Riapre il Forte Belvedere con due mostre dedicate alle artiste che si sono distinte nel campo della fotografia e del video: Rä di Martino e immagini dell’Archivio Alinari più nuove produzioni. 

Il Forte ospita, a partire dal 18 giugno e fino al 2 ottobre 2022, le mostre Play it again, la personale di Rä di Martino, un progetto di Museo Novecento a cura di Sergio Risaliti, e Fotografe! a cura di Emanuela Sesti e Walter Guadagnini, presentata e promossa dalla Fondazione Alinari per la Fotografia e dalla Fondazione CR Firenze, in collaborazione con ilComune di Firenze.

Con le due esposizioni, ha riaperto il Forte di Belvedere, uno dei luoghi più amati dai fiorentini. Il Forte rimarrà visitabile gratuitamente fino al 2 ottobre, con accesso libero negli spazi all’aperto per tutti i visitatori, fiorentini e non, mentre gli ambienti espositivi della Palazzina sono a pagamento.

[Ph Leonardo Morfini, Adrya]

RÄ DI MARTINO. PLAY IT AGAIN 
Rä di Martino (Roma, 1975) ha studiato al Chelsea College of Arts e alla Slade School of Fine Art a Londra prima di trasferirsi a New York dal 2005 al 2010. Vive e lavora a Roma. 

La mostra, come recita il titolo, è la messa in scena di conflitti reali e fantastici, perché tutto ciò che esiste – gli esseri umani gli dei o il cosmo – esiste attraverso contrasti, guerre e scontri tra opposti: una disputa continua di elementi e concetti che appare allo stesso tempo bilanciata, armoniosa e persino bellissima. Come scrive Eraclito, infatti: “Ciò che contrasta concorre e da elementi che discordano si ha la più bella armonia”.

La mostra si snoda su due piani all’interno della palazzina del Forte Belvedere che, spiega Sergio Risaliti, Direttore del Museo Novecento, dà spazio per la prima volta nella sua storia espositiva a una giovane artista che, al posto di sculture monumentali, costruisce lo spazio incantando i visitatori con una serie di installazioni video dal carattere fortemente meditativo.  

[Ph. Alessandra Cinquemani]

Le opere di Rä di Martino sono abitate dai personaggi della cultura pop che sembrano riemergere da angoli della nostra memoria che pensavamo sepolti. Si riaffacciano, in maniera quasi casuale, sotto forma di caricature di loro stressi in bilico tra il grottesco e il pietoso, dando vita a una sorta di archeologia del ricordo della cultura di massa. Questi personaggi, quasi “eroi” della nostra infanzia, vengono catapultati in ambientazioni atemporali o senza storia o ancora in contesti totalmente differenti, frutto di un ironico citazionismo cinematografico. Entra così in gioco l’elemento disturbante, destabilizzante, che disorienta l’osservatore. Le citazioni cinematografiche e hollywoodiane non si limitano alle scenografie o ambientazioni, ma si traducono anche nelle tecniche di ripresa o di illuminazione utilizzate.

[Ph Leonardo Morfini, Adrya]

Da sempre influenzata dal dispositivo filmico, l’arte di Rä di Martino sembra tradurre in una sorta di kitsch elementi più raffinati dedotti dall’ambiente cinematografico, come per esempio le colonne sonore d’autore, senza però mai scadere nel vero e proprio cattivo gusto, ma anzi mutandolo in qualcosa di ricercato e concettuale. La musica è un altro punto elemento che riesce a disorientare il pubblico; si aggiunge un utilizzo improprio e imperfetto degli effetti speciali. È un’arte che inganna e incanta quella di Rä di Martino, lasciandoci perdere nei meandri della nostra memoria frammentaria, avvicinati ad alcuni riferimenti e poi depistati, rimaniamo isolati.

[Helene Magdalena Hofmann, Tre uomini alzano i cappelli in segno di saluto, post 1904, Archivi Alinari Firenze]

FOTOGRAFE!
L’esposizione, a cura di Museo Novecento, ha per protagoniste assolute le fotografe di ieri e di oggi e unisce le sale delle due sedi ospitanti, Villa Bardini e Forte Belvedere, in un unico itinerario che affianca opere originali degli Archivi Alinari a produzioni contemporanee.

