Palazzo Reale: in occasione di Neapolis 2500, un’inedita esposizione sul celebre attore. Prossimamente a New York.

Una mostra dedicata all’indimenticabile attore che ha segnato la storia del teatro, del cinema e della televisione italiana. Nella sede di Palazzo Reale a Napoli, Sala Belvedere, dal 31 ottobre 2025 fino al 25 gennaio 2026, è aperta Totò e la sua Napoli”, l’inedita esposizione che celebra il grande legame, forte e inscindibile, tra Totò e la città partenopea in occasione delle celebrazioni per i 2500 anni della fondazione di Napoli.

Il visitatore può ripercorrere il suo mondo e la sua storia attraverso documenti originali, manufatti, ricordi, fotografie, filmati, costumi, installazioni mediali, ricostruzioni scenografiche, manifesti e locandine, giornali, testimonianze di coloro che lo hanno amato.

La mostra si articola in sezioni tematiche che ripercorrono la vita e la carriera dell’artista: Le origini, Il Rione Sanità, Il teatro, Le canzoni, Il cinema, Le poesie, Un maestro insostituibile, Totò e le bellezze della sua Napoli, Il saluto della sua Napoli. C’è spazio anche per i focus su Il Principe di Bisanzio e Gli amori di Totò.

Un momento particolarmente emozionante del percorso espositivo è l’ascolto dell’orazione funebre tenuta il 17 aprile 1967 da Nino Taranto che non riusciva a trattenere il pianto, in piazza del Carmine davanti a centomila persone in lacrime.

LA MOSTRA SPIEGATA DAI CURATORI

La città da lui tanto amata ospita l’esposizione che omaggia uno dei suoi figli più illustri, simbolo universale di napoletanità e genialità comica. Questa è la prima tappa di un progetto, a cura di Alessandro Nicosia e Marino Niola, che proseguirà a New York nella prossima primavera, rafforzando idealmente quel ponte culturale tra Napoli e il mondo che l’attore ha sempre rappresentato.

La mostra si propone di far affiorare quel legame tra Antonio de Curtis e la città dove si è formato il suo sguardo, affinato il suo linguaggio comico e costruito quel volto inconfondibile ma provvisorio, pronto a cambiare fattezze, come ogni maschera che si rispetti. Come emerge dall’esposizione, è impossibile parlare di Totò senza parlare di Napoli, la grande sorgente della sua attorialità ma anche della sua personalità. Della sua capacità di essere uno, nessuno e centomila.

Di fatto Totò, sostiene Marino Niola, «riassume le mille identità di una Napoli che diventa teatro universale, grande metafora della condizione umana. La città lo ha amato moltissimo e incondizionatamente perché ciascun napoletano si è riconosciuto in una delle mille sfaccettature di questa maschera interclassista. Personaggio e persona nel senso letterale del termine che significa appunto maschera. In effetti Totò e la sua Napoli vuole mostrare come Partenope ha modellato Totò e come Totò ha rimodellato Partenope, in tutta la sua miseria e nobiltà, facendone un simbolo che rappresenta tutti coloro che in ogni paese del mondo si sentono vesuviani».

La faccia di Totò era un qui pro quo, come ogni maschera che si rispetti. La sua asimmetria, da virgola fuori posto, gli dava quell’aria stralunata, da burattino cubista. «Dicono che ho la faccia triste. Non ce l’ho triste. Ce l’ho storta perché mi sono rotto il naso» ripeteva spesso per prendere le distanze da quelli che facevano troppa filosofia sulla sua comicità. A chi lo considerava un cugino di Pulcinella o un nipote di Arlecchino, lui rispondeva con un’alzata di spalle che voleva dire «Ma mi faccia il piacere!»

Così ogni volta il principe de Curtis si nascondeva dietro il personaggio che lui era e non era, tanto che parlava di sé in terza persona. «Totò è un buffone serissimo. Incontrandomi per la prima volta mi disse che avevo proprio la faccia che serviva a lui».

«Uno snobismo plebeo e insieme una sprezzatura aristocratica – dice il curatore – come quella dei grandi attori della Commedia dell’Arte che si facevano ritrarre con la maschera in mano e mai sul volto, per sottolineare quell’impercettibile abisso che li separa. Per far capire che il personaggio non è la persona, ma il suo doppio. E in questo, Totò era la maschera perfetta di Napoli, una città-mondo che è facile riconoscere ma che è difficile conoscere», popolata com’è di marionette stralunate, di parole in libertà, di caratteristi h24, di personaggi in cerca di autore «ricchi di guai, di beffe subite, di appetiti arretrati» che lui ha trasformato in una umanissima metafora che fa di Partenope un luogo dell’anima e proietta Napoli oltre Napoli.

CREDITI

La mostra è promossa dal Comitato Nazionale Neapolis 2500 con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Palazzo Reale di Napoli (Ministero della Cultura), con la partecipazione degli Eredi Totò, con la collaborazione di Rai Teche e Archivio Storico Luce.    

Il progetto è a cura di Alessandro Nicosia e Marino Niola ed è organizzato e prodotto da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare.

IL CATALOGO

Il volume pubblicato da Gangemi Editore raccoglie storia, immagini e un ricco repertorio di straordinarie testimonianze, offrendo una profonda comprensione del suo spirito eclettico in cui molti giovani si ritrovano condividendo la sua voglia di libertà.

C.S.M.
Fonte: da comunicato stampa 30 ottobre 2025
Immagini dell’allestimento: ph. credit Stefano Renna

TOTÒ E LA SUA NAPOLI
31 ottobre 2025 – 25 gennaio 2026

Piazza Plebiscito, 1 – 80132 Napoli
tel. 081 580 8255
E-mail: pal-na@cultura.gov.it
https://palazzorealedinapoli.org
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