Teatro Regio Parma: Otello, nuova edizione critica e nuovo allestimento. Teatro Verdi Busseto: Macbeth versione 1847, nuovo allestimento.
OTELLO – TEATRO REGIO PARMA
Otello è l’opera inaugurale del XXV Festival Verdi, in debutto al Teatro Regio di Parma venerdì 26 settembre 2025 ore 20.00 (recite domenica 5 ottobre ore 15.30, sabato 11 ottobre ore 20.00, domenica 19 ottobre ore 20.00). L’opera è eseguita per la prima volta nella nuova edizione critica a cura di Linda B. Fairtile, The University of Chicago Press e Casa Ricordi. Roberto Abbado dirige il titolo verdiano per la prima volta sul podio dellaFilarmonica Arturo Toscanini, del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani e del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma preparato da Massimo Fiocchi Malaspina.
Il nuovo allestimento dell’opera, realizzato nei laboratori di scenografia e sartoria del Teatro Regio di Parma, è firmato dal regista Federico Tiezzi, per la prima volta al Regio, con Margherita Palli alle scene, Giovanna Buzzi ai costumi, Gianni Pollini alle luci e Fabrizio Sinisi alla drammaturgia.
In scena Fabio Sartori (Otello), Ariunbaatar Ganbaatar (Jago), Mariangela Sicilia (Desdemona), Davide Tuscano (Cassio), Francesco Pittari (Roderigo), Francesco Leone (Lodovico), Alessio Verna (Montano), Natalia Gavrilan (Emilia), Cesare Lana (Un Araldo).
La première dell’opera sarà trasmessa in diretta su Rai Radio3.
L’OPERA SPIEGATA DA:

IL DIRETTORE ARTISTICO ALESSIO VLAD
«Tra le tre opere shakespeariane di Verdi Otello è la più complessa, musicalmente e drammaturgicamente. Infatti le passioni che, traducendosi in valori assoluti, sono state l’oggetto di una lunga vicenda drammaturgica, qui degenerano provocando un devastante disfacimento dei valori che sono alla base dei rapporti umani. È un sovvertimento che viene rappresentato attraverso la costruzione di un linguaggio del tutto nuovo che anticipa sorprendentemente quello di alcune delle avanguardie artistiche che caratterizzeranno il nuovo secolo, a cominciare dall’Espressionismo. Verdi con Otello si allontana da un mondo e da tutta la sua produzione precedente e si avvicina decisamente alla modernità e alla nostra realtà.
Roberto Abbado debutta il titolo, aggiungendo un fondamentale tassello all’importante lavoro fatto in questi anni sul repertorio verdiano. Fabio Sartori, Ariunbaatar Ganbaatar e Mariangela Sicilia sono stati scelti anche per la l’espressività che con le loro caratteristiche vocali sapranno dare ai loro rispettivi personaggi. Nuova produzione affidata a Federico Tiezzi, regista profondo, colto, capace come pochi altri nello scavare all’interno di una drammaturgia così piena di significati, dandole, in un costante rapporto con la musica, forma estetica e teatrale».

GIUSEPPE MARTINI
«Otello segna il ritorno di Verdi al teatro di Shakespeare. Dopo un’elaborazione di oltre sette anni, l’opera debuttò alla Scala di Milano il 5 febbraio 1887, con un successo trionfale. Il giovanissimo Toscanini, secondo violoncello, sedeva in orchestra. Nuovo titolo dopo ben sedici anni, se si escludono il rifacimento di Simon Boccanegra e la seconda versione di Don Carlo, l’opera scatenò una vera e propria corsa dei teatri per ottenere il permesso di allestirla, permesso che arrivò al Teatro Regio di Parma nel luglio dello stesso anno, solo cinque mesi dopo il debutto scaligero. Otello è il segno dell’allineamento delle idee operistiche verdiane alla cultura europea del dramma musicale: decorso sonoro plastico e scorrevole, melodie cangianti, musica che segue l’azione delineando le sottili psicologie dei personaggi. Verdi riuscì in questo modo a concretizzare di nuovo un confronto con Shakespeare, realizzato per la prima volta con Macbeth e fallito con il mancato approdo a Re Lear, grazie alla collaborazione con un letterato-musicista come Arrigo Boito e al paziente lavoro di Giulio Ricordi, che nel 1887 alla Scala con Otello mise a punto un’operazione aggiornata anche a livello di comunicazione, saldando ai tempi nuovi l’immagine del grande teatro romantico verdiano e restituendola nelle forme di un grande evento mediatico. E Otello, opera che sa essere magniloquente e intimista, ha risposto alle esigenze di un’epoca senza mai snaturarsi, anzi travestendo una materia musicale fatta di cose antiche in una forma che a tutti è apparsa subito indubbiamente moderna».

