Palazzo Cini a San Vio: 100 opere di Guardi, Tiepolo, Canaletto, Longhi, Zanetti… Primo capitolo del progetto espositivo sul celebre veneziano.
“Casanova e Venezia” è il primo capitolo di un doppio progetto espositivo per i 300 anni del celebre veneziano. A Palazzo Cini è protagonista il Settecento veneziano, il secolo di Casanova: dal 27 settembre 2025 al 2 marzo 2026, quasi cento opere provenienti dalle raccolte della Fondazione Giorgio Cini e da prestiti di importanti collezioni e musei. Venezia e l’Europa sono le lenti con cui la Fondazione Giorgio Cini ha scelto di osservare e indagare la figura di Giacomo Casanova in occasione dei trecento anni dalla nascita, grazie a un programma di convegni, concerti, seminari organizzati da tutti gli Istituti e Centri di ricerca. La mostra è aperta tutti i giorni (tranne il martedì) dalle 10 alle 18.
Venezia e l’Europa sono anche i due focus del doppio progetto espositivo che si tiene a Palazzo Cini a San Vio (dal 27 settembre 2025 al 2 marzo 2026) e sull’Isola di San Giorgio Maggiore (dal 17 ottobre 2025 al 2 marzo 2026).

Spiega Gianfelice Rocca, Presidente della Fondazione: «Il percorso attivato per le celebrazioni ha permesso alla Fondazione di portare alla luce la grande e preziosa quantità di documenti e collezioni che custodisce. È un patrimonio che nasce prima di tutto dall’impegno incessante di Vittorio Cini collezionista, che è riuscito a riconoscere, rintracciare e riunire una mole straordinaria di dipinti e carteggi, disegni, arredi e archivi, facendosi guidare dai migliori storici dell’arte della sua epoca. È proprio grazie al prestigio delle sue collezioni, che è poi riuscito ad attrarre grandi lasciti e donazioni che la Fondazione oggi conserva. Dunque, questa mostra ci appare in qualche modo come lo sguardo di Vittorio Cini sul secolo di Casanova: qui, nel palazzo che è stata la sua residenza».
Daniele Franco, direttore scientifico: «La Fondazione Giorgio Cini si era già occupata di Casanova nel 1998. Per celebrare i duecento anni dalla sua morte, aveva organizzato un convegno riconoscendolo come “esploratore del suo tempo, curioso e spregiudicato”. Quel convegno è stato la base scientifica e critica su cui la Fondazione innesta oggi le iniziative per celebrare i trecento anni dalla sua nascita. In quell’occasione si tracciava un bilancio del contributo culturale di Casanova, al netto dell’alone mitico e leggendario che lo circonda. L’intento dell’iniziativa del 2025 è quello di tenere insieme le due dimensioni, la persona storica e il mito».

CASANOVA E VENEZIA: IL PRIMO CAPITOLO DEL DOPPIO PROGETTO ESPOSITIVO
Curata dall’Istituto di Storia dell’Arte, con la partecipazione dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma, la mostra a Palazzo Cini ripercorre la figura poliedrica di Casanova – letterato, memorialista, filosofo, alchimista, viaggiatore e diplomatico – lungo il secolo inquieto del Settecento che si chiude con la caduta della Serenissima. La mostra legge la vicenda Casanova ricostruendo il contesto veneziano e il suo fermento culturale e artistico.
Nella Galleria di Palazzo Cini sono esposte 97 opere, di cui 31 provenienti dai fondi della Fondazione Giorgio Cini, oltre che da una serie di collezioni e musei veneziani, nazionali e internazionali. Sottolinea Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte: «A fare da sfondo all’esposizione è in primo luogo la città marciana del giovane Casanova: fantasmagorica e pulsante di vita, cosmopolita per antonomasia e importante centro d’irradiazione culturale, a questa città in special modo si deve la nascita di una civiltà artistica tra le più elevate di ogni tempo. La Venezia capitale delle arti, del teatro e della musica è la città in cui Casanova diventa quella vertiginosa figura che la storia ci ha consegnato. Di quella Venezia, l’appassionato collezionista Vittorio Cini qui diviene il “narratore in filigrana” della trama messa in mostra».
Un importante nucleo di opere appartiene infatti ai fondi e alle collezioni della Fondazione Giorgio Cini e alla eredità collezionistica del suo fondatore: è proprio con gli occhi di Vittorio Cini che si può percorrere la mostra allestita nelle sale del suo “palazzo di città”.

