Teatro Zandonai, Museo Mart, Auditorium Melotti e altri luoghi: 40 eventi con 17 Compagnie dal mondo.
Oltre dieci giorni di programmazione nei teatri, nelle piazze, nei musei, negli spazi non convenzionali della città di Rovereto (Trento) per circa 40 eventi che coinvolgono 17 compagnie da altrettanti Paesi del mondo: Oriente Occidente Dance Festival celebra i suoi 45 anni tornando ai corpi. Quelli trascurati, meno rappresentati. Quelli assenti. E in questa assenza ritrova il valore di esserci.
Dopo il percorso dedicato ai Mediterranei, il titolo del nuovo progetto triennale è “Corpi assenti”, un nuovo capitolo di ricerca e riflessione, che offre la possibilità di guardare ciò che normalmente rimane nascosto, di dare forma a narrazioni spesso taciute.
La programmazione, dal 3 al 13 settembre 2025, conferma e rinnova l’impegno di guardare al mondo con uno sguardo attento e da prospettive inedite, attraverso la lente dell’arte, della danza e della cultura, alla ricerca di una chiave di lettura che sappia superare interpretazioni semplicistiche e polarizzate.
Attraverso eventi di grande richiamo e spettacoli gratuiti, performance, incontri e dialoghi, Oriente Occidente – con la direttrice generale Anna Consolati e il direttore artistico Lanfranco Cis – si propone come luogo di espressione e confronto, dove costruire comunità intorno a un dispositivo che sappia abitare la complessità e moltiplicare le visioni, restituendo spazio e voce a realtà spesso taciute e cercando alternative alle narrazioni dominanti. In questo modo l’assenza diventa presenza, un vuoto denso, un silenzio rumoroso.
LA SERATA DI ANTEPRIMA
Ad aprire la rassegna, il 3 settembre, il concerto di Radio Gaza, band di artisti palestinesi rifugiati in Francia, organizzato da una rete di associazioni roveretane e ospitato dal Festival.
I PERCORSI
La programmazione si snoda intorno ad approcci e sguardi che moltiplicano le narrazioni possibili, che lasciano spazio alla pluralità delle identità, che cercano alternative alle rappresentazioni dominanti e che riempiono di significato il tema “Corpi assenti”.

RADICI
Una radice àncora una pianta al suolo e le consente di avere nutrimento. Rappresenta da dove veniamo. Ci sono luoghi nel mondo dove queste radici sono state violate, in cui le popolazioni hanno dovuto – o ancora devono – affrontare la colonizzazione e sono costrette a difendere i propri diritti, a rivendicare la propria esistenza e a tutelare la propria terra.
“Nambi. The African shieldmaidens” della compagnia ugandese Batalo east guidata dalla coreografa Nabaggala Lilian Maximillian, presenta un lavoro che celebra la forza delle donne africane che hanno sfidato i tradizionali ruoli di genere per proteggere le loro comunità e le loro terre (10 settembre, ore 20.30, Teatro Zandonai).
Si riferisce invece alla tradizione argentina, rivelandone tutta la forza poetica e resistente, intrecciata alla cultura barocca, “Último helecho” l’ultimo lavoro di François Chaignaud, che torna quest’anno con un’opera firmata insieme alla regista Nina Laisné e a Nadia Larcher, cantante, compositrice e autrice di spicco della scena musicale folk e sperimentale di Buenos Aires, alla sua prima italiana al festival (12 settembre, ore 20.30, Teatro Zandonai).
Attinge al sapere, all’arte e alle origini di Frida Kahlo, Sofia Nappi – neo artista associata di Oriente Occidente – che con “The Fridas” invita due straordinari interpreti a sfidare le convenzioni sul maschile e si lascia ispirare da Le due Frida, celebre quadro dell’artista messicana che esprime in modo chiaro la moltitudine delle sue identità rendendo questa possibilità universale (12 settembre, ore 19.30 e ore 21, Mart).

