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MILANO
Galleria Fumagalli
KEITH SONNIER
Focus sulla carriera dell’artista


Da febbraio 2018 la Galleria Fumagalli ha il piacere di rappresentare in Italia l’artista americano Keith Sonnier, tra i primi e più significativi rappresentanti di una generazione che ha aperto la strada a un approccio radicale all’arte. Questo approfondimento sul suo lavoro attinge a brani da testi selezionati e immagini d’archivio gentilmente condivisi dallo Studio Sonnier e provenienti dall’archivio della galleria.

Keith Sonnier è nato a Mamou in Louisiana nel 1941, vive e lavora tra New York e Bridgehampton (New York). Dopo la laurea alla University of Southwestern Louisiana nel 1963 e un Master of Fine Arts alla Rutgers University nel 1966, comincia a sperimentare materiali industriali ed effimeri che vanno dal lattice al raso, dagli objets trouvés ai trasmettitori e ai video. Nel 1968 realizza le prime sculture utilizzando la luce a incandescenza e successivamente il neon, che rapidamente diventa l’elemento caratterizzante del suo lavoro, con l’obiettivo di dare nuova forma alla luce e nuovo significato al materiale. L’artista lavora spesso in serie, alcune delle quali ha continuato a sviluppare lungo il corso della sua carriera. Elementi delle prime opere sperimentali sono spesso riconoscibili in successive sculture e interventi architettonici.

Keith Sonnier, 2013. Ph. Caterina Verde. Courtesy Keith Sonnier Studio

L’opera di Keith Sonnier è stata esposta in importanti istituzioni in tutto il mondo. Tra le mostre personali più recenti: NOMA, New Orleans (2019), DIA/Dan Flavin Art Institute, Bridgehampton NY e Parrish Art Museum, Water Mill NY (2018), Wadsworth Atheneum, Hartford (2017), Musee d’Art Moderne et d’Art Contemporain, Nizza (2015), BMW Museum, Monaco (2012), Louisiana Art and Science Museum, Baton Rouge (2010), Rathausgalerie, Monaco e Neue Nationalgalerie, Berlino (2002). Sonnier ha partecipato a più di 360 mostre collettive, tra le quali si ricordano le partecipazioni alla Biennale di Venezia (1982, 1976, 1972) e a Documenta di Kassel (1972).

Nel 1969 l’artista ha preso parte all’iconica mostra Live in Your Head: When Attitudes Become Form alla Kunsthalle di Berna, a cura di Harald Szeemann che ha riunito 69 artisti europei e americani, come Carl Andre, Joseph Beuys, Marinus Boezem, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Richard Long, Mario Merz, Bruce Nauman, Dennis Oppenheim, Gilberto Zorio, e molti altri pionieri dell’arte contemporanea: una mostra storica, chiave, ricordata per l’approccio radicale del curatore alla pratica espositiva concepita come mezzo linguistico, che ha sancito l’inizio di molte nuove prospettive e di nuove ricerche in campo artistico, segnando la produzione artistica fino ai giorni nostri: dalla Body Art, al Minimalismo, alla Land, all’Arte Povera, al Concettuale.

Keith Sonnier, Mustee II, (Cloth Series), 1968, lattice, floccatura, spago. Courtesy Keith Sonnier Studio

PRIME OPERE EFFIMERE
Fin dall’inizio della sua carriera Keith Sonnier abbandona i materiali della scultura convenzionale a favore di quelli in grado di offrire un’esperienza sensoriale più immediata. A metà degli anni ’60 inizia a sperimentare materiali industriali ed effimeri per creare composizioni innovative. Usando stoffa, raso, garza e una varietà di diversi tipi di materiali economici, Sonnier, insieme ai suoi contemporanei, Eva Hesse, Barry Le Va, Bruce Nauman, Richard Serra, Joel Shapiro, Richard Tuttle e Jackie Winsor, mette in discussione i principi della scultura. Il suo modo di manipolare i materiali attira tanto la vista quanto il tatto dello spettatore. Le prime serie di composizioni sollecitano la percezione tattile e visiva del volume, della profondità e, soprattutto, della sovrapposizione degli oggetti tra loro.
«Prima di fare un lavoro basato sulla luce e sulla tecnologia, mi sono concentrato sui cinque sensi; su come le cose sono percepite al tatto, all’olfatto, come si possono udire.» K.S.

