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SPOLETO (PG)
Piazza Duomo
Teatro Romano

FESTIVAL DEI DUE MONDI
Otto serate di rilievo internazionale
Dal 20 al 23 e dal 27 al 20 Agosto 2020


«Siamo davvero felici di ritrovare il nostro pubblico dopo questo lungo e oscuro periodo. Nel tempo trascorso, non abbiamo mai smesso di lavorare, tenendoci pronti, ogni giorno, ad affrontare i cambiamenti e le sorti imprevedibili legate all’emergenza Covid. Non potremo mettere in scena il programma già annunciato a marzo, ma le nuove date e gli spettacoli che presenteremo potranno garantire la sicurezza di tutti, oltre che, naturalmente, la qualità artistica e l’eccellenza che contraddistinguono la manifestazione. Sono un convinto assertore del potere vivifico della cultura e il mio augurio è quello di un rapido ritorno alla bellezza ristoratrice dell’Arte in tutte le sue molteplici espressioni». (Giorgio Ferrara)

Foto dal post FB

La 63a edizione del Festival dei Due Mondi si svolge quest’anno dal 20 al 23 e dal 27 al 30 agosto. Otto serate straordinarie in Piazza Duomo e al Teatro Romano, con artisti italiani di rilievo internazionale. Un’edizione speciale e dall’alto valore simbolico. Vetrina d’eccellenza per i grandi artisti e per i giovani talenti emergenti, “officina” di creazioni originali, il Festival anche quest’anno inaugura con una nuova produzione, giovedì 20 agosto in Piazza Duomo. Pier Luigi Pizzi cura la regia, le scene e i costumi de L’Orfeo di Claudio Monteverdi, opera che dopo più di quattro secoli rimane un punto di riferimento per chi continua a credere nel valore culturale e spirituale di questo genere musicale, una favola in musica che tocca temi universali di indiscutibile attualità. Ottavio Dantone dirige l’Accademia Bizantina, Antonio Greco dirige il Coro Costanzo Porta. In scena un cast di cantanti e ballerini giovani e talentuosi. Il disegno luci è di Massimo Gasparon, le coreografie di Gino Potente.

Venerdì 21 agosto al Teatro Romano, Emma Dante mette in scena I messaggeri, spettacolo-concerto tratto da Euripide e Sofocle, con canti e musica dei Fratelli Mancuso. Un racconto che accosta i messaggeri delle tragedie greche ai nostri messaggeri contemporanei, portatori di dolore e lutto. Una coproduzione Spoleto63 e Associazione Culturale Atto Unico.

È l’Amore il protagonista del terzo lavoro ispirato al Mito classico composto da Silvia Colasanti dopo Minotauro e Proserpine, su commissione del Festival: Arianna, Fedra, Didone, tre monodrammi per Attrice, Coro femminile e Orchestra su testo tratto dalle Epistulae Heroidum di Ovidio, in Piazza Duomo sabato 22 agosto. Isabella Ferrari interpreta le tre donne, tracciando un meraviglioso affresco dell’universo femminile. Adattamento e traduzione di René De Ceccatty. Roberto Abbado dirige l’Orchestra Giovanile Italiana, Gea Garatti dirige l’International Opera Choir. Il disegno luci è di Fiammetta Baldiserri.

Tecnica impeccabile e qualità interpretative fuori dal comune caratterizzano la giovane pianista salentina Beatrice Rana, star di fama mondiale nel mondo della musica classica internazionale. Premio Abbiati come miglior solista nel 2016, si esibisce per il pubblico di Spoleto in un eccezionale concerto di Pianoforte, con musiche di Chopin, Albéniz e Ravel, al Teatro Romano domenica 23 agosto.

