Di Enrica Marcenaro. Savona. 350 pezzi in mostra al Museo della Ceramica: viaggio nella bellezza del Déco ligure.
C’era una volta una terra affacciata sul mare, stretta tra ferrovia e colline, dove il tempo sembrava scorrere più lento. Eppure, tra il 1920 e il 1930, Albisola (anzi: le Albisole, con la loro doppia anima, Marina e Superiore) fu un laboratorio bruciante di modernità. Fu qui, tra forni fumanti, mani impastate d’argilla, voci di bottega, finestre affacciate sull’Aurelia e sul mare, che l’Art Déco, appena sbocciato sulle rive della Senna, trovò una nuova voce, più mediterranea, più terrena, più viva.

A raccontare questa storia affascinante, e un po’ dimenticata, arriva “Nel tempo del Déco. Albisola 1925”, grande mostra al Museo della Ceramica di Savona dal 23 ottobre 2025 al 1° marzo 2026, in occasione del centenario dell’Esposizione di Parigi che battezzò lo stile Déco nel mondo.
Curata da Donatella Ventura e Stella Cattaneo, l’esposizione è un viaggio nella bellezza, ma anche nella libertà espressiva di chi seppe spezzare la forma per darle una nuova vita.
Con oltre 350 pezzi d’epoca, tra ceramiche, oggetti, accessori e carte da parati, la mostra si muove tra eleganza e invenzione, senza nostalgia.
Al contrario: il Déco che racconta non è mai patinato, ma pieno di energia e di nervi.
Racconta un’epoca che ballava sull’orlo del baratro, in equilibrio tra gioia e tensione. Il secolo breve si apriva con una guerra e un’esplosione di sogni, e tra gli anni Venti e Trenta, anche in questo angolo di Liguria, la modernità prendeva forma tra piatti, vasi, animali stilizzati, foglie nere, rose grosse, limoni grafici, decori che sembrano venire da un altro mondo, ma invece nascevano lì, tra Albissola Marina, Albisola Superiore, Savona e Varazze.
Tutto parte da Manlio Trucco, tornato da Parigi con in testa i motivi floreali visti nell’atelier Martine di Paul Poiret, deciso a portarli sulla ceramica ligure. Insieme a lui, un manipolo di artisti che oggi definiremmo “multidisciplinari” ma che all’epoca si muovevano semplicemente tra botteghe, versi, carta, colore, fornaci e provocazione. Tullio Mazzotti, ribattezzato Tullio d’Albisola da Marinetti, faceva ceramica futurista e scriveva versi mentre progettava boccaloni antimitativi. Ivos Pacetti, fotografo e ceramista, sfuggente e poliedrico, attraversava l’epoca con lo sguardo di chi non si accontenta mai di una sola forma.

In mostra ci sono le loro opere e quelle delle botteghe storiche: la Fenice, la Casa dell’Arte, la Mazzotti, l’Alba Docilia, la Landa, la C.A.S., la bottega di Ravano, e molte altre, anche meno note, anche effimere, ma tutte capaci di restituire quel momento in cui la ceramica albisolese parlava il linguaggio di un mondo in cambiamento. Le decorazioni si estendevano su tutta la superficie, come se l’oggetto volesse gridare, non solo mostrarsi. Foglie, fiori, uva, ciliegie, fenici, rose, limoni: tutto diventava forma e ritmo, colore pieno, segno grafico. Niente sfumature, niente realismo. Solo stile, con una forza quasi musicale.
E oggi, a distanza di un secolo, quel linguaggio conserva ancora qualcosa di vivo e di inquieto. Lo dimostra la sezione contemporanea della mostra, affidata ad Andrea Salvatori, artista faentino che espone per la prima volta anche in veste di collezionista. Le sue opere, ironiche e taglienti, non cercano l’armonia, ma lo spiazzamento: mettono in scena cortocircuiti visivi tra passato e presente, tra pop e artigianato, tra oggetto e racconto. Accanto a suoi lavori recenti, una selezione della sua collezione privata di ceramiche Déco, provenienti da Liguria, Toscana e Lazio, dialoga con incisioni e carte da parati anni Venti.
Da dicembre, la mostra si espande al Museo Manlio Trucco di Albisola Superiore, ospitato nella casa-studio dell’artista, progettata da Mario Labò. Un ritorno alle origini che aggiunge corpo e anima al percorso espositivo.

Questa non è una mostra da museo, ma una mappa viva, in cui la ceramica è solo un punto di partenza. È un’esperienza che si apre alla città e al territorio: visite guidate con degustazioni, laboratori per bambini e adulti, conferenze, trekking urbani tra architetture Déco, letture, incontri e un finissage che promette di lasciare il segno, il 28 febbraio 2026, con La fête de la mille et deuxième nuit, cocktail notturno tra sogno e ironia.
Ma la ceramica Déco ad Albisola non è solo storia. Ancora oggi alcune botteghe lavorano su varianti dello stile 1925: alla Mazzotti, alla Nuova Fenice, allo Studio Ernan, alla Viglietti. Una selezione di queste opere sarà esposta anche al Piano Zero del Palazzo del Monte di Pietà, sede del Museo e del ristorante BINO, in un intreccio tra arte e vita quotidiana.
Albisola, oggi come allora, è periferia solo sulla carta. Nella realtà, è stato ed è un crocevia creativo. “Nel tempo del Déco” lo racconta senza nostalgia, con una mostra che accende la memoria ma non si ferma lì. Perché il bello, quando ha radici forti, continua a parlare. Anche a distanza di un secolo.
Recensione di Enrica Marcenaro
Savona, ottobre 2025
Foto E.M.
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NEL TEMPO DEL DÉCO, ALBISOLA 1925
23 ottobre 2025 – 1 marzo 2026
Museo della Ceramica di Savona
Via Ambrogio Aonzo 9, Savona
Tel. 331 891 6650
info@museodellaceramica.savona.it
museodellaceramica.savona.it
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