IL DIRETTORE ROBERTO ABBADO
«In Otello c’è davvero tanto materiale musicale eccezionale che, il concetto di tinta verdiana, che ingloba tantissimi elementi, qui si può dire addirittura superato. Io penso che Otello non abbia una vera e propria tinta, perché ormai siamo di fronte a un dramma psicologico, a un’opera in cui Verdi si è spinto molto avanti. Per sintetizzarla con un aggettivo abusato, è un’opera modernissima. È modernissima nel linguaggio armonico, da questo punto di vista pienamente rappresentativa del proprio tempo, e in più ogni atto è una grande campata che viene articolata in diversi momenti, senza numeri chiusi. Se proprio si volesse identificare una tinta generale si potrebbe spendere il concetto di “violenza”, visto che l’opera comincia violentemente con una tempesta, che è anche metafora di quello che si agita nella mente di Otello, e finisce con due gesti violenti, l’assassinio di Desdemona seguìto dal suicidio di Otello».
IL REGISTA FEDERICO TIEZZI
«Lo scavo nelle relazioni dei personaggi mi ha condotto a creare una “stanza della tortura” che si ripropone costantemente. Una stanza della tortura all’interno della quale, come in un dramma di Strindberg o di Ibsen, si esprimono i conflitti che legano e respingono i personaggi fra loro. In ambito analitico freudiano esiste una “Sindrome di Otello” che è una delle chiavi di lettura di questa opera. La cui modernità musicale, mi ha persuaso a spostare l’ultimo atto verso la modernità, tra Espressionismo e le foto di Crewdson, verso un mondo la cui atmosfera ricordi il clima delle opere di Alban Berg come Wozzeck e Lulu. Il luogo scenico dove faccio svolgere lo spettacolo è il nero magmatico e notturno dell’inconscio, – potremmo trovarci nella tempestosa scatola cranica di Otello. Questo nero oscuro è abitato dai corpi dei cantanti. E dalla luce. Che disegna e manipola lo spazio scenico. Ammetto che in questo impatto visivo ha avuto un ruolo il film di Orson Welles, regista che è per me un costante punto di riferimento: un film girato in un bianco e nero fosco e ossessivo».
PROVE APERTE E PROVE UNDER30
Il pubblico potrà assistere alle ultime prove dell’opera prima in debutto: la prova aperta di Otello è lunedì 22 settembre alle ore 15.30, mentre quella riservata agli Under30 è sabato 20 settembre alle ore 15.00. Biglietti dal costo di 10 euro (non più di due a persona), esclusivamente presso la Biglietteria del Teatro Regio
Eventuali accompagnatori di minori sono invitati a scrivere a biglietteria@teatroregioparma.it .
MACBETH,VERSIONE 1847 – TEATRO VERDI BUSSETO

Al XXV Festival Verdi Macbeth, versione 1847, debutta al Teatro Giuseppe Verdi di Busseto sabato 27 settembre 2025, ore 20.00 (recite sabato 4 ottobre ore 20.00, giovedì 9 ottobre ore 20.00, venerdì 17 ottobre ore 17.00) in un nuovo allestimento realizzato nei laboratori di scenografia e sartoria del Teatro Regio di Parma, firmato da Manuel Renga, con le scene e i costumi di Aurelio Colombo, le lucidi Emanuele Agliati, le coreografie di Paola Lattanzi.
Francesco Lanzillotta sul podio dell’Orchestra Giovanile Italiana e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato daMartino Faggiani, dirige l’opera seguendo l’edizione critica a cura di David Lawton The University of Chicago Press e Casa Ricordi.
L’OPERA SPIEGATA DA:
IL DIRETTORE ARTISTICO ALESSIO VLAD
«Sono diversi i motivi di interesse relativi a questa nuova produzione di Macbeth. Innanzitutto l’occasione di assistere alla prima edizione, del 1847, di quello che è stato il primo approccio di Verdi al teatro shakespeariano, cui si aggiunge la possibilità di un confronto con l’edizione definitiva del 1865 realizzata nella scorsa edizione del Festival nella versione francese. Poi l’opportunità di accedere a condizioni ideali per quanto riguarda l’ascolto e il rapporto con l’azione scenica definiti dalla dimensione raccolta del teatro di Busseto; dimensioni in qualche modo riconducibili a quelle della prima rappresentazione avvenuta in un teatro di grandezza contenuta come la Pergola di Firenze e che metteranno in risalto l’approfondimento della parola cantata.
La proposta al pubblico, inoltre, di una compagnia che vede cantanti di nuova generazione come Marily Santoro e Maria Cristina Bellantuono, che si alterneranno nel ruolo della Lady, accanto a cantanti di importante carriera come Vito Priante che però affrontano il titolo per la prima volta. Il regista Manuel Renga, dopo il risultato felice del Falstaff di due anni fa, si misura ancora una volta con un’opera verdiana ispirata al lavoro di Shakespeare. Francesco Lanzillotta, oramai uno dei direttori di riferimento del Festival, dirigerà l’Orchestra Giovanile Italiana e il Coro del Teatro Regio, maestro Martino Faggiani. La partitura di Verdi sarà eseguita nella sua forma originale con solamente dei piccoli accorpamenti nelle parti degli ottoni a causa delle dimensioni della buca orchestrale».
GIUSEPPE MARTINI
«Se l’ascolto di Macbeth è oggi un piacere particolare per chi ama il colore bruno e la potenza cupa e maschia di un certo Verdi – quello delle voci scure, quello profetico e sentenzioso di Boccanegra e Don Carlo per intenderci – l’ascolto del Macbeth fiorentino accentua le componenti in cui i meccanismi del realismo stridono ancora più forte perché percuotono a ripetizione certe corde, quelle stesse che Verdi crederà bene correggere poco meno di vent’anni dopo – secondo molti, come si comincia a credere di quasi tutte le revisioni verdiane, sbagliando. Altri enfatizzando il fatale incontro di Verdi con il Bardo di Stratford giudicherebbero Macbeth con il metro di Don Carlo, sbagliando: il più autentico Verdi lo si sorprende nella genialata della musica villereccia all’arrivo di Duncano, che sta a Macbeth come il valzerino degli spiritelli sta a Giovanna d’Arco, cioè manifestazione delle abiezioni dell’esistenza».