L’Album di Zanetti, un’epoca a teatro Fulcro narrativo è il celebre Album di caricature di Anton Maria Zanetti il Vecchio, acquisito da Vittorio Cini nel 1969 e di cui esiste un album “gemello” appartenuto al console inglese presso la Serenissima Joseph Smith e custodito nelle collezioni reali britanniche a Windsor Castle, oltre a una replica posseduta da Francesco Algarotti, ora all’Israel Museum di Gerusalemme. Una selezione di 39 fogli si incontra nel salone centrale e lungo il percorso, in una sorta di controcanto delle tele esposte. Con le sue trecentocinquanta caricature, la silloge di Zanetti ricostruisce con arguzia e ironia l’humus sociale e culturale dagli inizi del secolo fino agli anni in cui il giovane Casanova si affaccia a quel mondo. A finire sotto la matita di Zanetti sono abati, preti e “nonzoli”, artisti, padroni e servitori, veneti e “foresti”, ma soprattutto “gente di teatro”, una folla di cantanti, ballerine, attori, suonatori, impresari, copisti, suggeritori, compositori e maestri di musica.
Il mondo del teatro è centrale nella vita e nell’immaginario di Casanova, come spiega Maria Ida Biggi, direttrice dell’Istituto per il Teatro e il Melodramma e docente all’Università Ca’ Foscari Venezia: «La sua storia è intrisa di teatro, la sua vita potrebbe essere una continua commedia. È stato suonatore, attore, drammaturgo, impresario, traduttore e adattatore di testi teatrali e altro. I suoi genitori erano entrambi attori e la madre Giovanna Farussi, veneziana, detta Zanetta, ottenne un notevole successo in terre nordiche. D’altra parte il Settecento è un secolo fortemente connotato dalla presenza del teatro in tutte le sue declinazioni. Il teatro costituiva il luogo di incontro della vita sociale e politica, nella struttura dello spazio i cittadini si rispecchiavano e vivevano la dimensione sociale dell’epoca».
Ne sono ulteriore testimonianza le opere grafiche di scenografia, appartenenti alle raccolte della Fondazione, un gruppo di dipinti di Pietro Longhi, in cui l’eterno ‘teatrale’ si fonde con l’interno della città e la Sfilata dei carri allegorici in piazza San Marco in onore dei Conti del Nord di Francesco Guardi. Artisti viaggiatori e un tributo alla città In mostra si possono ammirare alcuni fra i pezzi più pregiati già della collezione di Vittorio Cini e raramente esposti: la coppia di Vedute ideate dal giovane Canaletto (1721-1722), frutto di una libertà inventiva acquisita nell’ambito della scenografia teatrale; la singolare tela di Francesco Guardi recante l’Albero genealogico della famiglia Giovanelli che si allarga sulla veduta del bacino di San Marco; il ciclo di tele con Cibele, Vulcano e Nettuno provenienti dal soffitto di Palazzo Zulian, omaggio al mito di Venezia e capolavoro della maturità di Antonio Guardi.
Queste opere, un tempo appartenute alla collezione di Vittorio Cini, tornano a palazzo assieme ad altri capolavori concessi in prestito per l’occasione, realizzati dagli stessi artisti, come la veduta di Canaletto con il Canal Grande da Palazzo Balbi verso Rialto o il Bacino di San Marco con l’Isola di San Giorgio e la Giudecca di Francesco Guardi.

Gli artisti esposti a Palazzo Cini sono accomunati dalla loro passione per il viaggio, tema centrale del Settecento casanoviano: Canaletto, prima di tutto, ideale ambasciatore di Venezia in Inghilterra; Rosalba Carriera, “prima pittrice dell’Europa”, che nel 1720 con la sorella Giovanna e il cognato, il pittore veneziano Giovanni Antonio Pellegrini, anch’egli presente in mostra, parte per Parigi dove è osannata; e poi i Tiepolo: il padre Giambattista – in assoluto il maggior pittore del Settecento europeo – e i figli Giandomenico e Lorenzo, attivi presso la corte di Madrid. Così, si possono ammirare, oltre al Ritratto di Antoine Watteau di Rosalba Carriera, il Prato della Valle di Canaletto e il Burchiello di Giandomenico Tiepolo, eccezionale prestito del Kunsthistorisches Museum di Vienna, entrambi evocativi del primo viaggio di Casanova, quando all’età di nove anni giunge a Padova per gli studi grammaticali, accompagnato in burchiello lungo la Brenta dal poeta Giorgio Baffo. E, ancora, il Ritratto di Farinelli di Bartolomeo Nazari, concesso dal Royal College of Music Museum di Londra.
A far da contraltare mistico e religioso alla Venezia “teatro del mondo” di Casanova, il percorso espositivo si chiude con due tele dalla Scuola Grande di San Rocco: Abramo e gli angeli e Agar e Ismaele, capolavori della prima maturità di Giambattista Tiepolo e Crocifisso di Giovanni Battista Piazzetta, dalle Gallerie dell’Accademia, tributo lirico alla civiltà artistica lagunare e segno della gloria del mondo celeste che fa da sfondo ai fasti del secolo.
C.S.m.
Fonte: comunicato stampa 26 settembre 2025
Immagine di copertina: Francesco Guardi, Il molo verso la basilica della Salute
seconda metà del XVIII secolo
Venezia, Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro, Collezione G. Franchetti
CASANOVA E VENEZIA
27 settembre 2015 – 2 marzo 2026
Palazzo Cini, San Vio
Dorsoduro 864 Venezia
Fondazione Giorgio Cini onlus – Istituto di Storia dell’Arte
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