Teatri Valli, Ariosto, Cavallerizza e Sala Verdi: 31 spettacoli di musica e danza, 60 repliche, 16 produzioni e coproduzioni, 9 prime assolute, 15 prime italiane.
Nel cambiamento vertiginoso sotto i nostri occhi, il mondo offre lo spettacolo tossico, disunito, venale e orrendo, delle brutalità belliche, delle indegnità senza vergogna, dell’arroganza dei forti, del sopruso o addirittura soppressione dei deboli. E di tanta odiosa indifferenza.
Uno spettacolo osceno. Da ob-skené = che non-pertiene-alla-scena.
Il Festival Aperto dà uno spettacolo diverso, fatto di idee che criticano, artisti e persone che dialogano, vigili, consce della complessità. Nuove liberazioni, nell’80° della Liberazione.
Il festival (19 settembre – 22 novembre 2025) si svolge a Reggio Emilia traTeatro Municipale Valli, Teatro Ariosto, Teatro Cavallerizza, Sala Verdi, accogliendo musicisti, danzatori, performer, coreografi, artisti italiani e internazionali: si attivano nuove reti e collaborazioni, altre si rinnovano. Una costellazione di artisti internazionali e italiani attraversa le frontiere tra generi, culture e linguaggi in un programma che continua ad interrogarsi sul nostro presente. Un programma contaminato in cui musica e danza contemporanea si incontrano e contaminano con altre discipline, linguaggi, saperi.
Il programma può subire variazioni: controllare nel sito.

MUSICA
Tra memoria e futuro, tra radici identitarie e visioni cosmiche, la musica si fa atto politico, poesia sonora, spazio di incontro.
Anteprima Aperto con l’omaggio a Julius Eastman con Without blood there is no cause,oratorio pagano che restituisce la complessità di un compositore afroamericano, queer e radicale, scomparso appena 50enne nel 1990. La sua figura emerge nella potente tessitura di voci, pianoforti, cori e gospel, evocando le tensioni dell’America conservatrice, la spiritualità black e la musica come atto di liberazione. Una tensione affine attraversa anche la proposta degli Irreversible Entanglements, collettivo nato nel fermento del movimento Black Lives Matter, che intreccia free jazz, spoken word e militanza afrofuturista in un potente flusso sonoro e politico. E un impulso liberatorio anima Nneka, artista nigeriana che inaugura il Festival e coniuga soul, afrobeat e reggae per raccontare corruzione, sfruttamento ambientale e il riscatto delle donne africane. Tre voci, tre corpi artistici che trasformano la scena in uno spazio di resistenza, memoria e azione.
Sperimentare è anche attraversare i confini del suono e della percezione. Lo fanno Lorenzo Bianchi Hoesch, Fabrizio Cassol, Adèle Viret inNotes on the memory of notes,progetto che fonde elettronica, sax e violoncello in una scrittura fluida dove la libertà microtonale si alterna all’improvvisazione. La ricerca di Yarn / Wire, ensemble statunitense di percussioni e tastiere, è invece indirizzata alla scrittura innovativa di giovani compositori internazionali, mentre nothing deeper di Elena Rivoltini, unisce gesto, luce e suono nell’esplorazione del corpo come paesaggio interiore e centro della performance. L’avanguardia jazz si cimenta in un’opera: This ever existence flare, opera sperimentale e multimediale di Rob Mazurek, basata su testi fantascientifici e filosofici: una visione sonora dell’Astropocene, che interroga lo spazio e la materia, fra reale e immaginario.
A rendere omaggio al pensiero critico e visionario è Massimo Zamboni con P.P.P. Profezia è Predire il Presente, concerto dedicato a Pasolini a 50 anni dalla sua uccisione. Cantieri di solitudinedi Emanuele Casale è un concerto per quartetto d’archi che esplora la solitudine della generazione Z tematizzandone i vari sostituti relazionali. Maxima Immoralia, opera da camera commissionata a Orazio Sciortino adotta testi della nostra letteratura dei sec. XIII-XV, per un excursus nel disinibito eros medioevale e nella cultura popolare.
Due lavori distinti ma collegati nell’unica serata, crocevia italiano argentino, dal titolo El viento adentro, dove i compositori Marcela Pavia e Sergio Lanza elaborano in partiture elettroacustiche i versi di Alejandra Pizarnik e Antonia Pozzi.
Una vera e propria festa della sperimentazione è la Maratona Musicale Multicentrica Maivista, al Teatro Municipale Valli: sei ore di musiche scritte o improvvisate, acustiche o elettroniche, contemplative o radicali, fra contemporanea, jazz sperimentale e post-rock. In quattro segmenti (con pause ristoro), e cinque diverse location, si alterneranno dieci musicisti per le musiche di quindici autori. Un’esperienza vertiginosa, collettiva, aperta, imprevedibile.
All’interno di Festival Aperto debuttano due dei quattro progetti di Gradus in scena, progetto del Reggio Parma Festival dedicato alle nuove generazioni artistiche e parte del cartellone Arcipelaghi 2025. Ouverture, firmato da un team italo-argentino e italiano (Kiersz, Strasnoy, Palermo, Petrosino), porta sulla scena 5 cantanti su 5 tapis roulant, per indagare “la tensione performativa che anticipa l’evento, dello spettacolo come della vita”. Il sole s’era levato al suo colmo, creato da un team rumeno (Dobrovicescu, Codrea, Tuchel, Nitulescu, Budianu, Gavrila) e liberamente ispirato a Le Onde di Virginia Woolf, immerge integralmente lo spettatore nel suono/spazio scenico trasfigurando la consueta esperienza concertistica.
