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VERONA
Teatro Romano
Teatro Camploy

71ª ESTATE TEATRALE VERONESE
71° Festival Shakespeariano
Rumors – Verona Jazz 15

15 Giugno – 28 Settembre


Dal 15 giugno al 28 settembre 2019 è in programma la 71ª Estate Teatrale Veronese con grandi protagonisti della scena nazionale e internazionale. Organizzata dal Comune di Verona, l’Estate prevede cinquantasei serate, trentasette al Teatro Romano e diciannove, nel mese di settembre, nello spazio alternativo del Teatro Camploy. Le sezioni in cui si articola l’edizione 2019 sono come di consueto tre: prosa, danza e musica.

Per la prosa tre prime nazionali, con l’adattamento di Franco Branciaroli, anche protagonista principale, del Moby Dickdi Herman Melville; Ale e Franz impegnati nel Romeo & Giulietta, nati sotto contraria stella’; Mariano Rigillo ne Il mercante di Venezia, tra i testi più popolari e controversi di Shakespeare. Sempre per la sezione di prosa verrà proposta la versione di Luca De Fusco deLa tempestacon Eros Pagni ed Elena di Euripide, con la regia di Davide Livermore e l’interpretazione di Laura Marinoni. Arriva poi, per il settore danza, l’atteso nuovo spettacolo Alice del funambolico ensemble dei Momix e ritorna, dopo anni, il prestigioso Nederlands Dans Theater 2. Di grande richiamo anche i nove concerti della sezione musicale Rumors e Verona Jazz.

TEATRO ROMANO – PROSA – FESTIVAL SHAKESPEARIANO

Per la prosa, caposaldo della manifestazione fin dalla sua nascita nel 1948, gli spettacoli in cartellone sono cinque, tre dei quali inseriti nel 71° Festival Shakespeariano.

La tempesta (28 e 29 giugno) tradizionalmente ritenuta l’addio al teatro di William Shakespeare poiché si tratta dell’ultima opera interamente sua, viene proposta nel nuovo adattamento a firma del regista Luca De Fusco. Diventerà un atto di addio al Novecento che deve subire l’arrivo del nuovo millennio, spiega De Fusco. Eros Pagni, nella parte di Prospero, sarà un mago chiuso nel suo luogo di studio e di riflessione, che si trasfigura con giochi di allucinazioni, creando un’isola che non c’è. Tutto è nella testa del mago, compresi Ariel e Calibano, che diventano in questa lettura una sorta di Jekyll e Hyde. Il resto appare all’intellettuale novecentesco come pura barbarie millennial, che non comprende, che riesce ancora se non a sconfiggere almeno a contenere, ma alla quale sa che dovrà alla fine arrendersi. Un ragionamento sull’oggi, sul disgusto del nostro tempo che sempre più si diffonde in molti di noi e che renderà facile e struggente l’identificazione degli spettatori con Prospero, conclude il regista. Sul palco accanto a Eros Pagni ci saranno Gaia Aprea, Alessandro Balletta, Silvia Biancalana, Paolo Cresta, Gennaro di Biase, Alessandra Pacifico Griffini, Gianluca Musiu, Alfonso Postiglione, Carlo Sciaccaluga, Francesco Scolaro, Paolo Serra, Enzo Turrin.

