Di Enrica Marcenaro. Genova. Rolli: l’arte dell’ospitalità e il tempo che abita a Palazzo Bianco.

C’è un momento in cui Genova, generosa e un po’ vanitosa, si concede. Quel momento si chiama Rolli Days, e ogni volta lascia dietro di sé una scia di meraviglia e di domande. Si sono appena conclusi, eppure qualcosa resta sospeso nell’aria. Come quando si chiude una porta che dà su un mondo segreto, e il cuore resta fermo lì, a quel battente.

[Palazzo Bianco e Palazzo Rosso foto Comune di Genova]

Ma cosa sono, esattamente, questi Rolli? Il nome, già di per sé, ha un suono curioso. Indica in realtà degli elenchi: rolli, appunto, registri ufficiali creati nel XVI secolo dalla Repubblica di Genova, in cui venivano inseriti i palazzi più belli e prestigiosi della città. Per dovere, quelle dimore private dovevano essere pronte ad accogliere, con tutto lo sfarzo del caso, ospiti di altissimo rango in visita a Genova: re, principi, ambasciatori. Una forma d’ospitalità pubblica gestita con la ricchezza privata. Un’idea straordinariamente moderna, rigorosa, quasi poetica.

Ricchezza, bellezza, arte, prestigio, storia racchiusa in palazzi belli come regge. Oggi, 42 di quei palazzi sono riconosciuti dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità. Alcuni si trovano dispersi in angoli del centro storico, cuore vivo della città, altri lungo le “Strade Nuove” – via Garibaldi, via Cairoli, via Balbi – che, con i loro edifici maestosi, formano un vero e proprio sistema architettonico urbano unico al mondo. Alcuni di questi palazzi sono ancora abitati, altri sono uffici, studi professionali, persino banche. Alcuni aprono solo durante i Rolli Days, ma altri, invece, sono sempre lì, aperti, accessibili, pronti a raccontare.

Uno in particolare ha scelto di non tacere mai, ed è Palazzo Bianco, al civico 11 di via Garibaldi. È il tipo di palazzo discreto. Non abbaglia, ma incanta. Va visitato con calma. E una volta varcato il suo gigantesco portone, bisogna lasciarsi prendere per mano.

Il suo nome, “Bianco”, non è casuale. Risale alla ristrutturazione voluta da Maria Durazzo Brignole-Sale nei primi anni del Settecento, che ne fece rinnovare le linee e schiarire i paramenti esterni, forse per distinguerlo dai palazzi vicini (o forse semplicemente per scelta estetica). Fatto sta che da allora, quel nome è rimasto. E la sua storia ha continuato a stratificarsi, come gli affreschi che abitano le sue stanze.

Nel 1884, Maria Brignole Sale De Ferrari, ultima discendente della famiglia, volle che il palazzo diventasse una galleria d’arte pubblica. Una volontà semplice e visionaria: mettere a disposizione di tutti quello che per secoli era stato riservato a pochi. E così fu.

[Genova Palazzo Bianco Foto CA Alessi]

Oggi Palazzo Bianco custodisce una delle pinacoteche più ricche d’Italia, non solo per quantità, ma per qualità. Da dimora diventò museo. Qui si trovano capolavori fiamminghi, italiani, spagnoli, francesi. Rubens, Van Dyck, Zurbarán, Murillo, ma anche il Veronese, Filippino Lippi, Vasari. E ancora i grandi maestri genovesi come il Grechetto, Domenico Piola, Bernardo Strozzi, Alessandro Magnasco. Qui si trovano bellissime collezioni ceramiche, tessuti storici, abiti antichi conservati come gioielli della corona. Un sogno.   

Entrare qui è un viaggio. Le sale, ripensate nel dopoguerra da Franco Albini con un equilibrio raro tra modernità e rispetto, accompagnano lo sguardo senza forzarlo. Nulla è lasciato al caso, eppure tutto sembra naturale. E poi c’è lei, la Maddalena Penitente di Antonio Canova, oggi visibile nella sezione finale del museo, accolta nel vicino Palazzo Tursi, quasi fosse il sigillo emotivo di un percorso fatto di silenzio e bellezza.

[Palazzo Bianco e Palazzo Rosso – foto Comune di Genova]

Passeggiando tra le sale di Palazzo Bianco, si avverte la sensazione di essere ospiti. Di essere entrati in un racconto che ha attraversato secoli, famiglie, guerre, restauri, e che adesso è lì, a disposizione di chi ha voglia di ascoltare.

La verità è che Genova non si mostra tutta in un giorno. I suoi palazzi parlano solo a chi ha pazienza. E se i Rolli Days sono un modo per spalancare le finestre sulla sua anima, allora i palazzi aperti tutto l’anno – come Palazzo Bianco – sono il respiro quotidiano di una città che non ha mai smesso di raccontarsi.

Per chi vuole esplorare di più, qui ci sono tutte le informazioni sui palazzi visitabili:
www.visitgenoa.it/it/palazzi-dei-rolli-patrimonio-unesco
Per il resto, l’invito è semplice. Appuntamento a via Garibaldi 11. Un appuntamento con la meraviglia.

Di Enrica Marcenaro
Genova ottobre 2025
Genova Palazzo Bianco e giardino
Immagine di copertina: (Particolare) foto GP Cavalieri

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Palazzo Bianco
Via Garibaldi 9 – 16124 Genova
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