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Carabinieri
Tutela Patrimonio Culturale

RESTITUITE OPERE D’ARTE TRAFUGATE
Ai legittimi proprietari
Ottobre novembre dicembre 2020


I mesi di questo autunno-inverno 2020 sono stati densi di restituzioni di opere d’arte, avvenute in molte parti d’Italia, a seguito delle indagini condotte del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Di fondamentale importanza per l’identificazione degli oggetti trafugati è risultata la comparazione delle immagini con quelle contenute nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, gestita dal Comando TPC, la più grande banca dati al mondo di beni artistici rubati.

Sovente, a essere colpiti da azioni criminose sono edifici religiosi e beni che uniscono il valore artistico a quello devozionale. Per affrontare al meglio questa problematica, sono state pubblicate, nel 2014, le “Linee Guida per la Tutela dei Beni Culturali Ecclesiastici” nell’ambito della collaborazione tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, l’Arma dei Carabinieri e la Conferenza Episcopale Italiana.

Madonna con Bambino e San Giovannino

PADOVA: RESTITUITO UN DIPINTO DEL ‘500
A Padova, presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Βelluno, Padova e Treviso, lo scorso 4 dicembre è stato restituito il dipinto a olio su tavola risalente al Cinquecento “Madonna con Bambino e San Giovannino”, rubato da un’abitazione privata a Portogruaro (VE) nel 1969. Il recupero è avvenuto nell’ambito di una articolata indagine del Nucleo TPC di Napoli, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, che ha permesso di identificare come colpevoli due persone, gravitanti nell’ambiente del mercato antiquario. In assenza di eredi del proprietario, il dipinto è stato restituito alla Soprintendenza di competenza, per la sua prossima collocazione presso strutture religiose o museali a Portogruaro.

Nell’ambito della stessa attività investigativa sono stati recuperati due pannelli Luigi XVI in marmo policromo trafugati dalla Chiesa di Santa Maria della Consolazione di Pozzuoli (NA), già restituiti alla Diocesi.

Ostensorio in argento asportato dall’Istituto Pontificio Missioni Estere di Trentola Ducenta (CE)

AVERSA: RESTITUITI BENI ECCLESIASTICI
Importanti opere d’arte trafugate dalle chiese della Diocesi di Aversa (CE), di Capua e di Teano sono state restituite lo scorso 5 dicembre, nella sede del Seminario Sacro-Cuore del Pontificio Istituto Missioni Estere di Trentola Ducenta (CE). L’indagine ha portato all’individuazione di ventinove persone: quattro ladri che organizzavano i ‘colpi’, inoltre ricettatori e acquirenti. La banda criminale è ritenuta responsabile di 55 furti, molti dei quali si sono conclusi con lieto fine e beni restituiti, come a Potenza, Matera e in molti altri casi, tra i quali quelli qui di seguito descritti.

INDIVIDUATA ORGANIZZAZIONE CRIMINALE CHE DEPREDAVA CHIESE SULL’INTERO TERRITORIO NAZIONALE
Due importanti restituzioni risalgono allo scorso 2 dicembre: un inginocchiatoio in legno intagliato, rubato il 13 maggio 2010, riconsegnato al Parroco della Chiesadi San Lorenzo a Occhiobello (RO); e una scultura in legno raffigurante Gesù Bambino, rubata il 10 febbraio 2011, riconsegnata alla Parrocchia di San Bartolomeo di Porto Viro (RO).

L’investigazione condotta dal Nucleo TPC di Napoli, coordinata dalla Procura della Repubblica partenopea, ha permesso di individuare l’organizzazione criminale, attiva da numerosi anni su tutto il territorio nazionale, da Bolzano a Catania, con base logistica in Campania, responsabile di 55 furti, di cui si è anzidetto.    

Tra i più rilevanti, l’intero tesoro di San Donato, asportato dalla Chiesa di Santa Maria degli Angeli di Acerno (SA), e due busti in legno raffiguranti San Paolo e San Pietro, rubati dalla Chiesa di San Carlo a Cave (RM).

Questa restituzione segue di poco l’operazione compiuta dal Nucleo TPC di Cagliari, che aveva smantellato un gruppo di finti restauratori dediti a raggiri ed estorsioni in danno di parroci e responsabili di altri luoghi di culto.

Franco Angeli

CASTELFIORENTINO: RESTITUITA OPERA DI FRANCO ANGELI
Un’opera pittorica contemporanea composta da figure geometriche è stata restituita lo scorso 7 novembre, dal Nucleo TPC di Firenze, al titolare di una nota Galleria d’Arte di Castelfiorentino (FI), da dove venne trafugata con destrezza, insieme ad altre, il 14 novembre 2011. L’opera, realizzata nella prima metà degli anni ’70 del secolo scorso, è firmata dall’autore.

