Chiesa di Sant’Agata: i colori e i dettagli dell’opera datata 1444 sono tornati visibili dopo il restauro sostenuto da Friends of Florence .
I colori, la luce e i dettagli dell’Annunciazione conservata nella chiesa di Sant’Agata tornano visibili grazie al restauro sostenuto da Friends of Florence. L’intervento è stato presentato lunedì 21 settembre 2026 nella chiesa di Sant’Agata in via San Gallo 108. All’evento hanno partecipato il Parroco di San Charbel don Dani Kamal, la Presidente di Friends of Florence Simonetta Brandolini d’Adda, la Funzionaria della Soprintendenza ABAP per la Città Metropolitana di Firenze e la Provincia di Prato dott.ssa Silvia Benassai e la restauratrice Muriel Vervat.

«Siamo felici che oggi la communita possa tornare ad apprezzare i colori ed i dettagli dell’Annunciazione dopo un restauro che ha reso di nuovo accessibile l’opera ai devoti e visitatori. Ringrazio la Parrocchia, la Soprintendenza e tutte le persone che hanno contribuito a questo intervento, in particolare la restauratrice Muriel Vervat per il lavoro svolto ed i donatori William e Jeanne Bice» afferma Simonetta Brandolini d’Adda, Presidente di Friends of Florence.
«Il restauro che oggi celebriamo ci permette di restituire a quest’opera la dignità e la leggibilità che il tempo aveva in parte offuscato, e ci consente di consegnarla nuovamente alla città e a tutti coloro che avranno la possibilità di contemplarla. Desidero quindi esprimere, a nome della Parrocchia di San Charbel, la nostra più sincera gratitudine a tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto […]. Che quest’opera, restituita alla sua bellezza, possa continuare ad essere per la nostra comunità e per quanti la contempleranno un incontro tra la bellezza dell’arte e la Bellezza che conduce a Dio» Sottolinea don Dani Kamal parroco di San Charbel.

L’OPERA
Datata 1444, la tavola fu attribuita a Neri di Bicci da Matteo Marangoni nel 1915. Un’iscrizione nella parte inferiore del dipinto ne tramanda la committenza: fu realizzata per volontà di suor Sandra di Francesco di Niccolò Riccialbani, come offerta votiva per sé e per la madre. La composizione riprende il modello della venerata Annunciazione fiorentina del santuario della Santissima Annunziata. L’opera appartiene a una fase giovanile di Neri, ancora legata alla bottega del padre Bicci di Lorenzo e al linguaggio tardogotico, alla vigilia degli sviluppi che avrebbero segnato la sua attività nella Firenze del Quattrocento.

LO STATO DI CONSERVAZIONE E IL RESTAURO
Prima del restauro, uno spesso deposito di sporco, vernici ingiallite e vecchie ridipinture alterava la superficie pittorica. L’intervento ha restituito leggibilità alla scena: sono emersi il grigio chiaro della pietra delle architetture, in contrasto con la chioma scura degli alberi sullo sfondo, le tonalità pastello degli incarnati della Madonna e dell’angelo e la luminosità della raggiera di luce che annuncia la presenza di Dio Padre.
Il lavoro ha interessato anche il supporto in legno di pioppo, formato da quattro assi. Le due traverse inchiodate, che ne compromettevano la conservazione, sono state sostituite; sono state inoltre risanate le fenditure verticali e trattato il legno contro un attacco attivo di insetti xilofagi. Le indagini fotografiche agli ultravioletti e la riflettografia infrarossa hanno contribuito a documentare lo stato dell’opera e a orientare l’intervento. Il restauro della superficie pittorica è stato condotto da Muriel Vervat; per gli interventi sul supporto ligneo ha operato la ditta Relart di Roberto Buda, mentre le indagini diagnostiche sono state eseguite in collaborazione con la ditta di Ottaviano Caruso.
C.S.m.
Fonte: tratto da comunicato stampa 21 settembre 2026
Immagine di copertina: Annunciazione dopo il restauro
Note storico-artistiche sulla chiesa: https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&code=91651&Chiesa_di_Sant%27Agata__Firenze

SCHEDA STORICO ARTISTICA a cura di Silvia Benassai
La tavola raffigurante l’Annunciazione collocata nella chiesa di Sant’Agata a Firenze fu attribuita per la prima volta a Neri di Bicci da Matteo Marangoni nel 1915. Un’iscrizione posta in primo piano nella parte bassa del dipinto ne rende nota la datazione e la committenza del dipinto, realizzato alla metà di settembre del 1444 su commissione di suor Sandra di Francesco di Niccolò Riccialbani, il cui padre fu capitano di Pistoia nel 1400 e Podestà di Prato nel 1404. Il modello iconografico della composizione è il celeberrimo affresco della cosiddetta ‘Annunciazione fiorentina’, il dipinto murale trecentesco considerato miracoloso dalla devozione popolare, ubicato nella controfacciata del santuario della Santissima Annunziata. La datazione molto precoce di quest’ultima tavola, unita a un impianto compositivo semplificato e a un’impronta stilistica ancora profondamente legata a stilemi tardogotici, inducono a collocare il dipinto tra i numerosi esempi della produzione uscita dall’avviatissima bottega del padre di Neri di Bicci, Bicci di Lorenzo, titolare di una vera e propria impresa commerciale cui la committenza si rivolgeva per avere risultati di livello qualitativo in tempi relativamente brevi. Si può, infatti, ipotizzare che la commissione della tavola sia stata allogata a Bicci, cui potrebbe spettare l’idea compositiva e che Bicci abbia affidato la realizzazione del dipinto al figlio Neri, uno dei suoi collaboratori.
L’opera sembra costituire, dunque, il risultato della collaborazione del padre con il giovane figlio, la cui mano è stata rilevata nelle tipologie fisionomiche dei personaggi. Stringente è il confronto tra l’Annunciazione di Sant’Agata e la tavola di ugual soggetto della chiesa fiorentina di Sant’Angelo a Legnaia nel 1440 ma anche con l’analoga scena della tavola della chiesa della Madonna della Salute a Borgo a Buggiano del 1442, a conferma della diffusione di questi fortunati modelli oltre che in città, anche nel contado.
Lo stile acerbo del dipinto di Sant’Agata, evidente in alcuni dettagli come certe incongruenze dell’impianto architettonico o l’ingenuità con la quale sono rese le volumetrie anatomiche al di sotto dei panneggi, non impedisce, tuttavia, di apprezzarne il fresco linguaggio narrativo, che ben si adatta alla sentita offerta votiva di suor Sandra per l’anima sua e della madre.
Appena oltre la metà degli anni Quaranta del ‘400, circa tre anni dopo la realizzazione della tavola di Sant’Agata, Neri di Bicci dovette assumere la direzione della bottega del padre, che scomparve nel 1452. Il nostro dipinto, dunque, testimonia un momento di passaggio tra la cultura tardogotica, in cui si colloca la formazione di Neri, e le nuove istanze della pittura del primo Rinascimento, rappresentate in special modo da Filippo Lippi, Domenico Veneziano e Beato Angelico, che ebbero largo successo nella Firenze sulla metà del Quattrocento.
Dott.ssa Silvia Benassai
Funzionaria Storica dell’Arte Soprintendenza ABAP
per la Città Metropolitana di Firenze e la Provincia di Prato
Chiesa di S. Agata
via San Gallo 108 – 50129 Firenze

