L’intervento di Giulio Busi, tenutosi nell’ambito di Festivaletteratura 2025 e dedicato a “L’editoria ebraica a Mantova”, presso la Biblioteca Teresiana si è articolato come uno dei momenti più intensi della rassegna mantovana. Busi, forte della consueta chiarezza e profondità, senza nulla concedere alla professoralità che avrebbe tolto smalto all’incontro, ha saputo coinvolgere i presenti in un excursus infrasecolare, restituendo alla memoria collettiva una pagina spesso trascurata e dimentica, ma fondamentale, della storia culturale italiana.
E prendendo in analisi alcuni esempi più che significativi della proprietà della Comunità ebraica di Mantova, ora conservati alla Teresiana, ha così potuto illustrare al meglio valenze contenutistiche e formali di tali tesori in sfida al tempo ed agli eventi.

Fin dalle prime battute, Busi, ha posto l’accento sull’importanza di Mantova come crocevia di culture e laboratori di pensiero. Attraverso un’analisi puntuale delle principali tipografie ebraiche attive tra il Cinquecento e il Settecento, lo studioso ha altresì mostrato come Mantova sia stata fulcro di resilienza e diffusione del sapere ebraico in Italia e in Europa. Il suo racconto non si è limitato alla mera cronaca dei fatti: Busi ha saputo intrecciare vite di stampatori, di rabbini finanziatori, di studiosi d’alto rango e di famiglie fiere di custodire, tramandare e valorizzare, valori ecumenici, mettendo in luce il tessuto umano che ha reso possibile quella straordinaria esperienza, arrivando a paragonare la Mantova dei Gonzaga a una sorta di Magonza di Gutemberg che diede nuovo inizio alla diffusione del sapere e del tesaurizzare i testi sacri dell’ebraismo. Testi antichi, preziosi testimoni di ogni altra vita spesa perché il verbo non cadesse nell’oblio delle genti e del tempo. E Mantova, città d’acqua, contornata di piante acquatiche cedue, similmente ai papiri, costituì una roccaforte anche tecnologica per l’epoca, consentendo ad artigiani locali di consentire, in gran segreto, stampe eccellenti sfruttando “carta di lago, inchiostri di palude e torchi da stampa di legni dolci, carbonizzati“.



Recensione di Renzo Gabriel Bonizzi
Mantova, Festivaletteratura, Biblioteca Teresiana, 4 settembre 2025
Immagini: Archivio Festivaletteratura

AVVERTENZA
È fatto divieto a giornali e blog di pubblicare integralmente o parzialmente questo articolo o utilizzarne i contenuti senza autorizzazione espressa scritta della testata giornalistica DeArtes (direttore@deartes.cloud).
La divulgazione è sempre consentita, liberamente e gratuitamente 
sui rispettivi canali, a Teatri, Festival, Musei, Enti, Fondazioni, Associazioni ecc. che organizzano od ospitano gli eventi, oltre agli artisti direttamente interessati.
Grazie se condividerete questo articolo sui social, indicando per cortesia il nome della testata giornalistica DeArtes e il nome dell’autore.