Museo del Genio: dal radiotelegrafo di Marconi agli esordi dell’Aeronautica. Due mostre: Vivian Maier e Ugo Nespolo.  

Roma ritrova uno dei suoi luoghi più preziosi: il Museo del Genio dell’Esercito Italiano. Per la prima volta, questo straordinario complesso ha aperto stabilmente le sue porte al grande pubblico, dal 31 ottobre 2025, trasformandosi in un nuovo luogo della cultura per la Capitale. Si tratta di un’iniziativa culturale di Difesa Servizi che dal 2016, su mandato del Ministero della Difesa e delle Forze Armate, valorizza i musei militari.

Il nome prescelto rende immediatamente accessibile l’identità di un luogo che è molto più di un museo. La sua denominazione completa, Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio (ISCAG) dell’Esercito Italiano, ne rivela la natura unica in Italia: un centro in cui convivono museo, biblioteca specialistica, archivio storico e fotografico, luogo di studio, ricerca e memoria. Oggi, questo patrimonio si svela finalmente alla città. Roma guadagna un nuovo spazio culturale, aperto a tutti: famiglie, studenti, studiosi, scuole, visitatori italiani e internazionali.

IL MUSEO IN PILLOLE
(approfondimenti, vedi di seguito)

Nato nei primi anni del Novecento come Museo dell’Ingegneria Militare Italiana, l’attuale Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio, oggi conosciuto dal grande pubblico come Museo del Genio, affonda le sue radici in un momento cruciale della storia italiana: quello in cui la giovane nazione post-unitaria cercava simboli e strumenti per costruire la propria identità. In questo contesto, celebrare l’ingegneria e l’architettura militare – campi in cui l’Italia eccelle da sempre per ingegno e visione – significava raccontare la modernità di un Paese in piena trasformazione.

Dopo aver avuto diverse sedi storiche, l’Istituto trova la sua definitiva collocazione nell’attuale complesso monumentale sul Lungotevere della Vittoria, costruito tra il 1936 e il 1939 su progetto del tenente colonnello del Genio Gennaro De Matteis. Un luogo che racconta l’intelligenza come forza trasformativa: dall’ingegneria alle comunicazioni, dal volo al futuro.

Il percorso museale invita il visitatore a intraprendere un viaggio affascinante, dove ingegno, tecnica e bellezza si intrecciano nel racconto della storia del Genio. Tra modelli, strumenti e invenzioni, si scopre come l’intelligenza umana abbia saputo trasformare le sfide della costruzione, della comunicazione e del volo in occasioni di progresso.

Oggetti di eccezionale valore testimoniano questo spirito visionario: l’attrezzatura radiotelegrafica originale di Guglielmo Marconi che, con la sua invenzione – la radio –, cambiò per sempre la storia della comunicazione mondiale; una piccola teca custodisce inoltre uno dei primissimi telefoni, invenzione dovuta ad Antonio Meucci, affiancato dalle sue prime evoluzioni: dai telefoni da campo alle centraline militari.

L’Istituto custodisce un patrimonio di straordinario valore storico e tecnico, un’ampia carrellata documentale dei mezzi di trasmissione – dai segnali a fuochi dell’epoca omerica, all’impiego dei colombi viaggiatori, ai mezzi ottici sempre più perfezionati e quindi dal telegrafo, alla radio e al suo geniale inventore, Guglielmo Marconi, capitano del Genio, e ai suoi rivoluzionari apparecchi – i plastici delle città italiane, i modelli di ponti, strumenti e apparati delle specialità del Genio (Pionieri, Pontieri, Guastatori, Ferrovieri), ma anche un ricco patrimonio documentale, con oltre 24.000 volumi, 30.000 fotografie storiche, 20.000 iconografie e 150.000 documenti provenienti da secoli di storia militare e scientifica italiana.

Le sezioni del museo che sono aperte al pubblico:
1. la Sala delle Colonie e dell’Architettura Militare dove sono esposte testimonianze del periodo coloniale, e molte riproduzioni in scala delle fortificazioni realizzate dal genio militare. Tra queste spicca il fortino scomponibile in lamiera tipo “Spaccamela”, un esempio di architettura militare modulare e a rapida installazione.

2. la Sala della Fotografia, delle Trasmissioni e delle Fotoelettriche contiene alcuni oggetti importantissimi e qualificanti, a volte imponenti, e per certi versi ai nostri occhi simili a delle istallazioni, che recano in sé l’elemento sorpresa. Sorprende come la loro risposta alle necessità più urgenti dell’uomo, li abbia resi col tempo sempre più maneggevoli, tanto che oggi gestiamo le stesse funzioni nel palmo di una mano: sorprendono perché coniugano nella migliore tradizione italiana la capacità di essere utili a risolvere un problema con una rilevante gradevolezza estetica.