Foto dal post FB

Il secondo fine settimana del Festival si apre giovedì 27 agosto al Teatro Romano con il ricordo della più grande voce del XX Secolo. Monica Bellucci in Maria Callas Lettere e Memorie, per la prima volta, dal vivo, su un palcoscenico italiano, veste letteralmente i panni della cantante. Nel salotto ricostruito della casa parigina dove la Callas trascorse gli ultimi anni della sua vita, interpreta Maria, la donna oltre la diva, rivelando la sua vera storia, attraverso scritti autobiografici, materiali d’archivio e la musica che amava. I testi e la regia sono di Tom Volf.

In coproduzione con la Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova, il Festival presenta, venerdì 28 agosto in Piazza Duomo, Le creature di Prometeo | Le creature di Capucci. La musica de Le creature di Prometeo di Ludwig van Beethoven, unica tra le sue opere nata per il balletto, in un inedito incontro con il segno stilistico del maestro della moda italiana Roberto Capucci, il quale realizza, per questo concerto in forma scenica, 15 costumi dallo straordinario impatto visivo. Prometeo, titano antico e ribelle, ci riporta ai nostri giorni, ci ricorda di un’umanità tutta da ricostruire. Andrea Battisoni dirige l’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova. I movimenti coreografici sono di Simona Bucci. A cura di Daniele Cipriani.

Sabato 29 agosto al Teatro Romano, Luca Zingaretti legge La sirena dal racconto Lighea di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, un piccolo e affascinante gioiello pubblicato postumo nel 1961 per Feltrinelli, ambientato nella fredda Torino ma dal quale emerge con vigore la calda Sicilia. La drammaturgia è di Luca Zingaretti, le musiche di Germano Mazzocchetti.

Spoleto63 si conclude domenica 30 agosto con il tradizionale Concerto Finale in Piazza Duomo. Riccardo Muti dirige l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Nessuno più di lui può trasmettere un segnale, forte, di rinascita e di amore, attraverso il rigore e la profondità della sua musica e la sua innata capacità di unire le anime di tutto il mondo nel segno della cultura.

Dopo Fabrizio Ferri e David LaChapelle, è il fotografo Paolo Roversi l’autore dell’immagine che simboleggerà e guiderà la comunicazione della 63a edizione del Festival. Un’immagine, rigorosamente in bianco e nero, che ritrae l’ombra dell’attrice Adriana Asti in un gesto drammatico sulla gradinata del Teatro Romano di Spoleto e che esalta il legame indissolubile fra passato e presente.

DETTAGLIO SPETTACOLI

Pier Luigi Pizzi

Opera
Piazza Duomo
20 Agosto 2020 h  20:30 
CLAUDIO MONTEVERDI
PIER LUIGI PIZZI
L´ORFEO
Accademia Bizantina direttore Ottavio Dantone
Coro Costanzo Porta, maestro del coro Antonio Greco
regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi
coreografo Gino Potente

personaggi e interpreti:
Orfeo Giovanni Sala
La Musica Martina Cenere
Messaggera Alice Grasso
Pastore I Luca Mazzamurro
Pastore II Kevin Magrì
Proserpina Delphine Galou
Speranza Maria Luisa Zaltron
Caronte Mirco Palazzi
Plutone Paolo Gatti
Euridice Eleonora Pace
La Ninfa Arianna Talè
Coro di Ninfe e Pastori Anna Bessi, Alessandro Ravasio, Roberto Rilievi, Enrico Torre
Coro di Spiriti Roberto Rilievi, Marco Saccardin
Danzatori Elvira Elisa Ambruoso, Amedeo Angelone, Alessio Castrigiano, Pierpaolo Di Carlo, Giampaolo Gobbi, Marta Negrini, Anna Occelli, Lilia Santarossa, Alessandro Trazzera, Federica Vinario, Giulia Vinario
produzione Spoleto63 Festival dei 2Mondi

L’Orfeo di Claudio Monteverdi è considerata la prima espressione compiuta del melodramma, nel tentativo di far convergere e fondere forme diverse di rappresentazione. Dopo più di quattro secoli quest’opera è rimasta sempre un punto di riferimento per chi come noi continua a credere nel valore culturale e spirituale di questo genere musicale. In tale convinzione, mi è parso di capire, che nell’invito del Direttore Giorgio Ferrara, sta la ragione di questa scelta, per l’apertura del Festival, oltre alla sua indiscutibile attualità.

