Di Maria Luisa Abate. Trame Sonore parte due. Conclusa la cinque – giorni che ha proiettato Mantova tra le capitali mondiali della musica.

50 mila spettatori internazionali, italiani ed europei, con una media di circa 13mila presenze al giorno, sono i risultati che hanno premiato l’edizione da poco conclusa di Trame Sonore 2025, un festival “democratico, originale, orizzontale, inclusivo, libero, divulgativo e impensabile altrove”. A Mantova per cinque giorni si sono trovati 300 artisti tra i quali un numero straordinariamente alto di star ai vertici del concertismo mondiale. I dati conclusivi confermano ciò che si era percepito a vista: il sold out di quasi tutti i 150 concerti, dei quali è bene rimarcare l’altissima qualità artistica. Così come è opportuno sottolineare la frequenza di ensemble, qui e solo qui, formatisi con solisti di prima grandezza, quindi degli unicum.

Queste sono alcune delle componenti di una “macchina” artistica capace di irretire come il canto delle sirene faceva con Ulisse, come un benevolo pifferaio di Hamelin al cui richiamo sonoro non ci si può sottrarre. Una meravigliosa Torre di Babele musicale in cui la differenziazione tra i vari linguaggi musicali non divide ma unisce, prima di diramarsi generosamente in ogni direzione. A Mantova si viene perché attratti dalla forza misteriosa, ineludibile e bellissima che sprigiona la musica quando non viene praticata solo come professione ma come stile, e necessità, di vita; per chi la suona e per chi l’ascolta. Da Mantova si riparte con un bagaglio di emozioni che disseterà lo spirito anche nei giorni a venire.

Una formula vincente, anzi di più: un organismo vivente cresciuto e ampliatosi in tredici anni ma rimasto sostanzialmente e fieramente invariato nella sua ossatura: concerti ininterrotti, spesso sovrapposti, dalle dieci della mattina fin oltre la mezzanotte. Una rassegna in cui ciascuno è spinto a scrivere la propria Trama. Invitiamo i nostri lettori a ripercorrere quella scelta da noi


LA PRIMA GIORNATA

Dell’inaugurazione della rassegna, giovedì 29 maggio 2025, abbiamo già relazionato (vedi qui) descrivendo gli eventi speciali che hanno visto acclamati protagonisti il tenore Ian Bostridge e il compositore Francesco Filidei, oltre al primo intervento dell’artista in residence Alexander Lonquich. Tre nomi ricorrenti in diverse incursioni festivaliere, che da soli (ma non solo essi) hanno testimoniato la caratura di Trame Sonore.


LA SECONDA GIORNATA

Il nostro percorso musicale venerdì 30 maggio è iniziato nel Palazzo nobiliare dei conti d’Arco, come da tradizione trasformato in Casa Mozart. Nella sala degli Antenati era collocato il fortepiano al quale si è seduto uno dei pianisti italiani più noti e internazionalmente quotati. Roberto Prosseda ha proposto una deliziosa carrellata di brevi brani mozartiani, due Fantasie, due Rondò, un’Allemanda e un Minuetto, con tocco di elegante brillantezza e note sgranate. Una definizione rara da udire su uno strumento precursore del pianoforte e di cui non possiede le stesse possibilità tecniche, anche se così è parso udendo il sapiente tocco di Prosseda.

Palazzo Ducale ha aperto tre fra le sue più belle sale per accogliere diversi generi stili e formazioni. Dopo la Sala dei Fiumi con Ian Bostridge (vedi qui) la Sala degliSpecchi ha visto il ritorno di quello che per molte edizioni è stato il nostro personale irrinunciabile must have: il Quatuor Hermès. Formazione nota per la stupefacente precisione e lo strabiliante unisono, oltre che per la personalità dirompente, emersa fin da quando i quattro (agli esordi con un diverso componente) si erano affacciati ancora adolescenti alla scena concertistica mondiale. Oggi Omer Bouchez, violino, Elise Liu violino, Chang Lou Yung-Hsin viola, Yan Levionnois violoncello, costituiscono una realtà da ammirare ammutoliti, entusiasti di gioia, e da prendere come esempio, a giudicare dal gran numero di colleghi musicisti che accorrono ai loro concerti e si abbandonano a ovazioni da stadio. Reazione verificatasi dopo aver udito la travolgente passionalità beethoveniana scaturita dall’esecuzione vivace e a colori accesi del Quartetto n.7 “Razumovsky”.

Un momento più intimo e meditativo si è avuto nella Sala di Manto, l’indovina figlia di Tiresia da cui prese il nome la città di Mantova. Qui, nella Trama intitolata Looking forward Miriam Prandi, una delle più acclamate violoncelliste del panorama attuale, ha steso un tappeto sonoro di Bach sul quale si sono mossi i ballerini Maksim Klochnev e Alena Lisnaya, che nella penombra della performance “Lume et Umbra”, su coreografie di Alexey Slutsky, hanno rappresentato il cercarsi, il rincorrersi, il non trovarsi e infine l’avvenuto contatto tra due persone, tra due esseri che abitano questo sterminato universo.

