Museo di Capodimonte: omaggio al protagonista del Novecento, artista prediletto da Sophia Loren e Carlo Ponti.

Cento anni fa nasceva Sergio Vacchi (Castenaso, Bologna 1925 – Siena 2016) uno dei più originali e significativi artisti del Novecento italiano che dall’informale e dal naturalismo è passato a un linguaggio personalissimo, non incasellabile in alcuna definizione di scuola, denso di riferimenti storici, mitologici e sociali.

A sessant’anni dal suo debutto napoletano, il Museo e Real Bosco di Capodimonte gli dedica l’omaggio “Sogno mediterraneo. Per il centenario di Sergio Vacchi” con opere rappresentative della sua produzione dal 1959 al 2006. Scelte insieme alla Fondazione Vacchi, le opere esposte per l’occasione rivelano la forza dirompente dell’originalissima mente dell’artista, un visionario spesso largamente in anticipo sui tempi. La mostra napoletana è accompagnata da un catalogo edito da Forma e aperto dal saggio di Eike Schmidt intitolato “Da Adamo ed Eva a Federico II di Hohenstaufen Sergio Vacchi a Napoli 1965-1967”.

La mostra, che rappresenta anche il principale tributo italiano per il centenario, intende ribadire il legame di Vacchi con la città partenopea: basti ricordare che già nel 1965 – un vero “anno cerniera” per Vacchi e per il rinnovamento dell’arte a Napoli – alla Galleria “Il Centro” l’artista presentò “Adamo ed Eva in Italia”: un ciclo che sanciva il ritorno al figurativo. Nello stesso anno Marcello Rumma avviava un’intensa attività di promozione di arte contemporanea e Lucio Amelio apriva la Modern Art Agency. Nel 1966 Vacchi esponeva alla Galleria San Carlo e nel 2019 il Museo Madre presentava un dipinto (Eva Imperiale – 1965) dell’artista scomparso da poco, nella collettiva “I sei anni di Marcello Rumma 1965- 1970”. 

LA COLLEZIONE PONTI – LOREN

Sophia Loren e Carlo Ponti sono stati suoi affezionati collezionisti,acquisendo più di cento opere dell’artista. E nel catalogo, così come nel percorso allestitivo, nonpoteva mancare l’iconica immagine di Sophia scattata da Dan Forer (1967), nell’intimitàdella sua casa accanto ad uno degli amati ritratti che Vacchi le aveva fatto.

Già la mostra napoletana del 1965 ha presentato numerose opere di Vacchi provenienti dalla loro raccolta; poco dopo la coppia Ponti-Loren acquistò la Morte di Federico II di Hohenstaufen – Notturno italiano (1966), un dipinto monumentale largo ben 4 metri. Del ciclo su Federico II – che più di ogni altro rappresenta il fascino del Mezzogiorno nell’opera di Vacchi – fa parte anche la grande tela La telefonata di marmo, qui in mostra, che perfettamente ne cattura lo spirito ermetico e fantastico.

«La mostra intende ricordare il momento straordinario del 1965 – sottolinea Schmidt – la visione di una città che apre, rischia e innova. In pochi anni Napoli passò dalla lunga egemonia della cultura ottocentesca a una centralità internazionale nell’arte contemporanea. L’arrivo di Vacchi si inserì perfettamente in questo nuovo clima, capace di accogliere una pittura insieme colta, visionaria ed esistenziale. A rendere emblematica quella stagione fu l’incontro con due collezionisti d’eccezione, Carlo Ponti e Sophia Loren, che in quel periodo misero insieme una delle raccolte più importanti di arte del ‘900 in Europa. Ma questa esposizione è anche l’occasione per proporre al nostro pubblico, per la prima volta, una selezione di opere dei decenni successivi di un artista fra i più originali del secondo Novecento italiano, di un autentico poeta delle immagini».

LE OPERE IN MOSTRA

La mostra è ospitata al primo piano della reggia borbonica, tra gli spazi dedicati ai cartoni di Michelangelo e Raffaello e la parte della collezione che include Mantegna, Tiziano, Brueghel, e i capolavori del ‘600 emiliano.

Le sei opere di grande formato si legano idealmente e figurativamente alla realtà storica e fisica partenopea. La tela Primo memoriale organico (1959) è violenta e drammatica come un’eruzione vulcanica: la materia pittorica, densa e grumosa, sembra entrare nelle viscere del Vesuvio e descriverne il magma incandescente un attimo prima che esploda verso l’esterno. In Per un volto del paesaggio (1962) protagonista è il sole, e unico essere vivente un uccello grasso come un gabbiano.

L’archeologia, il mare, la storia della regione sono i temi di La telefonata di marmo (1966) e L’amante di Federico II di Hohenstaufen (1966), due dipinti dove Vacchi allude con impareggiabile ironia alla sofisticata eleganza che serpeggia nelle creazioni artigianali, artistiche, architettoniche del Golfo. La rassegna continua con Iter itineris secondo, del 2005, dove l’artista già ottantenne descrive un gregge ammantato di rosso, agnelli con orecchie diaboliche (la dualità della natura umana?) che sembrano planare su un brullo paesaggio costiero. Il tempio greco è piccolo e lontano, come un giocattolo sospeso su un colle: ricordo di glorie passate ormai inutili. Eppure, in questa immagine apocalittica, la speranza si accende in quelle due sciabolate di luce bianca che, come le ali di un arcangelo, attraversano la parte sinistra della tela: profezia e promessa insieme. Della Melancholia Seconda è uno degli ultimi capolavori pittorici di Vacchi, un interno aperto in cui domina il vuoto, un chiaro tributo all’ultima cena leonardesca in cui si affacciano figure animalesche e una mano al centro con un dito che punta verso l’alto.

C.S.M.F.
Fonte: tratto da comunicato stampa 7 novembre 2025

SOGNO MEDITERRANEO. PER IL CENTENARIO DI SERGIO VACCHI
6 novembre 2025 – 27 gennaio 2026

Museo e Real Bosco di Capodimonte
Via Lucio Amelio 2 – 80131 Napoli
Tel. 081 749 9111
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Info
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Castello di Grotti
Strada del Castello, 333 – Monteroni d’Arbia 53014 (SI)
Tel. 0577.377267
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