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MANTOVA ROMA
Palazzo Ducale e
Direzione Generale Musei

RITORNA L’ARAZZO
DI GIULIO ROMANO

Capolavoro del Rinascimento
posseduto da Federico Zeri


Un capolavoro del Rinascimento torna nella sua Mantova: Venere spiata da un satiro con i puttini, arazzo tessuto tra il 1539 e il 1540 su committenza di Federico II Gonzaga, recentemente acquistato dal MiBACT per conto dello Stato Italiano grazie all’impegno della Direzione Generale Musei, alla regia di Palazzo Ducale di Mantova e al supporto di Fondazione Palazzo Te di Mantova. Opera di dimensioni monumentali – alta più di quattro metri e larga circa quattro metri e mezzo – va ad arricchire la già rilevante collezione del museo di Palazzo Ducale.

Un arazzo di queste dimensioni poteva richiedere il lavoro di un’équipe di undici arazzieri per circa due anni. Sappiamo che quest’opera fu una sorta di campione delle capacità dell’arazziere fiammingo Nicolas Karcher, il più importante allora attivo in Italia, chiamato apposta a Mantova dal duca Federico II Gonzaga per fondare un opificio di arazzeria. A Giulio Romano si deve l’invenzione della scena, il cui soggetto centrale è tratto dal testo classico Εἰκόνες di Filostrato. La gestazione è nota grazie a un disegno preparatorio oggi conservato presso la Devonshire Collection a Chartsworth in Inghilterra, e un frammento di cartone policromo che raffigura il dettaglio dei puttini che giocano con una lepre conservato a Parigi presso il Musée du Louvre.

L’arazzo è il primo di una serie, completata dal Cardinal Ercole Gonzaga, che fu reggente della città dopo la morte di Federico II Gonzaga avvenuta nel 1540. Assieme agli altri fu esposto a Mantova, a Palazzo Tenel 2010, per la mostra “Gli arazzi dei Gonzaga nel Rinascimento” (a cura di Ernest H. Gombrich e Manfredo Tafuri).

Questo tessuto, appartenuto certamente ai Gonzaga per almeno tutto il Seicento, riemerse soltanto agli inizi del XX secolo a Vienna. Intorno al 1972 fu segnalato a Londra sul mercato antiquario e fu acquistato dal celebre storico dell’arte Federico Zeri, che ne comprese l’importanza. Alla sua morte, giunse ai suoi eredi e poi al collezionista Raffaele Verolino dal quale è stato venduto allo Stato Italiano. Verolino acquistò l’arazzo nel 2004 trovandolo in cattivo stato di conservazione. Il restauro, oneroso e rischioso, è da considerare una scommessa vinta.

Esprimono soddisfazione coloro che si sono adoperati per la buona riuscita dell’impresa. Iniziando da Massimo Osanna, direttore generale dei musei, che rimarca l’importanza di aver mantenuto un pezzo del nostro patrimonio artistico sul territorio italiano, all’interno del suo sistema di risonanze storiche e artistiche.Parla di un grande risultato il direttore di Palazzo Ducale Stefano L’Occaso, ringraziando fra gli altri la precedente direttrice Manuela Daffra edescrivendo

una banda di puttini alati e vivacissimi, che dominano la rigogliosa ambientazione naturalistica … nella quale tutto concorre a fare di questo arazzo un manifesto di quella Età dell’Oro che fu il ducato di Federico II. Felice di aver dato un contributo anche la Fondazione di Palazzo Te, il cui direttore Stefano Baia Curioni inserisce l’acquisizione nell’ottica di una continuità degli amichevoli rapporti di collaborazione tra le due istituzioni mantovane.

M.F.C.S.
Fonte: Ufficio Stampa Palazzo Ducale, 23 gennaio 2021
Contributi fotografici: © MiBACT – Palazzo Ducale di Mantova;
© Gian Maria Pontiroli per Fondazione Palazzo Te

www.mantovaducale.beniculturali.it

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