L’adattamento di Franco Branciaroli del Moby Dick di Herman Melville, con regia di Luca Lazzareschi, è la seconda proposta di prosa (4, 5 e 6 luglio). Una prima nazionale assoluta con la Compagnia del Teatro de Gli Incamminati e Franco Branciaroli nel ruolo del capitano Achab. Numerosi sono i riferimenti, le ispirazioni e i richiami letterari che è possibile ritrovare nel romanzo di Melville: dalla Bibbia a Dante, fino a Shakespeare per quanto riguarda i monologhi, le riflessioni morali, le caratterizzazioni, la costruzione drammatica di scene e dialoghi. Spiega il regista, che è un racconto della spasmodica caccia alla balena bianca, creatura delle profondità marine, simbolo polisemico e ineffabile, incarnazione del male, caos a cui dare un ordine, proiezione esterna dell’Io del capitano Achab, la cui lotta contro Moby Dick è sete di vendetta e allo stesso tempo volontà di annientamento di se stesso e ribellione contro Dio. Achab, figlio degenere di Prometeo, di Faust e di Edipo, eroe tragico plasmato dalla follia, dal dolore e da incontenibile hybris, assume in sé molte delle caratteristiche di alcuni dei più grandi personaggi shakespeariani: Prospero, Macbeth, Riccardo III, Amleto, Lear. Branciaroli nel suo adattamento teatrale, continua Lazzareschi, estrae dal Moby Dick un nesso drammaturgico tra Melville e Shakespeare, restituendo appieno la potenza simbolica, evocativa ed insieme realistica del romanzo. Con lui dieci attori interpretano i tanti personaggi del dramma, affidandosi alla forza della parola di Melville e, attraverso l’epico racconto di Ismaele – unico superstite del naufragio – rivivono il viaggio iniziatico dell’equipaggio del Pequod il cui destino è segnato dall’ossessiva lotta di un uomo contro l’incarnazione di tutte quelle forze malvagie da cui alcuni uomini profondi si sentono divorati.

Sempre in prima nazionale è l’originale versione di Romeo & Giulietta, nati sotto contraria stella (17, 18, 19 e 20 luglio) con drammaturgia e regia di Leo Muscato ed il noto duo Ale e Franz, a recitare all’interno di una compagnia di vecchi comici girovaghi (interpretati da Eugenio Allegri, Teodosio Barresi, Marco Gobetti e Marco Zannoni) impegnati a ricoprire più ruoli, compresi quelli femminili, nell’autentico spirito elisabettiano. Il gruppo si presenta al pubblico per interpretare ‘La dolorosa storia di Giulietta e del suo Romeo’, sapendo bene che già tutti la conoscono. Rivali e complici allo stesso tempo, da un lato si rubano le battute, dall’altro si aiutano come meglio possono. Convinti di essere bravi attori, non si rendono conto che, quando sono sul palcoscenico, non riescono nemmeno a dissimulare i loro rapporti personali fatti di invidie, ripicche, alleanze, rappacificazioni. Presi singolarmente, sembrano avanzi di teatro; messi insieme formano una compagnia tragica, involontariamente comica e per questo doppiamente tragica. Succede un miracolo però: nonostante tutto, la storia di Romeo e Giulietta vince su ogni cosa e, in un modo o nell’altro, questi comici riescono a raccontare la storia dei due giovani amanti. E riescono anche a commuovere, lasciando nel pubblico il dubbio che in questa storia, più di chiunque altro, sono proprio loro quelli …nati sotto contraria stella.

Ancora in prima nazionale la terza proposta shakespeariana: Il mercante di Venezia (25, 26 e 27 luglio). Si tratta di uno dei testi al tempo stesso più popolari e controversi del Bardo, che in questa occasione vede come protagonista Mariano Rigillo, nella parte di Shylock, affiancato da Romina Mondello, nei panni della principessa ‘terrestre’ Porzia, Fabio Sartor a dar voce ad Antonio e Francesco Maccarinelli a interpretare Bassanio.

L’adattamento e la regia sono di Giancarlo Marinelli, che diresse Giorgio Albertazzi nello stesso spettacolo prima della sua morte tre anni fa, e proprio all’ultimo imperatore del teatro italiano questo Mercante di Venezia vuole essere un omaggio. Nella riduzione elaborata e scritta proprio da Albertazzi (che ha riempito tutti i teatri per oltre 200 repliche in un anno solare) i temi affrontati sono quelli da sempre cari a Shakespeare, ma anche al compianto mattatore toscano: il conflitto tra generazioni; la bellezza che muore e che si riscatta ad un tempo; la giovinezza che deve fare i conti con le trasformazioni del tempo e della società. «Se devi riprenderlo, fai una cosa: dimenticami. Dimenticati che l’ho fatto io» disse Giorgio Albertazzi a Giancarlo Marinelli in una delle ultime repliche. «Ma Giorgio – spiega Marinelli – diceva anche che il teatro è dire la verità facendo finta; è una bugia sotto giuramento. E allora sì, te lo giuro: ti dimenticherò».

