Il “Grande Assente” ritorna ai Musei Reali. Dopo diversi mesi di attente indagini diagnostiche e scrupoloso restauro, il dipinto “Amedeo VI presenta a Urbano V il patriarca di Costantinopoli”, dedicato al celebre Conte Verde, è finalmente stato ricollocato al suo posto d’onore nella Galleria della Sindone, da lunedì 18 ottobre 2021. Nell’autunno 2020 l’importante tela, realizzata nel 1849 dal pittore livornese Tommaso Gazzarrini su commissione di Re Carlo Alberto e gravemente danneggiata nel 1997 durante l’incendio della Cappella della Sindone, è stata protagonista di una raccolta fondi digitale, nata dal desiderio di restituire al pubblico del museo e alla cittadinanza il grande quadro in deposito da molti anni.

La mission dei Musei Reali – racconta la Direttrice Enrica Pagella – è quella di valorizzare le collezioni e preservare per le generazioni future il grande patrimonio di bellezza che ci è stato tramandato fino ad oggi. Ancora una volta i torinesi hanno dimostrato il loro amore per l’arte e la cultura e, grazie alle moltissime donazioni ricevute, oggi possiamo nuovamente tornare a condividere questo capolavoro dimenticato da quasi 25 anni. 

Musei Reali, Il Grande Assente, Photo Credits Alberto Scrimali DB Studio

La campagna intitolata “Il Grande Assente”, promossa dal Rotary Club Torino Palazzo Reale e da un team di giovani partecipanti del corso di alta formazione Talenti per il Fundraising della Fondazione CRT con la supervisione dei Musei Reali, ha coinvolto 372 donatori, con il contributo dei quali è stato portato a termine l’impegnativo lavoro di recupero del dipinto. 

Già a novembre, nell’arco di due settimane dal lancio della raccolta fondi, il primo traguardo di 3.000 euro era stato raggiunto, grazie al sostegno di tanti donatori, e subito alzato; a ogni nuovo obiettivo raggiunto, il successivo si alzava, fino al superamento di quello finale da 15.000 euro. Un successo reso possibile anche grazie al supporto di alcuni major donors, tra i quali Borsa Italiana (espressione del mondo dell’alta imprenditoria), l’associazione Amici della Galleria Sabauda, Giubileo (ideale rappresentante delle attività del territorio), il Rotary Club Torino Castello (prestigioso testimone del mondo dei Club Service) e i privati cittadini Anna e Sergio Chiarloni.

Tommaso Gazzarrini, Amedeo VI presenta a Urbano V il patriarca di Costantinopoli, Credits Mariano Dallago 2021

LA STORIA (estratto dalla nota di Franco Gualano)
Grande, il quadro, indubbiamente lo è: 4 metri e sessanta di altezza per 2 metri e settanta di larghezza. Rappresenta il fatto storico più antico tra quelli riguardanti i Savoia: Amedeo VI presenta a Urbano V il patriarca latino di Costantinopoli, dipinto prima del 1849, e riferibile a un avvenimento del 1367.

I quadri della Galleria ci parlano di Oriente, di Crociate, di monarchi, di Sindone, di potere spirituale e di potere dinastico: ma a ben vedere, tutto parte dalla Sindone. Quando, nel 1453, cade sotto i colpi dei Turchi l’ultimo baluardo cristiano, Bisanzio, la Sindone è già al sicuro in Europa, e proprio in quell’anno i Savoia la acquistano da Margherita di Charny, figlia di quel cavaliere che l’aveva portata in Francia.

I Savoia, sia che fosse la curiosità, l’alone di mistero, l’intuizione dei suoi significati potenziali, se non ancora la piena consapevolezza del suo valore di talismano religioso, e fonte di prestigio per la dinastia che la possedeva, la mantennero sempre in grande auge. E quando Carlo Alberto, col suo fervore religioso, se la ritrova in pugno, non soltanto pensa di arricchirne la cappella con le tombe degli antenati, ma decide anche di commissionare quadri che celebrino la dinastia e la sua storia.

Soprattutto vuole mostrare il Conte Verde, il suo mito, di cui ha adottato l’antico motto “Je atans mon anstre”, e che fa raffigurare dappertutto a Palazzo Reale, l’uomo che ha combattuto i Turchi e i Bulgari e riconsegnato all’imperatore d’Oriente territori perduti, in cambio della promessa di abiurare all’Ortodossia e riunificare le due chiese.

Per rappresentare la scena in cui il patriarca promette a papa Urbano V la prossima abiura dell’imperatore, mallevadore il Conte Verde, si rivolge a Tommaso Gazzarrini, pittore nato a Livorno nel 1790. Ci si potrebbe chiedere se il quadro raffiguri un preciso episodio storico, o celebri genericamente Amedeo VI: ma gli storici antichi, in accordo con quelli moderni, ricordano l’incontro con dovizia di particolari.

La grande tela del Gazzarrini mostra un ampio concorso di genti intorno al Papa sul suo seggio, in ambiente ecclesiastico di stampo classicista, caratterizzato da colonne, pilastri, architravi e lunette dipinte. Riconoscibilissimo, al centro della tela, anche Amedeo VI di Savoia, in età giovanile, con casacca rossa con croce sabauda bianca, e mantello dai risvolti appunto verdi; e presso di loro, in atto di inginocchiarsi, altro personaggio di età avanzata e in ricche vesti, quasi a capo d’una schiera di personaggi tra i quali campeggia un vessillo con la croce di Gerusalemme, antico simbolo dei cristiani d’Oriente. Il grande quadro storico, con più di quaranta figure, come si disse all’epoca, ha quell’elemento di bravura illusionistica che caratterizza certi spazi, dove si fatica a numerare la moltitudine dei presenti, che si accalcano fin su di uno sfondo remoto, e fu sempre molto ammirato.

Per approfondimenti storici, sul restauro e sulla raccolta fondi vedi la brochure scaricabile nel sito.

C.S.M.
Fonte: Ufficio Stampa, 20 ottobre 2021

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