Di Renzo Gabriel Bonizzi. LAC, Foce e altri luoghi: 10 giorni e oltre 30 serate di spettacolo teatrale e performativo, con artisti da 13 Paesi.

FIT – Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea porta in Ticino le creazioni di alcuni tra i più interessanti artisti del panorama teatrale e performativo svizzero e internazionale. Giunto alla sua trentacinquesima edizione, offre, con un’anteprima il 29 e 30 settembre e poi dal 2 al 11 ottobre 2026, le sue proposte in diversi spazi luganesi con artisti provenienti da tredici paesi: Argentina, Costa D’Avorio, Egitto, Francia, Germania, Italia, Libano, Messico, Palestina, Spagna, Sudafrica, Svizzera, Tunisia.

10 giorni, oltre 30 repliche, 1 film, 6 talk con gli artisti, il lancio di Laterale un nuovo progetto editoriale video in collaborazione con il LAC, la radio on the road Keep FIT with radio e le dirette del team giovani, l’iniziativa sociale del Biglietto sospeso, il tandem intergenerazionale Restez FIT!, la seconda edizione del progetto triennale dedicato ai giovani “Sentieri selvaggi” e il nuovo programma per artisti emergenti Watch&Talk. Ritorna Zona franca, realizzata in collaborazione con La Soleggiata e il suo djset e con la Rassegna Raclette che propone un live di sei ore degli Ivreatronic.

«La storia è impazzita e la velocità con cui viaggia questa pazzia è imprevedibile. Viene il dubbio però che il carisma muscolare dei tiranni sia piuttosto strategia politica che alimenta un fenomeno collettivo e coscientemente costruisce un atlante dell’odio, una realtà-spettacolo polarizzata e semplificata. Il teatro sembra, insieme a pochi altri sopravvissuti, essere diventato il luogo in cui raccogliere le fonti, in cui mostrare la realtà, nonostante dovrebbe essere il luogo della sua antitesi» afferma Paola Tripoli, direzione artistica FIT Festival.


[Raissa Avilés, Maybe a concert photo Sarah Boulette copia]

IL PROGRAMMA

Un palinsesto diversificato dove lo spettatore non è più solo spettatore, ma testimone.
La ticinese di origine messicana Raissa Avilés apre il festival con Maybe a concert, un concerto performativo apparentemente pop, con una musicista mariachi sui tacchi a spillo e un cowboy scintillante, ma che in realtà interroga le possibilità di autonomia artistica e personale all’interno di sistemi segnati da compromessi e contraddizioni. (29/30.09- ore 20.00 -Teatrostudio LAC)
L’artista svizzero Boris Nikitin, in collaborazione con il sudafricano Tšeliso Monaheng, in Kids (02.10 – ore 18.00 – Foce) segue in live un gruppo di ragazzi nati dopo l’apartheid, che tra crisi e incertezze, esplorano la città in una notte intensa e carica di emozioni. Un’opera che ritrae una generazione tra vulnerabilità, rabbia e ricerca di senso.

Aïchoucha nasce dai ricordi di Khalil Hentati legati alla nonna Aïcha, fonte di ispirazione affettiva e artistica, che reinterpreta la tradizione tunisina con strumenti contemporanei, rendendo omaggio alla musica e a chi la mantiene viva. (02.10 – ore 21.00 – Palco LAC)
Checkpoint utopia (titolo provvisorio) dell’artista ticinese Alan Alpenfelt evoca il linguaggio dei videogiochi raccontando le sfide dell’infanzia, adolescenza e età adulta. Attraverso il confronto con un gruppo di giovani, riflette su sogni, disillusioni e sul valore dell’unica “vita” che abbiamo (3/4.10 e 7-11.10 orari diversi – Teatro Studio LAC). Lo spettacolo è lo step finale del secondo anno di Sentieri selvaggi, il progetto di co-creazione del FIT.

[Matias Umpierrez, Play foto Dominik Valvo]

Al Foce, doppio spettacolo per una Night of resistance, ossia danzare contro ogni forma d’oppressione con Just one tile (03.10 – ore 20.30), un assolo autobiografico dell’artista egiziano Islam Elarabi che racconta resistenza, rivolta e appartenenza. È un atto di autoaffermazione che unisce forza e fragilità, evocando il desiderio di libertà e dando voce a una comunità spesso invisibile.
A seguire (03.10 – ore 21.00) Black, pezzo diventato iconico in Europa del performer ivoriano Oulouy, una riflessione sulla violenza e sull’emancipazione. L’opera che intreccia danza e cronaca è un potente inno artistico e politico per la comunità afro-europea.