IL DIRETTORE FRANCESCO LANZILLOTTA
«Una delle partiture più stupefacenti della produzione operistica di metà Ottocento è, senza alcun dubbio, Macbeth di Giuseppe Verdi. Nonostante i numeri chiusi a cui Verdi è ancora legato, alcune scene si sviluppano attraverso una struttura meno definita e più libera; ma ciò che realmente colpisce, è la complessità con cui viene costruita la partitura, attraverso un enorme lavoro di scavo psicologico, con una connessione costante fra personaggi e segno musicale. Gli abissi della psiche sono scandagliati in profondità e il rapporto fra Macbeth e la sua coscienza è, senza dubbio, uno dei pilastri su cui poggia l’intera struttura drammaturgica».
IL REGISTA MANUEL RENGA
«Questo allestimento attinge fortemente dalla teatralità shakespeariana concretizzando sul palcoscenico l’incubo terrifico di Macbeth, la spirale di discesa verso il baratro che una volta avviata non si arresterà più fino al terribile esito della tragedia. In Macbeth coesistono un mondo umano dell’aldiqua e un mondo antico dell’aldilà, radicato nella terra che ha leggi sconosciute. Una Natura “magica”, capace di andare oltre il concetto di vita e di morte, capace di incutere paura, terrore per l’inconoscibile: più questo elemento sconosciuto si nasconde in ciò che ci è vicino tanto più ci fa paura, perché potrebbe apparire dietro un filo d’erba, in ogni ombra, sotto ogni pietra. L’uomo per sua natura è portato ad esorcizzare questo mondo che non riesce a cogliere e a dargli forma attraverso il folklore, viatico per comunicare con le streghe e con gli spiriti. In questo allestimento gli elementi in scena sono simbolici, non descrittivi, crudi. La musica evoca l’interiorità dei personaggi, le loro travagliate decisioni. Le parole cantate, declamate, scritte, generano immagini che determinano gli accadimenti. La parola è potente. Così come lo è il vaticinio delle streghe».
PROVA APERTA
Tutto esaurito per la prova aperta di Macbeth che avrà luogo giovedì 25 settembre alle ore 20.00 al Teatro Giuseppe Verdi di Busseto.
SERVIZIO NAVETTA
Il Teatro Regio di Parma, insieme al Mobility Partner Tep, offre un servizio navetta a/r per Busseto nei giorni di spettacolo, al costo di 13 € a persona + costi di servizio. La navetta partirà di fronte al Teatro Regio un’ora e mezza prima l’inizio dello spettacolo; gli spettatori sono invitati a presentarsi con congruo anticipo. La navetta per il ritorno partirà 20 minuti dopo la fine della recita dalla medesima fermata utilizzata all’andata. Per informazioni e prenotazioni biglietteria@teatroregioparma.it
C.S.m.
Comunicati stampa 18 e 19 settembre 2025
Immagine di copertina: Otello foto Roberto Ricci
OTELLO
Teatro Regio di Parma
venerdì 26 settembre 2025, ore 20.00
domenica 5 ottobre 2025, ore 15.30
sabato 11 ottobre 2025, ore 20.00
domenica 19 ottobre 2025, ore 20.00
MACBETH
Teatro Giuseppe Verdi di Busseto
sabato 27 settembre, ore 20.00
sabato 4 ottobre, ore 20.00
giovedì 9 ottobre, ore 20.00
venerdì 17 ottobre, ore 17.00
BIGLIETTERIA
Teatro Regio di Parma
Biglietti Otello da €10 a €180
Biglietti Macbeth da €25 a €180
Strada Giuseppe Garibaldi, 16/A – 43121 Parma
Tel. +39 0521 203999
biglietteria@teatroregioparma.it
www.teatroregioparma.it

