Di Nadia Giori. Milano, Palazzo Reale: il grande fotografo traduce visivamente l’intensità dei poeti del Novecento.
Quando si visita una mostra fotografica, ci si aspetta spesso di incontrare immagini tecnicamente ben definite, capaci di esprimere la visione dell’autore attraverso un uso abile di luce, composizione e inquadratura. È proprio grazie a questi parametri che solitamente si valuta la qualità di un fotografo. La mostra “Mario Giacomelli. Il fotografo e il poeta”, ospitata al Palazzo Reale di Milano in occasione del centenario della nascita di questo grande artista, ci mette però in contatto con la fotografia nella sua forma più spontanea. I suoi scatti sono mossi, bruciati, con un contrasto altissimo, si potrebbe dire quasi tecnicamente “sbagliati”, ma estremamente evocativi.
Giacomelli non lavora per singoli scatti, ma per serie tematiche che costruiscono vere e proprie narrazioni. Le sue fotografie non si limitano a fermare un istante, ma raccontano storie. È come se le sue immagini riuscissero a tradurre visivamente la stessa intensità e profondità dei versi dei grandi poeti del Novecento.

L’esposizione, a cura di Bartolomeo Pietromarchi e Katiuscia Biondi Giacomelli, è proprio incentrata sul dialogo tra fotografia e poesia, tanto che ogni serie esposta viene messa in relazione a testi poetici di grandi autori ai quali si ispira in modo più o meno esplicito. Tra i poeti che dialogano con l’opera di Giacomelli troviamo Giacomo Leopardi, evocato nella serie L’Infinito, che racconta di luoghi il cui confine diventa occasione di immaginazione.
Con Felicità raggiunta, si cammina, realizzata nell’anno della morte della madre, Giacomelli si confronta con i versi di Eugenio Montale, offrendo una riflessione sulla fragilità dell’esistenza. E ancora, fra gli altri, i versi di Léonie Adams ispirano la serie Ninna Nanna, un delicato omaggio alla vecchiaia, raccontata attraverso le immagini di anziani in un ospizio. Serie particolarmente celebre è quella dei cosiddetti Pretini (titolo ufficiale Io non ho mani che mi accarezzino il volto), in cui Giacomelli immortala giovani seminaristi mentre svolgono azioni quotidiane. Le loro figure sono ridotte a pure sagome nere che si stagliano sul bianco abbagliante dello sfondo, creando delle composizioni che sembrano essere sospese tra sacro e profano.
Il percorso si conclude con una sala immersiva, in cui la voce narrante di Giacomelli accompagna il visitatore, circondandolo con i dettagli dei suoi scatti, quasi come se si volesse condurlo nel cuore del processo creativo. La mostra, visitabile fino al 7 settembre 2025, nasce dalla collaborazione fra Palazzo Reale, Archivio Mario Giacomelli, Rjma progetti culturali e Silvana Editoriale con l’obiettivo di celebrare l’eredità artistica e culturale di uno dei più grandi maestri della fotografia italiana.
Recensione di Nadia Giori
Maggio 2025
Foto dell’allestimento e della conferenza stampa Nadia Giori
Foto in mostra © Archivio Mario Giacomelli
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MARIO GIACOMELLI
IL FOTOGRAFO E IL POETA
22 maggio – 7 settembre 2025
Palazzo Reale Milano
Piazza del Duomo 12 Milano
www.palazzorealemilano.it
www.archiviomariogiacomelli.it
#giacomelliMilano #Giacomelli100
IG FB @palazzorealemilano @mariogiacomelliofficial