Il luogo destinato alla rappresentazione sarà lo spazio antistante il Duomo di Spoleto, il che implica un uso degli stereotipi culturali e sociali propri della piazza, come luogo di incontro e di spettacolo, tra il Teatro e la Chiesa. La narrazione parte proprio dal Teatro e si svolge sul dispositivo scenico in stretto rapporto con gli strumenti barocchi dell’Accademia Bizantina, diretti da Ottavio Dantone, nel rispetto del tessuto musicale Monteverdiano e in perfetta unione con la drammaturgia.
Il mito sta alla base della nostra cultura e i suoi segni sono facilmente accessibili a tutti. Per questo ho scelto di raccontarlo con la massima semplicità e in perfetta sintonia con questo momento particolarmente sconsolato, nella più assoluta austerità.

La favola di Orfeo, come l’ha pensata Poliziano, tocca temi universali, ai quali Monteverdi fa dono di una unità musicale interiore. Si passa attraverso la morte, in un tempo così rapido e breve, che neppure si riesce a realizzare, dalla felicità assoluta al dolore straziante del distacco e della solitudine. La morale insegna che da ogni dura prova si esce rafforzati.
È ciò che abbiamo appena vissuto, e che ha duramente colpito e segnato tanta parte dell’umanità. Riviviamo attraverso il teatro questa esperienza drammatica, cercando di capirne il mistero e di raccoglierne un insegnamento, che ci renda migliori. Pier Luigi Pizzi

Emma Dante ph Carmine Caringola

Teatro
Teatro Romano
21 Agosto 2020 h  20:30
EMMA DANTE
I MESSAGGERI
Spettacolo – concerto da Euripide, Sofocle

Messaggero de Le Baccantitraduzione di Edoardo Sanguineti
Messaggero di Medeatraduzione di Emma Dante
Messaggero di Edipo Retraduzione di Adriano Di Carlo
Messaggero de l’Eracletraduzione di Giorgio Ieranò

regia di Emma Dante
canti e musica dei Fratelli Mancuso
con Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Adriano Di Carlo, Naike Anna Silipo, Sabrina Vicari
scene Carmine Maringola
luci Cristian Zucaro
costumi Italia Carroccio
coproduzione Spoleto63 Festival dei Due Mondi e Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale

Per circa settanta giorni, alle 18.00 in punto, arrivava il bollettino della Protezione Civile; a quell´ora mollavamo tutto e ci piazzavamo davanti alla tv per ascoltare l´epilogo delle ultime ore: quante persone contagiate e soprattutto quanti morti? La nostra giornata in quarantena era scandita da notizie tremende che non dimenticheremo mai più. 

È un dolore che non si può dire con le parole, dice il Messaggero di Eracle prima di raccontare il crimine orrendo che l´eroe compie contro la sua stessa progenie, oppure La vita umana è come ombra e non esiste al mondo un essere felice, conclude il Messaggero di Medea nel racconto tremendo della morte di Creonte e di sua figlia, o ancora il Messaggero che, dopo aver  descritto l´accecamento di Edipo con le fibbie dorate della veste di sua madre-sposa, conclude il suo racconto con queste parole: Occhi mia, voi non vedrete mai né i mali che ho patito, né quelli che ho compiuto, ma d’ora in avanti occhi mia, voi vedrete soltanto ‘a tenebbra

