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VERONA
Teatro Filarmonico
MISSA PRO DEFUNCTIS
di Domenico Cimarosa
La recensione di DeArtes


Il “Viaggio in Italia” che condurrà alla fine dell’anno è iniziato nel nome di Domenico Cimarosa. Un brano magnifico, uno dei capolavori sacri del settecento e “gettonato” in tutto l’ottocento, in prima esecuzione assoluta a Verona, al Teatro Filarmonico. La Missa pro defunctis in sol minore per soli, coro e orchestra fu composta dal musicista originario di Aversa durante la sua permanenza alla corte della Zarina Caterina II di Russia. L’occasione fu l’improvvisa morte di Maria Adelaide del Carretto Marchesa di Camerano, consorte di Antonino Maresca, Duca di Serracapriola, ministro in Russia per incarico di Ferdinando IV di Borbone Re di Napoli. Al Duca Cimarosa doveva riconoscenza per l’incarico a San Pietroburgo come Compositore e Maestro di Musica della Real Camera, ruolo che detenne dal 1787 fino al 1793. La Missa accompagnò le solenni esequie della Duchessa celebrate nella chiesa cattolica di Santa Caterina il 12 dicembre 1787.

Il dettato risente della concezione estetica napoletana dell’epoca, arricchito dalla straordinaria invenzione melodica cimarosiana: aspetti ottimamente posti in risalto dal Coro dell’Arena di Verona preparato da Vito Lombardi. Il grande concerto sinfonico ha visto l’esordio sul podio veronese del giovane e già affermato Alessandro Cadario, che ha guidato l’orchestra areniana con estrema cura sia nei passi brillanti che riflessivi, carichi di quel pathos con cui Cimarosa inquadra la morte come fatto tetro e ineluttabile tuttavia da accettare con serenità. Cadario ha dimostrato fedeltà allo stile e agli intenti autorali e attenzione all’omogeneità dell’insieme senza che alcun elemento abbia prevaricato gli altri, in un magnifico bilanciamento formale e interpretativo.   

Giovani pure le voci soliste. Il soprano Eleonora Bellocci ha affrontato pagine impegnative con la vocalità vivida, rivestita dalla giusta dose di tensione drammatica; il mezzosoprano Lorrie Garcia ha sfoderato talento solido e voce corposa; il basso Alessandro Abis ha brillato per l’estrema pulizia unita alla precisione; infine il tenore Matteo Mezzaro ha lasciato emergere le proprie doti, pur in una parte non lunga.  

Il focus su Cimarosa ha avuto inizio nella primavera scorsa e, dopo questa scelta qualitativamente colta che non ha trovato la risposta di pubblico che avrebbe meritato, proseguirà nella stagione autunnale virando decisamente verso il buffo con Il matrimonio segreto.

Recensione Maria Luisa Abate for DeArtes

Visto al Teatro Filarmonico di Verona sabato 12 ottobre 2019
Contributi fotografici: ©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

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