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Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale
RITROVATA OPERA
RAZZIATA DALLA GESTAPO
E CINQUECENTINA
DI PETRARCA
REPERTI DI UN RELITTO
TORNANO IN SICILIA
DA AMSTERDAM
Due angeli lignei
tornano a Todi
DOCU-SERIE DI SKY ARTE
SUI FURTI DEI TOMBAROLI
e sul lavoro dei Carabinieri TPC
Serie tv: 19 ottobre – 9 novembre 2021


Un’opera razziata durante la Seconda Guerra Mondiale è stata rintracciata grazie al pronto intervento dei militari italiani specializzati TPC, in collaborazione con Holocaust Claims Processing Office di New York e il Federal Bureau of Investigation (FBI). Dopo 75 anni sarà restituito agli eredi del proprietario il disegno attribuito all’artista emiliano Giacomo Cavedone (Sassuolo 1577 – Bologna 1660), recuperato dai Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Monza, con il Comandante Magg. Claudio Sanzò.

Il disegno, realizzato a gessetto su due lati e intitolato “A study of a priest holding a book” (recto) e “A study of the standing figure of a oung soldier” (verso), fu sequestrato da Villa Feldmann a Brno il 15 marzo 1939, poi venduto a un’importante casa d’aste londinese nel 1946, acquistato in seguito da un mercante d’arte finlandese e da uno veneziano poi. Riemerso infine sul mercato dell’arte, è stato individuato qualche mese fa dal personale dell’Office newyorchese.

L’opera di Cavedone, insieme ad altre settecento appartenenti alla collezione di disegni di antichi maestri del Dr. Arthur Feldmann, era custodita in una casa privata a Brno. Nella primavera del 1939 l’abitazione fu confiscata dalla Geheime Staatspolizei (GESTAPO) che adibì lo stabile ad alloggio per i soldati. Il destino della maggior parte dei pezzi della collezione non è del tutto noto. Nel 1942, il Museo provinciale della Moravia a Brno acquistò dalle autorità tedesche 135 di quei disegni, che vennero poi restituiti agli eredi nel 2005.Nei prossimi giorni, grazie all’intermediazione di una casa d’aste inglese, questo disegno tornerà nelle mani dei nipoti del Dr. Arthur Feldmann.

Sala Stampa, 15 ottobre 2021

CARABINIERI TPC PERUGIA
CINQUECENTINA DI PETRARCA RESTITUITA ALLA BIBLIOTECA DIOCESANA DI TODI

La “cinquecentina” a stampa di Francesco Petrarca dal titolo “Le volgari poesie”, edita a Venezia nel 1528, è stata rintracciata nel corso di un’indagine di monitoraggio di compravendite online, avviata nel novembre 2019. Ad attirare l’attenzione dei Militari dell’Arma, la descrizione di un antico libro, da parte di un inserzionista di Ancona: “Il Petrarcha con l’espositione d’Alessandro Vellutello e con molte altre vtilissime cose in diuersi luoghi di quella nuouamente da lui aggiunte. Pubblicazione 1528 (stampate in Vinegia per maestro Bernardino de Vidalivenetiano, del mese di febbraio 1528) RARISSIMA”. Tra le foto allegate, una in particolare ha permesso di rilevare la nota manoscritta: “… nel… Seminario di Todi l’anno del signore 1849…”. Attribuzione di appartenenza poi confermata grazie al coinvolgimento della Soprintendenza Bibliografica Archivistica dell’Umbria.

Contestualmente, i Carabinieri TPC hanno recuperato anche documenti archivistici databili alla prima e seconda metà dell’Ottocento, prevalentemente provenienti da Uffici Pubblici o Enti territoriali, alcuni dei quali avrebbero dovuto trovarsi presso l’Archivio di Stato di Macerata, l’Archivio di Stato di Roma, oltre a una serie di documenti manoscritti appartenuti alla Venerabile Confraternita del SS. Sacramento di Castelfidardo. Il materiale verrà riconsegnato a mu,erosi enti dislocati nei territori di Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio.

La cinquecentina del Petrarca è invece già stata restituita al Direttore della Biblioteca Diocesana di Todi, don Alessandro Fortunati, dal Comandante del Nucleo Carabinieri TPC di Perugia, Tenente Colonnello Guido Barbieri, nel corso di una cerimonia svoltasi all’interno del cinquecentesco salone affrescato del Palazzo Vescovile a Todi, alla presenza del Vescovo di Orvieto-Todi, S.E. Mons. Gualtiero Sigismondi, e della Soprintendente ai beni Archivistici e Bibliografici dell’Umbria, Dott.ssa Giovanna Giubbini.

