sui cambiamenti in atto nelle città, legati a soluzioni specifiche. Come ad esempio piantare alberi che, muovendo le foglie e crescendo lentamente, diano ai centri urbani il necessario aspetto dinamico e in perenne trasformazione, riducano l’inquinamento e tengano sotto controllo i gas serra. Si pensi al Bosco Verticale dell’architetto Stefano Boeri, che è un messaggio forte, non solo iconico, ma è un modo di ripensare al vivere urbano. Il Bosco Verticale è stato citato anche Citato anche da Pierfrancesco Maran, assessore all’urbanistica del comune di Milano, che giudica un dovere supportare questo evento, ci sforzi messi in atto da molti comuni per operare un cambiamento non vanno considerati singolarmente, ma come un unicum. Chi pensa che quando gli alberi cadono nei centri abitati bisogna ridurli, è in errore. Invece dobbiamo capire come integrarci alla natura, nel futuro, se si vogliono ottenere dei risultati. Nella stessa Milano l’obiettivo è la riforestazione urbana e periurbana, la costruzione di nuovi parchi e giardini con la piantumazione di tre milioni di alberi da qui al 2030.  Si sta pensando a come riappropriarsi del verde, che non è altro rispetto al fabbricato. Bisogna rimboccarsi le maniche per ricostruire le foreste distrutte dalle alluvioni – ha detto Maran-  ma anche ripensare al territorio, alla crescita della qualità della vita e delle politiche ambientali, ripristinare un migliore rapporto con la natura.   Punta al sodo, Stefano Boeri, chair del comitato scientifico, architetto progettista del più volte citato Bosco Verticale che è un complesso di due grattacieli ricoperti di verde. Se uniamo assieme tutte le megalopoli, ha detto, occuperebbero si e no il 2-3% delle terre emerse, ma producono il 75% dei gas serra e consumano oltre il 70% dell’energia globale. Molte città del mondo, come Shanghai e Tokio, stanno predisponendo piani per proteggersi, perché a breve saranno sommerse dalle acque. La forestazione è uno degli strumenti più efficaci e forti per contrastare questa tendenza. Le foreste assorbono il 40% della COglobale e portarle nelle nostre città significa combattere il nemico sul suo campo di battaglia. Anziché chiudersi nella paura o negli atteggiamenti autoritari, coinvolgere tutti è un’idea di democrazia, per rigenerare le comunità assieme alla politica europea. Tetti verdi, orti urbani, viali, parchi: la sfida della moltiplicazione degli spazi verdi va affrontata per la sopravvivenza della vita.