ECOSISTEMI
Un ecosistema è un insieme complesso e vivo, fatto di relazioni, scambi, interdipendenze. Un organismo collettivo in cui natura, corpi, comunità, gesti, paesaggi si influenzano a vicenda. Alleanze tra esseri umani e non umani, tra passato, memoria, presente e futuro. A comporre questo percorso, tre spettacoli diversi per linguaggio, origini, immaginari.
“Birdsong” dell’artista associato Salvo Lombardo, a Rovereto in prima assoluta, prende ispirazione dai codici sonori che si tramandano dall’antichità per richiamare gli uccelli, a metà strada tra tradizioni popolari e tecniche venatorie. Lombardo coinvolge corpi e voci di due performer in una ricerca che tralascia la funzione predatoria di questa tecnica e si fa invece possibilità di connessione tra umano e non umano (7 settembre, ore 20.30, Auditorium Melotti, prima assoluta).
Con “Danzas climáticas” (9 settembre, ore 20.30, Auditorium Melotti), l’artista e attivista Amanda Piña conduce nel cuore del pensiero decoloniale e della crisi ecologica. La danza diventa rito che unisce a saperi ancestrali capaci di offrire visioni alternative alla narrativa del progresso. Un gesto radicale che restituisce al corpo il suo ruolo di custode della memoria ecologica del mondo.
“Yé!” della compagnia Circus Baobab, guidata da Kerfalla Camara, esplora la tensione tra sviluppo e sopravvivenza, tra tradizione e futuro. In scena, una narrazione acrobatica e potente sull’Africa di oggi, dove l’ecosistema non è solo ambientale, ma anche sociale: un equilibrio precario tra risorse da proteggere, ingiustizie da combattere e storie da ricostruire. In una poetica rappresentazione dei disastri ambientali, fatta di piramidi umane, il circo guineano sembra dirci che se qualcosa ci salva, quel qualcosa siamo noi, capaci di relazioni e di senso critico nei confronti del nostro modo di sfruttare le risorse della natura (13 settembre, ore 20.30, Auditorium Melotti).

DISSONANZE
In musica, la dissonanza è l’effetto prodotto dall’incontro di due o più suoni che creano tensione e generano instabilità. In senso più ampio, la dissonanza può rappresentare una rottura di ciò che è prevedibile, una prospettiva inedita che rimescola le carte e le possibilità di azione. È proprio dalle fratture che nascono nuove possibilità di comprensione e, per questo, di trasformazione. Intorno a questa definizione, si raccolgono quattro spettacoli in cartellone.
“Monument 0.10: The living monument” è l’ultimo lavoro di Eszter Salamon, per la compagnia nazionale norvegese Carte Blanche, per la prima volta in Italia. Quattordici interpreti danno corpo a una creazione visionaria che sovverte il significato di monumento come una materia dura, immutabile e celebrativa. Tra tessuti cangianti, colori vivaci e paesaggi mobili, il senso si plasma intorno a un “monumento vivente” con una dimensione fluida che non sfida il tempo, ma si lascia accompagnare attraverso di esso (6 settembre, ore 20, Teatro Zandonai).
Gloria Dorliguzzo porta a Rovereto “Dies Irae”, una performance che intreccia la musica ossessiva e potente della compositrice russa Galina Ustvolskaya con un lavoro fisico e rituale di un gruppo di donne non professioniste partecipanti a un laboratorio condotto dalla coreografa nei giorni prima del Festival. Qui il palco diventa spazio di liberazione e denuncia, dove il corpo si fa strumento di resistenza collettiva (8 settembre, ore 18, MoM).
Arriva a Rovereto anche il nuovo lavoro della coreografa franco-algerina Dalila Belaza, con la musica dal vivo del chitarrista della scena rock francese Serge Teyssot-Gay: “Orage” è un’opera di radicale essenzialità che, senza teatralizzazioni, mette un corpo in scena che cerca di restituire forma al caos (8 settembre, ore 20.30, Teatro Zandonai).