C.S.M. 12 ottobre 2021

CARABINIERI TPC FIRENZE
DUE ANGELI LIGNEI DEL XVI SECOLO TRAFUGATI NELLA CATTEDRALE DI SUSA

In seguito alla richiesta di accertamento nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti” pervenuta al Nucleo fiorentino da un antiquario umbro, che aveva acquistato i beni lignei da un privato durante una manifestazione fieristica in Toscana, i militari del Reparto specializzato dell’Arma, in sinergia con i funzionari della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino e dal Centro Culturale Diocesano di Susa (TO), hanno confermato trattarsi dei due angeli in legno del XVI secolo rubati il 18 e il 19 giugno 1982 dalla Cattedrale di Susa (TO). Le sculture lignee erano state vendute all’antiquario da una persona piacentina che, anni prima, li aveva ereditati alla morte del padre collezionista.
Il 1 ottobre 2021 i due angeli in legno sono stati restituiti a don Ettore De Faveri, parroco della Cattedrale di Susa (TO), dal Capitano Claudio Mauti, Comandante del Nucleo Carabinieri TPC di Firenze.

C.S.M.1 ottobre 2021

SOPRINTENDENZA DEL MARE DI PALERMO E CARABINIERI TPC PALERMO
38 REPERTI ARCHEOLOGICI RESTITUITI DA UN MUSEO DI AMSTERDAM ALLA SICILIA

Riceviamo dall’Ufficio Stampa Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana:
Con la restituzione di 38 importanti reperti archeologici da parte del direttore dell’Allard Pierson Museum di Amsterdam, Prof. Wim Hupperez, alla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, si è conclusa all’Arsenale della Marina Regia di Palermo una vicenda relativa a beni del patrimonio regionale illecitamente sottratti da un relitto scoperto nel 1957 nel mare delle Eolie.

I reperti, tutti provenienti dal sito subacqueo della Secca di Capistello a Lipari (ME) erano esposti nelle sale del Museo olandese quando, in occasione della mostra “Mirabilia Maris”, organizzata da un consorzio europeo di musei con capofila la Soprintendenza del Mare, sono stati riconosciuti da Sebastiano Tusa come provenienti dai fondali siciliani; lo stesso che, interessando il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, che a sua volta informava la Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, dava l’avvio a una fruttuosa attività d’indagine.

Il relitto di Capistello, risalente al III secolo a.C., si trova tra i 60 e i 90 metri di profondità. È stato scoperto negli anni 60 ed è uno dei siti più importanti per la storia dell’archeologia subacquea in Sicilia. Furono alcuni sub siciliani a individuarlo oltre cinquant’anni fa, anche se le prime indagini ufficiali furono condotte da un team tedesco qualche anno dopo.

Soggetto nel corso degli anni a numerose depredazioni è stato definito il “relitto maledetto” a causa di alcuni incidenti occorsi ai sommozzatori durante le prime esplorazioni. Il sito, negli anni recenti, è stato sottoposto dalla Soprintendenza del Mare a numerose operazioni di controllo e di tutela grazie anche all’ausilio di mini sommergibili e di subacquei altofondalisti. Una consistente esposizione di reperti provenienti dalla Secca si può oggi ammirare al Museo Eoliano di Lipari.

La restituzione è avvenuta il 18 ottobre 2021 alla presenza dell’Assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, dell’attuale Soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni e del comandante del Nucleo Carabinieri TPC, Maggiore Giangluigi Marmora, che ha coordinato e supportato le operazioni di rientro.

Fonte: BBCC 15 – 18 ottobre 2021

La Triade Capitolina

ART RAIDERS – CACCIA AI TOMBAROLI
DOCU-SERIE SU SKY ARTE
L’Italia è lo scrigno di uno dei patrimoni artistici più importanti del mondo ma è anche il paese dove migliaia di preziosi reperti archeologici vengono trafugati ogni anno, costituendo uno dei più grandi traffici illeciti globali. “Art Raiders. Caccia ai tombaroli” è la nuova serie Sky Original che racconta le storie di chi ha scavato per rubare capolavori dimenticati, di chi li ha venduti come una merce qualsiasi e dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) primo nucleo investigativo al mondo che dal 1969 lavora sui crimini legati alla cultura e ogni giorno cerca di riconsegnare queste opere al Paese cui appartengono.