Già nel recente passato il Nucleo TPC di Firenze si era occupato con successo del furto di Castelfiorentino: nel gennaio 2017, erano state recuperate e restituite altre due opere dello stesso artista, provenienti dal medesimo furto, in occasione del quale erano stati complessivamente trafugati dieci tra dipinti e disegni di vari autori contemporanei.

Riconsegna Urna Santo Sepolcro

ANGHIARI: RESTITUITA L’URNA PER IL SANTO SEPOLCRO
È stata riconsegnata nella mattinata del 20 ottobre dal Nucleo TPC di Firenze, al parroco della Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Anghiari (AR), luogo da cui fu trafugata il 22 agosto 1993. L’urna per il Santo Sepolcro, d’artigianato toscano, in legno intagliato e dipinto risalente al XVIII secolo, di elevato valore devozionale, era collocata sull’altare della chiesa e utilizzata durante le solenni celebrazioni della Santa Pasqua.

OPERAZIONE RES ECCLESIAE
Nel mese di ottobre i Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di otto persone a Fontanella (BG), Samarate (VA), Bologna e Labico (RM).

L’organizzazione criminale, radicata nella zona di Oristano, restaurava abusivamente beni ecclesiastici commettendo truffe ed estorsioni a danno di sacerdoti e responsabili di istituti religiosi cattolici, sia in Sardegna che in altri luoghi della penisola. L’operazione è stata condotta in sinergia con i Comandi Provinciali dei Carabinieri di Pordenone, Bergamo, Varese, Brescia e Roma e con il supporto del 2° Nucleo Elicotteri di Orio al Serio.

Il Nucleo TPC di Cagliari haavviato l’indagine “Res Ecclesiae” nel dicembre 2017 a seguito di segnalazioni e denunce che hanno portato a ricostruire un’attività illecita riconducibile a 13 protagonisti di etnia Rom. Tre persone che costituivano il vertice del gruppo criminale, sono attualmente in carcere.

Attraverso l’utilizzo di automezzi, schede e telefoni, falsa modulistica e persino di un locale dotato della strumentazione necessaria alla realizzazione di trattamenti galvanici, i ‘consociati’ simulavano l’attività di un’azienda di restauro, perpetrando un numero indeterminato di delitti contro il patrimonio, truffe ed estorsioni.

Dal 2015 si sarebbero verificati oltre cento episodi, ricostruiti grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, riprese video, servizi di osservazione, controllo, pedinamento e accertamenti patrimoniali. Il modus operandi era consolidato: accreditandosi come esperti restauratori attraverso false referenze e false identità, convincevano i religiosi a consegnare beni ecclesiastici, per lo più argenti, per effettuare interventi di ripulitura o restauro, concordando prezzi estremamente competitivi. Prima della riconsegna i malviventi richiedevano il pagamento di una somma molto più alta rispetto alla pattuita, adducendo come scuse il dover pagare manodopera aggiuntiva oppure la sopravvenuta necessità di utilizzare grossi quantitativi d’oro, a volte facendosi consegnare gioielli ed ex voto al fine di fonderli per utilizzarne il metallo.

L’importo economico estorto è stato quantificato in diverse centinaia di migliaia di euro, a cui andrebbe sommato il valore dei pezzi mai restituiti, dei gioielli devozionali talvolta utilizzati dalle vittime a titolo di pagamento, degli interessi dei finanziamenti accesi dai parroci per poter far fronte alle indebite richieste di pagamento.

I malviventi, ufficialmente nullatenenti, conducevano una vita molto agiata, acquistando abitazioni, terreni e autovetture di grossa cilindrata, organizzando vacanze di lusso e festini a base di champagne. Inoltre, quattro dei destinatari della misura cautelare percepivano il “reddito di cittadinanza”.

I funzionari storici dell’arte delle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari e di Sassari, descrivono lo stato di conservazione di alcuni beni “restaurati”, che scontano i danni di operazioni invasive, inidonee, con un netto ed evidente peggioramento dei fenomeni di degrado.

Con l’operazione del 20 ottobre 2020 e il sequestro preventivo dei beni, lo Stato ha dato un importante segnale al radicato fenomeno criminale delle truffe, del restauro abusivo e del conseguente, spesso irreversibile, danneggiamento dei beni culturali chiesastici.

M.F.C.S.

www.carabinieri.it   

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