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VERONA
La recensione di DeArtes
AIDA ALL’ARENA DI VERONA
Oren, Siri, Ventre, Petrova


Aida è da sempre il titolo di punta per l’Arena di Verona, il più amato dal pubblico nazionale e internazionale che ogni estate affolla l’anfiteatro. In molte stagioni, Aida è stata proposta in due diverse versioni, come quest’anno. Durante la serata inaugurale è stata affidata alla bacchetta di Riccardo Muti in una esecuzione in forma di concerto (vedi recensione DeArtes qui). Il 98° Opera Festival ha poi visto susseguirsi undici serate del capolavoro di Giuseppe Verdi rappresentato in forma scenica, con l’alternanza di diversi cast.

Le innovative scenografie su ledwall di D-Wok si sono avvalse del prezioso contributo del Museo Egizio di Torino, una delle collezioni più importanti al mondo, incrementata nel corso di quattro secoli fino a raggiungere gli oltre 40.000 reperti, a testimoniare un arco temporale di oltre 4000 anni con statue, papiri, sarcofagi, mummie…

Un patrimonio imponente anche dal punto di vista dell’utilizzo visivo e che, come accaduto negli altri titoli di questa estate, ha dato un (fin troppo) breve sfoggio di sé all’inizio dell’opera, per poi cedere il passo alle affascinanti immagini digitali ricreate ad hoc, tra effigi di faraoni, sfingi, colonne e distese di sabbia dorata a perdita d’occhio, baciate dal sole o rischiarate da una gigantesca falce di luna. Molto suggestiva si è rivelata l’animazione in movimento che ha simulato efficacemente l’ingresso del corteo dall’esterno all’interno del palazzo durante la sfilata del trionfo.

Sul podio è salito Daniel Oren che, va ripetuto perché è la verità, vanta una intesa osmotica con l’Orchestra areniana e non solo. Il feeling infatti si trasmette in maniera palpabile al pubblico che ama, riamato, questo direttore; la cui spiccata incisività interpretativa abbiamo più volte lodato in passato e pure nel corso di questa stagione. Anche il Coro è “di casa” con Aida, e più in generale con il dettato verdiano, che ha saputo esprimere al meglio sotto la guida di Vito Lombardi.

Maria José Siri possiede come “dotazione” una voce tarata a puntino sia negli acuti troneggianti sia nelle carezzevoli mezze voci, e padronanza tecnica, anche nell’uso delle dinamiche.Ma è innegabile che il soprano abbia compiuto aggiuntivi balzi in avanti nell’ulteriore affinamento del proprio mezzo vocale e ha tratteggiato un’Aida rigogliosa di sfaccettature, interpretative e caratteriali.  

Proprio come Siri, è uruguaiano il tenore Carlo Ventre, anch’egli forte di una lunga frequentazione con questo anfiteatro, di cui conosce e bene sa sfruttare le peculiari caratteristiche. Il suo acuto è svettato robusto e ben proiettato, e solida è stata la tenuta nell’intera gamma. La figura di Radamès ha presentato contorni marcati: sì un uomo dibattuto tra l’amore per la patria e quello per la figlia dell’acerrimo nemico, ma che non nasconde mai la propria natura di guerriero, di indomito combattente.

Prova vincente per il mezzosoprano russo Olesya Petrova dalla vocalità enorme nei volumi e nel carattere. Sono doti indispensabili per sostenere il ruolo di Amneris, interpretata con tinte lussureggianti e accenti vivaci, nonché con personalità dirompente: una fiera figlia di re, forte coraggiosa e battagliera anche come rivale in amore.  

Forse il migliore di questo notevole cast si è rivelato Alberto Gazale nei panni di Amonasro. Un canto nobile e prodigo di accenti, magnificamente tornito in colori e chiaroscuri, tanto quanto era delineato con dovizia di particolari il re etiope fatto prigioniero ma non vinto, che ancora porta orgogliosamente dipinti sul volto i colori identificativi del suo popolo.

Possente e ben centrato il Ramfis del basso polacco Rafał Siwek. A completamento dei ruoli, il Re del basso Romano Dal Zovo, il Messaggero del tenore Francesco Pittari,il soprano Yao Bohui come Sacerdotessa. La prima ballerina della Greek National Opera di Atene Eleana Andreoudi è stata impegnata, assieme al Corpo di Ballo, in movimenti coreografici ideati ex novo per questa stagione.

Le recite di Aida così come dell’intero Festival Estivo 2021 sono terminate il 4 settembre. L’appuntamento con l’Opera nell’anfiteatro è per il prossimo anno: il cartellone è già noto ed è consultabile nel sito. In autunno proseguirà la stagione lirica e sinfonica al Teatro Filarmonico.

Recensione Maria Luisa Abate

Visto all’Arena di Verona il 27 agosto 2021
Contributi fotografici: Foto Ennevi 

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