Viene mostrata la ragnatela di intrighi e interessi che ha polverizzato più di 3 milioni di opere d’arte in 50 anni, legando a doppio filo tombaroli e collezionisti bramosi di possesso, la criminalità organizzata e alcuni dei più prestigiosi musei del mondo, ma anche, come in un noir, arte, antichi miti e indagini che parevano impossibili.

Il cratere di Eufronio

Per la regia di Simona Risi –  scritta da Donato Dallavalle e Cecilia Ferrara e con la colonna sonora originale realizzata da Rodrigo d’Erasmo –  la serie è in onda su Sky Arte da martedì 19 ottobre alle 21.15 per 4 settimane, disponibile anche on demand e in streaming su NOW. La serie si avvale di interviste, riprese girate nei luoghi degli scavi e nei musei che oggi ospitano le opere d’arte recuperate, ricostruzioni in studio e animazioni – realizzate da Tiwi – che ripercorrono i momenti salienti della storia, assieme a ospiti di rilievo. Tra le presenze ricorrenti, spiccano quelle del Maresciallo Sebastiano Antoci, del Luogotenente Salvatore Morando, del Ten. Col. Luigi Spadari, del Gen. Roberto Riccardi.

Il Cratere di Eufronio (martedì 19 ottobre alle 21.15). Nel novembre 1972 il Metropolitan Museum of Arts di New York acquisì, sembra pagandolo un milione di dollari,un cratere, ossia un grande vaso a figure rosse, quasi intatto, risalente al V secolo a.C. e firmato dal ceramista Eufronio. Il New York Times con un’inchiesta trovò delle tracce in Italia, vicino Roma. Iniziò un’indagine durata trent’anni che portò da Cerveteri a Ginevra passando per Parigi. Il Met non ammise mai di aver comprato un oggetto scavato illegalmente ma nel 2008 restituì il Cratere di Eufronio all’Italia.

Dea di Morgantina

La Dea di Morgantina (26 ottobre ore 21.15), una statua femminile alta 2 metri e mezzo, con il volto di marmo nello stile di Fidia, e un corpo in pietra calcarea vestito con una tunica magistralmente drappeggiata. È uno dei pochissimi acroliti al mondo interi, statue che venivano assemblate con testa ed estremità di marmo e corpo in una pietra meno pregiata. Apparve nell’estate 1988 al museo J.P. Getty di Los Angeles. Si fece subito forte il sospetto che l’opera provenisse da una zona archeologica fortemente saccheggiata dai tombaroli: l’antica città di Morgantina, nel cuore della Sicilia.

La Triade Capitolina (2 novembre ore 21.15) Si può aprire un’indagine su un oggetto mai visto e della cui esistenza non si è neanche certi? Lo hanno fatto i carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale quando hanno saputo di uno scavo illegale avvenuto alle porte di Roma. Pietro Casasanta, definito dal Washington Post “Il re dei tombaroli”, potrebbe aver scavato un’opera più unica che rara, la Triade Capitolina, la statua delle tre divinità protettrici della Roma imperiale antica: Giove, Minerva e Giunone. Una statua con tre figure di cui si conosceva l’esistenza solo dalle fonti scritte e dalle raffigurazioni nelle monete antiche. Ma non si sapeva dove fosse finita la statua né se fosse davvero esistita. Grazie all’ingegno e alla determinazione dei Carabinieri, la Triade Capitolina oggi è tornata nella sua città di origine, nel Museo Archeologico di Guidonia di Montecelio a Roma.

Vaso di Assteas

Il Vaso di Assteas (9 novembre ore 21.15). Nel 1995 un ex Capitano della Guardia di Finanza perse la vita in un’incidente sull’autostrada Roma-Napoli. Si trattava di Pasquale Camera, “O’ Capitano”, intercettato dai Carabinieri perché sospettato di essere a capo di un giro di tombaroli in Campania, in collegamento con la criminalità organizzata. Durante la perquisizione della casa di “O’ Capitano” fu trovata una polaroid raffigurante un uomo accanto a un enorme vaso a figure rosse che rappresenta il mito del Ratto di Europa. Come fare per risalire da una foto all’autore del furto? E cosa ci fa lo stesso vaso in una teca al Getty Museum di Malibù?

Fonte: Ufficio Stampa Facco P&C, 15 ottobre 2021

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