Keith Sonnier, Dis-Play II, 1970, veduta dell’installazione al Dan Flavin Art Institute, Bridgehampton, New York, 2018-2019. Ph. Caterina Verde. Courtesy Keith Sonnier Studio

PRIME INSTALLAZIONI AMBIENTALI
Oltre a indagare materiali non convenzionali, Keith Sonnier è anche interessato al modo in cui le persone interagiscono fisicamente con l’opera d’arte e percepiscono lo spazio in condizioni di illuminazione estreme. Crea installazioni ambientali di gommapiuma, polvere fluorescente, luce stroboscopica, luce nera e neon, in cui lo spettatore diventa parte del lavoro: mentre cammina nello spazio oscuro tra gli elementi di schiuma fluorescente, la sua percezione del colore, dello spazio e del corpo cambia per effetto della luce nera combinata con la polvere riflettente. In questo tipo di installazione l’artista impiega anche il mezzo televisivo per registrare diversi aspetti dell’opera nelle diverse condizioni di illuminazione, e soprattutto per filmare le persone che si muovono attraverso la scultura, come fossero una naturale estensione dell’opera. Utilizza anche specchi allestiti uno di fronte all’altro per creare una “camera infinita”: un modo per mostrare come il corpo interagisce in quel canale di spazio infinito.

Veduta della mostra Keith Sonnier. Light Works. 1968 to 2017, Galleria Fumagalli, Milano, 2018.
Ph. Antonio Maniscalco. Courtesy Galleria Fumagalli

OPERE AL NEON
Nel 1968 Keith Sonnier comincia a realizzare sculture a parete usando la luce a incandescenza e sperimentando in seguito il neon. Avvalendosi di tubi di rame come modello, l’artista disegna un intreccio di linee, archi e curve realizzati successivamente con tubi di vetro al neon. La qualità lineare di questo elemento chimico gli permette di disegnare nello spazio con la luce e il colore che interagiscono con l’architettura circostante.
«Sono sempre stato molto interessato al colore, e [la luce] è stata un modo per creare una scultura a colori che non fosse una pittura, né una scultura “policroma”. Ho iniziato a creare una forma di luce con colori veri, non applicati, e quindi sono stato attratto naturalmente dal neon perché era un gas, un gas intrappolato, che in termini quasi duchampiani, è molto interessante». K.S.
«Come materiale, era molto carico di significato, erotico e sexy in un certo senso, e questo suo aspetto sensuale mi interessava anche. Al contrario, Bruce Nauman era coinvolto dagli aspetti calligrafici del neon da cui non ero mai stato attratto. Certamente, ho fatto una serie di lavori basati sulla calligrafia cinese, ma il mio interesse era per la qualità gestuale, non per la segnaletica stessa». K.S.
«Proprio come Carl Andre che ha eliminato la base e trasformato il pavimento in scultura, penso di aver eliminato il muro. Ho realizzato uno spazio cromatico tridimensionale come una scultura senza un muro e senza una base, [creando] un volume gassoso, caricato elettricamente… trattando la luce come un volume, come un solido anziché solo come una condizione atmosferica». K.S.

Keith Sonnier, Ba-O-Ba Berlin, 2002, installazione site-specific, Neue Nationalgalerie, Berlino, 2002-2003. Ph. Christian Gahl. Courtesy Keith Sonnier Studio