Partendo dall’analisi della crisi del 2008 e del nichilismo del pop, That’s twisted del francese Baptiste Cazaux riflette un presente segnato da nostalgia e incertezza. (04.10 – ore 20.30 – Palco LAC)
Play (08.10 – ore 20.30 – Palco LAC), dell’artista argentino Matías Umpierrez è l’opera che più di ogni altra esemplifica il nostro atlante. Esplora potere e coscienza in un mondo caotico e frammentato. Smantella simbolicamente un archivio d’odio, mettendo in crisi la stabilità della realtà e dell’identità.
Ritorna al festival lo spagnolo Sergi Casero Nieto (09.10 – ore 20.30 – Foce), con No Pares (Sigue, Sigue) che critica la produttività neoliberale. Svela l’impatto del tecno-capitalismo sui corpi e invita a immaginare alternative basate su nuove possibilità di vita.

[Four walls and a roof, Rabih Mroue e Lina Majdalanie foto Chistophe Berlet]

A Fidai film (10.10 – ore 18.00 – Cinema Iride) parte dal saccheggio degli archivi palestinesi nel 1982 per costruire una contro-narrazione di memoria e resistenza. Attraverso un linguaggio sperimentale, il regista Kamal Aljafari riflette sull’identità e su un futuro ancora possibile, interrogando gli archivi coloniali. In collaborazione con Lux Art House e in anticipazione del Film Festival Diritti Umani Lugano.
Four walls and a roof del duo libanese Rabih Mroué e Lina Majdalanie rievoca il processo a Bertolt Brecht per riflettere su censura, esilio e libertà di parola. Collega passato e presente, interrogando i limiti della democrazia contemporanea. (10.10 – ore 20.30 – Palco LAC).
Los inescalables Alpes, buscando a currito (11.10 – ore 20.30 – Palco LAC) della coreografa andalusa Maria Suarez del Mar (La Chachi) fonde flamenco, krump e sensibilità punk in uno stile ibrido e potente. È un’esperienza viscerale e ipnotica che racconta una ricerca ostinata attraverso musica e danza.


YOUNG & KIDS

Oltre alla programmazione per adulti, la sezione Young & Kids al Foce presenta alcuni spettacoli particolarmente adatti alle giovani generazioni e che adottano linguaggi fortemente contemporanei: L’omino del pane e L’omino Della Mela dei fratelli Caproni (4.10 – ore 16.00), Bella, bellissima! di > ArteVOX /Accademia Perduta (6.10 – ore 09.30), Galassia annika della compagnia Kronoteatro (08.10 – ore 10.00).

EXTRA FIT

Accompagnano e arricchiscono il festival diversi eventi collaterali: la redazione radiofonica giovanile Keep FIT with Radio; il Biglietto sospeso che consente di donare un momento di aggregazione e emozioni a chi non può permetterselo; il progetto Restez FIT! dedicato alla partecipazione culturale degli anziani, con un tandem intergenerazionale; il nuovo programma Watch&Talk, sostenuto da Pro Helvetia, Fondazione svizzera per la cultura, che porta a Lugano un gruppo di artisti emergenti a seguire l’intero festival e a partecipare ad un workshop con la coreografa franco-algerina Laurence Yadi. Senza dimenticare gli incontri con gli artisti dopo spettacolo e il nuovo progetto Laterale in collaborazione con il LAC: la Sala 4 si trasforma in sala cinematografica per ospitare tre interviste ad artisti della scena contemporanea internazionale (Lukasz Twarkowski, Caroline Guiela Nguyen, Trajal Harrell).

Quest’anno, oltre i djset presso Zona franca, una serata evento con il famoso collettivo piemontese Ivreatronic (10.10 – ore 22.00 – 04.00 – Studio Foce). Ivreatronic nasce con le folli serate di musica elettronica in una vecchia cantina a Ivrea, per poi diventare una festa itinerante che si muove tra club, festival, parade e luoghi strambi dove portare atmosfere aliene. Arriva a Lugano con Foresta, Leonar ed Enea Pascal DJ SET.

Di Renzo Gabriel Bonizzi
(da comunicato stampa settembre 2026)

FIT FESTIVAL
29, 30 settembre e  2 – 11 ottobre 2026

Ufficio: Via Al Forte 2, Lugano, Switzerland, 6900
Biglietteria LAC: Tel +41 (0)58 866 42 22 e online su www.luganolac.ch
Per i gruppi (scolastici e non): ufficio FIT, Tel. +41 (0)91 225 67 61
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