Di Renzo Gabriel Bonizzi. Musec – Villa Malpensata: la prima grande mostra personale in Europa dell’artista cinese contemporanea.
Artista profondamente radicata nella storia della Cina contemporanea, Chen Xi (Xinjiang, 1968) coniuga narrazione individuale e memoria collettiva attraverso un linguaggio visivo segnato da una vena simbolista che si muove tra pittura e installazione. La sua attenzione è rivolta alla condizione dell’individuo che, immerso nella realtà del proprio tempo, cerca di comprenderla ed esprimerla attraverso l’arte.
In particolare, l’opera di Chen Xi si presenta come una riflessione psicologica sul cambiamento della società cinese a partire dalle Riforme economiche del 1978, offrendo anche una visione personale e femminile del mondo contemporaneo, caratterizzata da un’analisi lucida e critica della vita quotidiana, del lavoro, della famiglia e dei valori tradizionali.
Il MUSEC – Museo delle Culture di Lugano presenta “A rabbit’s tale”, la prima grande mostra personale in Europa dell’artista cinese Chen Xi. L’esposizione, ideata e prodotta da Skira e dal MUSEC, ripercorre l’evoluzione stilistica e concettuale di una tra le più interessanti artiste della scena contemporanea cinese e lo fa attraverso oltre sessanta opere dagli anni ‘90 a oggi, provenienti da collezioni pubbliche e private internazionali.
L’esposizione, a cura di Lü Peng (critico e storico dell’arte), con Manuela Schiavano (curatrice indipendente) e Massimiliano Vitali (curatore del MUSEC), è allestita sui due piani nobili di Villa Malpensata a Lugano, dal 16 ottobre 2025 al 25 gennaio 2026.
Lü Peng è anche il curatore del catalogo, edito da Skira.

IL PERCORSO ESPOSITIVO
Il percorso si articola in sette sezioni tematiche, ciascuna delle quali approfondisce un aspetto cruciale della ricerca dell’artista, in dialogo con i mutamenti storici, culturali e sociali della Cina dagli anni ’90 a oggi.
La prima sezione, “The everyday (The 1990s)”, si concentra sulle opere giovanili, realizzate in un’epoca di fermento politico e sociale. In questo periodo, Chen Xi adotta una pittura materica ed espressionista, carica di tensione e vitalità, per rappresentare la quotidianità urbana nella Cina della rivoluzione economica. Le masse in movimento, la disillusione e la speranza collettiva emergono con forza nelle sue tele, dove l’urgenza del cambiamento si manifesta attraverso un tratto diretto e ardente.
Con “The queen’s new clothes”, seconda sezione dedicata ai primi anni 2000, l’artista introduce una riflessione sul corpo femminile e sulla tensione tra visibilità e identità. L’emergere di nuove libertà individuali, soprattutto per le donne, si traduce in un cambiamento radicale anche nel linguaggio pittorico: Chen Xi passa da un’espressività deformata a un fotorealismo rigoroso, spogliato di giudizi morali, ma capace di indagare la fragilità dell’apparenza. La precisione dell’immagine mette in primo piano la vulnerabilità pubblica e mediatica, specialmente nel contesto dell’epidemia di SARS del 2003.
La terza sezione, “Object language”, esplora il potenziale narrativo degli oggetti. L’artista dipinge nature morte enigmatiche, in cui la rappresentazione di piccole sculture e oggetti comuni creano atmosfere cariche di significati nascosti. Ogni oggetto diventa simbolo di un ricordo o di un legame invisibile con chi osserva. Il senso delle opere non è mai esplicito, ma si costruisce attraverso associazioni emotive e percettive, trasformando ogni elemento in una traccia silenziosa di memoria.

La quarta sezione, “Rabbit on the run”, rappresenta il cuore simbolico dell’intero progetto espositivo. Il coniglio, figura ricorrente nel lavoro dell’autrice, diventa allegoria dell’essere umano: un’entità fragile, sfuggente, carica di interrogativi sull’esistenza, sulla sofferenza, sulla gioia e sul ciclo perenne tra tragedia e commedia. In questa serie, il coniglio è anche il ritratto poetico dell’artista stessa, che attraversa la storia e il tempo senza mai trovare risposte definitive. Questo ciclo si estende fino all’inizio della pandemia di Covid-19, accentuando la sua carica esistenziale e interrogativa.
La quinta sezione, “Seeing the great in the small”, presenta una serie di schizzi e disegni preparatori che rivelano le prime intuizioni dell’artista. Si tratta di opere poco interessate alla rifinitura o alla perfezione formale, ma capaci di esprimere in modo autentico e coinvolgente l’origine del processo creativo. Questi disegni permettono di cogliere i punti di partenza da cui prendono forma diverse serie, e al contempo possiedono un valore artistico autonomo. Tracciando contorni o lasciando segni d’inchiostro sulla carta, Chen Xi suggerisce la possibilità di intravedere mondi molto più ampi.
Nella sesta sezione, “The lace paintings”, nelle opere viene introdotto un elemento apparentemente decorativo ma denso di significati culturali e simbolici: il pizzo. Attraverso questo materiale, l’artista riflette sull’intimità e sul corpo, unendo materia e significato simbolico. Il pizzo diventa così veicolo di una riflessione sottile sulla sensualità, la memoria e la delicatezza della soggettività femminile.
L’ultima sezione, “No island ever stands alone”, presenta un’installazione composta da due sculture che offrono una riflessione sulla condizione umana in un futuro prossimo. In un’epoca segnata da uno sviluppo tecnologico accelerato, crisi politiche e disordini globali, Chen Xi si interroga sul destino dell’umanità e sulla fragilità della civiltà. Le forme scultoree, inizialmente ispirate a figure riconoscibili – come una testa di coniglio – si trasformano nel processo creativo in entità fluide e amorfe, dando forma all’inconscio e all’instabilità dell’esistenza contemporanea. L’“isola” evocata nel titolo non è un rifugio, ma un’illusione: in un mondo interconnesso e precario, nessuno può davvero essere un’isola.
La mostra si conclude con un video-documentario della durata di circa un’ora che presenta interviste, approfondimenti sulle opere, visite allo studio e documentazione delle sue principali esposizioni.
Di Renzo Gabriel Bonizzi
Tratto da comunicato stampa 29 luglio 2025
Immagini allestimento FCM Musec Lugano
CHEN XI. A RABBIT’S TALE
16 ottobre 2025 – 25 gennaio 2026
MUSEC – Museo delle Culture
Villa Malpensata
Riva Caccia 5 / via G. Mazzini 5 Lugano (Svizzera)
Tel. +41(0)58 866 69 60
info@musec.ch
www.musec.ch
IG: museclugano | FB: Musec Museo culture Lugano