I messaggeri delle tragedie ci riguardano da vicino, assomigliano ai nostri messaggeri contemporanei, portatori di dolore e lutto. Se accostiamo il racconto della Protezione Civile a quello delle tragedie greche, tra il nostro bollettino e la narrazione dei messaggeri troveremo molte analogie. Il messaggero arriva più o meno verso la fine della giornata in cui si svolge la storia e rivolgendosi direttamente al pubblico, come in un telegiornale, descrive per filo e per segno il racconto dell´orrendo evento. Strutturalmente l´episodio del messaggero è svincolato dal resto della tragedia e resta un racconto a sé stante con un inizio, uno svolgimento e una fine. Contiene nel suo messaggio la parte più cruenta, quella che rende la storia insopportabile al cuore e alla mente. 

Parla, dicci cos´è accaduto agli infelici, lo esorta il Coro. E il Messaggero comincia. Senza risparmiarci i particolari che sono punte di coltelli affilati. Attraverso il processo doloroso della catarsi, cerca di impietosirci per mondare il corpo e l´anima da ogni contaminazione. Emma Dante

Isabella Ferrari ph Giovanni Gastel

Musica
Piazza Duomo
22 Agosto 2020 h  20:30
SILVIA COLASANTI
ISABELLA FERRARI
ARIANNA, FEDRA, DIDONE
OVIDIO – EPISTULAE HEROIDUM

3 Monodrammi per attrice, coro femminile e orchestra
musica di Silvia Colasanti
adattamento e traduzione di René de Ceccatty
direttore Roberto Abbado
Orchestra Giovanile Italiana
International Opera Choir maestro del coro Gea Garatti

con Isabella Ferrari
editore Casa Ricordi
disegno luci Fiammetta Baldiserri
coordinamento Patrizia Frini
commissione e produzione Spoleto63 Festival dei 2Mondi

È l’Amore il protagonista del terzo lavoro di teatro musicale ispirato al Mito classico e da me composto dopo Minotauro Proserpine, nato anch’esso grazie alla “commissione” di Giorgio Ferrara per il Festival di Spoleto: Arianna, Fedra, Didone, tre monodrammi per Attrice, Coro femminile e Orchestra su testo tratto dalle Epistulae Heroidum di Ovidio. 

 Lettere immaginarie d’amore, di lontananza, di morte, improntate al tema dell’assenza dell’amato, caratterizzate dal tono nostalgico per un passato felice e dal disperato desiderio di riviverlo. Lettere strazianti e struggenti, ricche di passione e di dolcezza che ripercorrono le diverse vicende sentimentali mostrandole non più dalla prospettiva dell’eroe, debole nel suo rifiuto, ma della donna abbandonata, che diventa la vera eroina.

Arianna scrive a Teseo appena sveglia, accorgendosi che lui l’ha abbandonata fuggendo in mare. Fedra, innamorata del figliastro Ippolito, scrive una lettera seduttiva per indurlo a cedere ad un amore impossibile e incestuoso. Didone, sentendo l’ineluttabilità del suo destino di morte, scrive ad Enea in un ultimo tentativo di farlo tornare. L’attrice interpreta le tre donne, ciascuna con una storia e un carattere a sé stante, tracciando però al tempo stesso un meraviglioso affresco dell’universo femminile. In alcuni casi la voce della protagonista è affidata ad un Coro di donne – che canta il testo originale in latino – nel quale l’attrice può specchiarsi, guardandosi dall’esterno, indagando le sue diverse anime, o amplificando i ricordi passati rendendoli reali e vicini. 

