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Trento Galleria Civica CIÒ CHE VEDO. NUOVA FIGURAZIONE IN ITALIA Quattordici esponenti della pittura realista o iper realista 15 febbraio — 24 maggio 2020 APERTA


Elisa Anfuso Courtesy Liquid art system

Persone e oggetti quotidiani popolano ambientazioni dalle atmosfere sospese, fiabesche, sensuali, che sorprendono il visitatore e lo invitano a perdersi nelle trame e nei dettagli. Attraverso una selezione di quattordici artisti italiani, “Ciò che vedo” presenta alcune tra le esperienze più significative della nuova figurazione pittorica.
In mostra dipinti di Giulia Andreani, Elisa Anfuso, Annalisa Avancini, Romina Bassu, Thomas Braida, Manuele Cerutti, Vania Comoretti, Patrizio Di Massimo, Fulvio Di Piazza, Andrea Fontanari, Giulio Frigo, Oscar Giaconia, Iva Lulashi e Margherita Manzelli.

«C’è qualcosa di veramente profondo nell’uso di un mezzo che si presume sia morto da 150 anni. È una metafora di qualcosa che è eterno e rimane nonostante tutto» Anj Smith.

Giulia Andreani , “Nudeltish (spaghetti painting)”, 2019, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Sono 14 gli artisti selezionati per “Ciò che vedo. Nuova figurazione in Italia” da Margherita de Pilati, responsabile della Galleria Civica di Trento, e da Alfredo Cramerotti, curatore residente nel Galles del Nord dove dirige la Mostyn contemporary art gallery. Il panel degli artisti è costituito da italiani, giovani o mid career, con alle spalle mostre, partecipazioni a premi e fiere internazionali, collaborazioni con gallerie prestigiose e opere presenti in alcune tra le più importanti collezioni private.
Forti di una profonda conoscenza tecnica, i 14 artisti in mostra praticano una pittura realista o iper realista, recuperando stilemi della più celebre tradizione classica: sono pertanto ammessi sottotesti e simbolismi, allusioni e metafore; allo stesso tempo non mancano l’ironia, i riferimenti dissacranti, le critiche sociali.

Andrea Fontanari, “Trotsky Tea Service”, 2019, Collezione De Iorio

Oggi come ieri, la pittura recupera e rielabora la cultura visiva, costituita da elementi estetici, da pensiero, da storia, da legami sociali. Nel saggio in catalogo, Alfredo Cramerotti fa appello all’ormai popolare concetto di resilienza per spiegare la capacità della pittura, in particolare quella figurativa, non solo di sopravvivere ma di svilupparsi nel corso dei secoli in forme sempre più attuali.
La fotografia, il cinema, la performance e i nuovi media non hanno spazzato via la pratica pittorica, anzi, di questa si sono nutriti e da questa attingono continuamente. È il caso, per esempio, di certa animazione digitale o di noti videogiochi ispirati a dipinti religiosi o impianti iconografici tradizionali. Innumerevoli sono i riferimenti all’arte antica o moderna anche nei video musicali, nel cinema, nelle performance delle maggiori star e nel lavoro di moltissimi artisti contemporanei che pure non dipingono.
Diventa possibile quindi definire come “pittura” non solo una pratica tecnica o materiale, ma un vero e proprio approccio culturale e psicosociale che implica pensieri e comportamenti appresi e sviluppati nello stratificarsi del tempo.

Margherita-Manzelli-Le-possibilità-sono-infinite-1996.-Fondazione-Sandretto-Re-Rebaudengo-

Cramerotti descrive un sistema di codici estetici condivisi che portano a risultati a-spaziali e a-temporali. «La pittura non riguarda le idee, ma piuttosto è essa stessa il soggetto dell’opera». Intesa come «approccio intellettuale e psicologico alla creazione (e alla visualizzazione) dell’arte», la pittura figurativa è quindi porosa, permeabile, elastica, flessibile. Grazie a queste caratteristiche, finisce per rinnovarsi continuamente e, contemporaneamente, cambia i paradigmi culturali della società che l’ha generata, in una sorta di ricorsività evolutiva e costante. Accessibile e trasversale.
“Ciò che vedo” è quindi una mostra empatica, comprensibile, pop e colta allo stesso tempo. I dipinti esposti piacciono a diversi segmenti di pubblico: convincono i curatori e i galleristi, soddisfanno i palati del pubblico dell’arte e dei visitatori occasionali.
In linea con la vocazione della Galleria Civica di Trento, rivolta alle ricerche contemporanee e in costante ascolto degli artisti, la mostra conferma il legame del Mart con le istituzioni pubbliche e il collezionismo privato.
A Trento la nuova figurazione italiana, che affonda le proprie radici in un passato lontano, seduce ancora e di nuovo. «È una sorta di metafora di qualcosa che è sia anacronistico, del nostro (o altro) tempo, sia eterno».

C.S.
Fonte: area stampa Mart

CIÒ CHE VEDO. Nuova figurazione in Italia
15 febbraio — 24 maggio 2020

Galleria Civica di Trento
Via Belenzani 44, 38122 Trento
tel. 0461.985511
Numero verde 800.397760
civica@mart.tn.it

www.mart.trento.it

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