Di Lorenzo Quaglia. Sordevolo: Aida nella produzione del Teatro Carlo Coccia di Novara.

L’estate è tempo di Aida: dall’immancabile Arena di Verona all’austriaca St. Margarethen e la tedesca Immling. In Italia un altro teatro quest’anno ha accettato la sfida di mettere in scena il capolavoro verdiano: il Teatro Coccia di Novara, che dopo il successo dello scorso anno, ha portato per la seconda volta l’opera all’Anfiteatro di Sordevolo, località delle Alpi biellesi, nota per la suggestiva messinscena della Passione di Cristo durante il tempo Pasquale. Nulla di meglio dunque di uno spazio così imponente, per fare da cornice alla dimensione “grandeur” di Aida. Una lode di merito va alla sovrintendente Corinne Baroni, che conosce il teatro e si evidenzia per la visione e qualità artistica con cui ha accresciuto anno dopo anno la qualità di offerta del Massimo novarese.

Per la seconda volta, dopo il bel Nabucco del 2023, Alberto Jona cura la regia dello spettacolo, avvalendosi delle scene di Matteo Capobianco, delle proiezioni (che si segnalano per il raro e prezioso utilizzo) di Luca Attilii, i costumi lussuosi di Silvia Lumes e degli elementi suggestivi del Controluce Teatro d’Ombre, compagine che si giovava del magnifico disegno luci di Ivan Pastrovicchio e dello stesso Jona.

Jona coglie l’occasione per fare luce sulla figura di Ernesto Schiaparelli, noto egittologo nato a pochi chilometri da qui, direttore e contributore fondamentale del Museo Egizio di Torino, il quale visitò innumerevoli volte il paese, costruendo un archivio fotografico imponente e alla base dello spettacolo di Jona. Il regista torinese ha infatti voluto porre l’attenzione sull’Egittomania imperante nel Tardo Ottocento e che viene incarnata nello spettacolo nella figura di Radamès, esploratore che si ritrova immerso in un mondo passato che prende vita. Emerge in questo modo la dimensione notturna e onirica di Aida e in particolare del personaggio maschile principale, che fin dall’inizio si abbandona ad un sogno che la tomba fatalmente soffocherà.

Musicalmente le cose non potevano andare meglio, dal momento che il Mº Marco Alibrando riesce a trarre il meglio dall’Orchestra Filarmonica Italiana, che si lascia condurre delineando con efficacia la serratezza del dramma e le sue preziosità strumentali.

Nel ruolo del titolo Mary-Elizabeth Williams fa valere tutta la sua esperienza, giocando incisivamente sui tratti drammatici così come quelli più marcatamente lirici, con efficaci mezzevoci e filati. Il III atto mette in luce le sue caratteristiche migliori dal punto di vista vocale e di fraseggiatrice. Emerge anche la sua vibrante presenza teatrale.

Gabriele Mangione assume la centralità del personaggio di Radamès delineata da Jona e al suo debutto nel difficile ruolo verdiano, lo domina con una vocalità splendida, tanto nel registro centrale carnoso che nell’acuto facile e solare (il Si bemolle di “Celeste Aida” è spavaldo come raramente è dato di udire). Non manca nemmeno il lato lirico e sognante del ruolo, che trova tenerezza e sensibilità d’accento nel tenore italiano.

Gosha Kowalinska è una mordace Amneris, combattiva e imperiosa. Il mezzosoprano polacco delinea con eloquenza vocale e teatrale uno dei personaggi più avvincenti del repertorio mezzosopranile verdiano.

Gustavo Castillo possiede voce più chiara forse rispetto alla tradizione del ruolo di Amonasro, ma sciorina una linea di canto pulita ed elegante. Tra i due bassi emerge Luca Park, Il Re, ma non demerita nemmeno il Ramfis di Stefano Paradiso. Efficaci Davide Lando, Un messaggero, e Elena Malakhovskaya, Sacerdotessa.

Di grande impatto il contributo alle danze e alle azioni mimiche di Gérard Diby. Si è distinta la Schola Cantorum San Gregorio Magno, con Maestro del Coro Alberto Sala.

Ancora una volta la tomba si schiude sui due amanti verdiani, mentre le stelle fanno la loro comparsa nel cielo di Sordevolo.

Recensione di Lorenzo Quaglia
Visto all’Anfiteatro Giovanni Paolo II di Sordevolo (Biella) il 5 luglio 2024
Immagini riferite alla prova generale: Event Foto

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