INTERVENTI ARCHITETTONICI
Nel corso degli anni, Sonnier esplora le possibilità del neon creando anche progetti architettonici su larga scala. Nel 2002 realizza un’installazione temporanea per l’esterno della Neue Nationalgalerie di Mies van der Rohe a Berlino, intitolata BA-O-BA Berlin. Traendo il nome da un termine colloquiale del dialetto Cajun, traducibile con “chiaro di luna” o “bagnato di luce”, il progetto fa parte della serie Ba-O-Ba, iniziata nel 1969 e proseguita in varie forme fino a oggi.
La brillante triade di luce rossa, gialla e blu gioca sulla traslucenza dell’architettura di Mies van der Rohe, propagandosi sia all’interno che all’esterno dell’edificio. La luce fluisce liberamente attraverso gli spazi, tracciando la griglia rettangolare del complesso architettonico e producendo, soprattutto al crepuscolo, un affascinante dialogo tra la pura architettura in acciaio e i brillanti colori del neon.
Tra i vari interventi architettonici, vale la pena menzionare anche la prima commissione pubblica di Sonnier per un committente religioso. Nella torre della cappella di San Francesco a Steyr-Resthof (Austria), l’artista posiziona dodici spirali al neon in tre colori differenti che attraversano l’intero cubo di vetro come tracce libere e fluttuanti di un disegno nell’aria. L’installazione di luce evoca un sottile senso di apertura e spiritualità e, allo stesso tempo, diventa un punto di riferimento, un monumento.


Keith Sonnier, Cat Doucet Drawing X (Cat Doucet Series), 1995, evidenziatore su carta millimetrata, 40,5×23 cm.
Courtesy Keith Sonnier Studio e Galleria Fumagalli

DISEGNI
Nella sua pratica, Sonnier inizia sempre da un progetto disegnato su carta, successivamente riprodotto a computer per ottenere una simulazione reale dell’opera nel contesto architettonico. I disegni sono la testimonianza più sincera dell’idea iniziale e mostrano una poetica unica nelle loro raffinate forme organiche e curve che Sonnier predilige anche in scultura.
I disegni della serie Cat Doucet (da cui trae una serie di sculture al neon) sono ispirati al soprannome di un leggendario sceriffo della parrocchia di Saint Landry, contemporaneo del padre di Sonnier, che per la sua campagna di rielezione del 1952, viaggiò in una station wagon con quattro grandi altoparlanti montati sul tetto insieme a una figura ritagliata di un gatto che sfoggiava un sorriso da cartone animato e una lunga coda ricurva. Come in altri casi, l’opera rimanda alla cultura franco-americana, ma anche caraibica di Mamou, la città natale di Sonnier in Louisiana, abitata da una comunità bilingue che parla il dialetto Cajun dei francesi originari dell’Acadia insieme all’inglese americano.
«Ho sempre avuto un senso molto diverso di America, perché anche se ero americano, la mia eredità Cajun mi ha lasciato un po’ fuori; e ho visto l’America da una prospettiva diversa» K.S.


Keith Sonnier, Tad Pole (Wood and Encaustic Series), 2019, cedro, vernice a encausto e floccatura, 74x46x3 cm. Courtesy Keith Sonnier Studio

OPERE RECENTI
Dal 2010 Keith Sonnier recupera materiali quali gommapiuma, legno e floccatura già utilizzati nei suoi primissimi lavori. Tra i lavori più recenti, la serie Wood and Encaustic mostra solidi blocchi di colore realizzati con floccatura e vernice a encausto su forme singole o multiple in legno, che evocano profili naturali, zoomorfi e antropomorfi.
Le componenti in legno sono unite o con cerniere o sovrapposte a creare forme organiche animate che a volte rimangono aderenti alla superficie del muro e talvolta si protendono nell’aria come una farfalla.

STREAMING
In occasione di questo approfondimento, la Galleria Fumagalli condivide un estratto del video Positive-Negative, realizzato nel 1970 presso il Medical Studio dell’Università della California a San Diego, e proiettato durante una performance dal vivo nel relativo dipartimento artistico. È il primo nastro registrato da Sonnier in uno studio televisivo con l’aiuto di tecnici e di elaborate apparecchiature di missaggio. Due grandi telecamere da studio inquadrano la testa del performer che ruota a 360 gradi, così da generare viste complementari che sono simultaneamente proiettate su ciascuna metà dello schermo, una in positivo e l’altra in negativo. Mentre il performer si gira, le telecamere riprendono autonomamente il viso e la parte posteriore della testa, o i suoi profili sinistro e destro, mantenendo una relazione binaria costante. La solarizzazione della telecamera dissolve l’immagine e, alla fine, le sovrapposizioni alterano la percezione figura-sfondo.

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#gallaeriafumagalliwithyou

C.S.
Fonte: Galleria Fumagalli

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Info: +39 02 36799285
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