Di Riccardo Raccuglia. Palazzo Reale, Appartamenti Reali: esposto il ‘Cristo Portacroce Giustiniani’ di Michelangelo.

Un capolavoro rinascimentale, dalla storia straordinaria e affascinante. Dopo essere stata ammirata a Berlino, Città del Messico, Londra, Tokyo, Osaka e altre città nel mondo, l’opera che il Buonarroti non portò a termine arriva anche nel capoluogo siciliano.

La Fondazione Federico II di Palermo, che si occupa dei servizi aggiuntivi relativi al Palazzo Reale di Palermo, gemma del patrimonio artistico della città, offre alla cittadinanza e ai turisti la splendida occasione di ammirare un’opera autografa di Michelangelo Buonarroti. Si tratta del Cristo Portacroce Giustiniani, datata tra il 1514 e il 1516, proveniente dal Santuario del Volto Santo di Bassano Romano, provincia di Viterbo. Michelangelo realizza quest’opera in un momento di straordinario successo tra Roma e Firenze: è in questi anni che riceve anche la commessa per la tomba di Giulio II, realizzata poi in forme ben diverse da quelle previste.

Il manufatto eccelle per diversi aspetti. Il primo è naturalmente la qualità estetica della statua, alta più di 2 metri, che raffigura un Cristo trionfante la cui possenza fisica è un tutt’uno con la croce che sostiene lateralmente. Pur trattandosi di un non finito, ovvero quella tecnica scultorea che mostra le figure incomplete ancora “intrappolate” nella pietra, la qualità anatomica del busto e del dorso rievoca le maestose soluzioni michelangiolesche più celebri. Emerge immediatamente nella visione dell’opera la scelta della nudità: è rappresentato un eroe moderno, quasi laico, che ha superato la prova ultima dell’esistenza umana, la morte, ricordata dai simboli del martirio, ovvero la croce, la spugna e la corda. Il loro significato mortifero viene così ribaltato in una rivisitazione iconografica non priva di interesse, più vicina al tema del Trionfo piuttosto che a quello della Passione di Cristo.

Straordinaria è la storia del manufatto a partire dalla commessa da parte di Metello Veri, ricco patrizio romano che richiese l’opera per la cappella privata familiare nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva.
Seguendo il suo solito impeto perfezionista, Michelangelo restò sconvolto alla scoperta che il suo blocco di marmo l’aveva tradito: infatti, in corrispondenza della guancia sinistra del Cristo, ecco che comparse una laconica ruga nera, una leggera imperfezione del marmo. Da qui, la scelta di rinunciare al lavoro compiuto fino a quel momento e di dedicarsi ad una nuova versione, quella che attualmente si trova alla Minerva a Roma. L’opera fu comunque donata a Metello Veri, ma si disconosce l’uso che ne fece.

È invece noto che nella prima metà del XVII secolo la statua divenne parte della collezione di Vincenzo Giustiniani, ricco committente, tra gli altri, di Caravaggio. Come emerge dai documenti, l’opera fu ampliamente rimaneggiata in questo periodo: da qui nasce l’audace ipotesi, pur non peregrina, che fu manipolata dallo stesso Bernini, avvezzo sin dalla giovinezza ad interventi su opere rinascimentali. Giustiniani fece spostare l’opera nel mausoleo privato della famiglia, l’attuale sede, dove fu rintracciata e attribuita nel 2001 da Silvia Danesi Squirzina e Irene Baldriga al “divino”, proprio in virtù di quel difetto fatale al volto, tanto ironico quanto spietato, che i documenti ricordavano.

Per quanto riguarda l’esposizione in sé, vede coinvolti la Fondazione Federico II, in collaborazione con l’Assemblea Regionale Siciliana, il Monastero San Vincenzo Martire – Monaci Benedettini Silvestrini, il Ministero per la tutela del Patrimonio culturale (DIT Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Servizio IV Circolazione), la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale. L’organizzazione amministrativa, nelle figure del on. Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea Regionale Sicilia e della Fondazione Federico II, e di Antonella Razete, direttrice generale della stessa, è stata coadiuvata dall’attività scientifica di Duverly Berckus Goma, priore del convento benedettino di origine della statua, Gabriele Accornero, advisor della Fondazione Pierluigi Carofano e Giovan Battista Scaduto, storici dell’arte.

Viene così donata la possibilità pressoché unica per Palermo di ammirare, fino al 30 aprile 2026, un’opera di uno degli artisti più amati nel mondo, con un biglietto che include sia la visita al Palazzo che alla mostra senza incremento di tariffa, potenziando così un’offerta turistica già di enorme successo. L’idea di portare a Palermo un manufatto così celebre, che può contare sul suo “curriculum” notevoli viaggi anche oltreoceano (l’ultimo all’Expo di Osaka, da cui proviene direttamente) segue l’ambizione di inserire la città nei percorsi turistici e culturali più prestigiosi, affidandosi a mostre-pacchetto ben spendibili nel mercato.

L’impostazione delle luci, curata da Erco, sfrutta il tipico espediente teatrale della luce zenitale, che ben valorizza la possenza e l’espressività del volto, meno i valori plastici dell’intera scultura. La sala dedicata, all’inizio del percorso degli Appartamenti Reali del Palazzo, è dotata di un ampio e dettagliato apparato didattico che riporta i contributi degli esperti in materia coinvolti nel progetto: nulla è lasciato al caso, ma l’abbondanza di materiale scritto rischia di scoraggiare il pubblico meno avvezzo alla concentrazione. Infine, rimane aperto il tema del rapporto del manufatto con la sede espositiva: i responsabili fanno riferimento all’ispirazione manierista, in chiave architettonica, del cortile Macheda e alla tradizione classicista che trasuda dagli affreschi di Giuseppe Velasco all’interno delle sale degli Appartamenti Reali.

IL CRISTO RISORTO IN GIRO PER IL MONDO

Dal momento della sua definitiva attribuzione a Michelangelo Buonarroti l’opera è stata esposta in diverse mostre internazionali, tra cui: Berlino, Alte Nationalgalerie, Caravaggio in Preussen: Die Sammlung Giustiniani und die Berliner Gemäldegalerie, 2001; Città del Messico, Palacio de Bellas Artes, Miguel Ángel Buonarroti: un artista entre dos mundos, 2015; Londra, National Gallery, Michelangelo & Sebastiano: The Credit Suisse Exhibition, 2017; Tokyo, Mitsubishi Ichigokan Museum, Leonardo da Vinci e Michelangelo, 2017; Gifu (Giappone), Gifu City Museum of History, Leonardo da Vinci e Michelangelo, 2017; Nanchino, Nanjing Museum, Renaissance Masters: The Art of Leonardo da Vinci, Michelangelo and Raffaello, 2018 ed infine ad Osaka, Expo, Padiglione Italia, 2025.

Recensione di Riccardo Raccuglia
Da comunicato stampa, Palermo 11 novembre 2025
Immagini dell’allestimento: Ufficio Stampa Fondazione Federico II

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MICHELANGELO: CRISTO PORTACROCE GIUSTINIANI
13 novembre 2025 – 30 aprile 2026

Palazzo Reale
Piazza della Vittoria 23, Palermo
Tel. +39 0917055611
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