Ogni serata si è conclusa nella Rotonda di San Lorenzo che tra le suggestioni architettoniche risalenti all’anno Mille ha accolto alcuni tra i più bei concerti di tutta la rassegna, tra cui la sezione dedicata alle esibizioni in duo di cui proponiamo un focus specifico (vedi qui). I ’Round midnigh come ogni anno sono stati presi d’assalto dal pubblico, al termine congedato con il tradizionale elisir della buonanotte: vermouth per i nottambuli, camomilla per gli assonnati (o viceversa!). I concerti della mezzanotte sono iniziati con la pianista Stephanie Tang (che ha sostituito l’inizialmente prevista Zlata Chochieva) assieme al Novo Quartet: Kaya Kato Møller, violino, Nikolai Vasili Nedergaard violino, Daniel Śledziński, viola, Signe Ebstrup Bitsch, violoncello. Nel Quintetto op.44 di Schumann, una precisa scelta dinamica ha voluto la voce dello strumento a coda non emergere ma integrarsi con gli archi, in un dialogo alla pari.


LA TERZA GIORNATA

Verklärte Nacht, ossia Notte trasfigurata, scritta da Arnold Schönberg quando era venticinquenne e la cui prima esecuzione fece scandalo per la modernità che nel 1899 non venne capita, è risuonata nel Salone degli Arazzi del Palazzo Vescovile con le sue arditezze armoniche. Prima della musica è stato letto il testo della poesia di Richard Dehmel da cui il compositore trasse ispirazione. Una storia d’amore venata di malinconia, che narra di una donna che durante una notte, al chiarore lunare, rivela al suo compagno di portare in grembo il figlio di un altro uomo, e lui reagisce confortandola. Vicenda che Schönberg tramutò in forma di poema sinfonico, a Mantova eseguito con risvolti meditativi e magnifici cangianti riflessi chiaroscurali, da un ensemble d’eccezione che ha visto riuniti solisti di prim’ordine: Rachell Ellen Wong violino, Felipe Bueno violino, Jennifer Stumm viola, Guilherme Caldas viola, Giovanni Gnocchi violoncello, Bruno Lima violoncello.

Una breve corsa dal Palazzo Vescovile per arrivare in tempo al dirimpettaio Palazzo Ducale e nella Sala dei Fiumi ci siamo lasciati avvolgere da un appuntamento del ciclo L’eco di Monteverdi, con la prestigiosa presenza di Solisti e Orchestra Monteverdi Festival – Cremona Antiqua che hanno posto a confronto i madrigali cinque-seicenteschi di Stradella e Marini eseguendoli su strumenti d’epoca, con ricercatezza, pienezza e corposità di suono nonché quell’approccio filologico nondimeno scevro da pesantezze per cui questa formazione è arcinota.

Pochi passi rimanendo all’interno della Reggia dei Gonzaga e ci siamo nuovamente ritrovati nella Sala degli Specchi, assieme ai gruppi di spettatori che giungevano a scaglioni da diversi altri luoghi, mano a mano che terminavano i concerti cui avevano assistito. Qui abbiamo ascoltato, in Rachmaninov e Brahms approcciati con freschezza di intenti, il Trio Vecando: Veriko Tchumburidze, violino Dorukhan Doruk, violoncello Can Çakmur, pianoforte. Una giovane formazione che ancora non conoscevamo e che ha costituito per noi una di quelle tante scoperte rivelatrici cui ci ha da sempre abituati Trame Sonore.

La serata di sabato ha visto uno dei fiori all’occhiello di questa edizione 2025, con la prima esecuzione nazionale di Night di Francesco Filidei, compositore tra i più osannati al mondo delle ultime generazioni e di cui abbiamo già riferito (vedi qui).

Un cambio di programma come solo Trame Sonore sa fare, ha caratterizzato il ‘Round midnight di sabato che ha visto come sostituto di extralusso Nicolas Altstaedt, uno dei più grandi violoncellisti al mondo.Le luci si sono abbassate fino quasi a spegnersi e nella semioscurità si è alzata la voce calda e sensuale del violoncello, esternazione di un rapporto intimo, quasi carnale, tra interprete e strumento, sulle note della Suite n.5 di Bach. Brano celebre che prevede l’abbassamento di un tono della quinta corda, si potrebbe definire una scordatura. Il pubblico ha ascoltato silenziosissimo, beandosi di quell’atmosfera suggestiva e rarefatta.