3. la Sala dell’Aeronautica e dei Ferrovieri documenta la genesi e la fase pionieristica dell’Aeronautica Militare Italiana, nata come specialità del Genio. Attraverso modelli, strumenti e reperti originali, si ripercorrono le prime esperienze di volo, le innovazioni tecniche e il contributo determinante degli ufficiali del Genio nella nascita di quella che sarebbe divenuta una delle forze armate più avanzate del Paese.

Proseguendo nella visita gli ambienti documentano materiali ed equipaggiamento utilizzati da uno dei reparti di eccellenza dell’Esercito Italiano: il Reggimento Genio Ferrovieri.

LE DUE MOSTRE INAUGURALI IN BREVE
(approfondimenti vedi di seguito)

A inaugurare questo nuovo capitolo vi sono anche due esposizioni di grande richiamo: “Vivian Maier. The Exhibition”,dedicata alla più amata fotografa americana – scoperta solo dopo la sua morte e oggi celebrata nei più importanti musei del mondo – di cui si festeggia il centenario della nascita, e “Pop Air” un progetto nuovo e presentato per la prima volta al mondo, con cui il Maestro Ugo Nespolo interpreta in chiave ironica – con enormi sculture gonfiabili – i grandi capolavori internazionali. Due linguaggi lontani e complementari che siglano la vocazione del Museo del Genio a diventare un ponte tra storia e presente, tra ricerca e meraviglia, tra conoscenza ed emozione.

APPROFONDIMENTI

MUSEO DEL GENIO – ISTITUTO STORICO E DI CULTURA DELL’ARMA DEL GENIO (ISCAG)

L’Istituto rappresenta un’entità culturale e scientifica la cui genesi è intrinsecamente legata alle complesse dinamiche socio-politiche dell’Italia post unitaria. In un contesto nazionale caratterizzato da profonde disomogeneità strutturali – con tassi di analfabetismo che raggiungevano l’80% della popolazione e solo il 3% di locutori della lingua italiana – e pressanti sfide quali il risanamento del bilancio, la “questione meridionale” e il completamento dell’unificazione territoriale, la classe dirigente si confrontò con l’urgenza di forgiare un’identità nazionale coesa e di riaffermare il prestigio del Paese sullo scacchiere internazionale. Fu in questo scenario che, agli albori del XX secolo, Re Vittorio Emanuele III maturò l’intuizione di istituire a Roma un museo militare che trascendesse la tradizionale esposizione di armamenti, per celebrare invece un ambito di indiscutibile primato nazionale: l’ingegneria e l’architettura militare, discipline in cui gli studiosi e i tecnici italiani avevano storicamente eccelso.

Fu quindi il Re a dare il suo personale impulso alle quattro fasi che portarono all’edificazione di quello che oggi è l’Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio (ISCAG).
1906: S.M. il Re Vittorio Emanuele III inaugura, il 13 febbraio, il Museo dell’Ingegneria Militare Italiana nel maschio di Castel Sant’Angelo. L’iniziativa, promossa dal Generale Luigi Durand de la Penne e dal Generale Mariano Borgatti, segna il recupero funzionale e simbolico del monumento adrianeo.

1911: A causa della rapida espansione delle collezioni, il museo viene ricollocato nelle adiacenti “casermette di Urbano VIII”, assumendo la denominazione di Museo Storico del Genio Militare.
1933–1934: Le opere di urbanizzazione dell’area di Castel Sant’Angelo impongono un nuovo trasferimento in una sede provvisoria presso la Caserma Piave in viale Angelico. In questa fase transitoria, si procede alla fusione del Museo con l’Istituto di Architettura Militare, sancita dal Regio Decreto del 28 giugno 1934, che istituisce formalmente l’Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio (ISCAG).
Il 20 marzo 1937: Viene avviata la rapida costruzione dell’attuale complesso monumentale su progetto del Tenente Colonnello del Genio Gennaro de Matteis sul Lungotevere della Vittoria. L’edificio viene altrettanto frettolosamente inaugurato domenica 23 giugno 1940, in pieno scenario bellico.

