Di Enrica Marcenaro. Sospesa sul tetto del Lingotto, la Pinacoteca Agnelli racconta Torino da un altro punto di vista: tra capolavori senza tempo e un’idea di cultura davvero accessibile, dove la bellezza si condivide e si vive.
Appena si sale sul tetto del Lingotto, la città si apre sotto di te come un disegno di prospettiva. Tra le linee d’acciaio e le vetrate che si specchiano nel cielo, c’è un luogo che non somiglia a nessun altro: la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli.
Non è solo un museo: è un gesto. Un modo di essere e di dire che la bellezza non si tiene chiusa nei palazzi, ma si mette in alto, alla luce, sopra una fabbrica. Anzi. Sopra la fabbrica, quella del Lingotto, con la sua pista di collaudo per le auto, ancora lì, sospesa nel tempo come una scultura di asfalto e memoria e luogo di installazioni artistiche contemporanee.
È come se Torino, con la sua storia di lavoro e trasformazione, avesse voluto piazzare proprio lì, dove un tempo si costruivano automobili, una nuova idea di movimento: quello dell’arte, delle persone, della vita, dell’inclusione come grande gesto progressista e rivoluzionario. Ti accoglie una pinacoteca dove l’arte non è qualcosa che si guarda soltanto, ma che si incontra. Provate.
Appena entri, ti accoglie un lampo di colore, un turbine di linee che sembra vibrare ancora: è Giacomo Balla, con la sua Velocità astratta. Un’opera che ti investe e ti spiega tutto in un istante; ti dice che qui la bellezza non è contemplazione, ma energia. Diventa quasi il manifesto di un museo che non ha paura del futuro, anzi, lo accoglie come parte del proprio DNA.
Dentro, la collezione racconta una storia d’amore per l’arte: quella di Giovanni e Marella Agnelli, che per decenni hanno scelto e custodito queste opere con un gusto preciso, intimo, mai ostentato. Ci sono le vedute di Canaletto, la luce morbida di Bellotto, l’equilibrio levigato delle sculture di Canova. E poi il Novecento, con le sue voci diverse e vibranti: Manet, Renoir, Matisse, Modigliani, Seurat, Van Gogh.
Una piccola costellazione di capolavori raccolti non per impressionare, ma per condividere uno sguardo, in maniera intima, non scontata. Come quando ogni opera aspetta di raccontarsi davvero a tutti, anche a chi vive e convive con una disabilità. Perché la vera particolarità di questo museo non è solo nelle opere, ma nel modo in cui le offre.
È un museo aperto, nel senso più profondo del termine: alle famiglie, a chi vuole semplicemente stare lì, anche se si muove in carrozzina o ha bisogno di più tempo per guardare. Per chi vive con l’Alzheimer o con una forma di demenza, visitare un museo non è un esercizio di memoria, ma di presenza.
Davanti a un quadro non serve ricordare: basta sentire. Un colore, una voce, un gesto possono riaccendere qualcosa che la mente non trattiene, ma il cuore sì.
Ma anche per chi non vede, la bellezza qui passa attraverso le parole: una descrizione in Braille, una voce che racconta, diventano occhi “nuovi”.
Qui le famiglie trovano percorsi pensati per bambini, anziani, curiosi di ogni età.
La forza di questo posto è tutta qui: non serve chiedere, spiegare, giustificare. Tutto è già pronto per essere accessibile. Con normalità. «È come se il museo si muovesse con te, non il contrario», racconta Anna, una visitatrice in carrozzina. E in effetti è proprio così. I percorsi, le luci, i tempi: tutto è pensato per far entrare ogni persona dentro l’esperienza, non per lasciarla fuori.
La pinacoteca si apre davvero a tutti, anche tra i banchi di scuola. È questo l’obiettivo di We Are Open!, il progetto dedicato all’accessibilità culturale promosso dalla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli in collaborazione con la Fondazione Agnelli, e con la partecipazione di Fondazione Paideia, CPD – Consulta per le Persone in Difficoltà e Marco Andriano. L’iniziativa coinvolge le studentesse e gli studenti delle scuole superiori in un percorso di confronto sul tema dell’accesso alla cultura, attraverso il dialogo con realtà del territorio che operano da anni in questo ambito.
Alla nuova edizione 2025–2026 parteciperà anche AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla, da oltre un decennio attiva nella consulenza per l’accessibilità museale e urbana. Insieme alle scuole, AISM contribuisce alla costruzione di un modello di accessibilità autentico, concreto, lontano da ogni approccio simbolico o solo formale.
Aperture straordinarie, laboratori multisensoriali, visite guidate dove l’arte si ascolta, si tocca, si vive. «Quando accompagno i miei studenti qui – racconta Chiara, insegnante di sostegno – vedo nei loro occhi qualcosa che non sempre succede in classe: si sentono parte di un luogo. Capiscono che la bellezza non è per pochi, ma per chi ha voglia di guardarla».
È un modo di pensare la cultura che sposta l’asse, che ribalta la vecchia idea del museo come luogo del silenzio e della distanza. Qui si cammina tra le opere e tra le persone, con lo stesso rispetto.
E poi c’è quella sensazione che arriva solo nei posti veri: che la bellezza, quando è condivisa, diventa più grande. Non è più proprietà di chi l’ha comprata o studiata, ma di chi la guarda e la sente. Appartiene a tutti. Proprio a tutti.
Di Enrica Marcenaro
Torino novembre 2025
Immagine: La Pista 500, Pinacoteca Agnelli
Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino
Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano
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Pinacoteca Agnelli
Lingotto, Via Nizza, 230/103 – 10126 Torino
https://www.pinacoteca-agnelli.it
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