Partendo dagli esiti della ricerca negli Archivi Alinari, l’esposizione crea un percorso che intreccia e ripropone in maniera sincronica una storia che dalla fotografia delle origini attraversa il Novecento e arriva ai nostri giorni, affiancando i primi procedimenti fotografici alle sperimentazioni contemporanee. Il percorso è costruito per analogie, differenze, suggestioni, per temi e generi, primo tra tutti il ritratto fotografico, mettendo insieme fotografie e fotografe nate in epoche, luoghi e contesti sociali diversi.

[Wanda Wulz, Ritratto a mezzo busto di giovane donna1928 ca. Archivi Alinari, archivio Studio Wulz Firenze]

In mostra vintage prints, album e negativi dagli Archivi Alinari, opere provenienti dalle diverse collezioni di oltre quaranta fotografe, in molti casi inedite, a partire da quelle delle prime dagherrotipiste degli anni ’40 dell’Ottocento, come la francese Bernardine Caroline Théodora Hirza Lejeune (Parigi 1824-1895) del fondo Oggetti Unici che è stato restaurato, catalogato e digitalizzato nel 2021, anche grazie al sostegno della Fondazione CR Firenze.

Le stampe originali di Julia Margaret Cameron, Dorothea Lange, Margaret Bourke-White, Lucia Moholy, Maria Mulas, Ketty La Rocca, Lisetta Carmi, Diane Arbus, Bettina Rheims, per citarne solo alcune, si confrontano con le produzioni di dieci autrici italiane, Eleonora Agostini, Arianna Arcara, Federica Belli, Marina Caneve, Francesca Catastini, Myriam Meloni, Giulia Parlato, Roselena Ramistella, Sofia Uslenghi, Alba Zari, rappresentanti della più giovane generazione, nata dopo il 1980, che va affermandosi in questi anni sia sul piano nazionale che su quello internazionale.

Grazie a Calliope Arts, ente no profit con sede a Firenze e Londra nato per valorizzare e salvaguardare il patrimonio culturale delle donne attraverso il progetto ‘Restoration Conversations’, la mostra si arricchisce di due sezioni dedicate a fondi degli Archivi Alinari: quello delle sorelle Wanda Wulz (Trieste 1903-1984)e Marion Wulz (Trieste 1905-1990) e quello di Edith Arnaldi (Vienna 1884-Roma 1978), nota soprattutto come scrittrice ed artista di area futurista con lo pseudonimo di Rosa Rosà, che è tra le artiste selezionate per la mostra della Biennale Arte di Venezia curata da Cecilia Alemani.

[Federica Belli, The lens (Through Which We See Ourselves), 2018, Photo Rag]

Da questi archivi sono tratte opere inedite, alcune stampate direttamente dai negativi originali, che restituiscono alla fruizione pubblica i risultati di una prima ricognizione su materiali finora meno esplorati di questi nuclei archivistici, di straordinario interesse per la storia della fotografia. Da una parte il fondo Wulz, noto per la fama internazionale delle opere futuriste di Wanda, tra cui la famosa sovraimpressione “Io+gatto”, di cui vengono esposti a Villa Bardini anche dei negativi. Dall’altra, al Forte Belvedere, un archivio completamente da esplorare, sostanzialmente un inedito, che permette, anche grazie alla ricerca della storica dell’arte Lisa Hanstein, di riportare alla luce la produzione fotografica di un’artista poliedrica come Edith Arnaldi, caratterizzata da ritratti e fotografie di viaggio realizzate in Italia, Europa e Africa, e dai ritratti eseguiti nel suo studio romano, funzionali all’indagine sulla produzione pittorica futurista dell’autrice. Durante l’apertura, a Villa Bardini, sono organizzati dialoghi con le artiste presenti in mostra e laboratori gratuiti per famiglie e bambini.

C.S.M.
Fonti: Uffici Stampa, 17 e 20 giugno 2022
Immagine di copertina: Rä di Martino, Authentic, 2014

[Forte Belvedere]

RÄ DI MARTINO: PLAY IT AGAIN
e
FOTOGRAFE!
18 giugno – 2 ottobre 2022

Forte Belvedere
Via San Leonardo, 1 – Firenze
Info: +39 055 27 68 224
info@musefirenze.it
www.musefirenze.it

Villa Bardini, Costa San Giorgio 2
villabardini.it

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