Bagnacavallo, Forlì, Santa Sofia, Bologna, Ravenna: 5 mostre in 5 luoghi chiave della vita del genio irrequieto del Novecento.

La più ampia antologica mai realizzata. Un omaggio corale a un artista che ha attraversato le principali correnti del Novecento – dal neocubismo all’informale – senza mai aderire passivamente a nessuna. Con la seconda tappa, sta prendendo forma la più grande antologica mai dedicata a Mattia Moreni (1920 – 1999), figura centrale e inquieta dell’arte italiana del secondo dopoguerra. Il progetto “Mattia Moreni. Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione”, a cura di Claudio Spadoni, è un percorso che coinvolge cinque musei della Romagna dall’autunno 2025 alla primavera 2026.

 Un’occasione unica per riscoprire, con sguardo unitario, l’opera di un maestro scomodo, potente, necessario. Un artista che – già negli anni Cinquanta – critici del calibro di Michel Tapié e Pierre Restany avevano inserito tra i pochi italiani protagonisti della scena europea, riconoscendone l’assoluta originalità. Il progetto, realizzato grazie alla preziosa collaborazione e al prestito di generosi collezionisti, è accompagnato da un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore che include le fotografie di tutte le opere esposte nelle cinque sedi.

Nato a Pavia nel 1920 e formatosi artisticamente a Torino, Mattia Moreni trovò nella Romagna non solo un rifugio, ma la sua patria elettiva: un territorio che segnò profondamente la sua vita e la sua arte. Da questo legame prende avvio il progetto espositivo, che si propone di rileggere la sua opera mettendone in luce il ruolo di lucido comunicatore e di straordinario anticipatore di temi oggi più che mai attuali.


[Installation view, Dalle Angurie alla fine dell’Umanesimo, Museo Civico San Domenico, 2025. Ph. Genny Cangini per Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì]

LE 5 MOSTRE

Ad aprire il ciclo espositivo è stato il Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo, il 21 settembre 2025, nella sede distaccata dedicata all’arte contemporanea dell’Ex Convento di San Francesco, con la mostra Dagli esordi ai cartelli”, a cura di Davide Caroli e Claudio Spadoni e che terminerà l’11 gennaio 2026.

Il progetto prosegue in altre quattro sedi nelle quali saranno approfonditi ulteriori momenti del percorso artistico di Mattia Moreni: al Museo Civico San Domenico a Forlì dal 18 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026 sono esposte le opere che risalgono al periodo delle Angurie, a cura di Rocco Ronchi.

Prossimamente alla Galleria d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni di Santa Sofia (FC) dal 15 novembre 2025 all’11 gennaio 2026 saranno visibili gli Autoritratti e le opere conservate presso la Galleria che rappresentano il nucleo più cospicuo delle opere di Moreni conservate in un museo pubblico, a cura di Denis Isaia.

Al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna dal 30 gennaio al 17 maggio 2026si rievocherà la grande mostra del ’65 all’allora Galleria d’Arte Moderna di Bologna (poi diventata MAMbo) curata all’epoca da Francesco Arcangeli che rappresenta la prima personale di Moreni all’interno di un’istituzione pubblica, per la cura di Pasquale Fameli e Claudio Spadoni.

Infine al MAR Museo d’Arte della città di Ravenna dal 27 febbraio al 3 maggio 2026 saranno presentate le opere appartenenti al periodo della Regressione della specie e gli Umanoidi, a cura di Serena Simoni.


[Mattia Moreni. Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione”
Prima tappa: Dagli esordi ai cartelli. Installation view Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo. Foto di Andrea Pezzi]

PRIMA MOSTRA A BAGNACAVALLO (RA)
DAGLI ESORDI AI CARTELLI
Ex Convento di San Francesco 21 settembre 2025 – 11 gennaio 2026
Ingresso gratuito

Ad aprire il ciclo espositivo è sato il Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo (RA), nella sede distaccata dedicata all’arte contemporanea dell’Ex Convento di San Francesco, con la mostra Dagli esordi ai cartelli”, a cura di Davide Caroli e Claudio Spadoni.

Oltre 40 le opere in esposizione, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private – molte delle quali raramente visibili – tra cui alcuni lavori già presentati alla Biennale di Venezia, alla quale Moreni partecipò più volte a partire dal 1948, alla Quadriennale di Roma e in importanti musei europei. Il percorso si concentra sui primi vent’anni della sua attività, un periodo ricco di premi e riconoscimenti, segnato dalle influenze dei pittori nordici, del Liberty e dei Ferraresi del Quattrocento. Ad accompagnare le opere, un’accurata documentazione che restituisce la vivacità della sua stagione giovanile, subito accolta con interesse dalla critica, tra cui anche un giovanissimo Italo Calvino che nel 1946 scrisse “Spiritato, diabolico, lunatico, irrazionale, capriccioso, bizzarro, giovane pittore di sbrigliata fantasia e orgogliosi intenti”.