LA QUARTA GIORNATA

Il nostro – ahinoi conciso – percorso di domenica 1 giugno ha preso il via nuovamente nel segno della musica barocca, sempre nella Sala dei Fiumi in Ducale, con l’Ensemble Diderot che ha rispolverato il concetto di Grand Tour declinandolo all’indagine delle trasformazioni stilistiche che hanno contrassegnato la musica tra il sei-settecento, scandite dalla geografia dei luoghi. Ecco quindi che, assieme a Johannes Pramsohler, violino, Roldán Bernabé, violino, Gulrim Choï, violoncello, Philippe Grisvard, clavicembalo, siamo transitati dalla Parigi di de Brossard, abbiamo ammirato la Roma di Corelli, ci siamo addentrati nelle calli della Venezia di Vivaldi, abbiamo fatto tappa nella Dresda di Haendel e concluso il viaggio nella Berlino di Kirnberger. Il tutto con una freschezza di lettura, da parte dell’ensemble, capace di coinvolgere l’ascoltatore odierno indirizzandolo a un’autentica riscoperta.

Il giovane violinista russo Aylen Pritchin, classe 1987, si è presentato nella Sala degli Specchi assieme al celebrato pianista Francesco Libetta, col quale ha dialogato alla pari per maturità interpretativa, stupendo per la padronanza delle doti espressive e dimostrando di essere già un asso del virtuosismo avendo superato con brillantezza le asperità tecniche della temibile Sonata “a Kreutzer” di Beethoven.

Osannata star del violoncello e amico di lunga data del festival, Nicolas Altstaedt ha fatto ritorno in vari appuntamenti. Noi, dopo la sorpresa della sera prima, lo abbiamo applaudito, anzi ci siamo spellati le mani al Teatro Bibiena dov’era in qualità di solista e di direttore dell’Orchestra da Camera di Mantova, in una lettura emozionante di due pagine di Haydn. Altstaedt sa unire una tecnica rigorosa alla straordinaria capacità di abbandonarsi alla musica, riuscendo a bilanciare alla perfezione il rigore dovuto ai compositori con la propria spiccata sensibilità, esibendo una libertà interpretativa “spettinata” ad arte. Magistrale.

Il terzo e ultimo concerto della notte ha riguardato un trio formato, one more time, da star mondiali: Marco Rizzi violino, Giovanni Gnocchi violoncello, Andrea Lucchesini pianoforte, impegnati a restituire la poetica espressiva di Schubert. Il trio ha tessuto un dialogo strumentale vivace, rifacentesi alla dialettica schubertiana attinta al classicismo e caratterizzata dal rincorrersi dei temi melodici. Al susseguirsi dei movimenti, il trio ha risposto creando un’atmosfera giostrata sui chiaroscuri cangianti, dal dolente al giocoso, fino al contemplativo.

LA QUINTA GIORNATA

Il festival, che si svolge sempre a cavallo del ponte festivo del 2 giugno, ha chiuso i battenti lunedì, giornata per noi iniziata con l’ascolto, nel Salone degli Arazzi di Palazzo Vescovile, di uno dei tanti concerti che hanno visto protagonista colui che fin dal primo anno è l’artista in residence: Alexander Lonquich. Pianista infaticabile, che affronta qualsiasi autore con strabiliante familiarità, ci è sembrato ancora più ispirato del solito in questo programma di raro ascolto. Le 6 Bagatelle di Beethoven, nello scorrere delle varie immagini sonore, sono state eseguite da Lonquich con sentimento e sfoggio di raffinatezze espressive, per poi concludersi con la Sonata n. 30, in cui l’interprete ha infuso luce personale e un lirismo terso al costrutto innovativo della forma-sonata del genio di Bonn.  

L’ultima volta in cui il Teatro Bibiena ha aperto le sue porte a Trame Sonore 2025, è stata per il trio di star internazionali formato da Ilya Gringolts, violino, Lawrence Power viola, Nicolas Altstaedt violoncello, nel Divertimento per archi K 563 di Mozart, già di per sé entusiasmante per la ricchezza inventiva e per la varietà tematica del salisburghese. Queste caratteristiche sono state esaltate dallo straordinario trio che si è profuso in una varietà espressiva giostrata sulle finezze, sui dettagli, sulle preziosità, sui ceselli, sul gusto per l’ornamento. Insomma, una esecuzione cui solo le tre straordinarie personalità qui eccezionalmente riunte potevano dare vita e che non a caso è stata oggetto di una registrazione dal vivo.  


LA TRAMA CHE NON C’ERA

Quest’anno vogliamo anche noi varare una novità e in questa nostra relazione inseriamo una Trama immaginaria, non ascoltata. Un percorso non fatto perché la formula del Festival – ed è il suo bello – prevede concerti ad orari sovrapposti da mattina a notte, in un concentrato di musica ubriacante e seguibile (comunque non interamente) solo dai vacanzieri e dai fortunati che riescono, nella cinque-giorni, a mettere in stand by le incombenze di tutti i giorni. Le scelte sono spesso sofferte ma è questo il “gioco” stimolante cui invita Trame, in cui tutti possono essere “direttori artistici” confezionando la propria personale rassegna.