Da Shakespeare alla Grecia classica con Elena di Euripide (13 e 14 settembre). Ritorna anche quest’anno, dopo la positiva esperienza delle due precedenti edizioni, la collaborazione con l’Istituto Italiano del Dramma Antico. Sul palco Laura Marinoni sarà diretta dal regista di fama internazionale Davide Livermore, che ha inaugurato la stagione operistica del Teatro Alla Scala di Milano con ‘Attila’ di Verdi. Livermore ama Elena perché afferma, è tragedia atipica dai contorni che sfumano in un gioco ironico; il finale poi, sembra irridere coloro che cercano di fare dell’arte un elenco di categorie, che debbano pedantemente rispondere a regole fisse. In Elena non si muore. E si sorride come nelle tragedie elisabettiane, che in fondo ci risultano sempre un po’ lontane, nonostante i nostri sforzi intellettuali, perché capaci di lasciare convivere le componenti del tragico e del comico, capaci di non vivisezionare la vita e le sue componenti in un modo un po’ troppo laico, libero, inglese. Forse anche per questo Elena non viene rappresentata da oltre quattro decenni, perché non risponde a nessuna aspettativa della critica che etichetta, ma chiede a chi critica di essere libero da attese, aperto ad accettare un altro livello, forse semplicemente moderno. Quello che vedremo sarà uno spazio dove affiorano i tanti naufragi di un’esistenza, e vedremo Elena vecchia, alla fine della sua vita, che dispone dei suoi ricordi e crea questa immagine fatta di cielo che respira con le sue fattezze per cambiare almeno un po’ la memoria, per giocare con essa, per immaginare un’altra possibilità, per sognarla, per un altro finale, come per tutti noi il desiderio di un happy ending.

TEATRO ROMANO – DANZA

Il cartellone prevede due attesi spettacoli internazionali.

Il primo appuntamento è con il nuovissimo Alice dei Momix (dal 29 luglio al 10 agosto) con il quale il direttore artistico Moses Pendleton porterà gli spettatori giù nella tana del coniglio. L’opera più recente di Moses è infatti ispirata ad Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, una favola grazie alla quale da oltre cento-cinquant’anni molti bambini – ed adulti – conoscono Alice e le sue avventure, proprio come se le avessero sognate loro stessi. La storia di questa bimba curiosa in un universo assurdo è un mondo pieno di fantasia e divertimento e non c’è quindi da stupirsi che sia l’ispirazione per la più recente creazione Momix. Anche Moses Pendleton è infatti artefice di mondi simili ai sogni, popolati da creature strane e stravaganti. Il corpo di Alice cresce, si restringe e cresce di nuovo; quello dei ballerini muta per mezzo di oggetti, corde e corpi di altri ballerini. «Non intendo raccontare l’intera storia di Alice – dice Pendleton – ma usarla come punto di partenza per dare libero sfogo all’invenzione. Sono curioso di vedere cosa succederà e sto diventando sempre più curioso quanto più conosco Lewis Carroll che, come me, era un appassionato fotografo. Alice – continua Pendleton – sarà un’opportunità di scoprire fin dove arriva la nostra fantasia. Con questo spettacolo voglio raggiungere sentieri ancora inesplorati nella fusione di danza, luci, musica, costumi e proiezioni».