Le parole dialogano o si fondono con i suoni dell’orchestra, che a tratti preannuncia, a tratti sottolinea, i diversi stati d’animo che si succedono e si sovrappongono in questo flusso di pensieri che racconta in modo eterno e universale l’Amore. Silvia Colasanti

Beatrice Rana ph Simon Fowler

Musica
Teatro Romano
23 Agosto 2020 h  20:30
BEATRICE RANA
PIANOFORTE

Fryderyk Chopin
Scherzo n. 1 in si minore op. 20
Scherzo n. 2 in si bemolle minore op. 31
Scherzo n. 3 in do diesis minore op. 39
Scherzo n. 4 in mi maggiore op.54

Isaac Albéniz 
estratti da Iberia, Libro III

Maurice Ravel
La Valse

produzione Music Promotion Sas

Tecnica impeccabile e qualità interpretative fuori dal comune fanno della talentuosa pianista salentina Beatrice Rana una star internazionale di fama mondiale, nonostante la giovane età di 27 anni. Premio Abbiati come miglior solista nel 2016, si esibisce per il pubblico di Spoleto in un eccezionale recital pianistico.

Monica Bellucci ph Tom Volf

Teatro
Teatro Romano
27 Agosto 2020 h  20:30
MONICA BELLUCCI
MARIA CALLAS LETTERE E MEMORIE

testi e regia di Tom Volf
presentato da Les visiteurs du soir

“Un giorno scriverò la mia biografia. Vorrei essere io a scriverla, per chiarire alcune cose. Sono state dette così tante menzogne su di me…” (Maria Callas)

In occasione della pubblicazione del libro Maria Callas. Lettres et Mémoires, Monica Bellucci, alla fine del 2019, per la prima volta ha debuttato in teatro, allo Studio Marigny di Parigi, e per la prima volta calca un palcoscenico italiano, a Spoleto.

Dall’infanzia modesta trascorsa a New York agli anni della guerra ad Atene, dal debutto in sordina all’Opera fino alle vette di una carriera di livello internazionale, segnata da scandali e tribolazioni personali, dall’amore idealizzato per suo marito alla passione travolgente per Onassis, questo racconto unico rivela, per la prima volta, la vera storia di Maria Callas che si cela dietro la leggenda. A volte ci svela Maria, come una donna vulnerabile, divisa tra la vita sul palcoscenico e la vita privata, a volte Callas, l’artista vittima delle sue esigenze e in perpetua battaglia con la sua voce, e che, nonostante la solitudine parigina dei suoi ultimi anni, continuerà a lavorare instancabilmente fino al suo ultimo respiro, all’età di 53 anni.

Un autoritratto profondamente commovente e affascinante della più grande voce del XX Secolo.
“Questo spettacolo è per me il risultato di 7 anni di lavoro dedicato a Maria Callas. Nel film Maria by Callas (uscito in 45 paesi nel 2018) alcune lettere erano già lì di sottofondo.

Rappresentavano per me la voce più intima della donna dietro la leggenda, più Maria che Callas. Nella mostra che portava lo stesso nome, ancora una volta alcune di queste lettere erano lì, questa volta fisicamente all’interno di vetrine. Con il libro Maria Callas. Lettres & Mémoires, ho avuto l’impressione di aggiungere l’ultimo tocco alla costruzione di un multi-progetto enorme e arduo attraverso una prospettiva comune: mettere la voce di Maria al centro della scena e consentirle, attraverso una serie di documenti e materiali di archivio inediti, di raccontare la propria storia, con le sue stesse parole.

Contemporaneamente alla pubblicazione del libro, il mio incontro con Monica Bellucci ha dato vita a questo ultimo progetto, sul palco questa volta. È stata una vera sfida, avere la responsabilità e le capacità di mettere per iscritto la vita della Callas, utilizzando solo ed esclusivamente le sue parole, in uno spettacolo che dura poco più di un’ora. In effetti, stiamo parlando di 30 anni di vita pieni di gloria e di dolore, che si dispiegano sotto i nostri occhi. Le sue memorie, che sono incomplete, aprono e chiudono lo spettacolo. Maria parla direttamente al pubblico e si confida con esso, rivelandosi come mai prima d’ora. Per la prima volta è lei a raccontare la sua storia, non più altri a parlare per suo conto. Ed è proprio attraverso queste numerose lettere, indirizzate a persone a lei vicine, alcune anonime, altre famose, che arriviamo a scoprire una donna irriconoscibile e sconosciuta; forte e vulnerabile allo stesso tempo; piena di ambizione e di sogni nei suoi anni più giovani; piena di dubbi e di sofferenza nei suoi ultimi anni.