Infine, evocano la logica fluida e costante di uno screensaver le cinque danzatrici in scena per “Screensaver series”, di Neve Harrington coreografa che crea una performance ipnotica, accessibile e sensoriale: fruibile in forma di “relaxed performance”, lo spettacolo può essere osservato da prospettive diverse e il pubblico è libero di muoversi, sedersi, sostare in piedi in qualsiasi punto dello spazio (in prima nazionale, il 10 settembre, ore 18 e ore 22, MoM).

PASSATO CONTEMPORANEO
Rileggere i classici, riscrivere il presente attraverso l’universalità dei classici: nessun repertorio è intoccabile. È questo il significato di “Passato contemporaneo”, titolo del percorso tematico che intende guardare al passato come materiale vivo da poter attraversare, contaminare, scuotere. Sono tre i lavori che attingono alla tradizione restituendole l’urgenza del presente.
La coreografa Yue Yin, con “Somewhere” (5 settembre, ore 20.30, Auditorium Melotti, prima europea), fonde la danza contemporanea con il patrimonio del movimento classico cinese. Ispirandosi ai cinque elementi dell’I Ching – radice, legno, acqua, metallo, fuoco – Yin costruisce una partitura fisica che alterna tradizione e innovazione, restituendo alla spiritualità orientale un’energia nuova e pulsante.
In “Récital” (11 settembre, ore 18 e ore 21, Mart), François Chaignaud evoca lo spirito sovversivo di Isadora Duncan, la madre della danza moderna: un viaggio tra memoria e incarnazione che dissolve i confini tra maschile e femminile.
Con una visione personale e originale, l’artista giapponese associata Yoko Omori porta in scena per la prima volta in Italia “A Park + Tuonelan”, una serata composta che unisce il suo primo lavoro di gruppo a un assolo in cui lei stessa è in scena. Omori rielabora motivi del repertorio classico con un suo linguaggio originale e personale che si innesta su codici urbani contemporanei come la street dance (11 settembre, ore 20.30, Auditorium Melotti).

OO OFF: LA DANZA IN CITTÀ
Da molte edizioni, Oriente Occidente portando circo, urban dance, performance negli spazi pubblici. Per l’edizione 2025, il programma “off” si inserisce nella più ampia proposta che coinvolge l’intera città intorno al Centenario della Campana dei Caduti Maria Dolens.
A inaugurare la programmazione di strada e l’intero Festival è la Yue Yin Dance Company che, con un estratto del lavoro che sarà in teatro il giorno dopo, mostra al grande pubblico come le culture possano incontrarsi in armonia. Attingendo dalla sua origine e dalla tradizione classica cinese, la coreografa mescola un sapere millenario alle culture e contro-culture degli Stati Uniti, dove è cresciuta e attualmente vive (4 settembre, ore 18, Piazza delle Erbe).
Per quanto riguarda il circo, arriva uno spettacolo che unisce equilibrio, acrobazia e funambolismo; un lavoro affascinante e dolce al tempo stesso della compagnia belga Cie des Chaussons Rouges (5 settembre, ore 18, Piazza Caduti sul Lavoro).
Si esibiscono in piazza anche gli artisti di Circus Baobab che offrono al centro di Rovereto un’esperienza esplosiva: energia, piramidi umane, umorismo, acrobazie e persone lanciate fino a sette metri d’altezza (12 settembre, ore 18, Piazza Urban City).
Nella programmazione esterna, anche l’apertura di una residenza artistica della compagnia Collective/less guidata da Robin Lamothe, che si dedica per alcune settimane al nuovo lavoro dal titolo “elsewhere is forward”. Rivolto a un pubblico giovane, il pezzo indaga il nostro rapporto con il corpo come strumento di coesione sociale, e attinge alle danze di guarigione del popolo San in Botswana, rituali collettivi di rinnovamento in cui il corpo è uno spazio di memoria, di scambio, di resilienza (6 settembre, ore 10.30, Fossato del Castello di Rovereto, MITAG Museo Storico Italiano della Guerra). I danzatori della compagnia, provenienti dalla comunità San del Botswana, presentano inoltre al pubblico le loro danze tradizionali in un momento dal titolo “San culture unveiled: stories, art, and identity” (5 settembre, ore 21.30, MoM).