UN CAPOLAVORO DI ARCHITETTURA E MEMORIA

Il complesso monumentale dell’ISCAG costituisce un paradigma dell’architettura del suo tempo, in cui convergono istanze del Razionalismo europeo e canoni del Neoclassicismo semplificato, teorizzato in Italia da Marcello Piacentini. Il progetto del Tenente Colonnello Gennaro De Matteis è stato elaborato per attraversare le sale dell’Istituto senza mai ripercorrere ambienti già visitati.

Il linguaggio architettonico persegue una voluta austerità, con un predominio assoluto della linea retta e una dialettica materica tra il travertino della facciata principale – materiale autoctono e celebrativo della romanità – e il paramento in mattoncini delle parti restanti. La facciata principale è connotata da un’esedra d’ingresso monumentale, il cui accesso è serrato tra due possenti torrioni che, per la loro morfologia a scarpa, costituiscono una citazione colta delle fortificazioni militari.

Varcata la soglia dall’ingresso sul Lungotevere si accede al Cortile S. Barbara, dedicato alla Santa protettrice dei genieri. Questo cortile rappresenta il vero fulcro distributivo e simbolico del complesso; sulle sue pareti sono incise le date delle campagne alle quali ha partecipato l’Arma del Genio e delle Trasmissioni. L’impianto planimetrico è rigorosamente gerarchico: un corpo centrale a due piani, fulcro visivo e funzionale, ospita il Sacrario e, tramite ampi porticati, ai cortili secondari: il Cortile delle Armi e il Cortile delle Vittorie, che conducono alle sale espositive del piano terra.

 Il Sacrario è sormontato da un’alta torre quadrangolare; attorno ad esso si dispongono simmetricamente quattro corpi laterali. Gli ambienti espositivi interni sono volutamente privi di apparati decorativi, secondo un principio funzionalista che mira a focalizzare l’attenzione del visitatore esclusivamente sui reperti.

L’edificio si sviluppa su 4 livelli per un totale di 23.000 mq di superficie: il pianterreno 13.000 metri quadri tra spazi coperti cortili e giardini, con sale dedicate alla presentazione delle varie attività dell’Arma del Genio e delle Trasmissioni, del suo sviluppo in tempo di pace e della sua applicazione in tempo di guerra; 6.200 mq al primo piano con sale che mostrano l’evoluzione dell’architettura militare attraverso i secoli ed ospitano gli Uffici della direzione, la biblioteca, una sala conferenze e, in una parziale soprelevazione della parte centrale, gli archivi; 100 mq al secondo piano; 1.800 al piano interrato.

In pochi sanno che la torre – con la sua altezza di 77 m + 7 m di pennone (su cui sventola un tricolore di 6×3 m) – sarebbe il 5° edificio per altezza della Capitale. Il Monumento ai Caduti, posizionato nei giardini esterni al complesso, fu concepito per essere collocato a Castel Sant’Angelo (1925) ed è opera dello scultore Eugenio Maccagnani, uno dei principali interpreti della scultura ufficiale e celebrativa dell’Italia umbertina e post–unitaria.

IL SACRARIO

Il Sacrario a tre navate ha pareti rivestite in marmo e termina con un’abside che ospita un’ara in marmo nero, donata dagli ufficiali del Genio. Le nove finestre slanciate sono arricchite da vetrate artistiche di Duilio Cambellotti (1876–1960), che combinano temi teologici e politici. Le cinque finestre centrali raccontano la vita e il martirio di Santa Barbara, Patrona dell’Arma del Genio. La simbologia è profonda: la perforazione della terza finestra simboleggia il dogma trinitario; la roccia che si apre protegge la santa e allude alla Chiesa come rifugio; il fuoco inefficace rappresenta la vittoria dello spirito sulla materia; la morte del padre pagano, folgorato, consacra il fulmine come attributo iconografico della Santa.

Curiosità: uno dei busti ospitati nel Sacrario appartiene ad Ettore Rosso, sottotenente del genio che a 23 anni, il 9 settembre 1943, fu incaricato di predisporre sulla via Cassia uno sbarramento minato per impedire l’avanzata sulla Capitale della 3ª Divisione tedesca “Panzergranadieren” che, dal Nord, puntava su Roma.

