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LIBRI

SENGŪ
La ricostruzione
del santuario di Ise

Il Giappone millenario
fotografato
da Miyazawa Masaaki


L’antico è ciò che perpetua il suo disegno attraverso il continuo distruggersi e rinnovarsi degli elementi perituri (Italo Calvino, da Diario giapponese)
Con questa pubblicazione, edita da Electaarchitettura, si rendono finalmente fruibili al pubblico italiano e internazionale le immagini della 62° ricostruzione del Santuario di Ise, il più venerato tra i complessi shintoisti e icona dell’arte e della tradizione giapponese.

Il Santuario di Ise si trova a sud di Tokyo ed è il tempio shintoista simbolicamente più importante per la cultura dell’intero Giappone. Esso deriva la sua importanza non solo dalla sua antichità, che si perde nelle nebbie dei tempi, ma anche dal fatto che la divinità del Sole Amaterasu, che qui risiede, viene considerata l’antenata della casa regnante. È quindi nel segno e nell’autorità imperiale che il santuario viene ritualmente ricostruito ogni 20 anni, dal 690 d.C., quindi oramai da più di 1300 anni.Nell’autunno del 2013, il processo di ricostruzione, che prende il nome di shikinen sengū, è stato portato a termine per la 62° volta: all’inizio di ottobre, con la cerimonia del sengyo – che avviene di notte, alla presenza di un inviato imperiale – è stato trasferito lo spirito di Amaterasu dal vecchio al nuovo edificio.

In Giappone altri antichi templi – come il Santuario di Izumo, che con Ise divide antichità e radici mitologiche –  sono stati periodicamente ricostruiti, ma nessuno di essi ha conservato, fino a oggi, la medesima ossessiva fedeltà che, nel caso di Ise, si è coniugata a una sostanziale uniformità formale. Nessun’altra ricostruzione prevede poi un rituale altrettanto complesso e articolato, scandito nel suo procedere da una lunga serie di cerimonie religiose, documentate dalle fotografie riprodotte nel libro, al punto da richiedere otto anni per il suo completamento.
L’aspetto costruttivo si lega in modo inestricabile alla sostanza religiosa di cui il santuario è portatore, favorendo così la nascita di molte domande che non smettono di interrogare le menti curiose circa il suo significato storico e religioso, le tecniche antiche che vengono ancora oggi utilizzate, la sua origine mitica.

Scorrendo le pagine, con testi di J. K. Mauro Pierconti, e le fotografie inedite di Miyazawa Masaaki – che trattano del tempio Ise e dell’intero sito che lo ospita nella foresta circostante, nonché del folklore, dei riti e della partecipazione popolare che accompagnano l’opera di ricostruzione – ciò che appare evidente è la capacità di definizione del gesto che, isolato all’interno di una sequenza, chiarisce e moltiplica la portata del suo valore, trovando nella forma rituale conferma della sua validità, della sua attualità. Perché il rito, come annota il grande storico delle religioni Gerardus Van der Leeuw, non è la mera riproduzione di un evento antico, ma il suo nuovo inverarsi; il suo essere qui e ora come nuova realtà, il divenire del tempo antico il nuovo tempo e, infine, il fondersi della comune pratica costruttiva con la più alta dimensione spirituale.
Il senso di rinnovamento che l’intera società giapponese riceve dalla ricostruzione del santuario di Ise è ciò che dà forza e speranza nel futuro, nella capacità, anche per noi, di rinascere nella pienezza della nostra vita.

Le cerimonie che accompagnano il lungo periodo di ricostruzione del santuario vengano qui presentate per la prima volta al di fuori del Giappone. Pertanto, la realizzazione di questo volume ha richiesto attenzioni supplementari rispetto a una normale pubblicazione: il suo formato, nonché la sua impostazione, sia grafica sia fisica, nascono tutti dal desiderio di aderire il più possibile alle richieste e alle esigenze espresse dal santuario stesso. Poiché nella visione shintoista anche delle semplici fotografie, in quanto immagini del sacro, trattengono parte di quella sacralità, divenendo con essa un corpo inseparabile, grande cura deve essere riservata al loro trattamento.

C.S.
Fonte: Ufficio Stampa Consulenti Mondadori
Contributi fotografici: Miyazawa Masaaki

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