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Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale
TORNATA IN ITALIA
UNA LETTERA AUTOGRAFA
DI DON BOSCO
SERVITA PER LA BEATIFICAZIONE
Restituita alla famiglia Ludovisi Boncompagni
Operazione in collaborazione con F.B.I.
Restituiti anche atti emanati sotto Papa Pio VII


Una lettera manoscritta di Don Giovanni Bosco, indirizzata alla Duchessa di Sora e Principessa di Piombino Agnese Borghese Boncompagni Ludovisi, è stata restituita, presso la residenza capitolina della famiglia Ludovisi Boncompagni, direttamente nelle mani della signora Rita, vedova del legittimo discendente del casato dei Principi di Piombino. La consegna è stata fatta dal Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Perugia Tenente Colonnello Guido Barbieri.

Il documento proveniente dall’archivio della famiglia costituisce “preziosa testimonianza storica” oltre che di elevato valore devozionale, in quanto facente parte di un nucleo di sole cinque missive scritte di pugno da Don Bosco e poi utilizzate per il processo di beatificazione del Santo piemontese.

Il documento, datato 30 luglio 1867, vergato e con firma autografa del Padre fondatore delle congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, era stato individuato nel 2016, nel corso di un’attività d’indagine riguardante le compravendite on-line di reliquie e documenti religiosi. Conseguentemente, a un collezionista trevigiano venne sequestrata una personale collezione di circa duecento reliquari oggetto di devozione, molti dei quali risultarono essere abili contraffazioni. Invece, per alcuni, si è accertata l’illecita provenienza in danno di vari luoghi di culto sparsi per tutta la Penisola.

Agli “investigatori dell’arte” non è sfuggita la cessione del documento attribuito a San Giovanni Bosco a un acquirente statunitense, che lo aveva acquistato facendoselo inviare direttamente al proprio domicilio in California. Attraverso i canali INTERPOL e con la piena collaborazione da parte dei colleghi statunitensi dell’F.B.I., il documento è stato immediatamente restituito all’Italia dallo stesso acquirente, una volta venuto a sapere della provenienza illecita.

Così nel 2019 la lettera, assieme ad altri beni culturali recuperati in territorio americano, faceva il suo definitivo ritorno in Patria, consegnata alle Autorità italiane dall’Ambasciatore statunitense nel corso di una cerimonia svoltasi presso la sede della Rappresentanza diplomatica degli Stati Uniti d’America in Roma.

La provenienza e l’importanza del documento sono state confermate da uno studioso e conoscitore dell’archivio Ludovisi Boncompagni, docente presso la School of Arts & Sciences Rutgers, the State University of New Jersey.

C.S.M. 10 agosto 2021

MANOSCRITTO RESTITUITO ALL’ARCHIVIO DI STATO DI ROMA
Un manoscritto datato alla prima metà del XIX secolo, facente parte della “Raccolta di oggetti di massima relativi alla Direzione Generale del debito pubblico dello Stato Pontificio”, è stato restituito, presso la sede dell’Archivio di Stato a Roma, alla Direttrice Dott.ssa Maria Beatrice Benedetto, dal Comandante del Nucleo Carabinieri TPC di Perugia, Tenente Colonnello Guido Barbieri.

L’atto pubblico, risalente al periodo preunitario, il cui valore commerciale sul mercato antiquario è di circa 2000 euro, è composto da 200 pagine rilegate e comprende un’interessante raccolta manoscritta di riferimenti normativi relativi ad atti emanati fra il 1800 e il 1860 dall’Ufficio istituito nel 1816 con ‘motu proprio’ da Papa Pio VII, incaricato di gestire e ricomporre la situazione debitoria dell’erario dello Stato della Chiesa dopo la dominazione francese.

Sono stati recuperati inoltre circa 200 beni librari e archivistici, ancora in corso gli approfondimenti attraverso la consultazione della “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”.

L’indagine ha preso avvio alla fine del 2019 nell’ambito delle attività di monitoraggio del mercato antiquario online, dove è stata anche individuata l’inserzione di un utente che proponeva la vendita di un raro libro dal titolo “Opere del Petrarca”, pubblicato a Venezia nel 1528, riconducibile per le particolari marcature alla Biblioteca Diocesana del Seminario di Todi (PG). Denunciato un ricettatore di Ancona, presso il quale è stato sequestrato altro materiale proveniente da archivi e biblioteche di Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo.

C.S.M. 23 agosto 2021

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