Le 4 statue monumentali di Palazzo Madama calate a terra con uno spettacolare sistema di gru dall’altezza di 27 metri. Saranno restaurate “live” in un padiglione trasparente visitabile dal pubblico.

Giustizia, Liberalità, Magnanimità e Abbondanza hanno spiccato il “volo” nel cielo di Torino per tornare all’antico splendore. Ha avuto inizio il 12 luglio 2022 l’operazione di spostamento a terra, in Piazza Castello, delle quattro monumentali statue alte più di 4 metri e pesanti oltre 3 tonnellate ciascuna, che coronano la balaustra del corpo centrale di Palazzo Madama e raffigurano ermetiche allegorie del “Buon Governo”.

Lo spettacolare intervento – condotto dalla Cooperativa Archeologia di Firenze e da Arte Restauro Conservazione di Arlotto Cristina Maria, sotto la direzione dell’arch. Gianfranco Gritella – ha rappresentato un momento decisivo del grande cantiere di restauro e consolidamento strutturale della facciata juvarriana dell’edificio, grazie alla sinergia tra Fondazione Torino Musei, da sempre impegnata nella tutela, conservazione e valorizzazione dei beni museali, e Fondazione CRT, storico e principale sostenitore privato di Palazzo Madama (17,5 milioni di euro stanziati complessivamente), che finanzia interamente quest’ultimo intervento con un impegno straordinario di 2,4 milioni.

LE STATUE
Formate ciascuna da quattro blocchi in marmo di Brossasco, scolpiti e sovrapposti e del peso di circa 3.200 kg, sono opera dello scultore carrarese Giovanni Baratta (1670-1747), chiamato a Torino da Filippo Juvarra a più riprese tra il 1721 e il 1730 per portare a compimento queste sculture e altre opere a Superga, Venaria Reale e nella chiesa torinese di S. Filippo. Furono sbozzate nel laboratorio dello scultore a Carrara, poi trasportate in pezzi separati via nave fino a Savona e, infine, condotte su carri trainati da buoi e muli a Torino, dove furono montate in opera e portate a compimento.

LO STATO DI SALUTE DELLE STATUE
Lo stato conservativo delle statue è oggi assai compromesso e molto eterogeneo. Quella che evidenzia maggiore degrado, anche strutturale, è la statua della Giustizia (la prima verso nord). L’opera fu già smontata e calata a terra una prima volta tra il 1846 e il 1847, in occasione dei lavori di consolidamento delle fondamenta del palazzo, realizzati per l’insediamento nell’edifico del Senato Subalpino.

L’aggressione degli agenti atmosferici, i danni bellici, gli antichi restauri incongrui, l’ossidazione dei perni in metallo che trattengono i singoli blocchi lapidei e i rifacimenti ottocenteschi in marmi diversi hanno causato un degrado diffuso e problematiche di conservazione evidenti anche nella tecnica costruttiva utilizzata dallo scultore settecentesco. Baratta, infatti, adottando una tecnica di antica tradizione, per alleggerire il peso e facilitare il trasporto e il montaggio delle sculture, fece svuotare gran parte del lato posteriore non visibile di ciascuna figura. Il profondo incavo che ne derivò fu poi colmato con una muratura di mattoni e calce, nella quale è infissa una barra in ferro che assicura la stabilità delle statue alla sottostante balaustra alta circa 2 metri.

Un complesso sistema di perni e staffe in ferro e bronzo, alcune visibili, altre nascoste all’interno delle statue, individuate mediante indagini specialistiche con magnetoscopi e georadar, rivela la tecnica costruttiva impiegata per garantire stabilità alle opere trattenendo intere parti lapidee, scolpite separatamente e poi applicate al corpo principale della statua.

IL SEZIONAMENTO, L’INGABBIATURA E IL ‘VOLO’
Il distacco e il trasferimento delle quattro Allegorie dalla base su cui appoggiano, sono state rese possibili dall’allestimento in quota, a 27 metri dal suolo, di speciali macchine operatrici, che hanno utilizzano la tecnica del taglio murario mediante lo scorrimento di un filo diamantato e lubrificato ad acqua, tecnologia tradizionalmente utilizzata nelle cave di estrazione del marmo.

Nelle fessure ricavate dal taglio sono state inserite due piastre in acciaio debitamente sagomate e rinforzate, sulle quali è stata fissata una “gabbia”, anch’essa in acciaio, contenente una cassa lignea che ha inglobato le statue pre-consolidate e protette. Al fine di non compromettere l’equilibrio statico dell’architettura marmorea, al posto delle statue rimosse sono state collocate sulla balaustra delle zavorre in calcestruzzo armato di peso equivalente alle statue. Sollevate da una gru, le statue e le loro imbracature, del peso complessivo di 6.000 kg, sono state calate a terra e poste su basamenti provvisori.

IL RESTAURO ‘LIVE’
In un padiglione ad hoc allestito dinanzi a Palazzo Madama avverrà l’intero processo di restauro, visibile direttamente dal pubblico in piazza Castello, anche tramite visite guidate.

C.S.M.
Fonte: Ufficio Stampa, 11 luglio 2022
Immagini: FTM Palazzo Madama esterni

www.palazzomadamatorino.it

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