Rosso e i suoi uomini avevano appena cominciato a sistemare le mine quando sopraggiunsero i reparti nemici. All’intimazione di lasciare libero il passo entro 15 minuti, il sottotenente, anziché ritirarsi, con l’aiuto di quattro genieri (Pietro Colombo, Augusto Zaccani, Gino Obici e Gelindo Trombini) e di due cavalleggeri (Angelo Gargantini e Paolo Muci) che si erano offerti volontari, dispose gli autocarri carichi di mine attraverso la strada per bloccare il passaggio e, allorché i tedeschi cominciarono ad avvicinarsi, fece aprire il fuoco. Quando si rese conto che non avrebbe potuto fermare la colonna avanzante, fece saltare gli automezzi carichi d’esplosivo, sacrificandosi con i suoi genieri. La colonna tedesca subì perdite tanto gravi (perfino il suo comandante), che fu costretta a ritirarsi, anche per l’intervento di altri reparti dell’”Ariete”. Sul luogo della morte dei cinque genieri, a Monterosi è stato eretto un Sacrario che ne ricorda il sacrificio per la difesa di Roma

PATRIMONIO SCIENTIFICO E COLLEZIONI

Il patrimonio dell’Istituto documenta la simbiosi tra ingegneria militare e progresso tecnico–scientifico della Nazione. Le collezioni, di inestimabile valore, si articolano in due settori principali: il primo, di carattere tecnico–evolutivo, illustra lo sviluppo delle specialità del Genio (Pionieri, Pontieri, Ferrovieri, Guastatori) e delle branche derivate (Aeronautica, Trasmissioni, Vigili del Fuoco); il secondo, di natura storico–militare, ripercorre l’impiego dell’Arma nei principali conflitti. Oltre ai reperti museali – che includono plastici di opere ossidionali, modelli di ponti, apparati tecnici e cimeli – l’ISCAG è un centro di ricerca di primaria importanza, dotato di: una biblioteca scientifica di oltre 24.000 volumi, con testi a partire dal XVII secolo, con prevalenza di opere di architettura militare; un archivio fotografico con oltre 30.000 negativi e stampe dalla fine del XIX secolo, che ritraggono fortificazioni italiane, soldati e popolazioni locali; un archivio storico–iconografico con oltre 20.000 pezzi (stampe, mappe, disegni) dal XIV secolo; un archivio storico–documentale con circa 150.000 documenti dal XVIII secolo, comprese mappe dettagliate delle principali fortificazioni italiane.

APPROFONDIMENTO MOSTRE

“VIVIAN MAIER. The exhibition”
31 ottobre 2025 – 15 febbraio 2026

Arriva a Roma la grande monografica dedicata alla celebre fotografa americana Vivian Maier, in vista del centesimo anniversario dalla sua nascita che cadrà il prossimo 1° febbraio 2026. Più di 200 fotografie a colori e in bianco e nero, scatti iconici, oggetti personali, documenti inediti, sale esperienziali e immersive, registrazioni audio e filmati Super 8 accompagnano il pubblico all’interno dell’universo di una delle artiste più amate al mondo, la cui incredibile storia ha commosso e continua a commuovere milioni di visitatori.

Tata di mestiere, la Maier si è occupata per tutta la vita di accudire i bambini, coltivando segretamente una grande passione per la fotografia. Dopo la sua morte sono stati ritrovati per caso, in un magazzino venduto ad un’asta fallimentare, migliaia di rullini accumulati durante l’intera vita, che hanno svelato al mondo un’artista intelligente, acuta, ironica e sensibile, che ha documentato per decenni la vita quotidiana americana tra Chicago e New York, osservando con incredibile sensibilità le persone, i bambini, le donne, gli anziani, fermando nel tempo attimi eterni.

Curata da Anne Morin – la più grande esperta e studiosa della vita dell’artista – l’esposizione è suddivisa in sezioni tematiche che esplorano i soggetti e gli aspetti distintivi del suo stile: dagli intensi autoritratti alle scene di vita urbana, dai ritratti di bambini alle immagini di persone ai margini della società. Da un progetto di Vertigo Syndrome e in collaborazione con diChroma photography, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia.

Circondata da un alone di mistero che ha contribuito ad accrescerne il fascino, quella di Vivian Maier (1° febbraio 1926 – 21 aprile 2009) è la storia di una donna che ha fatto della fotografia la sua ragione di vita, senza mai esporsi, ma nascondendosi dietro l’obbiettivo, con il quale catturava immagini indimenticabili, spaccati di vita quotidiana che ha reso eterni. Tata di mestiere, fotografa per vocazione, non abbandonava mai la macchina fotografica, scattando compulsivamente con la sua Rolleiflex: la sua strategia era l’anonimato, rubare scatti senza mettere in posa i soggetti, senza costruire messe in scena. Catturando, semplicemente, la vita che aveva intorno, forse senza stare a pensarci troppo. Senza orpelli, né artifici di alcun genere.