Lo spettacolo è stato concepito in tre parti, che si susseguono cronologicamente, seguendo la naturale scansione dei tre decenni attraversati dalla Callas: gli anni ‘50, le sue prime esibizioni sul palcoscenico e il suo matrimonio con Meneghini; gli anni ‘60, l’incontro con Onassis e la loro storia d’amore, interrottasi otto anni più tardi; e gli anni ‘70, i suoi ultimi anni, intrisi di nostalgia e solitudine.

Al centro della scena un divano, la riproduzione esatta di quello che si trovava in Avenue Georges Mandel, l’appartamento di Parigi dove la Callas ha trascorso gli ultimi 15 anni della sua vita. Accanto al divano, un grammofono, con il quale Maria ascoltava le sue stesse registrazioni e brani del Bel Canto, genere che così tanto amava.

Questa musica, così come le sue registrazioni, si possono ascoltare in diverse occasioni durante lo spettacolo, come fossero un trattino che unisce una lettera all’altra, a significare il tempo che scorre, una voce che inizia a sgorgare con tutto il vigore della giovinezza e che, a poco a poco, comincia a svanire, lasciandosi dietro nient’altro che un pianoforte, che suona in solitudine, melodie perdute da tempo.

Monica Bellucci veste un abito appartenuto alla Callas, prestato dalla collezione italiana My private Callas, rimasto chiuso per oltre 60 anni, e mai indossato da nessun’altra. Questo vestito e la spettacolare trasformazione di Monica, così come il gioco di luci e chiaroscuri, danno l’impressione di essere davvero nel salotto della Callas, con il suo spirito che riappare per un breve tempo per condividere, attraverso le parole proprie di Maria, un momento di intimità con il suo pubblico.” Tom Volf

Roberto Capucci

Danza
Piazza Duomo
28 Agosto 2020 h  20:30
LUDWIG VAN BEETHOVEN
ROBERTO CAPUCCI
LE CREATURE DI PROMETEO
LE CREATURE DI CAPUCCI

musica di Ludwig van Beethoven
costumi originali di Roberto Capucci

concerto in forma scenica con l’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova
direttore Andrea Battistoni
a cura di Daniele Cipriani
movimenti coreografici di Simona Bucci
coproduzione Spoleto63 Festival dei 2Mondi e Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova

danzatori (in ordine di apparizione) Hal Yamanouchi, Fabio Bacaloni, Davide Bastioni, Filippo Pieroni, Nico Gattullo, Marco Lo Presti, Roberto Lori, Luca Campanella, Giampiero Giarri, Raffaele Iorio, Antonio Cardelli, Flavio Marullo, Riccardo Battaglia, Damiano Ottavio Bigi, Luca Giaccio

