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Rovereto (TN) Mart I DIARI. YERVANT GIANIKIAN e ANGELA RICCI LUCCHI Il film entra a far parte delle collezioni del museo 22 febbraio – 31 maggio 2020


Leone d’Oro alla Biennale d’Arte di Venezia nel 2015, in bilico tra cinema sperimentale e arti visive, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi hanno dedicato le proprie vite ai grandi drammi del Novecento. In mostra al Mart l’ultimo film, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, e il solenne Trittico del XX secolo, entrambi appartenenti alle Collezioni del museo di Rovereto che ne ha sostenuto la produzione.

«Ho sentito l’urgenza di continuare con “I diari di Angela – Noi due cineasti. Capitolo secondo”, per me un mondo di simboli e colori. Il nostro lungo viaggio insieme non può che essere di nuovo risignificato. Mi inoltro, con non poco pudore, nella seconda parte del film che nel 2018 ha trovato accoglienza in tutto il mondo.
Ho riflettuto a lungo su come utilizzare ancora le sue parole, i disegni e i suoi silenzi.
Io e Angela abbiamo filmato e scritto due diari paralleli. Le immagini da me riprese in giro per l’Europa, per l’America e altrove, incontrano perfettamente i suoi testi». Yervant Gianikian

“I diari. Yervant Gianikian Angela Ricci Lucchi”, photo Mart, Jacopo Salvi

Celebrati dalle istituzioni culturali più importanti del mondo, dal Centre Pompidou al MoMA, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi hanno collaborato a più riprese con il Mart di Rovereto che presenta oggi il lavoro più recente, fuori concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia: “I diari di Angela. Noi due cineasti. Capitolo secondo”.
Prodotto anche grazie al sostegno del Museo, il film entra a far parte delle sue Collezioni e, per l’occasione, viene posto in dialogo con la video installazione Trittico del XX secolo. Tra i capolavori di Gianikian e Ricci Lucchi, realizzato tra il 2002 e il 2008 su commissione del museo di Rovereto, il Trittico è stato presentato durante Manifesta 7 e viene esposto oggi dopo 12 anni dall’ultima esibizione. Altre opere della coppia sono state inserite nelle mostre del Mart Le stanze dell’arte (2003), Il bello e le bestie (2004), La magnifica ossessione (2012) e La guerra che verrà non è la prima (2014).

I DIARI
A due anni esatti dalla morte di Angela Ricchi Lucchi (28 febbraio 2018), il Mart rinnova il sodalizio con la coppia artistica presentando il secondo capitolo de “I diari di Angela”.
Un racconto poetico che, attraverso filmati d’archivio e materiali cartacei raccolti in oltre quarant’anni, rivela parte della vita dei due registi. Il resoconto autobiografico di una delle più complesse e originali esperienze cinematografiche è un collage che mescola la storia di Yervant e Angela a quella delle loro produzioni, che assembla privato e pubblico, famiglia e lavoro, pensieri e cantieri, presente e passato. La dimensione spiccatamente diaristica dei pensieri di Ricci Lucchi viene rielaborata dopo la sua morte dal compagno. La lettura delle pagine dei quaderni riprende, nelle parole di Gianikian, «immagini private, registrazioni, vissuti necessari al lavoro di risignificazione dell’archivio filmico».
Poco prima della sua morte, a dicembre del 2017, Ricci Lucchi scrive un pezzo intitolato “Linea Gotica”, in cui emerge netta la commistione tra ricordo personale e violenza collettiva che contraddistingue l’intera opera della coppia: «Estate. Autunno. Inverno. Natale 1944. Primavera 1945. Le bombe ormai ci terrorizzavano. Piovevano dal cielo azzurro, estivo, venivano annunciate da rombi lontani, sempre più vicini, sempre più vicini, si abbattevano sulle nostre teste, sulle case, sulle strade, sui campi, sui fossi». Un’immagine precisa e nitida di un trauma vissuto nei primi anni di vita (la regista era nata nel 1942, in uno dei periodi più violenti del Novecento).
È un susseguirsi di annotazioni, pensieri e disegni che seguono il movimento dell’immaginazione. Scrive nell’estate del 1984, durante un soggiorno in Alto Adige: «immagini – solo immagini – diario di ciò che penso: macedonia o insalata russa di ciò che frulla nella mia fantasia, secondo i giorni e le notti…». Episodi che rivivono nel film e che ricalcano le linee di una ricerca mai interrotta e formulata tramite diversi media.
In quest’opera, ha spiegato Gianikian a Venezia, «c’è l’essenza della nostra missione artistica, storica e politica. La promessa fatta ad Angela si rinnova e splende ancora attraverso la scrittura appassionata delle sue pagine che senza barriere attraversano la cruna stretta, oscura, del mondo violento».
“I diari” recupera e celebra numerosi stilemi dell’esperienza autoriale di Gianikian-Ricci Lucchi: dall’utilizzo dei materiali d’archivio, all’abitudine della scrittura e della notazione, passando per la raccolta di oggetti e di testimonianze, in equilibrio tra ricerca storiografica e sperimentazione linguistica.

