Di Fiorenzo Cariola. Mantova: Anna Maria Lorenzoni parla delle sue ricerche d’archivio sull’architetto del Rinascimento.
Fu architetto e scultore. Visse nella seconda metà del Quattrocento lavorando molto a Mantova e provincia per la Famiglia Gonzaga. Il cognome Fancelli gli fu attributo alla fine dell’Ottocento. La studiosa già alcuni anni or sono era risalita al cognome Paperi, a seguito delle sue ricerche che ora ci ha illustrato.
Anna Maria Lorenzoni, archivista, studiosa e ricercatrice è nata a Mantova nel 1941. È in possesso del diploma di maturità classica e di Archivistica, Paleografia e Diplomatica. Ha prestato servizio presso l’Archivio di Stato di Mantova dal 1965 al 1996. Dal 1967 al 2001 è stata collaboratrice in qualità di paleografa e ricercatrice del professor Clifford Malcolm Brown, docente di storia dell’Arte, col quale ha dato alla luce numerosi studi sulle collezioni gonzaghesche e sul patronato artistico dei Gonzaga con particolare riferimento al periodo di Isabella d’Este. Negli ultimi trent’anni ha lavorato al fianco di numerosi studiosi quali Paolo Carpeggiani, Cesare Mozzarelli, Roberto Navarrini e Mario Vaini. A lei si deve in particolare la trascrizione degli Statuti Bonacolsiani degli inizi del XIV secolo. Dal 2003 è accademico ordinario nella Classe di scienze Morali dell’Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova, dove dal 2019 al 2024 ha ricoperto la carica di segretario generale. È autrice di numerosi studi di interesse mantovano.

Dottoressa Lorenzoni, in un incontro pubblico lei ha sostenuto che l’architetto fiorentino Luca Fancelli in realtà si chiamava in un altro modo. Perchè?
“Già nel 1998 quando è stata data alle stampe l’edizione completa, da me curata, del carteggio intercorso tra Ludovico II, Federico I e Francesco II Gonzaga con l’artista Luca da Florentia, noto come Fancelli, avevo espresso la mia convinzione che il vero cognome dell’artista non fosse quello attribuitogli alla fine dell’Ottocento dall’erudito mantovano Willelmo Braghirolli, al quale da un lato va il merito di avere per primo messo in evidenza l’importanza di questo poliedrico artista, dall’altro la responsabilità di avergli attribuito il cognome Francelli benché nei documenti mantovani non compaia mai con tale cognome. Il rinvenimento di una lettera dove l’artista toscano si sottoscrive “Lucha de Paperi fiorentino” e di altri documenti dove appare come “maestro Lucha de Papero da Firenza” e come figlio di Giacomo Paperi da Firenze, consente di pensare che Paperi fosse il suo vero cognome”.
Con chi collaborò?
“Luca da Florentia giunse Mantova su raccomandazione di Cosimo de’ Medici nel 1450, e qui operò per più di un quarantennio al servizio dei Gonzaga immettendo gli accenti artistici toscani nell’aura padana. Noto come l’esecutore dei progetti albertiani a Mantova, ebbe modo di mostrare la sua poliedrica personalità di architetto, ingegnere civile e idraulico, topografo e costruttore navale, collaborando con artisti quali Andrea Mantegna, l’altro protagonista del rinnovamento artistico rinascimentale mantovano, e con l’ingegnere idraulico e architetto castrense Giovanni da Padova e con l’architetto Giovanni Antonio d’Arezzo, con il quale apportò importanti modifiche al Palazzo del Podestà”.
Su quali monumenti mantovani lasciò le sue tracce?
“Nei quarant’anni di permanenza a Mantova, Luca da Florentia ha avuto modo di lasciare la sua impronta, tuttora visibile, in numerose costruzioni: le chiese di Sant’Andrea e San Sebastiano, il già citato Palazzo del Podestà, la Torre dell’Orologio di piazza Erbe, il castello di San Giorgio, la cappella di Santa Maria dei Voti nel Duomo, nota come l’Incoronata, e la “Domus Nova” progettata nel 1480 per il marchese Federico I. Anche nel contado ha lasciato numerose impronte di sé nelle dimore gonzaghesche di Revere, Gonzaga e Saviola”.
Lei ha lavorato a lungo all’Archivio di Stato di Mantova. Ha fatto altre scoperte interessanti?
“Ogni ricerca condotta sui documenti d’archivio porta sempre alla scoperta di nuove notizie sulla storia e sui personaggi che ne sono i protagonisti: anche un solo documento, letto correttamente e interpretato nell’ottica del periodo storico-culturale in cui è stato prodotto, può costituire una scoperta importante”.
Intervista di Fiorenzo Cariola
Mantova, aprile 2025
Immagine di copertina: chiesa di Sant’Andrea e Torre dell’Orologio
Foto MiLùMediA for DeArtes
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