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MANTOVA
Teatro BIBIENA
L’INTEGRALE
DEI CONCERTI DI BACH
PER DUE
TRE E QUATTRO TASTIERE

Maurizio Baglini
Gianluca Luisi
Marcello Mazzoni
Andrea Padova
Marco Scolastra ai pianoforti
con i Solisti Filarmonici Italiani

~ La recensione di De Artes


Quattro Fazioli gran coda, le “Rolls Royce” dei pianoforti o, per restare nell’orgoglio del Made in Italy, le “Ferrari” bianconere, facevano mostra di sé sul piccolo palcoscenico del Teatro Bibiena a Mantova. Disposto tutt’attorno, un ensemble d’archi.
Tempo d’Orchestra, stagione di Oficina OCM, ha portato nella sala dove suonò il tredicenne Mozart una tappa del progetto, in fase di circuitazione, che costituisce un’occasione d’ascolto più unica che rara. Il programma ha infatti presentato l’integrale dei concerti composti per due, tre e quattro tastiere da Johann Sebastian Bach e che hanno segnato un momento importante, di peculiare bellezza, nell’ambito della colossale produzione che diede fondamentale impulso alla musica del Settecento.

Tempo d’Orchestra, stagione di Oficina OCM, ha portato nella sala dove suonò il tredicenne Mozart una tappa del progetto, in fase di circuitazione, che costituisce un’occasione d’ascolto più unica che rara. Il programma ha infatti presentato l’integrale dei concerti composti per due, tre e quattro tastiere da Johann Sebastian Bach e che hanno segnato un momento importante, di peculiare bellezza, nell’ambito della colossale produzione che diede fondamentale impulso alla musica del Settecento.

I concerti, scritti tra gli anni 1730 e 1736 quando il tedesco dirigeva il Collegium Musicum di Lipsia, sono stati eseguiti nell’ordine della catalogazione – BWV 1060 1061 e così via fino al 1065 – da cinque interpreti di spicco quali Maurizio Baglini, Gianluca Luisi, Marcello Mazzoni, Andrea Padova, Marco Scolastra, accomunati dalla precisione, dote principe in questa circostanza, e dalla perizia tecnica finalizzata al risultato d’assieme di preziosa gioiosità. Ha contribuito in modo sostanziale l’apporto dato dai Solisti Filarmonici Italiani, formazione di comprovata eccellenza in ambito cameristico guidata dal violino concertatore Federico Guglielmo, che ha interagito con le tastiere dominanti e in dialogo tra loro stesse.

L’invenzione bachiana, in questo caso applicata alla trascrizione da brani – generalmente propri, non sempre identificati con esattezza, in taluni casi andati perduti – è emersa in tutta la magnificenza della complessità armonica, nella “voce” come da prassi contemporanea affidata ai pianoforti invece degli originari clavicembali (che, va ricordato, non ne sono i progenitori). Del resto Bach, pur critico nei confronti dei primi rudimentali pianoforti che proprio in quegli anni stavano vedendo la luce, ha riservato alla tastiera un ruolo concertante, precorrendo la futura epoca del moderno strumento solista.

Il primo concerto in programma, per due tastiere in do minore, viene fatto risalire probabilmente a un originale per violino e oboe, e si è presentato tecnicamente impegnativo, con contrasti tra le aperture allegre e una zona centrale di dolente lirismo. Presumibilmente è nato per cembali soli quello in do maggiore, con le tastiere protagoniste assolute di una fitta conversazione a due voci, di un gioco interlocutorio virtuosistico sorretto dagli strumenti dell’orchestra a fare da contorno. Per due cembali ha visto la primigenia luce anche il terzo (nell’ordine proposto a Mantova) in do minore, dove è emerso un suono di particolare fulgore.

I pianoforti utilizzati sono diventati tre e, nel concerto in re minore, la creatività bachiana ha alimentato un’atmosfera di gioiosa leggerezza, per poi virare, nel successivo in do maggiore forse creato per tre violini, verso spunti riflessivi tuttavia vivaci, che hanno sottolineato la corposa interazione con l’orchestra nello sfoggio del contrappunto e nell’intersecarsi delle linee melodiche. A concludere la serata, il concerto per quattro pianoforti e orchestra in la minore, nel quale la sapienza compositiva di Bach ha inteso omaggiare la modernità espressiva di Antonio Vivaldi de “L’estro armonico”, spostandone la tonalità da si minore a la minore, mantenendo la medesima struttura e dandole un nuovo assetto timbrico.
Un esito spettacolare che ha irretito l’orecchio e affascinato lo sguardo.

Recensione Maria Luisa Abate for DeArtes

Visto al Teatro Bibiena di Mantova – Tempo d’Orchestra – l’11 dicembre 2019
Contributi fotografici: MiLùMediA for DeArtes

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