Il collettivo di artiste e artisti guidati da Amanda Piña, presente anche nel succitato programma, porta un altro lavoro, a conferma delle premesse che guidano la poetica dell’artista di origini messicano-cilene e di stanza in Austria: “To bloom”, una performance che mette al centro l’acqua e invita a ripensare la nostra relazione con essa (6 settembre, ore 18, Piazza del Mart). Oltre a performer della compagnia, sono in scena allievi e allieve della danza di SummerLab – organizzato a Oriente Occidente Studio da Lost Movement e ArteMente – e del Liceo Coreutico di Trento.

GLI EVENTI SPECIALI
Tre eventi speciali si aggiungono alla programmazione. Il primo in collaborazione con il Muse di Trento. “The school of mountains and waters”, ideato dalla coreografa e ricercatrice Amanda Piña, intreccia pratiche indigene, ricerca scientifica e performance per mettere in discussione l’idea coloniale dell’essere umano come entità separata dall’ambiente. Il progetto si compone di installazioni, interventi performativi e un percorso aperto a persone tra i 18 e i 65 anni, che hanno risposto alla open call. La “scuola” si sviluppa negli spazi del Museo di Scienze di Trento dal 3 al 5 settembre (con un incontro preliminare il 2 settembre).
Un’installazione video, “Agua es futuro”, apre nuove visioni sul legame tra corpi umani, acqua e terra, mentre interventi danzati site-specific ne amplificano la dimensione sensoriale e simbolica. “Mountain talks”, incontri con artiste, attivisti e scienziate aperti alla comunità invitata a partecipare all’open call, invitano a ripensare i modelli di relazione con la natura e con il sapere, in un’ottica decoloniale ed ecologica. A chiudere il percorso, domenica 7 settembre alle ore 11 al Muse, l’evento conclusivo “Mountains in resistance”: una camminata performativa aperta al pubblico intorno al museo, esito condiviso del laboratorio partecipato. Un atto collettivo che trasforma il camminare in una pratica sensibile di ascolto e trasformazione.
Si concentra intorno a Marcos Morau il secondo evento speciale che intreccia sia SummerLab – il percorso formativo promosso da Lost Movement e ArteMente negli spazi di Oriente Occidente Studio nelle settimane che precedono il Festival – sia il programma di Linguaggi. Marcos Morau, uno dei più influenti artisti della scena performativa contemporanea internazionale, è protagonista da molti anni del festival roveretano. In questa edizione, La Veronal – il collettivo di artisti e artiste guidato dal coreografo spagnolo – conduce un laboratorio coreografico per le allieve e gli allievi di SummerLab su “Sonoma”, il famoso pezzo della compagnia co-prodotto da Oriente
Occidente che debuttò nel 2020 proprio a Rovereto. Il percorso formativo si conclude con una presentazione pubblica di un estratto dell’opera nel foyer del Mart il 13 settembre alle ore 17. Segue, alle ore 18, nella sala conferenze del Mart, un dialogo tra il coreografo e Marilù Buzzi, direttrice della rivista Danza&Danza. Invece il giorno precedente, il 12 settembre, è in programma la proiezione di “Polvo serán” di Carlos Marqués-Marcet, lungometraggio che ha visto la partecipazione di Marcos Morau per la creazione delle coreografie. Il film ha ottenuto una nomination ai premi Goya per il miglior attore protagonista (Alfredo Castro) ed è stato premiato nella categoria “Miglior attrice” alla Festa del Cinema di Roma per l’interpretazione di Angela Molina.
