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ROMA
Fondazione Memmo
RIAPRE CONVERSATION PIECE | PART VI
La realtà è ciò che non scompare
quando smetti di crederci

Nuove date: 18 Maggio – 30 Giugno 2020


Philippe Rahm

In occasione della riapertura della Fondazione Memmo, prevista lunedì 18 maggio 2020, la mostra Conversation Piece | Part VI è stata prorogata fino a martedì 30 giugno 2020. In ottemperanza alle nuove direttive di legge in merito alle norme di sicurezza nei luoghi pubblici, l’accesso all’esposizione sarà garantito solo previo appuntamento all’indirizzo mail: fondazionememmo@gmail.com. Gli orari saranno accordati secondo disponibilità.

La Fondazione Memmo presenta Conversation Piece|Part VI, il nuovo appuntamento del ciclo di mostre, a cura di Marcello Smarrelli, dedicate agli artisti italiani e stranieri temporaneamente presenti a Roma. L’esposizione vede protagonisti Corinna Gosmaro (artista, CRT Italian Fellowshipin Visual Arts presso l’American Academy in Rome), Philippe Rahm (architetto, borsista presso l’Accademia di Francia -Villa Medici nel 1999/2000 e attualmente residente a Roma) e Rolf Sachs (artista e designer svizzero, che ha da poco stabilito il proprio studio a Roma) .Il sottotitolo della mostra, La realtà è ciò che non scompare quando smetti di crederci, è una citazione contenuta nel saggio Come costruire un universo che non cada a pezzi dopo due giorni (1978-1985) dello scrittore Philip K. Dick, che ribadisce una visione positivista del reale, ancorata alla concretezza degli oggetti. La natura della realtà è anche il nucleo della ricerca del filosofo Maurizio Ferraris e del suo Manifesto del nuovo realismo (2012), secondo cui la realtà –contraddicendo alcuni “dogmi” del postmodernismo –non sarebbe infinitamente manipolabile, segnando il ritorno della“verità”e dell’“oggettività” quali strumenti validi per la lettura del presente.

Climatic Apparel, 2020 Prototipo d’abito, tessuti misti, neon. Dimensioni variabili
Courtesy: l’artista e About a Worker Foto mostra: Daniele Molajoli

La mostra, nata da una serie di conversazioni con Philippe Rahm (Pully -Svizzera, 1967) e dalla sua ricerca tra architettura, arte e design (che l’autore stesso indica come vicina alle teorie del “nuovo realismo”), testimonia, anche attraverso le opere degli altri artisti coinvolti, una fiducia negli oggetti come possibili agenti di cambiamento. Le opere, quasi tutte realizzate appositamente per la mostra, sembrano reagire a queste sollecitazioni concettuali, cercando un dialogo tra loro, con gli ambienti della Fondazione Memmo e con la città. Rahm, noto per le sue innovative teorie sull’architettura, in linea con i principi della termodinamica, presenta Climatic Apparel, due capi d’abbigliamento unisex, due prototipi di quella che l’artista definisce “moda del Nuovo realismo” e che riflettono i principi del pensiero di Ferraris: la fiducia nella possibilità di poter incidere sul reale attraverso l’unione di tecnologie, studio dei materiali e formalizzazione estetica. I due abiti–realizzati in collaborazione con la socia Irene D’Agostino e con il brand francese About a Worker –capaci di reagire alle condizioni atmosferiche, richiamano il tema dei cambiamenti climatici, campo di ricerca dell’artista da diversi anni. Saranno allestiti in un set che riproduce la variazione di luce stagionale – invernale ed estiva – esaltando le proprietà tecniche dei tessuti e sono stati indossati da due modelli in una sfilata/performance che ha animato l’inaugurazione.