“I diari. Yervant Gianikian Angela Ricci Lucchi”, photo Mart, Jacopo Salvi

La carriera artistica della coppia è interamente dedita all’indagine sui grandi drammi del XX secolo – diaspore, guerre, genocidi – a partire da una rilettura di pellicole ritrovate e documenti. In una sorta di vocazione febbrile che analizza, seziona, scandaglia, recupera, si genera una nuova grammatica visiva attraverso l’esposizione di frammenti e l’utilizzo di tecniche di propria invenzione; come la camera analitica, che permette lo studio e l’elaborazione di singoli fotogrammi.
Un’inchiesta che interroga il presente, costruita sui detriti del passato più recente.
Tutti questi elementi sono fondanti nel monumentale “Trittico del XX secolo”, una videoinstallazione a cinque canali alla quale la coppia ha dedicato anni di produzione e di ricerche. Anche in questo caso, i materiali d’archivio e il recupero di documenti sono alla base di una complessa riscrittura della storia, in una narrazione che ne denuncia contraddizioni e storture.
Scomposti, fotografati, proiettati, i vecchi fotogrammi divengono archivi vivi; i dettagli mai illuminati costruiscono nuovi tasselli per la memoria collettiva; le immagini rimontate generano nuove testimonianze. Quello di Gianikian e Ricci Lucchi è un lavoro politico, raffinato, emotivamente potente. Nel dialogo tra passato e presente, a cambiare è la prospettiva contemporanea.

Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi, “I diari di Angela. Noi due cineasti”, 2019, frame da video, Mart

YERVANT GIANIKIAN E ANGELA RICCI LUCCHI
Yervant Gianikian (Merano, 1942), Angela Ricci Lucchi (Lugo di Romagna, 1942- Milano, 2018). Iniziano a collaborare all’inizio degli anni Settanta assemblando in vecchie scatole immagini, cartoline, oggetti e altre memorie, alcune di provenienza famigliare. Dal 1975 quegli stessi oggetti antichi vengono calati in un contesto, filmati e presentati in forma di catalogo in proiezioni mosse dai profumi prodotti con una apposita macchina profumiera. Nel 1977 il ritrovamento di un notevole numero di film muti li spinge a studiare e rileggere filmicamente le vicende più drammatiche del XX secolo. Attraverso il ricorso alla “camera analitica” – una macchina di loro invenzione che permette di approfondire ed elaborare il singolo fotogramma – diversi materiali d’archivio vengono ri-filmati, colorati, rallentati fino a diventare opere filmiche che danno allo spettatore un diverso accesso alle immagini del passato.
Hanno presentato le loro opere in numerosi festival internazionali e le loro installazioni sono state esposte in musei come Centre George Pompidou, Parigi; MoMA, New York; Jeu de Paume, Parigi; Tate Modern, Londra; Mart, Rovereto; Hangar Bicocca, Milano. Loro opere sono parte delle Collezioni del MoMA, New York; The Museum of Modern Art, Yokohama; Fondation Cartier pour l’art contemporain, Parigi; Fabric Workshop & Museum, Philadelphia; Mart, Rovereto; National Gallery of Art, Washington.
Gianikian e Ricci Lucchi hanno partecipato alla 49. e alla 55. Biennale di Venezia e a dOCUMENTA 14 Kassel/Atene. Nel 2015 la Biennale di Venezia li ha premiati con il Leone d’Oro.

C.S.
Fonte: area stampa Mart

I DIARI. YERVANT GIANIKIAN e ANGELA RICCI LUCCHI
22 febbraio – 31 maggio 2020

Mart
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