In quegli anni Moreni, che era stato in Romagna nel 1940 e nel 1943 per sfuggire, lui partigiano, alle rappresaglie fasciste, viaggiò molto cambiando ripetutamente la sua residenza: da Antibes a Grado, da Frascati a Bologna, cercando di trovare un luogo nel quale potersi sentire a casa. La sua ricerca, nella scia delle grandi dialettiche artistiche di quegli anni, lo portò ad aderire al cosiddetto movimento dell’astratto/concreto, invitato da Lionello Venturi a far parte del Gruppo degli Otto – insieme ad Afro Basaldella, Renato Birolli, Antonio Corpora, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato ed Emilio Vedova – partecipandovi tuttavia con uno stile caratteristico e sempre molto personale che non lo fece mai essere convinto fino in fondo di quella strada.

Il passaggio successivo, decisivo per la sua affermazione internazionale, fu l’avvicinamento alla pittura informale, di matrice soprattutto francese. Tra il 1956 e il 1966, vivendo tra Parigi e Palazzo San Giacomo di Russi nel ravennate, Moreni raggiunse forse il culmine della sua visibilità, esponendo regolarmente in Francia, Germania e nelle principali gallerie europee.

L’ultima sezione della mostra di Bagnacavallo racconta, infine, come la sua pittura prese una via del tutto personale, nella quale la pennellata informale si modificò per descrivere e raccontare nei cartelli, tema dei lavori di questi anni, una realtà che Moreni vedeva destinata alla repentina scomparsa.

Museo Civico delle Cappuccine
via Cadorna 14, Bagnacavallo (RA)
Tel. +39 0545 280911/13
centroculturale@comune.bagnacavallo.ra.it
www.museocivicobagnacavallo.it
www.facebook.com/museo.bagnacavallo
www.instagram.com/museocivicobagnacavallo



[Installation view, Dalle Angurie alla fine dell’Umanesimo, Museo Civico San Domenico, 2025. Ph. Genny Cangini per Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì]

SECONDA MOSTRA A FORLÌ
DALLE ANGURIE ALLA FINE DELL’UMANESIMO
Museo Civico San Domenico 18 ottobre 2025 – 11 gennaio 2026
Ingresso gratuito

Il Museo Civico San Domenico a Forlì ospita Dalle Angurie alla fine dell’Umanesimo”, sezione curata da Rocco Ronchi, che rappresenta un ulteriore approfondimento della ricerca dedicata a una delle figure più originali e inquiete dell’arte italiana del secondo Novecento.

La mostra di Forlì getta nuova luce su un momento meno esplorato ma cruciale del percorso dell’artista, spostando l’attenzione da una fase iniziale segnata dalla gestualità furente dell’informale a una stagione più riflessiva, dove l’immaginazione si intreccia con la memoria.

Dopo l’epoca eroica e incendiaria delle epifanie cosmiche, dei “Cartelli” enigmatici e perturbanti, dei “Meli” e delle erbe contaminate, delle “Nuvole” e delle “Baracche”, si apre infatti una fase più pacata, in cui le immagini si caricano di risonanze mnemoniche e simboliche. Entra così in scena l’“Anguria”, oggetto popolare visto nei cartelli stradali delle estati romagnole. Ma non è più un semplice frutto: l’anguria si trasforma, assume fisionomie diverse, si fa corpo e metafora, in un processo di metamorfosi immaginifica che la conduce fino a forme femminee.

Diventa così metafora di eros, lussuria, crudeltà, fino a incarnare il dramma del sesso femminile percepito come superfluo, ormai ridotto a simulacro della decadenza. Una decadenza sancita dall’ingresso in scena della “Macchina”, strumento della volontà di potenza dell’uomo, che ha ormai sottratto alla donna il ruolo generativo, appropriandosi della fonte stessa della vita.

Opera emblematica di questa visione è Come urla l’atrofica (1979): una figura iconica, urlante, priva di ogni fascino erotico, che rappresenta il culmine drammatico e pittoricamente sconvolgente di un lungo percorso. In primo piano, una vulva spalancata che si fa bocca e grido muto, lacerante, blasfemo: è il grido della “Madre Universale” per la perdita della sua capacità generatrice. Non solo una crisi del femminile, ma una perdita di senso più ampia, che investe simbolicamente tutta l’umanità, avviata verso l’incerta e angosciante “Fine dell’Umanesimo”. È l’ultimo, impotente sussulto di un’epoca, in cui pathos e violenza si fondono in un’estrema, disperata invocazione.

Museo Civico San Domenico
Piazza Guido da Montefeltro, Forlì
Tel. +39 0543 712659
biglietteria.musei@comune.forli.fc.it
https ://mostremuseisandomenico.it




C.S.M.F.
Fonte: tratto da comunicati stampa 28, 16, 14 ottobre 2025
Immagine di copertina: nel manifesto (particolare), Autoritratto n.3 Galleria d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni, Santa Sofia (FC). Collezione privata