si ringrazia per la collaborazione al Maestro Capucci Anna Biagiotti 

Nell’anno in cui ricorre il 250° anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven (Bonn, 16 dicembre 1770 – Vienna, 26 marzo 1827), la Fondazione Carlo Felice di Genova presenta in forma scenica la rara esecuzione integrale dell’unico balletto del catalogo beethoveniano, proposto in una suggestiva e inedita combinazione: Le creature di Prometeo / Le creature di Capucci. Il progetto realizza un formidabile incontro tra le arti, celebrando il genio creativo di due storici protagonisti distanti nel tempo quanto vicini nell’estro. Da un lato Ludwig van Beethoven con la sua unica partitura a destinazione coreutica: il balletto in due atti Le Creature di Prometeo (Die Geschöpfe des Prometheus) op. 43, commissionato dal Teatro Imperiale di Vienna per le coreografie di Salvatore Viganò, che debuttò al Burgtheater nel 1801. Dall’altro Roberto Capucci, maestro dell’alta moda internazionale, innovatore di stile capace di far dialogare gli abiti con la natura, l’arte e l’architettura, qui protagonista con una serie di bozzetti dal forte impatto visivo, da poco esposti nella mostra “Capucci Dionisiaco. Disegni per il teatro” agli Uffizi di Firenze. I due processi artistici si incontrano in questa occasione nella loro natura indipendente, distanti nella storia e nella fonte ispiratrice: linee parallele che si intersecano nello spazio scenico in un insolito connubio da cui nascono nuove possibilità e visioni. I due mondi si ritrovano in una dimensione metaforica: quella della potenza musicale ispirata alla mitologia – come rappresentazione degli archetipi che plasmano la psiche umana – e quella di creature “altre” che come effluvi appaiono per poi sparire nell’immaginario onirico attingendo alla stessa matrice archetipica. 

Prometeo, titano antico e ribelle, ladro di scintille e dispensatore di fuoco: un mito lontano che racconta di un’umanità in costruzione, destinata alla civiltà e al progresso attraverso i doni divini dell’amore e della bellezza. Furono proprio gli “uomini di Prometeo” al centro dell’ispirazione di Salvatore Viganò, celebre coreografo italiano impegnato all’inizio del diciannovesimo secolo nella messa in scena del balletto Le creature di Prometeo con le musiche originali di Ludwig van Beethoven. L’argomento riprendeva per l’appunto la favola classica di Prometeo “nobile spirito che, trovati gli uomini del suo tempo in uno stato di ignoranza, li affinò nelle scienze e nelle arti e li ammaestrò nei costumi”.

Sul piano musicale, Beethoven, seguì con fedeltà l´originale traccia indicata da Viganò (16 episodi a cui si aggiunge la nota Ouverture e un’Introduzione); non solo, riuscì ad animare i drappeggi del candido quadro neoclassico con una strumentazione di ardita raffinatezza e generosa di elementi concertanti. 

Nel 2020, la Fondazione Carlo Felice di Genova omaggia il genio musicale di Ludwig van Beethoven con questo concerto in forma scenica a cura di Daniele Cipriani, inedito incontro tra musica e alta moda. In occasione del concerto, eseguito dall’Orchestra del Teatro Carlo Felice e accompagnato dai movimenti scenici di Simona Bucci, la produzione ha dato il via all’eccezionale realizzazione di 15 costumi dai bozzetti originali di Roberto Capucci esposti nel 2018 agli Uffizi di Firenze: un sorprendente repertorio di costumi maschili ispirati dall’idea di una messinscena onirica. 

Musica e moda insieme, in un duplice e originale omaggio al genio creativo e alla potenza immaginativa dell’arte.

Luca Zingaretti ph Gian Marco Chieregato

Teatro
Teatro Romano
29 Agosto 2020 h  20:30
LUCA ZINGARETTI legge
LA SIRENA

dal racconto Lighea di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
drammaturgia Luca Zingaretti
musiche Germano Mazzocchetti
eseguite dal vivo da Fabio Ceccarelli
produzione Zocotoco srl

