Di Olivier Horn. MITO SettembreMusica: Myung-Whun Chung sul podio dell’Orchestra della Scala e Mao Fujita al pianoforte, in tre monumenti della musica orchestrale.
Entra sul palcoscenico con passi leggeri, una silhouette lenta e fragile. Appena salito sul podio riservato al direttore d’orchestra, inizia senza indugi, con un gesto energico, il Valzer n. 2 di Šostakovič reso famoso da Stanley Kubrick nel suo ultimo film “Eyes Wide Shut”. A forza di essere stato sfruttato in numerose pubblicità che l’hanno utilizzato per vendere prodotti finanziari, assicurazioni o abiti di matrimonio, si era persa di vista la forza travolgente della partitura, il suo movimento circolare frenetico.

Sotto la sua bacchetta, Myung-Whun Chung ci fa riscoprire, con i suoi gesti sorprendentemente liberi, la ricchezza della sua tavolozza sonora: prima scolpita dal corno, il cui solo si erge tra i violini che a loro volta si appropriano della melodia, trasformandola in un fiume dove si riversa tutta l’orchestra, prima che il trombone, in un ultimo inizio, riprenda questo tema accattivante per precipitarlo in un’accelerazione scintillante di tutta l’orchestra.
Il pubblico applaude a gran voce: in appena cinque minuti, è conquistato, pronto ad avventurarsi nella continuazione del programma, interamente dedicato alla musica russa della fine del XIX e dell’inizio del XX secolo, con il Concerto n. 2 in do minore di Rachmaninov e la Sinfonia n. 6 di Čajkovskij.

Per interpretare questo Concerto n. 2, che ha posto fine a una depressione nervosa di Rachmaninov di tre anni consecutiva al clamoroso fallimento della sua Prima Sinfonia, un giovanissimo pianista giapponese di fama mondiale, insignito dei premi più prestigiosi: Mao Fujita.
Entrato sul palcoscenico con un passo da gatto timido e snello, fluttuando in una giacca nera un po’ grande per lui, un sorriso illuminante un volto radioso e quasi adolescenziale, si siede al pianoforte e allora, la magia inizia…

Dai primi accordi – solenni e funebri – fino all’affermazione del grande tema lirico dell’ultima pagina, Mao Fujita accarezza il pianoforte, lo graffia o lo scatena, dimostrando una fluidità naturale e una dinamica mai impreparata, modulando il suono con una sensibilità a fior di pelle, trovando sfumature inusitate, come se stesse improvvisando la partitura, sostenuto dalla bacchetta benevola di Myung-Whun Chung, costantemente attento al prodigio. L’esecuzione ricca di sfumature e dinamiche espressive dell’Orchestra filarmonica della Scala ha reso giustizia a questo capolavoro, anch’esso reso famoso grazie al film del 1945 di David Lean, “Brief Encounter”, di cui si ascolta l’intera partitura lungo il corso della trama.
Si rimane come incantati dall’interpretazione di questo Concerto, che ci conduce, attraverso i tre movimenti, fuori dall’incubo e dalle sofferenze patite dal compositore durante questo doloroso periodo della sua vita, fino a riscoprire, alla fine, la sua fede in se stesso e nel potere della sua musica.
Dopo l’ultima misura e l’ovazione del pubblico, Mao Fujita è tornato a salutare furtivamente, come se fosse imbarazzato nel raccogliere i frutti del suo trionfo.

Dopo l’intervallo, è il turno della Patetica, la 6ª Sinfonia di Čajkovskij. Quest’opera, la sua ultima, che diresse una settimana prima della sua tragica morte, inizia, cosa rarissima, con un movimento lento.
Alla direzione dell’Orchestra filarmonica della Scala, con la quale aveva già eseguito quest’opera sei anni fa, Myung-Whun Chung ci ha offerto un altro grande momento di musica. Con la sua gestualità straordinaria, a volte falsamente nonchalante, a volte ampia e furiosa, sa scatenare le passioni, far brillare le toccanti melodie della partitura, ottenere dall’orchestra la traduzione delle emozioni più intense nei colori del dramma, con un senso del fraseggio e un raffinatezza sonora sbalorditivi.
E quando la sinfonia si conclude, al termine di un inusuale movimento lento, con l’estinzione progressiva del suono dell’orchestra – una fine lugubre – il pubblico rimane a lungo sospeso nel silenzio creato, prima di acclamare l’orchestra e il suo direttore.
Un concerto inaugurale eccezionale e magistrale, con due monumenti della musica orchestrale.
Recensione di Olivier Horn
Concerto inaugurale di MITO SettembreMusica – Milano Torino Festival (vedi qui)
Torino, Auditorium Giovanni Agnelli – Lingotto, 3 settembre 2025
Foto : Colibrì Vision da pag Facebook di MITO
AVVERTENZA
È fatto divieto a giornali e blog di pubblicare integralmente o parzialmente questo articolo o utilizzarne i contenuti senza autorizzazione espressa scritta della testata giornalistica DeArtes (direttore@deartes.cloud).
La divulgazione è sempre consentita, liberamente e gratuitamente sui rispettivi canali,a Teatri, Festival, Musei, Enti, Fondazioni, Associazioni ecc. che organizzano od ospitano gli eventi, oltre agli artisti direttamente interessati.
Grazie se condividerete questo articolo sui social, indicando per cortesia il nome della testata giornalistica DeArtes e il nome dell’autore.
Concerto inaugurale del Festival MITO (3 Settembre 2025)
Auditorium Giovanni Agnelli Lingotto
Filarmonica della Scala
Mao Fujita pianoforte
Myung-Whun Chung direttore
PROGRAMMA
Dmitrij Šostakovič (1906-1975)
Valzer n.2 dalla Suite per orchestra di varietà
Sergej Rachmaninov (1873-1943)
Concerto n.2 in do minore per pianoforte e orchestra op.18
Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893)
Sinfonia n.6 in si minore op.74 “Patetica’’

