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SIENA
Santa Maria della Scala
Sala Galgano

SERGIO VACCHI
OLTRE LA PROFEZIA

Selezione dei lavori in mostra
Fino a 1 novembre


Sarà possibile visitare, fino al 1 novembre al Santa Maria della Scala, nella Sala Galgano, una selezione di lavori esposti durante la mostra Oltre la profezia Sergio Vacchi 1952- 2006.
Esposizione che purtroppo ha coinciso quasi esattamente con il periodo di restrizione dovuto alla pandemia. Per questo motivo, dopo un prolungamento della mostra fino al 5 luglio, il Comune di Siena d’accordo con la Fondazione Sergio Vacchi, ha deciso di adattare una sala all’esposizione di una parte di quella mostra.

Questa selezione di grande tele, mostrano ancora una volta le tappe della vita artistica di Vacchi, che ha conosciuto periodi di notorietà ampi e brillanti tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Sottolineano soprattutto la sua capacità combinatoria e citazionista dell’artista, che frequenta la cultura del XX secolo con una disinvoltura tipica di un personaggio che si sente a proprio agio solo conversando con Pablo Picasso, Marcel Proust, Mikhail Bulgakov, Greta Garbo e Giorgio De Chirico.  

Marcel, 1987


LA MOSTRA
L’esposizione “Oltre la profezia. Sergio Vacchi1952-2006”, promossa dal Comune di Siena con la collaborazione della Fondazione SergioVacchi, è curata da Marco Meneguzzi ed ha come obiettivo quello di presentare al pubblico senese la produzione di circa cinquanta anni del pittore emiliano che ha scelto il Castello di Grotti, nelle colline senesi, come buen retiro per gli ultimi dodici anni della sua vita. Nato a Cartenaso di Bologna nel 1925, Sergio Vacchi, senza seguire studi regolari, si accosta inizialmente ad una pittura influenzata dal post cubismo e da Picasso. Dopo un breve periodo in cui tenta di recuperare, come lui stesso afferma, la lezione di Cézanne, dipingendo boschi, paesaggi e scene di vita emiliana, alla fine degli anni Cinquanta si avvicina, per qualche anno, all’informale. La svolta stilistica si compie nel 1959 quando si trasferisce a Roma, dove la sua pittura, benché ancora informale, si va sempre di più accostando a quella figuratività che è propria del suo operare. I suoi maestri diventano i grandi artisti europei come Marx Ernst, Otto Dix, Bacon, De Chirico, e la sua pittura risente fortemente dell’espressionismo nato nel vecchio continente ma caratterizzata da una capacità compositiva e descrittiva originalissima, e da una pittura di grande e grandissimo formato, secondo una personale e suggestiva concezione del mondo che lo circondava.

Comunicazione urgente di Margherita al suo maestro, 2000

Per Siena, dove si era trasferito negli ultimi decenni della sua vita, il curatore Marco Meneguzzo ha pensato a costruire negli spazi del Santa Maria della Scala, una sorta di “galleria” fitta di tele grandissime, quasi che l’artista avesse dipinto i muri e le volte del palazzo alla maniera degli antichi maestri, cui evidentemente si rifaceva. Per Meneguzzo infatti: Vacchi ha sempre dipinto su grandi superfici, sin dai suoi esordi ha avuto bisogno di grandi superfici, e questa tendenza si è finalmente espressa appieno col ciclo de Il pianeta, dei primi anni Settanta, quando ha utilizzato molto spesso dimensioni fuori dal comune anche per un pittore contemporaneo. Perché questa necessità, accentuatasi nel corso del tempo? Perché i quadri di Vacchi si guardano, ma soprattutto si leggono. Lo sguardo fa fatica ad abbracciare la grandezza orizzontale di certe tele e quindi le scorre, da sinistra a destra, e anche nelle grandi campiture quadrate l’occhio percorre la tela alla ricerca di una storia. Narrazioni e storie raccontate nei grandi cicli pittorici come il Concilio, Federico II, Galileo, Perché il pianeta, Leonardo, Proust, Greta Garbo.

Le trentacinque opere in mostra, tra le più significative della sua produzione–alcune delle quali inedite–conducono lo spettatore all’interno di un mondo visionario, ma allo stesso tempo profetico, sul destino dell’essere umano. La sua ricerca ha spaziato soprattutto nel campo della profezia sulle sorti future dell’umanità in rapporto al pianeta: visioni cupe e desolate, ma non prive di ironia, mescolate a una simbologia contemporanea tutta da interpretare. La mostra senese celebra quindi la pittura di Sergio Vacchi (1925-2016), uno dei più indipendenti e originali pittori del secondo dopoguerra e famosissimo negli anni Cinquanta e Sessanta.

Il quadrato magico, 2002

«Quando ho visto in maniera compiuta le opere di Sergio Vacchi, mi ha colpito l’immanenza delle stesse e tutto quello che sapevo di lui è stato superato da una contemporaneità che va oltre un’ideaprofetica – ha detto il sindaco Luigi De Mossi- Infatti la profezia è sempre di là dal venire, mentre la pittura di Vacchi ha un’accelerazione, un’urgenza che supera le terre ed i castelli vinti e perduti ad un tempo, ma che parla con lampi diretti e traccianti all’uomo del momento. Nessuno si sottrae all’ipnosi delle opere di Vacchi, nessuno attende una risposta, ma un segno, un linguaggio, un monito che dal basso si irradia nella mente e nel cuore di chi osserva, non da spettatore, ma da protagonista dialogante con l’autore».
Un catalogo ricco e completo – edito da Silvana Editoriale – contribuisce alla riscoperta di una delle maggiori figure della pittura italiana contemporanea, grazie anche a uno scritto di Eike Schmidt–direttore della Gallerie degli Uffizi–oltre al saggio del curatore.

C.S.
Fonte: Lara Facco P&C, 25 luglio 2020

Oltre la profezia SERGIO VACCHI1952–2006
(7 marzo – 2 giugno 2020 date prima del coronavirus)
Selezione: fino al 1 novembre 2020
Ingresso gratuito

Complesso Museale Santa Maria della Scala 
Piazza del Duomo, 1, Siena 
Tel. 0577 534571
www.santamariadellascala.com  

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