Nel tardo autunno del 1938 due uomini si incontrano in una Torino a entrambi estranea. Paolo Corbèra è nato a Palermo, giovane laureato in Giurisprudenza, lavora come redattore de “La Stampa”. Rosario La Ciura è nato ad Aci Castello, ha settantacinque anni, ed oltre ad essere senatore, è il più illustre ellenista del tempo, autore di una stimata opera di alta erudizione e di viva poesia. Il primo risiede in un modesto alloggio di via Peyron e, deluso da avventure amorose di poco valore, si trova «in piena crisi di misantropia». Il secondo vive in «un vecchio palazzo malandato» di via Bertola ed è «infagottato in un cappotto vecchio con colletto di un astrakan spelacchiato», legge senza tregua riviste straniere, fuma sigari toscani e sputa spesso. I due sconosciuti si incontrano in un caffé di via Po («una specie di Ade» o «un adattissimo Limbo») e, a poco a poco, entrano in una garbata e cordiale confidenza. Tra riflessioni erudite, dialoghi sagaci, battute cinicamente ironiche, i due trascorrono il tempo conversando di letteratura, di antichità, di vecchie e nuove abitudini di vita. In un immaginario viaggio, geografico e temporale tra il Nord e il Sud, emerge un mondo costruito sulla passione e l’estasi. Alle iniziali avventure del giovane con «sgualdrinelle ammalate e squallide (…), di un’eleganza fatta di cianfrusaglie e di moinette apprese al cinema, a pesca di bigliettucci di banca untuosi nelle tasche dell’amante» si sostituisce, in modo tanto sinuoso quanto dirompente, l’amore del vecchio per una creatura dal sorriso che esprime «bestiale gioia di esistere, una quasi divina letizia», dal «profumo mai sentito, un odore magico di mare», dalla voce che pare un canto.

Nonostante Giuseppe Tomasi di Lampedusa sia noto soprattutto per Il Gattopardo, se si osserva la pur modesta opera letteraria dell’autore, non si può far a meno di annoverare tra i suoi capolavori anche quel piccolo gioiello che è Lighea. Pubblicato postumo nel 1961 per i tipi di Feltrinelli, questo racconto affascina sotto innumerevoli aspetti. Colpiscono le raffinate scelte semantiche che spaziano dall’italiano forbito al dialetto popolano, la precisa e attenta costruzione della sintassi, le scrupolose descrizioni di luoghi, personaggi, eventi, ma soprattutto sensazioni. Dalle pagine del racconto ambientato nella fredda Torino emerge con vigore la calda Sicilia: l’odore della salsedine, il sapore dei ricci di mare, il profumo di rosmarino sui Nèbrodi, il gusto del miele di Melilli, le raffiche di profumo degli agrumeti, «l’incanto di Castellammare, quando le stelle si specchiano nel mare che dorme e lo spirito di chi è coricato riverso fra i lentischi si perde nel vortice del cielo mentre il corpo, teso e all’erta, teme l’avvicinarsi dei demoni». Di tutte queste sensazioni si arricchisce lo spettacolo La Sirena, accompagnato dalle musiche del Maestro Germano Mazzocchetti, di cui Luca Zingaretti non è solo interprete ma anche curatore della regia e dell’adattamento drammaturgico, e in cui trova spazio, in un percorso tra la carnalità del Presente e la spiritualità dell’Antichità, la ricchezza della poesia della terra siciliana su cui sembra palpitare quella melensa e liquorosa stasi del vivere che connota gran parte dei paesaggi e degli uomini.

Riccardo Muti ph Todd Rosengerg

Musica
Piazza Duomo
30 Agosto 2020 h  20:30
RICCARDO MUTI
CONCERTO FINALE

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
direttore Riccardo Muti
soprano Rosa Feola

programma musicale da definire

Riccardo Muti dirige un concerto straordinario per il Festival dei Due Mondi, con la partecipazione del soprano Rosa Feola.

Fondata nel 2004 l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini è formata da giovani musicisti, provenienti da tutte le regioni italiane, selezionati da commissioni internazionali da lui presiedute.

In occasione del concerto che il M° Riccardo Muti terrà in Piazza del Duomo a Spoleto, vi invitiamo a visitare il sito internet ufficiale del Maestro www.riccardomutimusic.com allo scopo di essere aggiornati sulle attività del Maestro.

C.S.
Fonte: Ufficio Stampa, 20 luglio 2020

FESTIVAL DEI DUE MONDI
dal 20 al 23 e dal 27 al 30 agosto 2020

call center Festival
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