Di Enrica Marcenaro. Genova. Non solo Rolli: la meraviglia continua, e si chiama Nomellini.
Quando l’Ottocento cala, Genova si accende. E poi succede che, quando le luci dei Rolli Days cominciano a spegnersi e la città torna al suo passo quotidiano, una porta resta aperta. È quella di Palazzo Nicolosio Lomellino, un palazzo privato che si rivela al pubblico non solo nella sua architettura sontuosa, ma con una mostra che ha qualcosa di raro: un’anima.
Ha aperto al pubblico “Ottocento al tramonto. Plinio Nomellini a Genova tra modernità e simbolismo” (vedi qui), ed è molto più di una retrospettiva: è un viaggio.
Lo è sin dal titolo, che non annuncia un’epoca gloriosa, ma evoca una fine, un crepuscolo, quel momento in cui la luce si fa più liquida, più inquieta, e quindi più interessante.

Siamo negli ultimi anni del XIX secolo. Genova sta cambiando: le fabbriche si moltiplicano, le strade si allargano, le idee si accendono. È in questa atmosfera di tensione e possibilità che arriva Plinio Nomellini, pittore toscano, allievo di Fattori, spirito irrequieto, che lascia Firenze per cercare una città dove essere moderno. E Genova, in quel momento, non è solo una città: è un laboratorio.
La mostra, curata con intelligenza e delicatezza da Agnese Marengo e Maurizio Romanengo, raccoglie circa cinquanta opere: dipinti, disegni, acquerelli e stampe, molti dei quali inediti o mai esposti prima, provenienti da collezioni private.
È come aprire un album di famiglia che nessuno aveva mai visto, e trovarci dentro non solo i ritratti, ma gli sguardi, i silenzi, i pensieri.
Il percorso si apre con il mare di Genova: un quadro sobrio, quotidiano, e proprio per questo potente. Una barca, qualche pescatore, una donna seduta con un bambino. È un’immagine semplice, ma già densa di futuro. Perché Nomellini non guarda la città da lontano, ci entra dentro, la attraversa, la sente. Le sue tele raccontano operai, strade affollate, case popolari, scorci industriali.
La luce diventa pensiero. La città, protagonista.
Nel 1894, una frattura: Nomellini viene arrestato con l’accusa di anarchia. Resterà sei mesi nelle carceri di Sant’Andrea. Per chi lo conosce, è come rinchiudere un frammento di sole. Ne parleranno critici, colleghi, poeti. Telemaco Signorini intercede per lui. Calderini si chiede come possa un “figlio del sole” stare chiuso in una cella. Viene assolto, ma qualcosa si spezza. La sua pittura cambia voce. Si fa più intima, simbolista, sospesa. I paesaggi non sono più luoghi: diventano rifugi dell’anima, specchi emotivi. Come “Sera di marzo”, dipinto nella casa di Albaro dove Nomellini accoglie amici, poeti, pensatori, come Pascoli, Merello, Pellizza da Volpedo. Nasce una scuola ligure del divisionismo, personale, ricca, plurale.

Tutto questo si può leggere nei quadri, ma anche nei dettagli: la trama di un vestito, una piega d’ombra, un cielo che si colora di malinconia.
La mostra restituisce questo con grazia, senza forzature, con un allestimento che sa rallentare lo sguardo, lasciare spazio, accendere la curiosità.
E poi c’è una parte inattesa: l’incontro tra arte e industria. Nomellini collabora con La Riviera Ligure, rivista culturale legata all’Olio Sasso. Illustra, disegna, inventa. La grafica diventa racconto. La pubblicità, poesia. Anche qui Genova è pioniera, e Nomellini lo capisce: l’arte può abitare la modernità senza esserne schiacciata.
Tutto questo accade in una bellissima mostra a Palazzo Lomellino, luogo che, già di per sé, racconta di stucchi, giardini segreti e affreschi che si affacciano sul tempo.
È un invito a entrare in una Genova di fine Ottocento che non è solo un periodo storico, ma una vibrazione, una soglia tra mondi, dove si incontrano arte, politica, industria, amicizia, libertà.
Recensione di Enrica Marcenaro
Genova, ottobre 2025
Immagini dell’allestimento: foto Giacomo Vallarino – Palazzo Lomellino
AVVERTENZA
È fatto divieto a giornali e blog di pubblicare integralmente o parzialmente questo articolo o utilizzarne i contenuti senza autorizzazione espressa scritta della testata giornalistica DeArtes (direttore@deartes.cloud).
La divulgazione è sempre consentita, liberamente e gratuitamente sui rispettivi canali,a Teatri, Festival, Musei, Enti, Fondazioni, Associazioni ecc. che organizzano od ospitano gli eventi, oltre agli artisti direttamente interessati.
Grazie se condividerete questo articolo sui social, indicando per cortesia il nome della testata giornalistica DeArtes e il nome dell’autore.
OTTOCENTO AL TRAMONTO.
PLINIO NOMELLINI A GENOVA TRA MODERNITÀ̀ E SIMBOLISMO
10 ottobre 2025 – 1° febbraio 2026
Palazzo Nicolosio Lomellino
Via Garibaldi, 7, Genova
lomellino@studiobc.it
Info Tel. +39 393 8246228
www.palazzolomellino.org
Fb: Palazzo Nicolosio Lomellino
Instagram: @palazzolomellino
#OttocentoAlTramonto #PlinioNomellini #OttocentoSvelato #GenovaCultura #PalazzoLomellino #MostreGenova #ComuneDiGenova #ArteItaliana #arteitaliana