È un ritorno al Teatro Romano dopo quattordici anni quello di Nederlands Dans Theater 2 (11 e 12 luglio), una delle compagnie di danza contemporanea più prestigiose a livello internazionale. Manca infatti dal palco del Teatro Romano dal 2005, la seconda compagnia del Nederlands Dans Theater fondata nel 1978 per supportare la compagnia principale (del 1959) con nuovi talenti. Il NDT2, in un lasso di tempo di tre anni, prepara sedici ballerini di scuola classica provenienti da tutto il mondo al passaggio al Nederlands Dans Theater. Mentre la compagnia principale offre ai ballerini la possibilità di sviluppare ulteriormente la loro personalità artistica, il NDT2 offre un vasto e composito repertorio formato da lavori di coreografi famosi come gli astri nascenti della danza Jiří Pokorný, Edward Clug, Imre van Opstal e Marne van Opstal. Una compagnia anticonformista, anticipatrice di inedite espressioni della danza contemporanea, che vuole formare i ballerini attraverso i diversi linguaggi della danza. Nel loro quartier generale a L’Aia tutto questo avviene quotidianamente in un ambiente che è terreno fertile e produttore di energia nuova per la danza contemporanea in Olanda e nel mondo. Energia che arriverà fino al palco del Teatro Romano. In Wir Sagen uns Dunkles le musiche di Schubert e Schnittke si incontrano con quelle dei Placebo. «I ballerini mi capiscono immediatamente – dice Marco Goecke – si muovono veloci, assumono movenze inedite, quasi inconsciamente ma con assoluta padronanza». Simple Things complica e arricchisce il passo a due: la cifra coreografica di Hans Van Manem apre e chiude il balletto con duetti maschili, aggiungendovi al centro, in varie combinazioni, due donne su musiche di Guy Klucevsek & Alan Bern, Joseph Haydn e Peteris Vasks. In Sad Case, movimenti sorprendenti e primitivi di Sol León & Paul Lightfoot prendono forma sulla musica di un mambo messicano, trasmettendo una tensione continua tra momenti lirici e satirici. Musiche di Pérez Prado, Alberto Dominguez, Ernesto Lecuona, Ray Barretto, Trio Los Panchos e Agustin Lara.

TEATRO ROMANO –
FESTIVAL RUMORS – VERONA JAZZ

L’apertura della sezione musicale è affidata a Rumors, festival dedicato alla voce e alle avanguardie culturali, che il 15 giugno proporrà l’unica data italiana di James Bay. Seguirà il 22 giugno il concerto della cantantessa Carmen Consoli, accompagnata sul palco da una formazione unplugged. Il 23 giugno il Teatro Romano farà da cornice al concerto di Tom Walker mentre il 25 giugno sarà il turno di Massimo Volume e Giardini di Mirò. A chiudere il festival Rumors saranno, il 21 luglio, i Negrita. Per la rassegna Verona Jazz il 19 giugno saranno sul palco del Romano Mauro Ottolini e Fabrizio Bosso Band con Storyville Story mentre il 20 giugno Paolo Fresu, Giovanni Sollima e l’Orchestra da Camera di Perugia proporranno Two Islands. Il 21 giugno si terrà il concerto Enrico Rava Special Edition mentre il 24 giugno la Glenn Miller Orchestra chiuderà la sezione dedicata alla musica con Jukebox Saturday Night.

TEATRO CAMPLOY – PROSA E DANZA

Completano il cartellone dell’Estate Teatrale Veronese gli undici spettacoli – sei di prosa e cinque di danza – in programma al Teatro Camploy. Questo spazio teatrale accoglierà, da 2 al 28 settembre, altre proposte di prosa e di danza, a cura di Fondazione Aida; Teatro Scientifico / Teatro Laboratorio; Punto in Movimento / Shiftingpoint; Cantieri Invisibili.
La sezione danza vedrà la compagnia GDO Dance Company; Ersiliadanza (con la prima nazionale di Callas); la compagnia Susanna Beltrami; Arte3.

C.S.M.
Fonte: Agenzia di stampa Verona Comune

Per l’immagine di Laura Marinoni: foto Iovino, per Franco Branciaroli,
foto Andrea Angelucci

71a ESTATE TEATRALE VERONESE
71° Festival Shakespeariano – Rumors – Verona Jazz
15 giugno – 28 settembre 2019

Verona, Teatro Romano, Teatro Camploy
Info:
spettacolo@comune.verona.it
Tel. 0458077500

Servizio biglietteria presso Box Office, via Pallone 16, Verona, Tel. 0458011154;
presso tutte le filiali BANCO BPM e delle banche del gruppo BANCO BPM;
circuito Geticket (rivenditori e sportelli Unicredit abilitati su www.geticket.it),
acquisto online su www.geticket.it, www.boxofficelive.it e tramite CALL CENTER (Tel. 848002008).

Dal 3 Giugno al 27 Luglio presso Palazzo Barbieri, angolo via Leoncino 61, Tel. 045/8066485-8066488.
Apertura dei cancelli al Teatro Romano ore 20.15.

www.estateteatraleveronese.it

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