Venaria Reale: il trono del Palazzo Reale di Napoli è sabaudo e non borbonico. Terminato il restauro, il trono è esposto alla Reggia di Venaria, poi sarà a Roma e tornerà a Napoli nel 2026.
Il trono del Palazzo Reale di Napoli, catalogato fino ad oggi come borbonico e risalente al 1845-50, è stato in realtà commissionato dai Savoia e liquidato nel 1874. Una notizia che fa slittare la sua realizzazione di 30 anni, ma che principalmente riscrive la storia del trono, la sua origine e la cronologia del Palazzo.

L’annuncio è stato fatto in occasione della presentazione del restauro alla Reggia di Venaria (Torino) per una significativa anteprima – dal 13 maggio al prossimo autunno – della XX edizione di una delle più importanti iniziative del Progetto Cultura di Intesa Sanpaolo, che sarà inaugurata al Palazzo delle Esposizioni di Roma alla fine dell’estate. Il trono ritornerà al Palazzo Reale di Napoli nel febbraio del 2026.
Il 12 settembre dello scorso anno il trono di Palazzo Reale era partito da Napoli alla volta del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale di Torinoper il restauro reso possibile grazie al progetto “Restituzioni” di Intesa Sanpaolo ed al momento è stato sostituito da una seduta borbonica settecentesca.
«L’attribuzione del Trono del Palazzo Reale di Napoli all’età sabauda rappresenta una scoperta di grande rilievo storico – commenta il Direttore generale Musei Massimo Osanna – che conferma quanto fossero importanti Napoli e il suo Palazzo per i nuovi sovrani, a pochi anni dall’unificazione della penisola.
Oggi il Palazzo Reale è al centro di un ampio intervento di trasformazione, reso possibile grazie ai fondi del Grande Progetto Beni Culturali del MIC, che permetterà di restituire ai visitatori un percorso museale rinnovato e accessibile a tutti i pubblici.
I nostri luoghi della cultura non sono più soltanto spazi di conservazione e fruizione, ma si configurano sempre più come laboratori di ricerca e innovazione. Grazie al lavoro quotidiano dei professionisti del patrimonio culturale, siamo oggi in grado di integrare ricerche documentali, interventi di restauro e progetti di valorizzazione, anche attraverso collaborazioni virtuose tra istituzioni pubbliche e realtà private, come dimostra l’esperienza di successo con la Reggia di Venaria, il Centro Conservazione e Restauro e Intesa Sanpaolo».
IL RAPPORTO TORINO – NAPOLI
L’intera operazione, resa possibile dal contributo di Intesa Sanpaolo, costituisce un ulteriore tassello del metaforico viaggio nelle regalità italiane intrapreso da tempo dalla stessa Reggia con numerose mostre, convegni e pubblicazioni. Un rapporto – quello fra Torino e Napoli – in linea col ruolo delle due antiche capitali e delle strette relazioni culturali che esse ebbero. Rapporti rinnovati oggi dalle collaborazioni fra i palazzi di Venaria e Napoli, entrambi membri dell’Associazione delle Residenze Reali Europee.

NUOVE ACQUISIZIONI DOCUMENTARIE
Nel corso degli otto mesi di lavori, sono stati avviati studi e ricerche che hanno rivelato una datazione diversa da quella nota fino ad ora. È emersa l’esistenza di una fitta corrispondenza relativa all’ammodernamento della Sala del Trono voluto da casa Savoia, ma il documento rivelatore della nuova datazione è la fattura presentata dall’intagliatore napoletano Luigi Ottajano – nell’ambito dei lavori di ammodernamento dell’Appartamento di Etichetta voluti da Casa Savoia – attestante l’esecuzione dell’intero trono, “una ricca sedia del trono scolpita e dorata stile Impero” e di altre pose in opera per il rinnovamento della Sala. (Carteggio del 1874).
All’intagliatore Ottajano (tra gli artefici della culla disegnata da Domenico Morelli per la nascita di Vittorio Emanuele III, donata dalla Città di Napoli nel 1869 alla Regina Margherita e oggi esposta alla Reggia di Caserta) era infatti finora attribuito, come aggiunta successiva, il solo coronamento con l’aquila con scudo crociato sul petto, emblema della nuova casa regnante. La decisione di dotare la Reggia napoletana di un trono realizzato ex novo è indicativa dell’importanza che la nuova dinastia attribuiva al complesso monumentale e alla città, in precedenza capitale del Regno borbonico.

Questo documento inedito e la relativa fattura dello scultore, di recente rinvenuti presso l’Archivio di Stato di Napoli, hanno permesso di datare il trono alla fase sabauda: si tratta di un’eccezionale scoperta che contraddice quanto ritenuto fino ad oggi, e cioè che il trono risalisse alla tarda età borbonica.
«Il documento è stato rinvenuto presso l’Archivio di Stato di Napoli dallo studioso Carmine Napoli, oggi ex funzionario, che ringraziamo per la sensazionale scoperta – ha detto l’arch. Paola Ricciardi, dirigente delegata del Palazzo Reale di Napoli – Notizia approfondita dai colleghi che hanno condotto lo studio della documentazione parallela conservata presso l’Archivio di Stato di Napoli da cui proviene il materiale».
IL TRONO
Il trono, con sedile a tamburo, presenta elementi di stile Impero che rimandano all’artigianato della Restaurazione, come i braccioli decorati da leoni alati di grande effetto scultoreo. La spalliera semicircolare è ornata da borchie e rosette classicheggianti, che richiamano il noto prototipo del trono di Napoleone, disegnato da Charles Percier e Pierre-François Fontaine nel 1804 per il Palazzo delle Tuileries (già a Fontainebleau e ora al Louvre).

IL RESTAURO
Il restauro del trono del Palazzo Reale di Napoli, eseguito dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” di Torino, ha visto il coinvolgimento del Laboratorio di Arredi Lignei e di quello di Tessuti e Cuoio. L’intervento ha permesso, sulla base dei risultati emersi da specifiche analisi scientifiche, di riconsegnare lo straordinario arredo completamente restaurato nella struttura lignea scolpita e dorata e rinnovato per quanto riguarda la parte tessile e la passamaneria.
Buona parte della pulitura superficiale è stata condotta con l’utilizzo del laser, che ha consentito alla sottile lamina metallica dorata di ritrovare una perduta e inaspettata luminosità; a ciò è seguito un lungo intervento di consolidamento delle aree decoese e un’attenta riequilibratura cromatica, a garanzia di una piena godibilità estetica.
Come visibile nella fotografia storica Alinari di inizio Novecento che documenta l’allestimento sabaudo della sala del trono del Palazzo Reale di Napoli, il trono risulta ad oggi privo di alcuni elementi decorativi nella parte alta della spalliera e sui montanti a colonna laterali. Il ricco baldacchino con l’aquila sulla sommità, andato perduto nella prima metà del secolo scorso, fu in seguito sostituito.
M.F.C.S.s.
Fonte: da comunicati stampa di Palazzo Reale di Napoli
e di Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, 13 maggio 2025
Immagini del trono: foto © Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”
UN TRONO PER NAPOLI
13 maggio – autunno 2025
(Ingresso compreso nel biglietto della Reggia)
Reggia di Venaria – Camera di parata della Regina
www.lavenaria.it – www.residenzerealisabaude.com
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