La rinuncia, per nostri motivi di orario, che ci ha più di tutte addolorato, ha riguardato il soprano Gemma Bertagnolli che ammiriamo per la sua preparazione, per la precisione esecutiva e per la non comune forza espressiva con cui dà vita ai repertori più vari, con una netta predilezione per brani poco frequentati. Quest’anno, nella Sala dei Cavalli di Palazzo Te, nelle sezioni C’è musica e musica – Looking Forward, accompagnata al pianoforte da Alessandro Stella, ha cantato e narrato dapprima Quattro canzoni popolari di Berio poi la tenera deliziosa Storia di Babar l’elefantino, fiaba musicale di Poulenc scritta per bambini ma che siamo certi abbia affascinato gli adulti, immaginando la grazia esecutiva che ben conosciamo al soprano. Gemma Bertagnolli si è presentata in tutt’altra veste nella Basilica di Santa Barbara in un programma dedicato a Scarpati e Corelli, e ancora in una carrellata di arie nell’ambito di Casa Mozart a Palazzo d’Arco.

Tra le occasioni d’ascolto perdute, una colpa grave della quale mai avremmo pensato di poterci macchiare: la nostra assenza, dopo il concerto visto e sopradescritto, agli altri appuntamenti con il Quatuor Hermés, di cui siamo follemente infatuati. In particolare a Palazzo d’Arco dove Casa Mozart è diventata casa Haydn con esiti che, pur non avendoli verificati personalmente, riteniamo possano essere equiparati a quelli testati di persona e poc’anzi descritti di entusiasmo allo stato puro. 

Sottolineando che tutto avrebbe meritato di essere ascoltato, perché ogni concerto non prescinde mai dalla qualità, rimpiangiamo la viola di Danusha Waskiewicz, memori dei momenti indimenticabili che ha regalato nelle scorse edizioni, e il programma “a sorpresa” presentato da Luca Ciammarughi a Palazzo Te. Inoltre abbiamo versato calde lacrime per non aver potuto assistere all’esibizione del duo Gringolts – Altstaedt i cui esiti stratosferici sono facilmente immaginabili.  

Non possiamo infine evitare di lamentarci – benevolmente – del fatto che da anni il musicologo Giovanni Bietti tenga le sue meravigliose dissertazioni in orari per noi personalmente impossibili. Lo confessiamo: siamo in crisi d’astinenza da Bietti!


IL CONCERTO CONCLUSIVO:
L’ULTIMO DIALOGO, L’ULTIMO SALUTO E UN ARRIVEDERCI

Congedo come da tradizione amatissima e irrinunciabile: Teatro Bibiena strapieno per il concerto conclusivo di Trame Sonore 2025 che ha visto schierata l’Orchestra da Camera di Mantova diretta da Alexander Lonquich, solista al pianoforte, nel celeberrimo concerto n.3 di Beethoven. Lonquich era ancora in quel particolare stato di grazia che gli avevamo sentito solo un’oretta prima in altra sede. Il gesto direttoriale era attento a mantenere vivo, serrato e incalzante il dialogo tra orchestra e pianoforte; quest’ultimo dal suono capace di elevarsi con limpidezza, con un uso del pedale accorto nel rispettare la matrice beethoveniana, e un tocco sui tasti che ha esaltato sia la plasticità del costrutto, sia nei respiri sia nella cantabilità, fino agli afflati venati di passionalità romantica.

Nelle brevi somme tirate dal Direttore Artistico (e primo violino) Carlo Fabiano, l’essere diventata questa kermesse un punto di riferimento che fa scuola. Letteralmente, vista la presenza di studenti giunti a perfezionare la formazione nel campo del management culturale. Più che un onore, una grande responsabilità, l’ha definita Fabiano rimarcando la funzione dialogante svolta da Trame, dove artisti provenienti da diverse parti del mondo si trovano qui assieme in un agone: «non concepisco il prendere posizione chiusa e non parlarsi, non aprirsi al dialogo» ha detto Fabiano. La forza dialettica di Trame si è toccata con mano anche nell’irrinunciabile risottata durante la quale pubblico e musicisti, staff e volontari, si sono ritrovati fianco a fianco, parlando, confrontandosi e progettando gli impegni futuri. Trame Sonore tornerà “ovunque a Mantova” dal 29 maggio al 2 giugno 2026.

Recensione di Maria Luisa Abate
Visto a Mantova – Trame Sonore, dal 29 maggio al 2 giugno 2025
Foto MiLùMediA for DeArtes

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