Infine, per gli eventi speciali, il 13 settembre alle ore 10.30 è prevista la presentazione del 21° Rapporto Annuale Federculture 2025 dal titolo “Impresa cultura”, dedicata ai temi del turismo culturale.
LINGUAGGI
Le nostre visioni del mondo si fondano sulle storie che abbiamo ascoltato, ma anche su quelle che non ci sono state raccontate. Alcune hanno priorità mentre altre vengono messe a tacere ma tutte – forse soprattutto quelle rimosse – plasmano il nostro sguardo, modellano la nostra immaginazione, definiscono ciò che consideriamo possibile. È da questa riflessione che nasce “Storie assenti”, titolo dell’edizione 2025 del ciclo di conferenze Linguaggi. L’invito è a interrogarsi su ciò che non si dice, su ciò che a volte spaventa, su ciò che collettivamente non affrontiamo, su chi non viene ascoltato, su ciò che resta ai margini. Dal carcere ai conflitti globali, dalle identità maschili alle eredità coloniali, il ciclo attraversa storie che ci riguardano, che ci attraversano, che ci trasformano. Storie di corpi, di assenze, di possibilità negate e di nuove verità da costruire.
Il primo appuntamento è in programma il 4 settembre alle ore 20.30 al Mart con Storie da dentro: Mauro Pescio porta in scena “Non è la storia di un eroe”, reading tratto dal podcast Io ero il milanese, seguito dalla presentazione del rapporto sulle carceri italiane a cura dell’Associazione Antigone, con un dialogo tra Ornella Favero e lo stesso Pescio. Il 6 settembre alle ore 18 allo Smartlab, Storie da maschi riflette sull’identità maschile con “Romanzo di un maschio”, un talk ironico e tagliente delle Eterobasiche, organizzato in collaborazione con Cooperativa Smart. Alle 18 del 7 settembre al Museo Storico Italiano della Guerra, Storie coloniali affronta il rimosso della storia italiana con Alberto Brodesco e Martina Melilli, in un incontro introdotto e moderato da Francesco Frizzera (evento in collaborazione con Mitag – Museo Storico Italiano della Guerra).
L’8 settembre, sempre alle 18, si torna al Mart con Storie cattive: protagonista è la scrittrice e attrice argentina Camila Sosa Villada. È stata sex worker, venditrice ambulante, addetta alle pulizie e dopo gli studi di Comunicazione e Teatro, ha avviato una carriera come performer, oltre a essersi confermata fra le nuove voci letterarie più dirompenti del panorama argentino grazie al suo romanzo Le cattive, un’opera che guida chi legge in un viaggio attraverso la comunità trans di Cordoba. Questo evento è realizzato in collaborazione con Festivaletteratura di Mantova.
Il 9 settembre, sempre al Mart alle 18, Storie di Afghanistan mette a confronto lo sguardo del fotografo Lorenzo Tugnoli, primo premio Pulitzer italiano nel 2019, con quello della studiosa e curatrice Francesca Recchia, per esplorare il racconto visivo dei conflitti. Il 10 settembre, al centro dell’incontro Storie palestinesi, la giornalista Paola Caridi porta uno sguardo profondo e documentato su ciò che accade in Palestina e nella Striscia di Gaza, in dialogo con Giuseppe Ferrandi direttore della Fondazione Museo storico del Trentino (Mart, ore 18). Chiude il ciclo, il 12 settembre, la proiezione del film “Polvo serán” di Carlos Marqués-Marcet, con coreografie di Marcos Morau. Segue un dialogo con Marco Cappato, un’occasione per riflettere su fine vita, corpi e libertà individuali.
Ad ogni appuntamento è presente la Libreria PiccoloBlu, con i libri di autori e autrici presenti oltre a una bibliografia ragionata sui temi del Festival.

