Di Fiorenzo Cariola. MantovaFilmFest: A lezione dei registi De Serio: “Raccontare l’Italia nascosta attraverso le tradizioni popolari”
Alla scoperta di un’Italia nascosta, tra volti e voci che raccontano le tradizioni popolari delle Regioni che compongono il Paese. È quanto emerge dal documentario “Canone effimero” per la regia dei fratelli gemelli Gianluca e Massimiliano De Serio proiettato mercoledì 20 agosto al Cinema Mignon di Mantova nell’ambito del FilmFest (vedi qui).
I due registi, presentati dal direttore artistico della rassegna Paolo Cenzato, sono intervenuti alla Masterclass e si sono soffermati sull’ultimo lavoro premiato con una menzione speciale a Berlino e sul loro approccio al cinema. “Canone effimero”, che dura 120 minuti, è stato girato da un’equipe di cinque persone che hanno attraversato l’Italia con un furgoncino. Oltre ai registi hanno collaborato Piero Basso per la parte fotografica e Diana Giromini al montaggio (il produttore è Alessandro Burrelli, la produzione La Sarraz Pictures srl). La preparazione è stata molto lunga. Gli autori sono partiti dalle proprie radici, dalle ninne-nanne che i genitori cantavano quando eravamo ancora piccoli, nei dialetti lucano e pugliese.
Poi, altre suggestioni sono scaturite dagli studi sui testi che sono serviti per entrare nel mondo molto stratificato dell’etnomusicologia italiana. Durante il percorso di ricerca si sono avvalsi della consulenza di alcuni docenti universitari: Ilario Meandri (Torino), Nicola Scaldaferri (Milano), Mario Sarica (Messina), Enzo La Vena (Calabria) e Sergio Bonanzinga (Palermo), quindi sono seguiti gli incontri con gli amici musicisti. I loro contatti hanno suggerito nuove strade per definire una carta geografica che è stata percorsa in diversi sopralluoghi. Infine, tutto il materiale raccolto e selezionato, soprattutto con le testimonianze e i canti.

I fratelli De Serio, prima di approdare a “Canone effimero”, hanno confezionato altri documentari. Ricordiamo nel 2012 “Sette opere di misericordia”, nel 2015 “I ricordi del fiume” e nel 2020 “Spaccapietre”, tutte opere presentate al MantovaFilmFest negli anni precedenti.
Nella lezione della Masterclass gli artisti hanno spiegato la loro concezione del cinema come documentazione del reale, mantenendo un grande rispetto verso gli interlocutori, evitando raccordi narrativi o didascalici. «Il film – hanno osservato i De Serio – diventa un album da sfogliare, una raccolta di paesaggi, oggetti e volti che rappresentano frammenti di un più ampio ritratto. Le scene sono divise in capitoli, cui corrisponde un consiglio per la sopravvivenza, in vista di una dimensione più esistenziale. Fedeli alla realtà, al punto che la cinepresa spesso resta fissa. Muovere la camera o affidarsi al montaggio ci sembrava andasse in direzione contraria; una volta sperimentato questo approccio più essenziale, ma non meno emotivo, abbiamo capito che era la scelta giusta. Gli unici movimenti di camera sono delle lente panoramiche che descrivono i paesaggi montani dell’entroterra e i corpi a semicerchio che cantano in coro, gli uni specchio degli altri».
Insomma, l’approccio al cinema è quello di esplorare la realtà. «Ci anima il desiderio di conoscere il mondo che ci circonda – hanno aggiunto – documentarlo con il nostro sguardo e dare un senso alla realtà. Nel contempo vogliamo rinnovarci film dopo film, raccontare nuove storie e nuove esperienze».
Di Fiorenzo Cariola
Mantova 20 agosto 2025
Foto F.C.
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