Ecco allora i suoi scatti che raffigurano bambini – quelli di cui si prendeva cura, ma anche quelli che, per caso, incontrava per la strada, e di cui sapeva catturare e rendere immortali i loro sguardi. Come un selfie ante litteram, come a voler dire “ci sono anche io” in mezzo a tutta questa vita che scorre tra le strade della Grande Mela o in altre grandi città. Con la scatto silenzioso della sua Rolleiflex Vivian Maier ha immortalato per quasi cinque decenni il mondo che la circondava. Dai banchieri di Midtown ai senzatetto addormentati sulle panchine dei parchi, alle coppie che si abbracciavano o, molto spesso, riprendendo se stessa.

Gli oltre 150.000 negativi scattati nel corso della sua vita coprono una immensa gamma di soggetti. Dai primi anni Cinquanta fino agli anni Novanta, Vivian Maier si è occupata di documentare meticolosamente ogni aspetto della vita che la circondava, ovunque andasse. Eppure, il suo lavoro è rimasto sconosciuto a chiunque, conservato chiuso dentro centinaia di scatole, quasi fino alla sua morte. È il 2007 quando John Maloof, all’epoca agente immobiliare, acquista durante un’asta parte dell’archivio della Maier confiscato per un mancato pagamento. Capisce subito di aver trovato un tesoro prezioso e da quel momento non smetterà di cercare materiale riguardante questa misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe. Maloof ha co–diretto un documentario candidato all’Oscar, “Finding Vivian Maier” (2014) che ha dato alla fotografa fama mondiale.

Il catalogo è realizzato da Moebius in collaborazione con Réunion des musées nationaux (RMN) – Grand Palais e Musée du Luxembourg, Paris.



“POP AIR. Ugo Nespolo”
31 ottobre 2025 – 15 febbraio 2026

Un dialogo sorprendente tra passato e presente, tra materia e aria, tra omaggio e gioco. La mostra, un’esposizione site specific, vede protagonista Ugo Nespolo, tra gli artisti più eclettici e innovativi del panorama italiano, capace di attraversare epoche, stili e linguaggi con uno sguardo ironico e acuto. La mostra, in anteprima mondiale, offre una lettura inedita della scultura italiana e internazionale, tra leggerezza concettuale e potenza visiva.

Al centro dell’esposizione, un’opera collettiva di straordinario impatto: otto grandi Sculture Gonfiabili, alte fino a cinque metri, che animano il cortile del Museo come “presenze ironiche e affettuose”. Omaggi visionari ad alcune icone della storia dell’arte – da Pomodoro a Koons, da Kusama a Modigliani, passando per la Venere di Milo, Rodin, Botero e Louise Bourgeois – le opere si muovono leggere nel vento, in un cortocircuito tra monumentalità e effimero.

«In Pop Air ho voluto confrontarmi con la scultura non più come esercizio di peso o stabilità, ma come esperienza di leggerezza pensante», racconta Nespolo. «La materia si svuota per accogliere l’aria, il volume si fa effimero, e la monumentalità si apre al movimento. È un modo per restituire alla forma un sorriso, senza dissolverne la sostanza».

Il contrasto tra la leggerezza del linguaggio contemporaneo e la solennità dei luoghi storici diventa un’occasione di rinnovamento, uno scambio tra passato e presente. In questo progetto, la leggerezza non è solo un dato fisico – il contrappunto al peso della materia scultorea – ma anche un invito concettuale: guardare ai grandi maestri della scultura con uno sguardo nuovo, libero e accessibile. Un modo per avvicinare il pubblico all’arte attraverso la meraviglia, la curiosità e, appunto, la leggerezza.

La mostra si configura come una vera e propria “antologia sentimentale e paradossale”, dove la citazione si trasforma in gioco, l’omaggio in respiro e il museo in un parco dell’immaginario. Un invito a meravigliarsi, a ritrovare nello sguardo leggero dell’arte un gesto di libertà.

CREDITI

Da un’iniziativa del Ministero della Difesa, Esercito Italiano e Difesa Servizi, società in house del Ministero della Difesa che valorizza gli asset del Dicastero, il progetto è prodotto e organizzato da Arthemisia e con il patrocinio della Regione Lazio. Il progetto è in partnership con Fondazione Terzo Pilastro Internazionale e Poema.

M.F.C.S.
Fonte: tratto da comunicato stampa 23 ottobre 2025
Immagini allestimento: Arthemisia

Museo del Genio
Lungotevere della Vittoria,31 00195 Roma
Info mostre: T. +39 06 8561031
info@arthemisia.it
www.arthemisia.it

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