Alberi, per la Vita. Poche lettere, per esprimere un concetto tanto semplice, quanto imprescindibile e inderogabile: la vita, la nostra vita, dipende dagli alberi e dalle loro trasformazioni fotosintetiche. Per riconoscere agli amici alberi la corretta dignità che spetta loro, in un consorzio umano sempre meno attento alle reali esigenze del pianeta, si è mossa la Fao, gerente di un’altrettanta febbre del pianeta che chiamiamo semplicisticamente fame. A Mantova, una tra giorni internazionale al massimo livello, analizza, progetta e divulga una nuova consapevolezza che traghetterà il nostro comune vivere, verso una sostenibilità responsabile, foriera di nuova aria e nuova respirabilità, per chi ci seguirà su questa Terra sempre più ammalata di soffoco. Alberi, piante, latifoglie per continuare a inalare ossigeno in purezza e non più PM10 o PM100 in quantità tali da avvelenarci gradualmente e perdutamente. Messaggi forti e incisivi, offrono vision prospettici a dieci, trenta, cinquant’anni disegnando scenari acuti e salienti per addivenire, prima che sia troppo tardi, a equilibri del vivere più rispettosi dell’ambiente e della riproduzione degli agenti positivi per l’umanità tutta. Perché il respiro, dell’orbe terracqueo, è un punto trasversale alle politiche di frontiera e di sviluppo sociale: il respiro, riguarda tutti, nessuno escluso e nessuno privilegiato. Dalle microplastiche che avvelenano i viventi marini, alle micropolveri che soffocano i viventi, anche clorofilliaci. Soluzioni che passano per numeri immani per un’inversione di tendenza a vent’anni e che puntano a fonti di rinnovamento non solo energetico, pulito, ma a una pulizia lucida e laica in chi vuole la salute e la prosperità, di questo mondo.
La Fao scende in campo forte della capillare competenza globale, sviluppata in decenni di progetti tesi a sconfiggere la fama in omnia e a migliorare la qualità della vita di quelle fasce fragili e disagiate che non hanno accesso alle basi concrete del sopravvivere: acqua, sostentamento, aria. E se il sostentamento, seppur nella propria gravità, viene considerato in un divenire gestibile, l’acqua in un essere affrontabile, l’aria soffre di un legame tanto deteriore quanto privilegiato con l’ecosistema e la sua antropomorfizzazione, che ne approfitta e lo venefica, in mille modi vacui e deliberatamente irresponsabili. E lasciando ai massimi sistemi il solo pregio di rappresentare le carenze culturali di chi crede che superficializzando il problema, lo si risolva con una semplice alzata di spalle, le cognitio più illuminate e tenaci, riconoscono nell’umile albero, nella banale pianta, meglio se latifoglia, il cardine maturo sul quale improntare e riedificare un sistema a misura di vita pulita, che renda nuovamente vivibile il globo. Decina di migliaia di piante, nel rispetto della ricchezza biodiversa, saranno il nuovo fulcro di crescita e sviluppo, principalmente in zone rase al suolo dalla miope bramosia degli umani. Bramosia che elevata a potenza di scala, ha condotto grandi aree, un tempo fertili e generose di vivibilità, a deserti riarsi e regioni inospitali. E solo attraverso nuovi impianti di verde comune, di risorse verdi, condivise e tutelate, portatrici di nuove equanimità floro faunistiche, si potrebbe raggiungere quell’inversione di tendenza ambientale, che solo uno sforzo elevato di coscienze può raggiungere in tempi ancora possibili, e altrettanto accettabili per l’umano genere. Un mondo non nuovo, non conservato in una campana di vetro, ma funzionale e efficiente che si rapporti con i bisogni primari di ognuno e ne sviluppi la coerenza con le necessità di rispondenze urgenti e sostanziali. Si calcola per difetto che ogni centomila di foglie di media grandezza, a ciclo di vita annuale, 600 umani respirino tanto ossigeno purificato quanto riescano a produrne. Su questa Terra malata siamo, approssimativamente, 6 miliardi, sette ordini di grandezza in più, rispetto al calcolo medio dei ricercatori più ottimisti e per garantire a tutti un minimo di respirabilità, servirebbero diecimilamiliardi di foglie a ciclo annuale che rilascino ossigeno purificato, in questa atmosfera rovente e inquinata da particelle sempre più piccole e sempre più insidiose per i nostri alveoli. E nel calcolo, non sono inclusi tutti gli altri esseri viventi che si cibano di aria. Studi recenti hanno portato all’ingegnerizzazione genetica di piante le cui foglie, affamate d’aria sporca, la rilasciano ripulita, unitamente a vapor d’acqua, altro elemento indispensabile al vivere, per come noi lo comprendiamo e conosciamo, in rapporto quasi otto a uno. In questa direzione si lavorerà per aumentare l’efficienza “digestiva” delle latifoglie che, se piantumate su larga scala, principalmente in zone ad alto rischio di dersertificazione secondaria, riporteranno, in molti anni, è vero, un ecosistema fortemente critico, in un’area sopportabile ad altre forme di vita secondaria che vi si potrebbero annidare, dando il via a un circo virtuoso per il pianeta, tendente alla salvaguardia di sé e dei suoi abitanti. Sulla medesima falsariga ingegneristica, la reintroduzione di alcune specie di mangrovie che, già per propria seleziona naturale, emungono acqua salata e restituiscono acqua dolce, e che opportunamente selezionate, trasuderebbero acqua, in forma aeriforme capace di captare aria sporca e restituendo aria depurata da quelle stesse membrane osmotiche che ne sono capillarmente ricoperte. Nuove frontiere tecnologiche e della ricerca per fronteggiare l’emergenza febbre del pianeta. E nuove mappature possibili e a bassissimo impatto negli inurbanamenti ad alta densità diffusiva. Nuovi concetti di giardino autosostentante, nuovi ceppi pro capite, in grado di rilasciare l’oltre e il plus air on, in uno spazio limitato e senza richiedere, per il proprio sviluppo, il rastrellamento di altre risorse disciolte nel terreno.  Un futuro immaginato per almeno un albero, meglio se ceduo, per ciascun essere vivente. E piani di silvicoltura a dieci lustri, a rotazione decennale e a infoltimento graduato dai mutamenti climatici che interverranno necessariamente in quell’aree interessate dai progetti pilota. E con ulteriori applicazioni di vivaio, sempre e più specifici ceppi di ad alta adeguatezza. E sempre e solo per scongiurare la siccità, l’ipossia, il dolore del pianeta sempre più minacciato da pratiche volutamente consumistiche.
La Fao connette la fame, con la fame d’aria e vuole sconfiggere la seconda, per sconfiggere la prima, prima che entrambe finiscano, per mano dell’una e per dimentico dell’altra, in un integrale esoterico di non ritorno.

 

 

 

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