ACCESSIBILITÀ E SOSTENIBILITÀ
Da tempo, Oriente Occidente promuove pratiche che intrecciano accessibilità e sostenibilità. L’organizzazione ha attivato negli anni un sistema concreto di azioni di compensazione e riduzione dell’impatto ambientale: stampa cartacea ridotta, completa eliminazione delle bottigliette d’acqua in plastica dai teatri e dai luoghi di spettacolo, menù vegetariani, l’invito a utilizzare i mezzi pubblici o la bicicletta. Anche il merchandising è parte di questa visione: grazie alla partnership con Redo, borse, zaini e accessori vari sono realizzati con banner di comunicazione delle precedenti edizioni. L’intera manifestazione utilizza esclusivamente energia proveniente da fonti rinnovabili e certificate 100% Energia Pulita Dolomiti Energia. Questo impegno è riconosciuto ufficialmente dal marchio Eco Eventi del Trentino, assegnato al Festival dal 2019. Da quest’anno inoltre Oriente Occidente è riconosciuto da Legambiente come evento green.
Grazie al lavoro di un accessibility team dedicato, Oriente Occidente seleziona spettacoli adatti a pubblici diversi, crea materiali accessibili, costruisce relazioni e si occupa di garantire che il Festival sia un’esperienza realmente fruibile per il maggior numero possibile di persone e comunità. Per persone con neurodivergenze o disabilità cognitive sono disponibili kit introduttivi e incontri di preparazione. In programma, inoltre, anche una performance dell’artista con neurodivergenza Neve Harrington, pensata per poter essere fruita in diversi modi, come una relaxed performance.
Dal punto di vista dell’accessibilità motoria, sul sito sono disponibili descrizioni dettagliate di tutti gli spazi del Festival. Nei teatri e nei luoghi di spettacolo sono riservati posti per persone con mobilità ridotta, accesso autonomo a foyer e platea, servizi e parcheggi dedicati nelle immediate vicinanze.
Prosegue la collaborazione con ENS Trento per rendere il Festival sempre più accessibile alle persone sorde: disponibilità di Subpac (zainetti che si indossano per percepire la musica attraverso le vibrazioni che emettono sulla schiena), comunicazione della programmazione in lingua dei segni, e una giornata speciale interamente pensata per permettere a chi viene da lontano di vivere l’esperienza festivaliera a pieno.
Per le persone cieche e ipovedenti, sono online audio-introduzioni e descrizioni degli spazi, strumenti utili anche per chi ha disabilità cognitive e accede più facilmente a contenuti audio rispetto a quelli scritti.
Anche il sito web è progettato con attenzione: grazie alla collaborazione con Cantiere Creativo, agenzia specializzata nella creazione di siti web ad alta accessibilità, la piattaforma segue le linee guida di The A11Y Project, movimento internazionale che promuove l’inclusività digitale con soluzioni sia estetiche che funzionali.
Le attività legate all’accessibilità si inseriscono nella partecipazione attiva di Oriente Occidente a Europe Beyond Access, il più importante progetto europeo sull’arte e la disabilità, co-finanziato dall’Unione Europea. Un festival, oggi, non può essere solo uno spazio per lo spettacolo. Oriente Occidente lavora affinché sia anche un luogo che accoglie, rispetta, include e immagina un futuro possibile per tutti e tutte.
M.F.C.S.
Fonte: tratto da comunicato stampa agosto 2025
Immagine di copertina: Nina Laisne, Francois Chaignaud, Nadia Larcher, Ultimo hHelecho
ph Nina Laisne
45° ORIENTE OCCIDENTE DANCE FESTIVAL
CORPI ASSENTI
3 – 13 settembre 2025
Rovereto (Trento)
Biglietti online nel sito
Infoline 0464016576 | biglietteria@orienteoccidente.it
Box office: Casa della Danza di Oriente Occidente
corso Rosmini 58 Rovereto (Trento)
Non è possibile acquistare i biglietti nei luoghi di spettacolo
Info: 0464 431660 | info@orienteoccidente.it
www.orienteoccidente.it
https://www.facebook.com/OrienteOccidenteOO/?locale=it_IT