Si rinnova la collaborazione con Teatro Sociale di Gualtieri su Direction under 30: Aperto mette in scena lo spettacolo vincitore del Premio della Critica di questo progetto, interamente rivolto alla scena teatrale nazionale di artisti e spettatori under 30.

DANZA
La parte della danza riunisce alcune delle voci più incisive e visionarie del panorama internazionale, con un programma che attraversa i temi dell’identità, della resistenza, della memoria e della trasformazione. La danza diventa linguaggio per raccontare il presente, moltiplicare i punti di vista e invitare a ripensare i corpi e i loro racconti sulla scena.
La Dresden Frankfurt Dance Company presenta Undertainment, in cui William Forsythe torna a lavorare con la compagnia da lui fondata, esplorando l’improvvisazione come sistema coreografico aperto e imprevedibile. Segue Lisa di Ioannis Mandafounis, con musica dal vivo di Gabriele Carcano, un esperimento di “coreografia dal vivo” dove i danzatori assumono spontaneamente il controllo della scena, tra poesia, gesto e suono.
Con Chroniques, coproduzione in prima italiana, Peeping Tom conferma la sua visione radicale e la sua estetica iperrealista, dando vita a un’opera immaginifica ideata da Gabriela Carrizo, che sfida i confini tra corpo, spazio e tempo, in un vero e proprio labirinto temporale. La collaborazione con gli artisti Lolo & Sosaku intensifica la potenza visiva e sensoriale di un’esperienza scenica fuori dagli schemi.
È un ritorno anche per la Hofesh Shechter Company, di nuovo ad Aperto con Theatre of dreams, spettacolo acclamato e travolgente. Un’esplosione di energia coreografica e musicale, dove sogno e realtà si intrecciano in un viaggio emotivo collettivo. Lo stile inconfondibile di Shechter, tra pulsazioni sonore e movimento viscerale, conquista ancora una volta la scena. Ancora tre coreografi di fama internazionale firmano Glory hall, reconciliatio e Solo echo per Ccn Aterballetto: Diego Tortelli esplora uno spazio sospeso tra ribellione e sensualità; Angelin Preljocaj mette in scena un duetto sulla riconciliazione tra luce e fine dei tempi; Crystal Pite indaga perdita e accettazione con straordinaria potenza emotiva.
In Hands made, invece, l’artista turca Begüm Erciyas invita il pubblico a un’esperienza partecipativa al buio, dove il tatto e il contatto tra mani sconosciute diventano strumenti per riscoprire l’umanità. Un’opera sorprendente che riflette sul passaggio dal lavoro manuale alla realtà digitale, tra isolamento e comunità.
Dalla fisicità estrema alla riflessione sociale, Jan Martens con The dog days are over 2.0 e Manuel Roque con Bang bang mettono in scena corpi sottoposti a sforzi estenuanti, tra rigore coreografico e fragilità umana, interrogando il ruolo dello spettatore e la natura della performance, mentre con Asteroide, Marco d’Agostin costruisce un duetto impossibile tra scienza e amore, teatro e musical, in un racconto sull’imprevedibilità della vita e sul potere dell’intrattenimento.
Oona Doherty, Leone d’Argento alla Biennale di Venezia, porta in scena Hope Hunt and the Ascension into Lazarus, interpretato da Sati Veyrunes e accompagnato dal dj set live di Luca Truffarelli, per decostruire stereotipi di mascolinità e marginalità con forza e urgenza.
Con Los(v)ers e Weirdo, MM Contemporary Dance Company e i coreografi Roberto Tedesco e Enrico Morelli affrontano due disagi generazionali: il silenzio degli hikikomori e la sensazione paralizzante di inadeguatezza.
In I carry all the names I am given, la norvegese Lisa Colette Bysheim indaga la spettatorialità attraverso la lente della teoria femminista, del cyberpunk e del soft power, tra latex, sguardo e resistenza, in un primo studio al termine di una residenza artistica.
In scena tornano i corpi, imperfetti nella perfezione: con la prima assoluta Michel – The animals I am (nell’ambito del network Ring) Chiara Bersani costruisce un potente atto corale di rappresentazione e autonomia, con tre performer con disabilità che riscrivono i canoni della bellezza e della visibilità, mentre Cristina Kristal Rizzo e Diana Anselmo danno vita a Monumentum DA, un dialogo intenso tra corpo, memoria e Lingua dei Segni Italiana, per una nuova grammatica della presenza.
Con redrum. Attraverso lo specchio, Gruppo Nanou reinventa il rito teatrale in un’esperienza immersiva e perturbante, dove realtà e finzione si confondono. Vincitore del Premio Ubu 2024, lo spettacolo – qui riscritto e ridisegnato coreograficamente nel contesto unico della Sala degli Specchi del Teatro Valli – inaugura il visionario progetto Overlook Hotel, mentre con Abracadabra, Collettivo Cinetico e Francesca Pennini propongono un “esercizio di magia” che attraversa danza, teatro e arte visiva, mettendo in discussione le regole della percezione.
Ancora sul fronte internazionale, il potente Blkdog del britannico Botis Seva e della sua compagnia Far from the norm fonde hip hop e danza contemporanea in un’opera visionaria che affronta rivendicazioni sociali e personali in uno spettacolo “very black, very street, intensely theatrical and totally entrancing”. Chiude la rassegna il greco Christos Papadopoulos, nome ormai di spicco del panorama coreografico, con la nuova coproduzione My fierce ignorant step: dieci danzatori trasformano i ricordi sonori in un inno alla vitalità e all’incontro, tra euforia collettiva e minimalismo coreografico.
C.S.m.
Fonte: comunicato stampa 22 maggio 2025
FESTIVAL APERTO XVII EDIZIONE
“LA MAREA MONTANTE DELL’OSCENO”
Reggio Emilia 19 settembre – 22 novembre 2025
www.iteatri.re.it