Aria calda, 2020 Veduta dell’installazione alla Fondazione Memmo
Courtesy: l’artista e The Gallery Apart  Foto: Daniele Molajoli

Corinna Gosmaro (Savigliano-Italia, 1987) sperimenta come il dato reale possa costituire il senso più profondo di un’opera d’arte attraverso l’installazione Aria calda. In un perimetro delimitato da un tappeto rosso sono esposte due tipologie di lavori: dipinti realizzati su filtri per l’aria e sculture prodotte con dei corrimani in ottone. Opere create attraverso il ricorso a oggetti d’uso comune, che si caratterizzano per la loro estrema concretezza e si muovono su un terreno liminare tra pittura, scultura e design. L’artista sfrutta le caratteristiche fisiche dei filtri (porosità, trasparenza, leggerezza, ma anche le notevoli dimensioni) per restituire immagini liriche, reminiscenze di paesaggi colti da un mezzo in movimento, mentre le sculture in ottone creano architetture ascensionali con cui il pubblico può interagire. Dipinti e sculture nascono da una presa diretta del dato reale e rimandano alla possibilità di registrare e trattenere traccia dei fenomeni connessi al loro essere in uno spazio fisico, in particolare il passaggio dell’aria e delle persone.

Empathy, 2010 Courtesy: l’artista
Foto: Daniele Molajoli

Spiazzante e non privo d’ironia l’intervento di Rolf Sachs (Losanna -Svizzera, 1955), che presenta opere realizzate a partire da oggetti di uso quotidiano o elementi naturali, trasformati e riassemblati, capaci di manifestare lo spiccato interesse dell’artista per la componente manuale e la sperimentazione sui materiali. Una dichiarazione di adesione al “nuovo realismo”, così come lo studio fotografico temporaneo allestito durante l’inaugurazione in cui l’artista ha realizzato i ritratti dei visitatori, immediatamente stampati e appesi a parete, coinvolgendo il pubblico in maniera attiva, trasformandolo da spettatore ad artefice e soggetto stesso dell’opera d’arte. All’ingresso Sachs ha collocato inoltre dei container colorati, identici a quelli utilizzati per la raccolta differenziata; ogni container è contraddistinto da un’etichetta legata a uno stato d’animo negativo, invitando così il pubblico, nel momento in cui getta un rifiuto, a liberarsi metaforicamente di quei pensieri.
La mostra è accompagnata da una pubblicazione, uscita nel febbraio 2020.

Fondazione Memmo Conversation PieceVI Veduta Mostra FotoDanieeMolajoli

CONVERSATION PIECE –IL PROGETTO
Conversation Piece nasce dalla volontà della Fondazione Memmo di monitorare costantemente la scena artistica contemporanea della città e, in particolare, l’attività delle accademie e degli istituti di cultura stranieri, dove tradizionalmente completano la loro formazione nuove generazioni di artisti provenienti da tutto il mondo. Attraverso queste mostre e altre iniziative la Fondazione Memmo vuole porsi come un amplificatore del lavoro di queste istituzioni. Il titolo del ciclo si ispira a uno dei film più famosi di Luchino Visconti, Gruppo di Famiglia in un interno (Conversation Piece, 1974), una chiara metafora del confronto tra generazioni e dei rapporti di odio e amore tra antico e moderno; ma Conversation Piece era anche un genere pittorico diffuso tra XVII e XVIII sec., caratterizzato da gruppi di persone in conversazione tra loro o colti in atteggiamenti di vita familiare.

La mostra, oltre a rappresentare un’occasione di confronto e di dialogo con Roma, si offre come momento di discussione tra personalità artistiche differenti tra loro nell’intento di far convergere energie, saperi e metodi diversi in un unico evento espositivo. Negli anni hanno partecipato circa trenta artisti internazionali fra cui Yto Barrada, Eric Baudelaire, Rossella Biscotti, Piero Golia, Francesca Grilli, Invernomuto, Jonathan Monk, Julian Rosefeldt.

C.S.
Fonte: Ufficio Stampa Maria Bonmassar

Immagine di apertura: PhilippeRahm_Climatic Apparel by Philippe Rahm architectes and Aout a Worker_Photo Philippe Rahm architectes

CONVERSATION PIECE | PART VI
La realtà è ciò che non scompare quando smetti di crederci
15 gennaio 2020 – 22 marzo 2020
Riapertura dal 18 maggio fino al 30 giugno

In ottemperanza alle nuove direttive di legge in merito alle norme di sicurezza nei luoghi pubblici, l’accesso all’esposizione sarà garantito solo previo appuntamento all’indirizzo mail: fondazionememmo@gmail.com. Gli orari saranno accordati secondo disponibilità.

Fondazione Memmo
via Fontanella Borghese 56/b, 00186 Roma
info@fondazionememmo.it

www.fondazionememmo.it

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