Di Angelina Travaglini. Musei Capitolini: 150 capolavori testimonianza della storia millenaria del paese nell’Asia centrale, mai prima d’ora esposti fuori dal Turkmenistan.
Inaugurata ai Musei Capitolini, nelle sale al piano terra del Palazzo dei Conservatori, una bella mostra internazionale che chiuderà il 12 aprile 2026. Per la prima volta esposte a Roma 150 opere preziose e identitarie della Repubblica presidenziale del Turkmenistan. La mostra rende omaggio ai 35 anni di amicizia e collaborazione tra l’Italia e Turkmenistan e l’ISMEO e il CRAST di Torino, che hanno lavorato insieme alla scoperta e valorizzazione del patrimonio archeologico del paese del centro Asia.
Alla presenza del Sindaco di Roma Roberto Gualtieri e del Presidente del Turkmenistan Serdar Berdimuhamedow, la cerimonia di inaugurazione, con i canti dei musicisti e degli artisti intervenuti, nella solennità dei discorsi ufficiali, rinnova emotivamente il senso profondo delle Istituzioni; la cultura davvero può organizzare la pace e i rapporti di amicizia tra i popoli.

“Antiche Civiltà del Turkmenistan” è a cura di Claudio Parisi Presicce, Barbara Cerasetti, Carlo Lippolis, Mukhametdurdy Mamedov. Organizzazione di Zètema Progetto Cultura.
Crocevia di antiche civiltà, il Turkmenistan è un paese ricco di significati storici e archeologici, tra i più complessi ed espressivi dell’Asia Centrale. Grazie alla sua posizione strategica tra la Mesopotamia, l’altopiano iranico e la Valle dell’Indo, fin dal III-II millennio a.C. il Turkmenistan ha rappresentato un nodo cruciale lungo le principali rotte commerciali che collegavano Oriente e Occidente. Questi scambi non riguardavano solo il trasporto di beni di prestigio, ma anche la circolazione di idee e conoscenze tecniche.

Il percorso espositivo è ben definito e le opere ben esposte con una buona illuminazione. In mostra una ricca collezione di opere provenienti dalla Margiana protostorica (III-II millennio a.C.), nel sud-est del Turkmenistan; cuore del complesso culturale della Greater Khorasan Civilization, che interessò l’intera Asia Centrale e le regioni limitrofe durante l’età del Bronzo. In questo periodo si sviluppò una cultura materiale raffinata e straordinaria, una delle espressioni più alte di questa civiltà, caratterizzata da un substrato politico, economico, sociale e culturale comune. Eccezionali le figurine in terracotta che rappresentano il mondo spirituale degli antichi allevatori e agricoltori della regione. In miniatura ma di grande espressività includono statuette femminili con forme anatomiche accentuate, simbolo di fertilità e di abbondanza.
Nella sezione di arte orafa della Margiana le opere si caratterizzano per la semplicità e raffinatezza dei materiali esotici utilizzati: lapislazzuli, turchese e conchiglie erano frutto di intensi scambi con l’Iran, l’Afghanistan, la Valle dell’Indo e il Golfo Persico.
La mostra ripercorre un altro importante capitolo della storia antica turkmena: quello del Regno poi divenuto Impero dei Parti (o Arsacidi, dal nome del loro capostipite). I capolavori qui esposti provengono da Nisa-Mithradatkert, Patrimonio dell’umanità iscritto nella Lista Unesco, monumentale memoriale dei sovrani arsacidi, fondato per celebrare le glorie nazionali di un impero vastissimo, esteso dall’Eufrate alla Battriana. Un impero tra i più longevi dell’antichità che per secoli sarà in grado di fronteggiare, sul suo confine occidentale, l’Impero Romano.

«Grazie ai vecchi e nuovi scavi, oggi sono noti i principali caratteri dell’architettura e dell’arte di quella che fu una delle più antiche fondazioni reali dei Parti o Arsacidi (dal nome del capostipite Arsace), nonché l’antico toponimo (Mithradatkert, “fortezza di Mitridate”, grande sovrano che la fondò o rifondò verso la metà del II secolo a.C.). Sorta come fondazione reale all’alba della nascita dell’impero, Nisa Vecchia divenne luogo deputato al culto funerario e alla glorificazione dei sovrani arsacidi, il loro grande mausoleo o sacrario. L’importanza di Nisa non risiede solo nell’essere una cittadella reale, nel carattere monumentale delle strutture e nella meraviglia delle opere artistiche che ci ha restituito: qui, nel cuore delle terre che per prime videro l’affermazione dei Parti, si riflettono nitidamente quei processi culturali e ideologici che accompagnarono l’assimilazione della nuova cultura greca accanto alle antiche tradizioni iraniche e centro asiatiche». (Cit. Carlo Lippolis, Gli splendori di Nisa Partica. Scavi italiani in Turkmenistan).

Le teste in argilla cruda, ritratti di sovrani e guerrieri di Nisa Vecchia, e le sculture esposte rappresentano un eccezionale esempio di arte ellenistica in Asia Centrale, in linea con i principali poli artistici dell’area mediterranea, Delo, Rodi, Kos e Thasos. Magnifico il rython proveniente dall’antica Nisa; i rhyta di Nisa sono considerati eccezionali perché mostrano un sincretismo di elementi religiosi e stilistici, con caratteristiche sia ellenistiche che orientali; i rytha (recipiente per bere e per versare) sono in avorio e riccamente decorati, di età ellenistica (II secolo a.C. – I secolo d.C.).
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con il Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, la mostra è realizzata in collaborazione con il Ministero della Cultura del Turkmenistan, ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, CRAST (Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l’Asia) e Università degli Studi di Torino.
Di Angelina Travaglini
Roma, 25 ottobre 2025
Immagine di copertina: Rhyton II sec. a.C. – I d.C.
State Museum of the State Cultural Centre of Turkmenistan
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ANTICHE CIVILTÀ DEL TURKMENISTAN
25 ottobre 2025 – 12 aprile 2026
Musei Capitolini – Palazzo dei Conservatori
(sale al piano terra)
Piazza del Campidoglio, 1 – 00186 Roma
tel. 060608
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